1
Maternità

Vorrei dire grazie come lo dici tu

GRAZIE RIASSUME UNA MOLTEPLICITÀ DI SITUAZIONI: VIENI, DAMMI, TIENI, BELLO, MAMMA, AMAMI, ANCORA.

 

P1080652_sepia_pe_wprnVorrei dire “grazie” come lo dici tu, come lo dicono i bambini piccoli. In quel modo impreciso nei fonemi, certo nelle intenzioni. Confuso nella logica, chiaro nei sentimenti. In quella maniera che hai di somigliare a me, a chi ti dà qualcosa. Perfino poco o nulla.

Tu dici grazie quando trovo un oggetto che cercavi. Quando ti porgo la tua bambola. Quando ti offro di uscire: “Andiamo al parco?” “Sì, acie.”

Lo dici quando vengo a prenderti dal lettino dopo il tuo sonno. Lo dici quando ti incammini e vuoi che ti segua: “Hmm” mi indichi una direzione, parti alla volta del salotto, della camera dei fratelli. Il tempo di mettermi in moto e seguirti, e mi ringrazi, la testa a metà tra la tua intenzione, e la mia fedeltà.

Lo dici quando mi porgi un oggetto, forse lo fai per ricordarmi di dirlo più spesso anch’io. Forse lo fai perché sei felice che io lo accetti. Perché accogliere qualcosa dalle tue mani è accogliere te. Mi allunghi un morso cincischiato di pane: “Acie” anche lì. Nel dubbio, lo dici. Un grazie a fondo frase e non si sbaglia mai.

“Grazie” riassume una molteplicità di situazioni: vieni con me, dammi, tieni, metti, prendi, gioca, permesso, arrivo, coccolo, latte, guarda. Che bello, mamma, amami, ancora.

Ci sono almeno due ottime ragioni per dire grazie come lo dici tu: la prima è che è veloce. Nella sua formula riassuntiva c’è già il bonus di un “prego”.
Forse per questo, e qui c’è la seconda ragione, non hai bisogno di distinguere: chi dà e chi prende?
Sei nella fase della vita in cui dare e avere, per poco, ancora si mischiano. Tentennano un istante intorno a “io”, si perderanno nel prossimo “mio” ma per adesso – ancora – sono gemelli siamesi. Come la nascita, il latte, il primo anno: dove cominci tu, dove finisco io?

Vorrei dire grazie con quella tua squisita saggezza, con l’ingenuità che ne è sorella, perché senza un motivo sempre chiaro, senza studiare le dinamiche e le azioni, semplicemente sai: che è un suono dolce per chiedere e rispondere, per offrire e per ricevere. Un suono utile in ogni occasione. Un passe-partout dei sentimenti.

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: ogni domenica una vetrina dei posts della settimana!

Commenti Facebook

Commenti 1

Lascia un commento