Maternità

Voglio essere il tuo primo numero di telefono

Sei di là. La febbre ha slalomato per un paio di settimane, ti guardavo indenne e pensavo vedi la forza che ha? C’ha un sistema immunitario che a noi ci frega tutti, è perché l’influenza non ci va, da chi ha una gioia ribelle, ostinata, come i capelli con la rosa che non gliela puoi forzare: lei ha la gioia, anziché la rosa.

E poi sei di là. Dopo un paio di giorni a mezz’aria, nascosta dietro il banco della cucina, che c’è, Sarah? Furtiva e muta. Ha qualcosa, ci siamo detti, come questa neve che la pioggia si beve, che bevono i tombini, sei gocciolata per un po’, poi il termometro mi ha dato ragione.

Sotto la stessa trapunta che mi ha accucciato per dieci giorni, giri video su Youtube, alcuni li controllo, altri li lascio andare, mi fido, forse sbaglio. Ogni inverno si scolla una casella del nostro stare addosso, sai già troppe cose da ragazzina, sono già la madre un po’ demodé sotto il suo piccolo piercing, ti lascio quel margine di segretezza che viene da sé con le stagioni. Come quel pomeriggio di qualche tempo fa, la mano nella mano e, intanto, i tuoi racconti sulle youtubbers, non c’era più bisogno di stringersi tanto, usavamo tutto quanto il marciapiede.

È qui che si comincia, chissà quali discorsi t’impegnano a scuola con le ragazzine, chissà dov’è che impari a truccarti e scarichi il trattopen di tuo padre davanti allo specchio del bagno. Hai indossato per due giorni la gonna di pizzo che ti ho regalato, sai fare almeno dieci composizioni diverse annodandoti i leggings in qualche parte del corpo. Un giorno – ti ho promesso – ti farò un video con quei cache-cœur improvvisati.

Penso alle canzoni che canti, a sette anni adesso siete già pop, siete i Måneskin, prima invece dei cartoni hai chiesto X Factor. Penso se eravamo a una generazione fa, quando la tecnologia era lenta e i bambini pure. Che allora leggerei l’Ape Maja nel tuo labiale.

Penso a quando avrai un telefono, sembrano secoli e saranno secondi. Secondi a tutti i primi che ho vissuto, a ogni anniversario, a ogni giorno qualunque:

voglio essere il tuo primo numero di telefono, in cima alla lista. Voglio essere il bello di restare a casa. Voglio essere il gusto della cioccolata a merenda, le gambe intrecciate sul nostro divano.

Voglio essere la cosa buona di ammalarsi, la trapunta da sistemarti sulle gambe.

Voglio stare in cucina a scrivere senza troppe distrazioni, senza troppa concentrazione, senza troppo tempo per le mie congetture. Con quella porta lasciata a metà per non lasciarti sola. Voglio dirti sempre come ti ho detto adesso: metto i tappi, amore mio: chiudo solo un po’.

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: ogni domenica una vetrina dei posts della settimana!

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