Maternità

Non credere mai che non ti ami

Non credere mai che non ti ami.

Non crederlo quando accorri per una novità e io sono un mezzo tono che si leva incerto: – Bello. Dimenticando il punto esclamativo.

Quando ti faccio aspettare e forse pensi che c’è sempre qualcosa più importante di te: una mail, un pc, una cucina. Magari vieni tu, alla fine, perché sei stufa. Magari vieni per confrontarti con quelle mie grandi mani, le enormi priorità, le mie faccende. Capire con chi devi misurarti, per vincere.

Quando le sere a volte sbuffavo perché il carillon mi aveva rotto i coglioni, e lo suonavo una volta, e lo suonavo due. Tre, dieci. E i tuoi occhi non erano mai curve chiuse e placide: non erano nemmeno più quegli schiamazzi di luce. Erano solo sassi, contro la mia stanchezza. Sbuffo ancora e sbufferò altre mille giorni, perché hai risposto con prepotenza, anche se sono io a insegnartela. Perché ti ho chiesto di riporre tutti quei pupazzetti e non l’hai fatto. Perché non è bastato darti un’ora, perché sei di nuovo malata.

Sbufferò come sbuffano tutte le madri: per ragioni valide e altre invalide. Dimenticando che ciò che più invalido è la tua fiducia.

Ma tu non credere mai che non ti ami.

Non crederlo quando sbaglierò faccia. E sbaglierò risposta. Mi guarderai e cercherò come mi guardavi. E penserò che era facile nuotarti dentro, com’essere una madre al contrario: perché milioni di attimi o anche ore ero io a perdermi nella tua vitalità, o nel silenzio dei sonni. Penserò a conservarmi sotto i tuoi primi dardi, stringerò le mani per rassicurarmi che sei ancora tu.

Non credere che non ti ami. Quando farò troppo poco e quando invece troppo.

Quando ti darò un gesto mentre ti aspetti una parola, e una parola dove hai bisogno di silenzio.

Quando ti sentirai nel cappio di una domanda che avresti evitato, quando tornerai a casa dopo un posto che non so.

Quando litighiamo, nei primi azzardi di un confronto e poi: quando le tue rappresaglie non saranno per una merenda negata, un cartone animato, e saremo pari. Le tue idee davanti alle mie. Quando sarai pronta e solida nelle tue rivendicazioni e

spenderò un mucchio enorme di parole per dirti un solo no. Quando invece tacerò il solo sì che avresti voluto.

Quando avrò mancato di farti sentire importante. Quando dovrai gridare che tu oppure io “non sono niente”, quando le sproporzioni saranno il solo mezzo di cercare una prospettiva. Quando mi scappano frasi indecenti e false: “Non ti sopporto più”. E alla fine spero che un bacio salvi tutto. Non sentirti sbagliata.

Quando non so vedere, quando la cataratta dei miei limiti mi metterà in un canto.

Non credere mai che non ti ami.

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