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L’amico

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SE LA REALTÀ NON BASTA, CERCA NEI SOGNI

 

Ho fatto questo disegno da ragazzina, per mio fratello. Poi me lo sono ripresa ;-) Mi fa una tenerezza immensa...

Ho fatto questo disegno da ragazzina, per mio fratello. Poi me lo sono ripresa 😉 Mi fa una tenerezza immensa…

Credevo gli scappasse la pipì. Dimesso, sotto il suo berretto bianco. Non fa mai grandi entusiasmi quando lo prendo. Cammina, guarda in basso.
– No! Non mi scappa la pipì.

Bene. Perché non mi va di correre solo perché non l’hai fatta a scuola.

– E allora cosa c’è?
Mi chino un po’, gli passo una mano in qualche punto di pelle rimasta scoperta. In qualche punto che mi lascia arrivare.

Qualcosa è andata storta, adesso confessa: – L. non è più mio amico.

– Ah. E, certo, questa è una cosa seria. Me ne parli a casa, magari preferisci che siamo solo noi due, senza le donnine, che dici?

A casa ritaglio cinque minuti, all’ingresso che per me è uscita, devo correre al corso.

Succede. Prima o poi arriva sempre, nella vita di ogni bambino, quel momento che l’amico non è più suo amico. Si fiutano, si scelgono con quella facilità che i grandi gli invidiano: – Vuoi essere mio amico? –  Si giurano eterna fedeltà.
Con la stessa facilità si mollano.

Il punto è che non voleva giocare “alla scuola”, dice. Che è un gioco “da femmine”.

Come no, quello è figlio unico, tu invece sei contornato da sorelle, fai i giochi da femminuccia. Ma che idiozia.

– Se fosse da femmine, scusa, a scuola ci andrebbero solo le femmine.

Sì, ma quello preferisce giocare alla polizia.
Hmm.

Ci dev’essere qualche gioco che potete fare insieme. Il memory…
– No, si perdono le carte, a scuola.
– Il gioco dell’educazione stradale: quello è forte!
– No, l’abbiamo già fatto. E poi anche in quello si perdono i pezzi.

Logicamente nascondino, guardie e ladri, calcio e simili, sono banditi per eccesso di movimento (dalla scuola). Le collezioni di figurine sono bandite per eccesso di pretese e spreco di soldi (da me). Certo che diventa difficile.

Gli ho promesso che ci avrei pensato, sull’autobus, che avremmo trovato una soluzione.

Sull’autobus, al ritorno dal corso, ho avuto il colpo di fortuna di ricordarmi di pensarci. E il colpo di sfortuna di non trovare nulla. Che giochi facevo, io? Bambole. Non mi viene niente. A cosa giocano dei ragazzini di 8 anni?

Appena arrivo me lo domanda, mamma ci hai pensato? E io non ho la soluzione, però ho la risposta, e forse conta anche quella: – Sì.

Conta che si fida, che siamo connessi, che sa di esser stato preso sul serio.

Forse siamo retrogradi. I suoi compagni giocano ai videogames, noi ci rifiutiamo. Lui produce innumerevoli cartine, mappe. A L. probabilmente non gliene può fregar di meno. Lo invitiamo qui? Vediamo che faccia ha questo poliziotto, forse è lo stesso che ti dice di votare no al referendum se no ci troviamo il paese invaso dagli immigrati. Se non fossero tragiche, rideresti per queste presunte verità che girano tra i ragazzini.

– A me piacerebbe andare a casa sua.

A giocare con la playstation così poi rifai la lettera per Babbo Natale scrivendo videogames, pc, iPad, consolle? O, meglio, sfratti il barbuto ché ormai sei grande? Forse dovremmo lasciarlo fare. Non vorrai mica che resta la mosca bianca in una classe di alunni che già vantano un cellulare?

Quando lo metto a letto gli chiedo come va.

Ti è passata un po’ la tristezza? Perché, vedi, la tristezza è come l’influenza: viene, poi passa. Quando tu sei malato, io ti chiedo come stai, ti sento la fronte. Qui è la stessa cosa: come sta la tua tristezza?

Un po’ meglio. Si assopisce con lui accanto allo smisurato cane di pelo che li guardi e non sai più chi, dei due, sta crescendo. E, forse, anche lì c’è un po’ di inerzia, la sproporzione di cose pronte a cambiare.

Il mattino dopo siede a colazione dietro alla barricata delle scatole dei cereali. Io guardo fuori, quel cielo che è come gli occhi dei neonati, che puoi credere ancora a tutto.

– Patrick, pensa: oggi vai in mensa, e da lì ovviamente non vedi un cavolo perché avete delle finestre minuscole in alto. Ma, quando tornate in classe, L. guarda fuori. Puf, puf, puf…: “Ma nevica!”
“Eh… L., non guardare fuori, stai in fila!” lo riprende la maestra.
Puf, puf, puf.
Guardi anche tu.
“Eh… va be’, Patrick può guardare perché lui è bravo a scuola”. –

Patrick ride.

A L. gli piace la neve? No? Allora non importa se non siete amici. Sì? Allora avete qualcosa in comune. Basta solo che nevichi. Adesso immagina: io ti vengo a prendere e fuori è già pieno zeppo. Cammino affondando, come Popoff. –

Lui ride.

– Poi ce ne freghiamo che la Isa deve fare il sonnellino, e stiamo nel parco. A Inzupparci. Che dici?
– Ma tanto non viene mai la neve.
– Però vale sempre la pena sognare. Arriverà. Arriverà.

E, intanto, sorridiamo.

Commenti 7

  1. Mamma avvocato

    Vedere i piccoli delusi e’ sempre un colpo al cuore. Purtroppo si cresce anche così ed è bello che tu lo abbia preso sul serio e gli abbia dedicato tempo, pur non potendo impedirgli il dolore.

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      Maddalena Capra Lebout

      Sì, avevo capito: io temo che Patrick sia poco propositivo o, comunque, tenda a ritirarsi alle prime difficoltà. E’ questo che mi spiace molto, perché fosse solo questione di un amico, gli amici vanno e vengono… Ma vorrei che trovasse un po’ più di sicurezza in sé stesso. Vorrei anche (davvero) capire a cosa si gioca ad 8 anni, “da maschi”…

  2. Silvia Fanio

    Questa sera parlavo con Polpetta: era triste perché uno dei suoi amici, il suo migliore amico, per l’esattezza, oggi ha deciso di non giocare con lui.
    Io, dispiaciuta, gli ho detto che a volte, anche se vogliamo bene alle persone, possiamo aver piacere a stare anche con gli altri.
    E lui: tranquilla, mamma, tanto ho giocato con altri bambini… Io gioco con le mie amiche: ero una tartaruga ninja e dovevo prendere le winx!

    I nostri piccoli ci sanno sempre stupire!

    Non ci sono giochi da maschi o femmine, se non ci sono pregiudizi!

    E te sei una brava mamma perché guidi il tuo bambino.

    P. S. Bellissimo il tuo disegno!

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      Maddalena Capra Lebout

      I bambini hanno una capacità di ricaricarsi e riprendersi meravigliosa, hai ragione. Purtroppo questa capacità, però, risente dell’età e del temperamento. Patrick ieri mi ha detto di essersi stufato nella “pausa lunga” (dopo pranzo), perché non sapeva cosa fare e con chi. E’ molto chiuso e poco flessibile… Gli ho chiesto cosa facevano gli altri, visto che non voleva giocare col suo (ex?) amico, ma non lo sapeva, non ha osservato. Va spronato: intanto gli ho dato il piccolo “compito” di osservare, la prossima volta, che poi ne parliamo, se vuole, e pensiamo a qualcosa insieme che può fare o proporre e a chi.

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