Altre Verità

Un giorno sarà sabato

Accenderai i social e troverai gite fuori porta, foto che superano il lavello stanco delle stoviglie, e i collage dei figli come se fosse un inverno interminabile. Chiusi nelle cucine, nelle cucce inventate sopra i letti. Nelle tende che lavi perché hai tempo. Nei divani spostati per darti l’illusione di aver cambiato ambiente.

Ti prometto: un giorno sarà sabato.

Griderai col mattarello dietro ai figli: «Sbrigati!» perché alle dieci non hanno ancora fatto colazione e si era detto di andare sul fiume a fare una gita. O perché sono saltati come mine, fuori a giocare, raccogliere foglie e rametti da portare ai nonni. E sul tavolo sono rimasti cereali morsicati dall’urgenza. Di vivere. Di buttarsi nella mattina come torrenti.

Un giorno sarà sabato. Aprirai le finestre e nessuna sirena taglierà l’odore del mattino.

Sarà ripreso il solito via vai, condomini alle finestre, si parla delle vacanze, o forse, già si citeranno le prime vendemmie. La parabola ingenua delle stagioni sarà arrivata in qualche punto che da qui, da questo sabato, non vediamo.

Come gli arcobaleni: dicono che dove vanno a cadere c’è la pentola d’oro. Pensa quanto oro, con tutta questa pioggia, con tutti gli arcobaleni, enormi, che stiamo tracciando. Bisogna che lavoriamo al sole,

ché la pioggia viene anche se non la chiami. Bisogna trovare dov’è che cade, quell’arcobaleno furbo e bambino: si caccia sempre in testa ai monti, scavalca le valli, s’inerpica tra i palazzi e poi va a disfarsi in qualche posto lontano.

Un giorno sarà sabato. Porteremo fiori sui silenzi di chi vive in un altro modo. Abbufferemo di colori quegli amori muti. Abbracceremo lapidi.

Serviranno svariati mazzi di rose, e poi narcisi, e forse agrifogli, per perdonare. Ma perdoneremo. Tutti i sabati e gli amori persi.

Un giorno sarà sabato. Ritornerai nelle vetrine del mezzodì, ritroverai strade, amici e panchine. E sarà come trovarle per la prima volta.

Maledirai il semaforo che non passa al verde, penserai «cavoli, sono stata mesi in quarantena e adesso non so aspettare un semaforo». Sorriderai. Ti correggerai.

Uscirai all’alba a correre, prenderai un caffè nel bar più luminoso: «Ciao Angelo, come stai?» Angelo è la prima volta che lo vedi, ma parlerai con tutti. E tutti, saranno angeli.

I bambini non avranno dimenticato niente. E faresti bene a non dimenticare niente nemmeno tu.

Per esempio i giorni che hai spento tutto e hai pensato: posso viaggiare verso me stessa. Qui le frontiere sono sempre aperte. Hai spinto un po’, eri come una scarpa nuova, serviva di ammorbidire il cuoio, in quei passi interiori. Però sono nate strade.

Per esempio quel piccolo rito di uscire in balcone la sera e mettere una preghiera, per pagana che fosse, sulla prima stella che vedi.

Per esempio quell’affabilità di lasciarti vulnerabile, di smettere certe vergogne. Di poter sbagliare.

Non avrai dimenticato. E allora capirai, in questa memoria vivida, di averla trovata: quella pentola d’oro.

Perché ti prometto: un giorno, sarà sabato.

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: a caso, quando capita, una vetrina degli ultimi post!

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