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Maternità

I bisogni dei figli

NON DARE PER SCONTATO: CHIEDI

 

La stanza è finita. Il divano lo smaltiamo con l’Amsa nella notte. Mathias ha messo fuori quel grande arredo ancora vivente ieri sera, l’ha trascinato come una bestia stanca, sotto il gocciolare nel buio. Stamattina non c’era più. Però abbiamo tenuto due cuscini delle sedute, per quei nostri picnic del giovedì, che prima ci guardavamo X-Factor, ora c’è Masterchef, accampati in salotto con un trancio di pizza d’asporto.

La stanza è finita e la rincorsa si deposita. Ho bisogno di fermarmi. Fare è una bella spinta, corri e tutto mulinella. Adesso restano stralci di quel blu vivido dell’eccitazione, col primo risalire dei vapori sul fondo.

Isabelle va a letto per mano, smetto quel gesto così solito di calarla nel lettino con le sbarre. Portarla in braccio nel pozzo buio del corridoio. Va a dormire volentieri, sotto la mensola gremita di inutili pupazzetti di pelo, coi suoi segreti nel comodino, con quei modi che ruba a Sarah. Oggi per il sonnellino ha scelto il letto di sopra del castello, non le sembrava vero di poterci andare, sulla ringhiera che cinge i quattro lati c’è un adesivo: “Vietato sotto i 6 anni”.

Il privilegio di essere l’ultima: si cresce in fretta, si resta minuscole negli occhi di una madre.

Disfare, costruendo. Sempre al guinzaglio della stessa paura: quella di slentarsi. Quando la sera leggo un libro a Patrick gli prendo la mano. Non lo faccio apposta, né lo faccio spontaneamente. È un gesto che viene, zoppicando. La mia mano ne ha un bisogno impacciato. Invece lui se la prende, tutta quanta.

Lo so perché quando la stacco per girare pagina lui lascia il palmo così, volto in su come una conchiglia che aspetta l’onda.

“Tu hai paura che la rifiuti. Invece magari ne ha una voglia matta – mi dico. – Che ne sai, dei bisogni di Patrick, dei tuoi figli? Conosci a malapena i tuoi.”

L’altra sera il muro della loro camera era uno scempio. Finché c’era il divano la sua spalliera aveva ben nascosto trascorsi di ere ormai dimenticate. Adesso c’era tutto quell’intonaco sgranato, stinto. Ho lavato una macchia producendo una nube tossica di schiuma sgrassante, ho annaffiato con troppa acqua per tentare un impossibile risciacquo. Il muro sudava sapone. Mathias stava ancora montando il letto: sono entrata in quella gabbia scarna, mi sono inginocchiata, dovevo metterci qualcosa. Trovo due quadri rimasti orfani alla parete che ormai è armadiata: in uno Patrick ha pochi giorni e dorme tra le mie braccia. Nell’altro un disegno di Mathias lo ritrae in uno di quei lunghi espatri nel tunnel di luce con cui dovevamo combattere un ittero non fisiologico e pericoloso: un corpo di poche ore, la mia maglietta del parto per stargli vicina nelle sessioni di sei ore consecutive. Ci davamo il cambio nel sorvegliarlo, tra le Olimpiadi alla tv in camera, un sonno che non veniva e quella stanza dove il saturatore saliva e poi scendeva. E poi suonava per errore, spaventandoci a turno.

– Ho questi – gli dico. – Tu sei appena nato. Ma tanto non t’interessano più…

Invece ha risposto sì. Col capo e col verbo. Quel sorriso aveva lo stesso lieve disagio dei miei: sul fondo una piccola riscossa, come una dolcissima rivendicazione: – Sì che li voglio.

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Commenti 4

  1. Lorenzo

    Non dare per scontato: chiedi. Una frase verissima. A volte ho la presunzione di sapere, ma nella realtà non si sa nulla. Poi avere una tua idea, ma di quello che frulla nella testa di chi ti sta vicino, anche se è la persona che più ami, tu non ne sai nulla. Non dare per scontato: chiedi. Una bella lezione da imparare ogni giorno.
    Grazie
    Un saluto
    Lorenzo

    1. Post
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      Maddalena Capra Lebout

      Ciao Lorenzo! Coi bambini credo sia più “naturale” interpretare certe cose, aspettarcene altre, e invece nel bene e nel male possiamo sbagliare anche con loro: io se obbedissi al carattere schivo che vedo in mio figlio penserei che una distanza sia necessaria: invece lo scopro molto dolce e tenero, a volte mi sorprende. Grazie a te e a presto!

  2. Piccole Mamme Crescono

    Anche Laura vuole la mia mano mentre le leggo la favola della buonanotte. E io ho questo libro in bilico sulle ginocchia, con la luce soffusa e una sola mano a disposizione. Sai, credo che a volte diamo per scontato di conoscere i nostri figli e invece loro ci riservano sempre qualche angolino nascosto da tirar fuori all’occorrenza. Bello Patrick!

    1. Post
      Author
      Maddalena Capra Lebout

      E’ vero, e può essere bellissimo, scoprire l’inatteso. Laura è piccola, è femmina, da un lato mi sembra più logico che cerchi la tua mano. Patrick ha 9 anni suonati, però forse è l’attaccamento alla mamma tipica dei maschi, oppure è proprio la sua dolcezza intrinseca. Che, credimi, è molto ben nascosta! :p

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