2
I beffardiMaternità

Una cosa di cui fare a meno

Mi sembra di capire quelli che crescono i figli in una campana di vetro. Ché, almeno, si evitano i confronti con i compagni. Perché qui – no matter what – Patrick ruota tutto intorno a una sola richiesta: Fifa17. Come nemmeno un cavatappi.

Le giornate si spendono notoriamente all’insegna del medio ominide italico:

partite col biliardino appena ricevuto in regalo, tendenti però allo scemare progressivo dopo l’esordiente sorriso sbarca-gioia di Natale. Partite con un residuo infantile di palla sgonfia in salotto facendo radiocronaca perpetua, con tanto di intonazione e nomi assolutamente fedeli all’originale. Di cui abbonda addestramento nella terza attività quotidiana: partite di calcio a pc.

Ripenso a quando il mio bambino aveva quel non so che di insolito, rispetto al resto degli infanti. Lo sguardo lievemente malinconico, le ripetitive macchinine sui corrimano delle ringhiere, le corse a perdifiato nei parchi, dove, singolarmente, di usare scivoli e attrezzi non gli poteva fregar di meno. Pago lo scotto di tanta apprensione con un surplus di normalità soccombendo a quei ritornelli patetici che non lo abbandonano nemmeno al cesso.

La sola interruzione alle radiocronache è la ormai consueta domanda: – Mi comprate Fifa17?

Il mio “vedremo” è stato evidentemente preso alla lettera e non aggiorna il suo ricalcolo. Tu gli dici “vedremo” e lui continua a vedere se glielo compri.

– Patrick, amore mio, “vedremo” vuol dire mai magari per il tuo compleanno (agosto), il prossimo Natale…

E lì s’infrange l’ultima sua speranza, dapprima lo vedi impallidire, poi rimonta facendo leva su tutto quello che – per l’appunto – mi fa invidiare nonché comprendere la lucida prudenza delle madri che crescono i figli sotto la suddetta campana di vetro (meglio sarebbe se smerigliato).

Ecco! Gli altri sono tutti viziati, e a me invece non date mai niente!

Ma Santo Amore Mio (in arte SAM), ma non lo capisci che “viziare” è una cosa orribile, quasi una bestemmia? Ma non lo capisci che noi ti educhiamo ai Valori? Non sei forse grato per questo?

E infine: non potresti allora cambiare amici?

Mi limito a elencare i giochi ricevuti, a osservare il celeberrimo fenomeno di dissolvenza (come le scritte nei titoli finali dei film), per cui i giochi entusiasmanti e scoppiettanti si “disfano” letteralmente giorno dopo giorno del loro fascino, interesse e utilizzo. Riempiendo metri cubi di casa senza apportare più alcun evidente beneficio alla vita domestica, né alla lieta sopravvivenza della specie. (Ogni anno mi riprometto di prenderli in affitto o di fondare io stessa una comunità di noleggio, così poi li rendo).

Rimpiango di essere nata a Natale, lo so questa manfrina ve l’ho già somministrata parecchie volte ultimamente, ma in effetti mi avvedo che la infausta coincidenza porta con sé innumerevoli conseguenze, e purtroppo siamo maledettamente intorno a tale data: – Se non fosse che è anche il mio compleanno bisognerebbe fare un Natale in un centro di quelli dove vanno i poveri, vedere cosa vuol dire davvero non avere niente.

Sono sincera, mi spiace solo ritrovare nel mio timbro le corde vocali di mia madre: improvvisamente appare lampante quel suo rincorrerci perpetuo “pensa a chi non ha niente!”

– Allora facciamo così. Da domani, primo gennaio, ogni giorno rinunci a una cosa. Una al giorno, così impari ad apprezzarla di più.

Si odono evidenti reazioni recalcitranti e un sentore di rivolta.

Finché il ragazzino estrae la sua cosa-di cui-fare a meno-domani: – E va bene! Domani sto senza di te!

– Ok, perfetto, quindi per ogni domanda dovrai interpellare papà, non mi potrai rivolgere la parola, insomma dovrai fare come se io non ci fossi. Per me va bene.

Serve che vi dica chi è uscito più sod-disfatto?

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: a caso, quando capita, una vetrina degli ultimi post!

Commenti Facebook

Commenti 2

  1. Miss Polette

    Beata gioventù! Quel magico periodo della nostra vita nel quale ancora non afferriamo l’ inesorabile NO abilmente nascosto dalle lettere che compongono il “vedremo”. Una formula che io uso, anche se non ho figli. La rifilo al mio fidanzato, ogniqualvolta mi propone cose che non ho voglia di fare: cena dai suoceri, pizzata con colleghi, un’ insalata per cena…”Poi vediamo” dico sempre. Però forse si capisce che è no. Vero?

    1. Post
      Author
      Maddalena Capra Lebout

      Io sono cresciuta coi “vedremo”. Il trucco per mascherarli è darne una buona ogni dieci o venti. O, più facile, dire un vedremo quando per te è Sì. In questo modo siamo assolutamente tutelate! :p

Lascia un commento