Maternità

Lettera ai Professori

Provate a smettere di somigliare a chi eravate e a dimenticare la scuola per come è sempre stata. Siate audaci, siate sorprendenti, alzate quei ragazzini a fine ora non con una fila di compiti assegnati, non con l’onere di essere arrivati a pagina n., di aver fatto le tappe di un fantomatico Programma, ma fieri di aver acceso un sorriso, un piccolo entusiasmo.

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Covid19: osservate voi stessi, anziché gli altri

Sappiate osservare.
Meno gli altri, e di più voi stessi.
Perché spesso quello che vi fa imbestialire dell’altro, che vi fa minacciare, controllare, imporre, è il vostro bisogno di controllare le vostre paure, di imporvi su voi stessi.
Invece di guardare quante volte un ragazzino si sporge da un banco o se passa una matita al compagno, guardate in voi cosa questo produce.
Invece di raccontare che i bambini sono a rischio, guardate in voi il vostro rischio.

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Per insegnare il coraggio bisogna prima di tutto che la scuola sappia sceglierlo

I maestri vittime di genitori apprensivi non cerchino la colpa in questi ultimi, ma la paura in sé stessi. O cambino lavoro. Perché insegnare è un mestiere di coraggio. Forte e viscerale come una gestazione. Sangue e palpiti, scambio, sudori, liquidi, impeti, ere, nascite, morti. Vadano a fare le cassiere. Vadano a spostare bancali di surgelati. Lavoro dignitosissimo, ma dove non è richiesta la viscerale partecipazione al concerto della crescita.

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E poi fu settembre

Prima servì convincere i genitori più ortodossi che stare all’aperto era più sicuro. Poi che i libri si potevano sfogliare in un prato e i tablet consultare su una panchina, e che molte cose si imparano con altri materiali. Poi che la creatività era quella che ci stava salvando!