Altre Verità

Il cuore oltre la siepe

– E semmai volessimo rifare il giardino?
– Può ricoprirlo, le costa…
– No, scusi, ricoprirlo de che?
– Tipo un piastrellato…
– Ma perché, scusi, è così irrecuperabile?
E insomma 700 euro se semina. Mille e rotti se ci piazza su il prato a zolle. Sai quelle zolle tipo Nuova Zelanda, verde Irlanda, anda qualcosa. Anda a cagher.

3
Altre Verità

Le cose normali

Le cose normali non meritano attenzione.
Un giorno ti sballa il ciclo, non hai più la freschezza di quando potevi metterci dentro un bambino, in quelle macchie: “Magari sono incinta.”
E nemmeno quella delle ragazzine, “oh, Francy, mi son venute prima, cazzo.”

4
I beffardi

Il dentista

Quando dopo decenni un dolore sospetto ti conduce a riaprire le danze, speri che molto o tutto sia cambiato. In effetti non vai più da Ventura, il dentista non si rigira le mani, e la puzza di fragola se n’è andata. Come anche la mano della mamma.
In compenso ritrovi: lo stesso controsoffitto che hanno tutti gli uffici o studi medici, la stessa pianta nella sala d’attesa, la stessa poltrona che la fanno a chaise longue e tu pensi che figata, è per mettermi a mio agio, come ai tempi arditi dei sedili reclinati in auto, o lo spasso di una sdraio su un’isola tropicale

6
Altre Verità

L’ago della bilancia

Al portone c’erano un uomo e una donna, sull’uscio aperto era chiaro aspettassero di entrare oltre, nella corte del palazzo e poi dentro, nel centro analisi. Me ne frego, procedo, seguo la promessa delle luci accese, le file dei neon già corrono incandescenti oltre le finestre del laboratorio. Ho due frette che mi ballano nei piedi: quella di tornare a casa, quella di levarmi il pensiero.

12
I beffardi

Persa di vista

C’è un giorno peggiore di quello in cui scopri la prima ruga. Un giorno peggiore di quello in cui scovi il primo capello bianco. Ed è il giorno in cui acquisti il primo occhiale da lettura.

9
Altre Verità

Di due cose ho paura

Sono le nove meno un quarto: il tempo delle madri ha l’ora dei bambini. Le nove meno un quarto sono pigiami e spazzolini. Invece sta sera va diversa: qui in una sala d’ospedale, altra gente abbronzata, vecchi col naso e la schiena ingobbiti dagli anni, parenti che parlano, parlano troppo.
Mathias mi ha portata, tutti e 5 in macchina. Poi ha cercato una pizzeria per far cenare i bambini: mi arriva una foto su WhatsApp. Mi chiede se mi serva qualcosa: “Solo voi.”…