Intermezzi

Buongiorno a me

Vorrei che mi svegliasse lui, quel cuore matto, prendesse l’orologio esatto del perfezionismo, e levasse le pile. Oppure gli bisbigliasse fai silenzio, qui c’è una donna che sta venendo al mondo. E lo disarmasse.
Perché ogni mattino è venire al mondo.

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Di chi devi essere?

Fatti una foto senza figli.
Non perché ti eri appena cambiata taglio di capelli. Non perché stringi la mano del tuo uomo. Non perché ti hanno appena promossa al lavoro, hai presentato un progetto, hai pubblicato un libro.
Quale ottima ragione ti serve, donna, per farti una foto?
Di chi devi essere? Di una laurea, di un uomo, di un figlio, di una casa nuova, di una vetta, di un’isola tropicale, di un Mojito, di cosa o chi? A chi devi appartenere?

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Non dire chi se ne frega

Non dire «pazienza, chi se ne frega».
Se avessi pazienza, saresti leggera. Invece ci stai pensando ancora.
Se non ti fregasse, saresti già andata oltre

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Troppo

Non sono solo le fragilità e i difetti, che fatichiamo a integrare: il «troppo» è ancora più difficile da integrare, perché non suscita compassione negli altri, e quindi nemmeno in noi. Non siamo abituati a perdonare e accogliere il troppo. Siamo abituati, fin da piccoli, a confortare e rassicurare per il «poco»

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Il punto fermo

La vera positività non è «sperare». Perché quando poi le speranze si spezzano, se le avevi dentro, ti squartano, tagliano, uccidono. E se le avevi fuori, allora non le avevi.