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Maternità

Soldati soli

DAD: GLI ALUNNI SONO SOLDATI SOLI.
PERCHÉ GLI INSEGNANTI FANNO LEZIONE NELLO STESSO MODO DI PRIMA?

 

Piange. Mio figlio, prima media. «Non ce la faccio più».

Ha perso anche quel suo rigore nello studio, «tanto ci promuovono tutti».

In tanti discorsi su come riavviare le scuole, nessuno si è posto il problema di cominciare, intanto, a fare DAD in un modo diverso. Ci si limita a dire che è inadatta. Bene: cominciamo a renderla meno ostica.

Non è pensabile che la DAD sia semplicemente una didattica che «shifta» dalle aule alle cucine.

Lo stesso modello di insegnamento, già di per sé inadeguato alle menti vivaci dei ragazzi, alla loro fame di mondo, di vita, a quelle che sono – a ben guardare – qualità, e non tratti da domare… portato sugli schermi diventa una finzione di apprendimento ai limiti dell’ottusità.

In classe un insegnante apre un libro, spiega con toni normalmente fermi, stagnanti. Volta le pagine.
Gli alunni seguono facendo tris sui margini, e qua e là scambiandosi bigliettini, perché la scuola è noiosa.

Sono gli alunni, indisciplinati? O forse anche un adulto faticherebbe a seguire in maniera così passiva una lezione, un oratore?

La scuola… è «oratoria»?

Fingiamo che per coinvolgere gli allievi basti intercalare con qualche semplice, irrisoria, domanda.
«Ragazzi, ci siete? Mi state seguendo? Chi mi sa dire un multiplo di sei?»
I ragazzini, obbedienti, spediscono qualche parola.
Non sai se è per ossequioso rispetto, o più probabilmente per poter finalmente usare la bocca.

Quando a un dubbio sistema didattico corrisponde una dubbia ricezione, allora non si cambia il sistema di insegnamento, si cambia il contratto relazionale: «Se non fate i compiti vi metto 4».

Uno dei vantaggi indubbi della DAD è che adesso lo sappiamo, lo vediamo coi nostri occhi, lo ascoltiamo di persona, siamo testimoni di cosa significa «scuola». Una scuola che è una grande bestia sonnolenta.

Questa mattina la professoressa, dopo venticinque minuti di inseguimenti, «chi manca? Ragazzi, dovete attivare il video!», attacca la sua lezione. Le sue prime 4 effettive parole, sono:
«Vi mostro un documento».

Un documento?

Ma dove siamo, in ufficio?
Ragionieri? Contabili?

Se già di suo la scuola è un tentativo inefficace di copincollare ricette di storia, geografia, scienze, la DAD diventa una stampante che sputa nozioni. E i ragazzini non possono nemmeno più scambiare due parole col compagno. Sono soldati soli. Cui non è rimasta nemmeno più la normalità di essere «indisciplinati», di lanciare una palina di carta, di scambiarsi figurine, spallate, occhiolini all’intervallo.

Se ognuno di noi sa che per imparare a sciare devi sciare e non già studiare la teoria degli sci, per qualche motivo è rimasto il dogma della scuola teorica, dove imparare facendo, dove l’esperienza, e non ultime (anzi direi prime) le arti sono considerate un accessorio. La scuola è un corpo nudo. Statico. Metterlo in movimento, vestirlo, abitarlo, esprimerlo, sono concetti inarrivabili.

Se c’è allora una cosa che la DAD poteva fare, nella sua infelicissima inevitabilità, era provare a slacciarsi dall’automatismo del: «Io sfoglio il sussidiario e parlo per un’ora, voi ascoltate e poi fate i compiti».

Slacciarsi dall’imposizione del Programma Scolastico. Spaziare.
Spostarsi su tutta una rosa emotiva, partecipativa, umana, creativa, che una situazione come questa non solo avrebbe reso fertile, ma necessaria.

Perché gli insegnanti fanno lezione nello stesso modo di prima? Perché si discute di come si possa cambiare la didattica a settembre? Perché aspettiamo che qualcuno lanci una rivoluzione che comincia con un passo: il nostro?

Nemmeno un adulto saprebbe ascoltare ore e ore di lezioni per cinque giorni a settimana.
Chi lavora può avere delle conferenze, può essere il destinatario di una lezione di aggiornamento, può avere un seminario. Ma non passerebbe mai un tempo così lungo, ripetitivo e statico, intercalato solo da qualche illusorio: «Chi sa dirmi un multiplo di sei?»

E chi sa dirmi perché gli insegnanti non giocano, non recitano, non raccontano aneddoti, non danno azioni da fare, non portano la vita e non prendono dalla vita?

 

[Photo by Kelly Sikkema on Unsplash ]

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: a caso, quando capita, una vetrina degli ultimi post!

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Commenti 4

  1. Hermione

    C’è anche di peggio, per esempio non vedere i prof da quel dì di marzo e fare scuola attraverso compiti assegnati sul registro. Mia figlia va “avanti” così, spesso non capisce cosa deve fare e l’unica persona a cui può chiedere sono io. Una scuola trasformata in un compitificio in cui il genitore è l’unica persona con cui relazionarsi. Ti lascio immaginare quanto si senta motivata…

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      Maddalena

      “Compitificio” è un’espressione che rende! Come mai non si sono mossi per cercare almeno di fare una lezione? Non lo capisco. E dire che nel male di questa difficile situazione, per la prima volta le ingegnanti avrebbero possibilità di svincolarsi dal Programma, da dirigenti magari fiscali, e inventare qualcosa.

  2. Lorenzo

    Oggi ho chiesto a mia figlia per l’ennesima volta perchè rompe così tanto per fare i compiti. Lei mi ha detto “Perchè non me li da il maestro”. Ma come si che li da il maestro. “No manda una email”. Secondo me la DAD è molto difficile da organizzare. Per farla funzionare dovevano rivoluzionare il modo di insegnare. Rivoluzione che non c’e stata per la mia piccola esperienza. Io vivo due realtà completamente diverse. 2013 non ha più visto gli insegnanti ma va avanti a compiti. La cosa bella però è il rapporto epistolare con le insegnanti. Si scrivono, e correggono i compiti, con molta empatia. Riescono a trasmettere qualcosa. Quindi è vero non si vedono, ma sono riuscite a tenere un legame con i bambini.
    2010 vede i maestri in videochat, ma vorrebbe non vederli. Ed ho detto tutto. Lei vorrebbe tornare a scuola. Un pò come guardare un video di uno che va in bici e confrontarlo con l’andare in bici. E poi tu parli di leggere il sussidiario. Magari. 2010 è bombardata di video su youtube. Si dice di non tenere i bambini davanti ad uno schermo ed adesso sono costretti a rimbecillirsi davanti ad uno schermo. Non sapevo che la salute fosse a senso unico.

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      Maddalena

      Ecco, insomma mi par di capire che comunque sia non funzioni. I video su youtube tengono incollati agli schermi, ma anche il sussidiario, visto che le insegnanti fanno appunto lezione online mostrando le pagine del sussidiario. Lo trovo piuttosto triste. Magari i video sono più coinvolgenti…

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