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Maternità

Scusateci, bambini

I BAMBINI DI 0-10 ANNI NON PORTATORI E NON DIFFUSORI DEL CONTAGIO*

 

Questa notizia girerà poco. È una notizia scomoda, una notizia che riguarda piccoli invasori delle nostre vite, corpi e menti giocattolo che siamo abituati a manipolare, parcheggiare, ignorare.
Questa notizia si mette in coda zitta zitta, mentre illustri virologi o scienziati continuano a suonare le campane della prevenzione a tutti i costi, mentre gli educatori, ligi e atterriti, gridano all’amore per i bambini, però stanno imbustati e sotto vuoto come prescritto.

Perché, vedete, ci sono sempre tante strade possibili. Ma

solo gli idioti che trovano un muro fanno avanti e indietro su quel metro di strada chiusa.

La persona intelligente, invece di sprecare soldi per accamparsi ai piedi del muro, avrà l’animo come minimo di organizzare due squadre, tre, dieci. Una penserà a come procedere con quel muro (distanziamenti, precauzioni, mascherine, disinfestazioni, scuole con banchi naufragati nello spazio imposto…), le altre cercheranno altre strade.

Io non sono nessuno, sono solo una madre e, prima che madre, sono una ribelle.

Mi dicevano che ero una rompiscatole. Mai come oggi comprendo il complimento.
Perché per uscire dalla scatola, le scatole bisogna romperle.

La prevenzione non è l’unica risposta. La prevenzione elimina i bambini, considerati inconciliabili con le misure.

Non lo so, se questi studi apriranno finalmente una strada.
Le mamme più coraggiose avrebbero riaperto nonostante i rischi, hanno deciso di smettere di credere a tizio e caio, alla paura: hanno scelto la salute. Quella vera. La vita. La crescita dei bambini.

Qui si apre una possibile rivoluzione, perché anche le madri più ansiose, anche quelle che fin qui hanno dichiarato «va tutto bene così, io e i miei figli stiamo bene a casa», potranno slacciarsi, sciogliere le riserve.
E forse qualcuna remissiva, smetterà di accettare.

Ma mentre tutto questo, in silenzio, accade, voglio chiedere scusa a nome di chi non lo fa.

Scusa a te, figlio mio, che hai visto una madre combattiva e che tuttavia hai maturato quintali di rabbia e pianto davanti al pc di professori noiosi, forse intimiditi. Che fai due calci al pallone e finta di non sentire la mancanza della scuola, ma eri uno ossessivo con gli orari e coi luoghi. Non hai ancora amici perché hai iniziato da poco le medie, e sei rimasto senza nessuno, senza nemmeno l’effetto branco, senza il tuo avanti indietro da solo verso quell’edificio, e la cagnara dei compagni.

Scusa a te, figlia mia, che la scuola l’hai sempre detestata però hai energie indomabili. E scendere alla bidimensionalità di uno schermo è stato come strapparti un pezzo di vita. Che hai un’amica del cuore e non la vedi perché sua madre non la fa uscire. Scusa a te che certe sere sei diventata un tizzone ardente e io non sempre ti ho accudita e spenta: a volte ti ho solo gettata.

Scusa a te, mia figlia minore, che al primo incontro zoom zampillavi, gracidavi come le rane, eri un salto tra le ninfee, e poi sei scolata via, hai detto che vederli così, i tuoi amici, te li faceva solo mancare di più «perché mi viene in mente quando giocavamo, perché non è come quando siamo all’asilo». Scusa se questa situazione ti ha resa irritabile, se ti sei sentita di troppo mentre i tuoi genitori lavorano, se hai pianto seicentodue volte più di sempre, se ormai hai capito che all’asilo non tornerai mai. Scusa se ti manca Ivan. Scusa se sarai buttata poi, in autunno, nella scuola, dopo sette mesi di astinenza sociale. Scusa se non si può nemmeno prendere la sacchetta dal gancio dei bagni e le tue scarpe nuove, nell’armadietto, saranno ormai piccole.

Scusa a te, bimbo di un nido, che non ha capito perché. Che hai lasciato cose e amici, le educatrici, i lavoretti di Pasqua mai finiti e mai dati.
Scusa a te che hai smesso ogni attività di gruppo.
Scusa a te che studiare ti piaceva e la tua maestra ti manca da morire.

Scusa a te che non saluterai nessuno dei compagni. Che dall’imprevisto di un’interruzione sei scivolato in un intollerabile «mai più».

Scusa a te che gridi per un’altalena, a te che non hai il senso del tempo, eppure il cuore lo sente, quando un tempo non finisce mai. Come quando si è in macchina, e da sedili sbriciolati di Plasmon domandi «quando siamo arrivati, mamma?»

Scusateci, bambini.

 

[Photo by Caroline Hernandez on Unsplash]


*Ricerca effettuata dalla Clinica Universitaria di Heidelberg: qui il video di Sala, Sindaco di Milano.

Una mia conoscente vive proprio a Baden Württemberg e riporta: «In base a questo studio stanno progettando di riaprire materne ed elementari a fine giugno, forse, senza misure igieniche particolari o distanziamenti». Trovate due articoli che mi ha passato, sebbene in lingua tedesca: qui e qui.

❗️ Aggiornamento: mi mandano anche questo post in cui vengono comparate tutte le evidenze attualmente in nostro possesso riguardo la NON contagiosità dei bambini

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: a caso, quando capita, una vetrina degli ultimi post!

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Commenti 2

  1. Hermione

    Ti leggo e ritrovo i miei figli nei tuoi. Il loro interesse per lo studio che si è inaridito e spento, mio figlio undicenne che aveva appena iniziato a stringere qualche amicizia, a uscire con i compagni nuovi per andare a prendere un gelato e che ha visto questi legami ancora labili tranciati di netto; a mia figlia che da mesi ha subito un mutamento di carattere, è ipersensibile, si irrita all’improvviso, piange e si dispera senza un apparente motivo. Alla figlia cinquenne della mia amica che non vuole vedere gli amichetti su uno schermo perché diventa malinconica.
    Come abbiamo potuto fare questo a dei bambini?

    1. Post
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      Maddalena

      Ciao, infatti, come io mi ritrovo nelle tue parole. Come abbiamo fatto ad arrivare a tanto, e come possiamo essere ancora così in torto? Perché errare è umano, ma poi si prende coscienza, ci si attiva. Penso a quanti mesi mancano prima di una vera socialità di gruppo, per i più piccoli soprattutto, e mi spavento.

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