2
Maternità

L’amore ai tempi di YouTube

VALORI IMPRESCINDIBILI NELLA FASE DEL «CHI CAZZO SONO IO»: LA STATURA DI UN RAGAZZETTO SI MISURA IN FOLLOWER SUI VIDEO

 

«I figli non sono miei, i figli non sono miei, i figli non sono miei»: c’è questa frase che ripeto come un mantra. Ha preso il posto del desueto «amore mio sei la mia vita». Come le dita dei piedi e le pretese dei pargoli s’allungano, crescendo a dismisura, così restano sfitte stanze interiori dove cullarli pareva la cosa più naturale del mondo.

Ritrovi, al tavolo, due belve affamate: per quanto appetito abbiano, saranno sempre scontente di quanto affidi ai loro piatti e già va bene che non s’inalberano che siano di plastica: quei piattini dell’Ikea rimasti dai tempi… delle stanze sfitte.

Per quanta fame abbiano sembrano incolmabili. Nei desideri, nelle aspettative, nelle richieste. Intorno a queste bocche come orchi la contesa, perché puoi stare certa che laddove sazi uno, l’altro verrà a chiedere il conto, il conguaglio. La maternità però è un conguaglio senza soluzione.

Allora adesso vogliono aprirsi un canale YouTube. So di non essere la sola in questa tragedia dell’era moderna. Madri di preadolescenti, riunitevi attorno al mio tabernacolo in preghiera.

Se di due figli parlo e non di tre è perché ancora si salva l’ultima, seienne, che nella vita vorrebbe diventare «maestra d’asilo» come si conviene (chi non ha avuto questo sogno chiaro e cristallino nei primi anni di vita?), oppure fare la cantante: «Come Adele».

«Bene, Isa, cantami qualcosa».
«No, mi vergogno».

Sai che basterà un po’ di incoraggiamento. Il punto è riuscire a inforcarla di coraggio prima che la SDY (Sindrome da Youtuber) prenda il possesso della sua angelica coscienza.

Ai due grandi balena l’idea di aprirlo insieme, quel canale. Sarebbe anche carino, fratello e sorella che si sfidano, si parlano alle spalle, o si coalizzano verso genitori che invecchiano, nella pelle e nel cuore. Che perdono terreno in questa era obbligata della separazione dal genitore idealizzato.

La madre detta un paio di punti, poi destinati a diventare tre o quattro: 1. che non si parli di videogiochi. 2. Che non si litighi. 3. Che vi faccia vivere meglio, non peggio. 4. Che sia occasione di crescita.

Sul 4 s’infrangono le onde tempestose del quasi dodicenne. Anche sul punto 1 noto un certo ribollire.
Dice che se lo apre, fa quello che vuole lui, non che voglio io. Che vuole parlare di videogiochi, che se parla di altro non avranno follower.

Ecco la nuova religione del 2000: avere successo. I miei due preadolescenti viaggiano per casa e la sola cosa che vedi è un paio di mutande sulla pelle chiara e nuda, e il conteggio a fior di labbra da un capo all’altro del corridoio: «Tizio ha centomila fan», «Caio ne ha un milione».

Valori imprescindibili nella fase del «chi cazzo sono io»: la statura di un ragazzetto si misura in follower sui video.

Il minimo della parabola lo tocchiamo quando dico che c’è qualcosa di sbagliato se la vita è solo videogiochi.
«Ah, va bene, quindi sono sbagliato e faccio schifo».

A certi contraccolpi non ho la prontezza di rispondere.

Aspetto che la belva s’acquieti presa da piccoli rigurgiti di mammite e allora gli passerò una mano sul collo, in quel punto tiepido e smisuratamente dolce in cui i capelli si fanno peluria e l’abbronzatura segna il confine con l’ultimo taglio stagionale.

Intanto non mi resta che allenarmi: a diventare più rapida e scaltra di un videogioco.

 

[Photo by Jacob Mejicanos on Unsplash]

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: a caso, quando capita, una vetrina degli ultimi post!

Commenti Facebook

Commenti 2

  1. Hermione

    Qui il preadolescente di casa guarda gli youtuber (di videogiochi) ma non ha ancora manifestato il desiderio di aprire un suo canale. In compenso il mantra faccio schifo viene ripetuto con le stesse modalità.
    Aspetto di sapere cosa faranno i due youtuber in erba così da essere pronta per eventuali, simili richieste.

    1. Post
      Author
      Maddalena

      Ecco, mi consoli con il “faccio schifo”: una pietra dura a scavare, per quanto gli dica “sei meraviglioso, cocco di mamma”, ho l’impressione che abbia impatto zero!

Lascia un commento