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Il senso della polvere

IL SOPRAMMOBILE GRAVA SULLE PULIZIE COME LA RATA DEL MUTUO SULLO STIPENDIO

 

Siamo da un pezzo negli anni 2000 eppure evidenze come i virus intestinali e la polvere – così, per dire – appaiono ancora indebellabili.

La polvere è come quegli ex amici-non-amici che tu esci in ritardo, corri, non ti fileresti neanche Jude Law, ma loro: “Ciao, allora, hai sentito?” E ovviamente ti schiaffano il successo del secolo. Tu resti sotto di quel paio di metri, poi boccheggiante riemergi solo per un veloce quanto falso: “Complimenti”. E vai. Dove devi andare. A sto punto. (Che un po’ somiglia a dove avresti voluto mandare quello).

La polvere è come l’insalata tra i denti, ma quando sorridi al primo appuntamento.

È la zanzara sfuggita alla retina fitta che ti sei fatta installare con dodici ore di operaio, mezzo culo de fori, ‘na birra che lascia il cerchio del bicchiere sul mobile antico. Perché la polvere c’era anche lì, ma mica basta a tutelare il massello.

La polvere è quando sai benissimo cosa stavi per dire, ma che diamine non ti esce nemmeno con un triplo carpiato.

Il prurito sotto il piede quando hai il collant e il tacco ventisette per le nozze imperdibili di quella stronza che ti ha fottuto l’ex, ma adesso ti palesi statuaria e con lo stuolo di figli: meglio d’un visone.

La polvere è la Festa della Repubblica che ovviamente cade di sabato, il che può suonare in effetti salvifico per alcune categorie di lavoratori. Non per la maggior parte, né per le mamme a sclero pieno (cioè a tempo pieno), alle quali – obietterai – che cazzo cambia? Cambia che gli tolgono un giorno di marito-domestico, quel tipo di elettrodomestico che in casa, sotto tortura, si accende e aspira… la polvere, appunto. E magari ti passeggia anche i pupi.

Insomma la sola differenza è la prevedibilità:

se ti piacciono le cose programmate, se adori il controllo, la polvere è il passatempo che fa al caso tuo.

È il paradosso dell’azione a ciclo continuo, come mangiare, dormire, andare al cesso: quelle operazioni che si autoestinguono e ripetono vita natural durante. Solo con meno soddisfazione.

Tra i grandi oneri ch’essa porta con sé, loro: i fottutissimi soprammobili.

Il soprammobile grava sulle pulizie come la rata del mutuo sullo stipendio.

Ditemi che non l’avete fatto anche voi: dove avete messo la bomboniera dell’amica? Dove il vuotatasche del cugino, il vaso in das del figlio, la ricetta del medico, il dépliant della mostra di Monet, il calendarietto cazzuto della suocera, le conchiglie della Costa Brava, il souvenir della Val Camonica?

“Per adesso l’appoggio qui” è la promessa e premessa silente che accompagna ogni new entry (e never exit).

Ho lavoretti di Pasqua di sei pasque fa. Biglietti che i puntini neri – giuro – non sapevo se erano brillantini o quel lascito biologico dei ragni. Scatole delle sorprese create per i figli di pochi mesi, utili quattro anni fa.

Ogni settimana li alzo uno a uno, passo il panno, ri-adagio. Anche se alla svelta.
Ogni settimana. Di ogni mese. Di ogni anno.
Ogni volta il montepremi è sempre più ricco.

E se proprio vuoi far finta che non ti pesa adotti l’azione slalom.

Finché una sera fai un enorme investimento. Enorme, davvero: la cernita.

Decidi di sfoltire, butti le cagate, tieni quello che ti si attacca al cuore come un velcro, rimedi una scatola, assembli i pupazzi dei Buon Natale dei figli, fai un bagno nei ti amo dei bigliettini da fidanzati, scovi vecchie fototessere, una lettera antica di tua sorella quando vivevi da sola… e adesso il senso è chiaro.

La polvere è la gamba zoppa del tempo: ti costringe a farci i conti, ogni tanto. Buttare e serbare.

(E comunque due coniglietti si sono fermati alla mia sinistra, mentre scrivo: arrivata alla pattumiera mi sono saltati al collo).

Qualcosa di nuovo?
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Commenti 2

  1. Carmen

    Già, buttare e serbare…Bisogna farci i conti, e non si parla di oggetti fisici, spesso. Io comunque butto più d quanto serbo. Aspetto i figli ad insegnarmi il valore del serbare (e del casino in casa). 😉

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