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Intermezzi

Il punto fermo

La vera positività non è quella forma naïve che cerca di convincerci: «Andrà tutto bene».

Bene cosa? Sta già andando «non» bene.

La vera positività non è «sperare». Perché quando poi le speranze si spezzano, se le avevi dentro, ti squartano, tagliano, uccidono. E se le avevi fuori, allora non le avevi.

Quanto più ti convinci e t’illudi, e t’alzi, tanto più forte sarà lo schianto.

Se per caso il volo riuscisse, perché – è vero – le forze positive ti spingono in alto, non sarà per il tuo slancio: sarà perché il vento è buono.

E se il vento è buono, tu, piccola donna, non lo puoi sapere.

La vera positività è, invece, restare: così coesa a te stessa, ai tuoi valori, agli affetti, che ti saprai comunque con te, solida, ovunque.

La vera positività è che sarai addosso a te stessa, in questo primo salto, in un passo, e nel volo che s’incrina.

Con te stessa anche senza di esso.

Anche se il vento s’accascia, anche se nulla andrà come previsto.

La vera positività è questa alleanza. Qui, altrove, nella salute, nei disturbi, quando hai paura, nell’ignoto, in quello che si perde per sorte, in quello che invece arriva.

Sei tu, il tuo punto fermo.

 

Photo by Ewelina Karezona Karbowiak on Unsplash

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Commenti 2

  1. Noemi Bengala

    Io direi che anche la vera felicità risiede lì, con te stessa, coesa, come scrivi tu. Non si fa che riempirsi la bocca con ‘sta storia del pensiero positivo ma a me sembra anche un modo per raccontarsela e per non affrontarsi. Alla fine la vita ti sorprende, nelle cose belle come in quelle brutte. E quando arrivano le cose brutte, sicuramente il fatto di rimanere ancorate a noi stesse, quell’allenamento, ci sosterà più di ogni altra cosa. Un abbraccio

    1. Post
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      Maddalena Capra Lebout

      Hai ragione, Noemi! Non vuol dire diventare impermeabili, ma essere positive a oltranza significa un po’ rendersi del tutto dipendenti da quello che accade “fuori”: e se poi quello ci delude, possiamo ancora rispondere con ottimismo, ma a me dopo un po’ non riesce più. Sentire quella che chiamo “alleanza” con me stessa, una specie di fiducia senza fondo, è un allenamento, come dici tu, essenziale.

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