Altre Verità

Datemi una coppia

No, non è una richiesta di scambio, è solo l’implorazione esanime di una donna ormai di una certa età (io) che di giovani e scapoli che poi sono ancora giovani ma non più scapoli e poi se ne vanno e altri arrivano e montano mobili dove gli altri hanno smontato, e arrivano camioncini e sgasano camioncioni, e spostano armadi e battono chiodi e rifanno muri e spaccano pareti al piano di sopra…

ne ha piene le rughe.

Datemi una coppia stabile, di quelle coi figli già grandi, un solo saluto la domenica a pranzo,

allora il levarsi pasquale di qualche lallare bambino, i nipoti che poi sciamano giù dalle scale e poi su, nel ballatoio, ciao nonna. E sai: che fino alla domenica successiva non ci saranno altri impegni acustici.

Datemi una coppia che lui la Gazzetta lei il ferro da stiro.

L’aspirapolvere solo dieci minuti, dopo ripetute, salvifiche spazzolate di scopa. Una che ha smesso da ere i pianti neonati scaraventati nelle notti, e anche i tricicli sul pavimento e le zuffe tra fratelli, però ancora serba un impeccabile udito che si erge fiero e statuario sul volume tra il 6 e il 7 del televisore.

Datemi una coppia che i festini sono fuori città,

si è fatta un mazzo a lavorare e adesso ondeggia su una pensione onesta, però due conti e un po’ di sacrifici le hanno tirato fuori un bilocale a Selvino e gli piace tornare dove ogni bottegaio ricorda i loro nomi. È lì che grigliano affetti e affettati, lì che guardano annate susseguirsi senza l’imbroglio preoccupante del tempo.

Datemi una coppia che ha già superato i chiassi: delle passioni e delle liti.

Una di quelle che ha ritrovato in un bicchiere di vino la capacità e la grazia di dirsi scusa senza passare dall’offesa.

Una che la pace la riscopre come la fanno i bambini, e la insegna ai nipoti.

Datemi una coppia con un pesce in una boccia, una che i cani sono belli ma li preferiamo liberi, in quei prati che non sai mai se finiscono o se è il tuo occhio a inventarsi un recinto. Una che la signora ci ha messo un anno a darmi del tu, e tre volte la mia insistenza: poi quando ha cominciato non ha più smesso. Di essere affabile e premurosa, però sempre composta. Come il pesce, come i suoi pomeriggi.

Una che se ti manca lo zucchero ti dà anche la zuccheriera.

Ne ha tre o quattro, nessuna delle quali comprata dai cinesi.

Datemi una coppia che non acceleri per sfuggirle, quando la vedi al cancello. Una che non ingozza i pettegolezzi, che sa dividere la spazzatura.

Datemi una coppia garbata e un sorriso. Che stiano qui per un po’. Per la pace di tutti.

Senza spostare mobili, senza traslochi né muratori. Senza consegne, semmai una boccia nuova per il pesce. Un’altra zuccheriera.

 

Photo by S A R A H ✗ S H A R P on Unsplash

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