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Maternità

170:

OGNI AMORE HA UN COSTO

 

Mio marito è fortunato. Gli è toccata in moglie una delle due sole donne al mondo che detestino l’attività femmina per eccellenza: lo shopping.

(L’altra è mia madre).

Ma da qualche parte la genetica dell’ereditarietà fallisce i suoi colpi, e non si sa bene come le mie due fanciulle hanno una vanità e una propensione ai camerini che nemmeno io sospettavo. Fino a ieri.

– Hai ragione, Sarah… hai solo vestiti passati dalle cuginette.
Sfogliamo quei capi nell’armadio: tra le due, Isabelle è ancora più penalizzata, perché gli abiti le arrivano ormai di quinta mano (tre cugine e poi la sorella).

È bastato un semplice ti compro qualcosa: dopo poche ore siamo in un grande parcheggio, i maschi fanno la spesa e le donne rispondono all’appello di un guardaroba scarno.

– Odio fare shopping. Ma amo farlo con voi – azzardo.

Isabelle, forse per raddolcire Sarah che avrebbe preteso un’uscita esclusiva, fa quello che meglio le riesce, lusingare con spavalda innocenza: – Io amo farlo con Sarah. Se Sarah non c’è, lo odio.

E quando mai, piccina mia, ti ho portata a fare acquisti?

Il primo stop è ai totem dei gingilli: elastici, corone, cerchietti. Venti minuti di estasi, mal ricomposta da una madre che sì, poi ripassiamo. E siamo ai vestitini.

Vittima di sensi di colpa e anche di quella vanità di riflesso che ci vede gloriarci per la bellezza delle figlie, accumulo abiti in una grande sacca. Il ritornello: – Vuoi anche questo? Ma sì, va bene.

Nel camerino m’incastro anche io, un po’ perché le due mi esigono, un po’ perché quando mi ricapita di entrarci senza l’incubo cellulitico di quelle luci ammazza sogni? Vedi che belle, loro provano per divertimento, è pressoché impossibile che un vestito 4-5 anni per chi ha 4-5 anni non vesta.  E uno per i 7-8 per chi ha 7-8 anni sia fuori misura. È anche impossibile che gli stia male. La soddisfazione che provo nell’empatia con quel loro luccichio da favola mi riporta agli anni remoti in cui – modestamente – anche io avevo il lusso di indossare certe cose a meraviglia. E il piacere di uscire a mani piene e autostima rimpolpata.

Col tempo trovare il vestito perfetto diventa come trovare l’unico uomo single e non psicopatico quando hai superato i 35.

Quando la sacca comincia a rigurgitare oggetti tento il filtro: – Sono troppi, Isabelle tra questo, questo, questo, e questi altri ce n’è uno che possiamo lasciare?

Domanda a fondo perso, ché la scelta plurima già mette in agonia i piccoli, figuriamoci così formulata. E poi scartabello, 12 euro e 90, 14 euro e 40… vorrai mica andare a lesinare su prezzi così piccini. Prendiamoli tutti, ormai.

Al maschio, di cui non posso dimenticarmi, toccano due pacchi di mutande e due di calze. Spero non se la prenda. Il ripassaggio al totem ci vale un set di bracciali che sembrano i vecchi fili a molla del telefono. E siamo in cassa: 170 euro.

Però vi ho fatte felici.

Fedele alla promessa fatta e all’impazienza infantile torniamo in camerino e le due donne entrano subito nei nuovi abiti. Cartellino svolazzante a tergo.

Totem.

Pianto.

– E adesso che c’è?
– Ma io volevo la corona!

Eseguo il cambio merce più immediato della storia, i cavi del telefono sacrificati per una tiara che merita.

Raggiungiamo i maschi spargendo vanità. Il padre le investe di ammirazione, Patrick accetta di buon grado le mutande. I carrelli ci spuntano altre centinaia di euro. Del tipo che se andavamo a Disneyland Paris spendevamo uguale.

Ogni amore ha un costo. L’importante è aver fatto una nuova esperienza.

Ed è accanto a quei sacchi gravidi che Isabelle ondeggia con la sua gonna a fiori: – Andiamo a fare shopping.

– Amore… l’abbiamo appena fatto: era questo.

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: ogni domenica una vetrina dei posts della settimana!

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Commenti 6

  1. Mamma avvocato

    Ah ah, io ho fatto shopping per la piccola da Kiabi giusto giovedì, di passaggio da Torino. Con la scusa che i vestiti recuperati dal primo sono tutti da maschietto, ho acquistato cose un po’ più femminili o megli, frou frou. Roba che avrei voluto io, da bambina, quando invece mi toccavano i vestiti di mio fratello e c’era poco spazio per vanità. La verità, però, è che una cugina mi aveva appena portato abiti da bimba per l’estate di sua figlia, unica, ormai troppo grande. Quindi avrei anche potuto farne a meno ma….la soddisfazione!
    Io odio fare shopping per me, a meno che non siano pantaloni o t-shirt tecnici, da sport e coloratissimi. Quindi mi sfogo con i bimbi a cui, come scrivi tu, sta bene tutto!

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  2. mamma avvocato

    Ah, ecco. No, non è comparso ne’ la prima ne” la seconda volta…ero già in panico da…aiuto, non posso più far sapere a Maddalena come la penso è che la penso!!!

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