Maternità

I conigli dormono ancora

Sarà la più entusiasta, al mattino, quella che si scompone di luminosa, disordinata meraviglia. Sarah però dondolava in un sorriso beato accanto al piatto vuoto del vecchio canuto: – Isa guarda… Babbo Natale ha mangiato tutto! – Credo che in quel fare – fiero – da sorella maggiore, le fosse rimasto un piccolo dubbio, come un ultimo quarto di luna.

I beffardi

Le tre tappe di Babbo Natale

E mentre t’ingegni per illustrare la fiaba di Babbo Natale prima, e per salvaguardarla poi (e, infine, per rimpiangerla), ti accorgi che, bene o male, non puoi sfuggire nemmeno in quest’occasione alle grandi tappe della vita.
Normalmente il Natale ne ha tre:
1. Ti riempio di cose e non te ne frega niente: meglio nota come la fase della gratuità. L’infante è un essere ancora morfologicamente confuso, mezzo mescolato alla tetta, lievemente informe, attraversa le feste nella più totale ignoranza

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Maternità

Piccole mancanze

C’è un motivo, se odio l’inverno. Se penso a quando ero ragazza e non c’era differenza tra le stagioni… Ho ricordi di minigonne vertiginose, di quelle che zittivano mia madre e la condensavano tutta in un labbro scettico. Ho ricordo di discoteche e superalcolici, i soli che apprezzassi: un po’ perché non mi piace la birra (e nemmeno il vino), un po’ perché avevo fretta di stortarmi. Così uscivo quasi digiuna, per cena un mestolo di zuppa

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Maternità

Il Dio speciale delle madri

Si scende come si scende negli scantinati. Dove finiscono le ridondanze del giorno. Cominci a togliere: il libro rimane sul baule, hai fatto due pagine e poi basta. Non esci, non ti muovi, non scrivi, spegni il televisore. Non mangi, nemmeno sforzandoti, perdi piacere in tutto e ti sale quella cosa che somiglia alla nostalgia di te.
I bambini arrivano come flash, ho abdicato da tutto, li vedo fare a meno di me.
E allora penso. Quando sei malato pensi un sacco. La gente in ospedale, i bambini, ma soprattutto le madri. Quelle malate davvero.

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I beffardiMaternità

Gusci sotto i denti – Kids

A voi una lista di disturbi poco digeribili, la versione “kids” dei Gusci sotto i denti.
• La sveglia. Un sempreverde. Non sono mai riuscita, con nessuno dei miei figli, a sorridere in eterno nei loro risvegli neonatali e non. Il fenomeno è tra l’altro soggetto ad una strana legge di restringimento naturale…
• Il riordino. Come l’avete interpretata? Nel senso di mettere a posto? Vero, ma guarda caso va anche insieme a “ordinare di nuovo”…
• I litigi. Che poi è una parola davvero provocatoria, perché basta levare “ti” e i figli sarebbero ligi.

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Maternità

Devo dirti grazie

Mi reggevo ai buoni segnali che arrivavano, alle forze che scaturivano dai punti saldi, ai corrimani degli affetti: poche volte ho pensato davvero come stavi tu, alla tua lotta. Pensavo a sopravvivere, a tirarci fuori.
Così lo faccio adesso.
E mentre ti compro un menu che poi mi confezioni nella sua scatoletta coi manici so che non te ne sei mai andata.

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Altre Verità

Gli attimi

Quando è il nostro turno di uscire è tardi. Sempre tardi. Abbiamo speso venti minuti tirati, lei in quel fermo immagine di una brioche troppo lenta, morsi minuscoli e il tempo che sbrana, “dai Isabelle, che siamo in ritardo!” Salta su quel fusto esile di sua madre, galoppiamo con la fretta che si spegne passo dopo passo: “Pesi troppo, amore, non ce la faccio più.” Ad ogni non ce la faccio più mi incolla un bacio, mi fa ripartire. È il secondo, meraviglioso momento della giornata.

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Maternità

Il privilegio

La cosa bella di mettere i miei figli a letto è la stanchezza.
Che ci sbanda. Ci fa mansueti. Indifesi, anche. Incuranti degli spigoli, dei contorni razionali, bestie libere.
Allora canto le stesse canzoni che mi porto dietro da quando sono nati, da prima ancora, che li traversavano in grembo, la raccolta buona del tempo che passa. Ascolto braccia gracili tornare molli, cercarmi fuori dal lenzuolo che sistemo milioni di volte. La luce la spengo come ultima cosa

I beffardi

Fra Martino

Allora: la domenica perché è domenica, alle sette sei già appeso alla tua liana personale. Alle otto e mezzo di nuovo, poi alle nove e mezzo, poi alle 15.30, 17.30, 18.30. Il sabato ci sono le prove: sì, perché non posso credere che qualcuno si sposi ogni settimana anche al 6 di novembre, il 17 gennaio, o altre improbabili date nelle quali non ci sono prime comunioni, né cresime, e l’unzione degli infermi per quanto ricordi non è somministrata in chiesa.
Poi ci sono le feste. Giustamente. E, infine, i funerali.
Questa me l’ha spiegata mia madre, che, pur non essendo morta, sulle funzioni la sa lunga…

Maternità

In the middle of nowhere: l’età pensante dei figli

Poi arrivano i terrible two, la fase in cui cominciano a ritagliarsi un posto, a provare i confini. I terrible three, terrible four, terrible five. E vi lascio continuare la lista.
Ecco un piccolo compendio di situazioni nelle quali si esplica l’unica cosa davvero terrible (che non sono loro, né la loro età, ma la verità di esseri pensanti), a titolo di sfogo personale, di condivisione con le mie pari, nonché bussola per quelle madri che ancora navigano nel mare incontaminato della prima simbiosi:

IntermezziMaternità

Ma intanto il sole

È arrivato il sole. Quando entra me ne accorgo anche se gli do le spalle. Senza tanti cerimoniali lui si prende prima un trapezio minuto e smagrito sulla parete a sinistra, inghirlandato dai riccioli impressi dalle inferriate alla finestra. Poi si allarga, come un’idea che non accetta più di stare compressa in un angolo del cervello.
Arriva il sole, il mio saggio cane di compagnia

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Altre Verità

Una presenza gentile

Seduta esattamente davanti a me, nella staffetta dei posti a tavola.
L’ha capito, che qui siamo un po’ in burrasca, che quella spuma ariosa dei figli fa presto a diventare catrame. Una volta mi curavo di mettermi su un sorriso e poi modulavo la voce, come t’insegnano quando t’insegnano a cantare, la respirazione, il diaframma. Mi piaceva dare l’idea, cercarla, di essere una buona madre.
– Come sono le tue mattine, allora?

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I beffardi

Chi toglie le foglie secche e altri dilemmi esistenziali

• Dove vanno a finire le foglie secche nei campi selvatici o lungo le strade, se poi ad ogni primavera è tutto lindo e nuovo.
• Perché in tutte le tavolette di cioccolato al latte c’è scritto “finissimo al latte”: esiste “spessissimo senza”?
• E comunque: perché “tavoletta” è sia quella di cioccolato sia quella del cesso.
• Se “riposarsi” è termine coniato da mamma di infante, dopo che si è alzata diciassette volte e tenta di posarsi sul letto di nuovo.

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I beffardiMaternità

Pets

Pidocchi.
Sono al lavoro da 3 ore. Ho fatto solo 2 componenti della famiglia su 5.
– Mi dica, a caldo, come si è sentita?
– Mah, guardi… mi stavo rompendo i coglioni, sa, con la casa vuota, una donna abituata ai figli ormai da anni e vicina alla premenopausa può andare incontro a stati depressivi.
– Quindi?
– No, be’, quindi avere compagnia può essere un diversivo da non sottovalutare. Anche la sfiga, tra le altre cose, non andrebbe mai sottovalutata.
– Anche perché tra l’altro so di un grande amore di Sarah per gli animali domestici… o sbaglio?

In evidenzaIntermezzi

Il tempo delle consegne

Il tempo ha ricominciato.
– Che fai?
– Semino.
– Cosa?
– Giorni.
Lo credevo in qualche campo assolato del sud. Va’ che qui cresce ben poco, rimarrai deluso.
– E chi te lo dice? Chi sei?
– Sono la padrona di questo campo, Signore.
Non lo sa. Lui va dove lo chiamano. Passa per le consegne. Un’ora lenta alle madri che hanno appena partorito, una ancora più lenta a quegli anziani

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Maternità

La noia è davvero una buona consigliera?

No, perché… si dice che poi dalla noia nascono le idee migliori, la creatività, i voli pindarici. Perché è vero, bisogna fare spazio, ché mica puoi avere un’intuizione geniale in un fitto fitto di cose. O sì? Insomma anche sì, perché un pacco di idee e ispirazioni nascono facendo un pacco di cose in un sacco di occasioni. E dai.

Altre Verità

I figli sono la nostra coperta di Linus?

Quello che il professore non sapeva, è che avevo ricalcato la prospettiva. La prospettiva figurava tra le tavole richieste, e io non l’avevo mai imparata. Nessuno, me l’aveva mai insegnata. Ecco, se io ripenso a molte occasioni della mia vita, io sono uscita viva, forse perfino vincente, con la tecnica della prospettiva. Non per furbizia, né per pigrizia: solo perché interpretavo le aspettative dell’altro come limiti invalicabili, che non lasciavano spazio a un timido m’insegna?

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Maternità

A me bastava qualche ora

Improvvisamente il tempo allagava tutto.
Il tuo succo rimasto a metà sul tavolo della cucina, il passeggino che ormai non usiamo più, il davanzale provato da troppi fogli, da portapenne senza criterio né tappi, né punte alle matite.
Ci siamo guardati in faccia e di colpo ho capito: che io lo voglia o no, questo è il mio nuovo tempo. E mi è sembrato smisurato

4
Maternità

Quarto piano

Non chiederle di Rosy. Se le chiedi di Rosy finirai col piangere. Ti chiederà come stai, come stanno i bambini. E tu non aspetti altro, oggi. Null’altro che una di quelle acquasantiere in cui sciacquare le fatiche. Il suo viso così delicato sarà irresistibile, ti ha preso in braccio quei giorni che Sarah aveva poche settimane e non mangiava. Ti diceva come spremere il seno per far uscire più latte. Ti diceva ci vediamo giovedì alla stessa ora. E a te bastava, perché una mamma impaurita ha bisogno di certezze, di un giorno e un’ora.

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Maternità

Fino a qui

Basteranno poche settimane, e sarà così ovvia la nuova vita, ripenserò a quando era altrettanto naturale averti in canottiera per casa e mi sembrerà impossibile.
Vuoi che ti dica che non importa, che quello che abbiamo vissuto ci ha costruite, che resta intessuto nei nostri cuori? Resta. Rimane. Il sapore vago, le energie che abbiamo accumulato, la spinta che ci ha nutrite. È grazie a quello, che siamo arrivate fino a qui. Tutto il resto, però, sfuma. Dimenticare è il prezzo dell’adattamento.

I beffardi

Estività

Prima che l’autunno ufficiale (e per niente gentiluomo) venga a imbottirci le maniche e le lenzuola, anche quest’anno vorrei richiamare la vostra attenzione su alcuni dettagli che hanno decorato la stagione ormai in chiusura.
• Il servizio da tè (o il tè ai servizi?)
Nel caso tra una pisciata e l’altra all’area di servizio ti fosse venuta voglia di tè, o semmai avessi dimenticato il regalo per la suocera…

Maternità

Un filo nel vento

Imparare. Da capo. Non tutto, ti tieni quel tono che ti sfugge, troppa dolcezza ti sfigura. Ma devi smetterla di difenderti, prima, e di colpevolizzarti, poi. E imparare: la possibilità di quei piccoli sgorbi materni. Che poi tua figlia ci ha disegnato sopra. E poi ti cade una goccia di succo, non te ne sei accorta. Sembrano gli occhi di un corvo nella notte. A te non pare, e a lei fanno paura.

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Altre Verità

Ce qui reste

Mille volte questi scorci, mille più del Louvre o dell’Opéra. Queste vie a colori pastello, le mansarde aggrappate ai piccioni, alle ringhiere di ferro battuto, la Senna così ampia e materna, i giardini, le boulangerie all’angolo, l’Ile de Puteaux, la collina, il ponte. Le péniches attraccate, le nuvole che stanno per cadere e poi non cadono mai.

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I beffardi

I malriusciti

PICCOLI SINISTRI CHE HANNO PEPATO LA VACANZA
• Due herpes labiali, una bronchite, una puntura di vespa. Mai viste tante vespe, ma tanto basta non dargli fastidio. Prescelta nonostante la bandiera di pace passerò il resto della vacanza semi terrorizzata e decisa a rivalermi su una collega della mia attentatrice. Riuscirò a vendicarmi e osserverò con gaudio una vespa stramazzare. Non prima di aver verificato che – sì – hanno davvero un “vitino da vespa”.

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Maternità

I miei figli sono simpatici dopo le 20

– Una volta facevamo il tour delle chocolaterie – dico a Mathias memore dei nostri giri francesi di un tempo. – Adesso si fa il parc-tour.
Però va bene. C’è chi dice che i genitori non devono pensare a rendere felici i figli, che quello non ci spetta, che l’importante è essere felici noi: be’, a me vedere tre scimmie appese a una liana fa felice. Non importa dove comincia la felicità, l’importante è che cominci.

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I beffardi

La montagna, invece

No, dico: tutte queste foto di marinari, di solito ben tagliate per evitare solchi cellulitici e/o esagerazioni senologiche. Tratti di spiagge, un secchiello, una frangia di litorale. E poi: acqua. A destra, a sinistra, davanti: acqua. E già va bene, ché se no c’è un pettine a denti fitti di ombrelloni, l’odore di crema solare del vicino, la musica dell’altro, il bimbo che sveglia il vostro, l’odore del tramezzino alla cipolla, i discorsi del tizio al cellulare, lo slalom per raggiungere il mare.
Ma non vi stufate?
La montagna, invece…

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L’ ANTI-pasto

Il pranzo fuori casa, a portata di casa!
• Si mangia ovunque, anche in piedi.
• Possibile la formula eat&dance per la quale il padre dispone apposito Mac su canale youtube con musica continua.
• Altre possibili varianti alla noia prandiale: nuoto in piscina sgonfia ma comunque dotata di acqua (il bello della montagna è che puoi comunque fare il bagno, mentre difficilmente chi è in spiaggia può fare trekking). Badminton, qui rinominato volano o piumino per non dare troppo sfoggio del nostro lusso acquisito.

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Maternità

Sei partito

Buon viaggio, piccolo stambecco.
Mi sono alzata per salutarti prima che papà ti portasse là fuori, su quei gradini sciacquati dal sole. Parti felice, non sai lavarti bene i capelli da solo, anche coi lacci degli scarponcini sei piuttosto impastato, ma esci leggero, un pacchettino di cracker in tasca, esci più forte di qualche dubbio, più forte di noi, lasci questa casa e queste cose come sono rimaste: tua sorella è tornata dall’ospedale, non è cambiato niente, percorriamo lo stesso filo che ci tiene su a fatica.

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Io sono appena dietro

Mi manchi in questa casa in queste ore come manca chi è lontano nei gesti. Sarebbe diverso, vedere il tuo letto con le bambole che Isabelle ci ha messo, oppure trovarvi lei che ci si infila. Sarebbe diverso il tuo posto non più conteso a tavola, e anche i disegni che stremano il davanzale. I tuoi capelli sul pavimento, quelli rimasti annodati in elastici che intorno raccontano le tue traiettorie.
Se fossimo ancora perfettamente “noi”.

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Maternità

Se decidi di restare a casa

Devi sapere che ci vuole coraggio per lasciare il piccolo. E, molto, ce ne vuole per restare. Le giornate si distingueranno in buone e cattive in base a: quanto ha mangiato, quanto ha dormito, quanto ha pianto. Quanto ha obbedito. Se sei riuscita ad andare in bagno da sola, se ti sei sentita una buona madre. Devi sapere anche che sbaglierai sempre: se ti prendi uno spazio, pretendendolo. E se ci rinunci, immolandoti. Nel primo caso sarai egoista. Nel secondo sarai una mamma che “ama troppo”.

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I beffardiMaternità

Il venditore

Finché tra una biciclettata e l’altra da e per l’ufficio nonché a pelle-cotta nel sonno il mio prode cavaliere boccheggiante incomincia a presentare segni di serio coinvolgimento alle ultime esalazioni della mia domanda sul climatizzatore. Ed io ritrovo un piccolo entusiasmo. Che gli offro accanto a un doveroso: “Amore mio, adesso me lo dici? Va’ che ormai non si trova un cazzo. E anche se trovi, non trovi chi te lo installa.”
Ed è lì che arrivano le gambe (quelle di chi non ha testa).

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Maternità

Grazie per essere tornata

È passata. Come passa tutto. Le madri se lo dimenticano, che le cose passano: ci stanno dentro come in un mare eterno. D’altronde lo sai com’è il mare? Se ti pianti bene in piedi sulla spiaggia, e guardi l’acqua, e poi spingi gli occhi lontano, ancora più lontano, sempre più lontano… potresti giurarci che tutto il mondo è acqua. La maternità è questo. Ed è una gran cosa. Solo che a volte, nei momenti tosti, sarebbe consigliabile guardare a lato, vedere in una lingua del litorale la possibilità certa di un po’ di terraferma

I beffardiMaternità

Giocare con te è come…

TRE ETERNI PUNTINI DI SOSPENSIONE
1. La decisione: normalmente lascio che tu scelga il gioco da fare. Poi annego in improbabili fuori programmi nei quali lasci a metà dieci cose in contemporanea e io cerco invano un filo per partecipare in prima linea.
2. La solitudine: hai deciso che devi fare il bagnetto alla bambola nel lavello della cucinetta in camera tua. Io l’asciugo, ok? No, mamma. Allora io ne prendo un’altra. No, mamma. Allora cucino qualcosa. No, mamma. Allora cosa faccio? Tu aspetti, mamma

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Maternità

A spasso con Kick

Nei primi isolati accenno qualcosa, cerco un contatto oltre quella sua mano che mi ha consegnato, le sue unghie che ho dimenticato di tagliare. Poi resta la mano. Di fare grandi discorsi non c’è bisogno: è già un maschio, i silenzi sono comodi, sicuri, senza incertezze. Penso che in fondo è anche un sollievo e mi sembra di capire quello stare degli uomini, a gambe larghe, in piedi, fermi: anche zitti

9
Maternità

Quello sbrego che la maternità non può dire

Cammino e non lo so.
E adesso vorreste sentire il cuore di mamma: “Ma dove credi di andare? Tutta la tua vita è a casa, da loro”, e vedere che pian piano accelero, mi butto al collo quelle tre scimmiette. Oppure la gran Donna, quella che “è”: prima, durante, dopo i figli. Statuaria, salda.
Non sono nessuna delle due

6
I beffardiMaternità

Tre figli e un maggiordomo

Si stanno creando strane costellazioni qui in casa, ultimamente.
A un estraneo potrebbe sembrare che io abbia un domestico: lava i piatti, sostituisce lampadine, spazza il terrazzo. Guida una vettura conducendo la famiglia nel luogo desiderato. E ancora: vuota la lavapiatti, stende il bucato, spesso cucina.
– Quanto le costa, signora, questo maggiordomo?
– Mah, guardi, in verità pure i soldi li porta lui.
– Ma scusi, lei è in vacanza?
– No, questo mai.

11
Maternità

Valigie da chiudere

Pensavo meglio. Lo dico. Quattro giorni forse erano fin pochi. Così non ho fatto in tempo a incazzarmi per il clima. Però non ho nemmeno mollato tutta quella zavorra che credevo, in mezzo ai prati alti, nelle gioie che, pure, ci sono state.
Mi siedo qui, sul bordo di questo divano, le valigie affamate nelle altre stanze, e nonostante tutto mi arriva quella cosa che arriva sempre quando chiudi: tutto si arrotonda.

10
Maternità

Certe madri

Ci sono madri che come voi allattano, come voi vegliano. Come voi annegano in quel minuscolo mistero.
Eppure non ce la fanno. Non sempre. Perché ci sono figli che non s’acquietano. Non hanno un solo intervallo, hanno un disturbo fisico, hanno più coliche. Hanno meno sonno. Sono più suscettibili. Hanno più bisogno. Sono semplicemente più impegnativi di altri. Oppure ha meno flessibilità la madre. E resta un piccolo varco, tra i due mondi, un’incrinatura. Che nulla c’entra con l’amore.

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Verità incomprensibili ai bambini

1. I mozziconi del naso possono essere riposti in un fazzoletto di carta o, se secchi, buttati per terra. Appiccicarli al muro, invece, produce antiestetiche macule destinandoli, tra l’altro, al distacco prossimo.
7. Una goccia di sangue non vi farà morire.
11. Per i maschietti: il pisello è ben attaccato e non si sentirà solo se per un po’ lo lasciate stare.

4
Altre Verità

Tu digli che hai un divano

C’è una certa concitazione, in questi giorni. Sembra che chiude la vita, a fine maggio, tutti a sbrigare faccende e fare bilanci. Noi, in particolare, slalomando tra un saggio e l’altro e imprevisti in dosi non omeopatiche, solo adesso cominciamo ad affannarci per tutte quelle cose insolute che ti vien voglia di risolvere prima delle ferie. Così, per partire senza rimorsi. Ma i due leitmotiv degli ultimi giorni sono il letto a castello da comprare ai bambini e il viaggio imminente in Alto Adige

2
Intermezzi

La caffetteria

Alta, secca, i capelli a carré, ma proprio a piombo, che non starnazzano nemmeno se ci starnutisci sopra. Certe persone lo vedi da subito che sono il copia incolla del portamento che si portano appresso. Si accomoda alla cassa della caffetteria, la sento che nomina una festa di scuola, mi aggancio perché a me quelle troppo imbastite mi fan venire la voglia di scucirgli l’orlo per dispetto.

5
Intermezzi

Le cose a metà

È un buon segno, quando lascio le cose a metà.
Se non c’è il vago tremore della foga, se le mani sono salde e danzanti, è un buon segno.
È il passo cadenzato dal desiderio. E non importa se sfugge alla logica, né se pare l’inerzia incantata di un bambino. Anzi, a me piace.
È il salto giocoso della curiosità. E non importa se poi non scopro chissà cosa: riscopro, almeno, la mia ingenuità.

I beffardi

Made in China

Ho un rapporto conflittuale col made in China.
Innanzitutto vorrei capire perché agli ottimi involtini primavera hanno sostituito manicure di dubbia igiene e tenuta, negozi high tech ad alta frequenza (cinque per km), parrucchieri di incognita riuscita e bazar di sicura inaffidabilità.
Poi di tanti stranieri che vengono e in men che non si dica coniugano i congiuntivi, i cinesi rimangono ancorati a un alfabeto che consta all’incirca di sei lettere: cinque vocali più L. Con quello declinano tutto.

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Altre Verità

I blogger che amo

Amo i blog che discorrono con uno stile curato, che bisbigliano e al momento non t’accorgi. E poi quando vai per mettere su la pentola della pasta non sai come ma hai quella frase che ti rantola dentro.
Amo i blog delle grandi sfide, delle battaglie personali. Quelli che entri enorme ed esci piccolo. Però non sminuito: solo più proporzionato da verità che era giusto conoscere. In quelle dimensioni ritrovi la bocca grande del mondo e capisci: che sei solo una vocale.

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I beffardi

Gusci sotto i denti

LISTA ANTIPATICA DELLE COSE CHE MI STANNO ANTIPATICHE
• Attendere una telefonata… Mi dà decisamente fastidio quel limbo sospeso nel quale, alla fine, non ho modo di concentrarmi, dedicarmi ad attività impegnative, o squisitamente personali, e mi tocca passare il tempo piegando mutande.
• Le camicie. Celebre l’osservazione di mio marito anni fa quando dinanzi al mio gaudio poco convincente per il regalo che mi aveva fatto si espresse: “Siccome non ne hai…”. Eh: appunto.
• Chi non sorride mai. Chi sorride sempre

2
Maternità

Un’altra corsa

Forse avrei corso.
Così, per misurare gli anni. Per il sapore di quelle volte che il sabato di spesa ne facevo poca, quanto potevano permettersi due braccia da single. E poi c’erano lunghissime sere e interminabili passi ai bordi del naviglio, di là i palazzi, i tram, le automobili della movida, di qua io e altri coraggiosi, ad addomesticare una solitudine.
Avrei corso in un bisogno sottile di essere io. Di vedermi quando togli le commissioni, gli appuntamenti e i figli. Che faccia ho.

4
Maternità

Lettera di un bimbo appena nato alla sua mamma

SIAMO L’ORIGINE UNO DELL’ALTRA. E COMINCEREMO PER SEMPRE.
Ciao mamy.
Come stai?
Ho fatto un po’ fatica, spingevo coi piedi, dal fondo della caverna dove sono stato nove mesi. Spingevo e spingevo e non sapevo: volevo uscire e volevo anche restare dentro. Dicono che tutta la vita, in fondo, è questo: curiosità e paura. Lasciare e trovare.
Io so che tutta la vita sei tu. In ogni caso.
Prima. Durante. Dopo.

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Altre Verità

La piccola libraia

Ti chiedi perché, di tante botteghe così belline qui nel quartiere in mezzo a gioielli di piccole corti custodite con zelo, la libreria tutto sommato la frequenti quasi meno dell’elettricista perché le lampadine le prendi al Carrefour, del macellaio perché non sai comprare un taglio di carne, del corniciaio perché ti basta un plexiglass del Brico. Comunque esci a passo vagamente urgente e, sebbene siano le 12.29 in punto, il punto è che la bottega è chiusa. E inizi a ricordare il bello e il brutto dei piccoli commerci.

10
Altre Verità

Dottori. E cose rimaste

Mi hanno dato il cortisone.
Arrivo allo studio che il medico è già lì. Su una porta aperta, buonasera. L’ho fatta aspettare?
Invece è cordiale, un uomo con un suo portamento nobilitato dal camice, brizzolato nei capelli e nella barba. Anche nei modi, invecchiati dalla professione eppure a tratti capaci di ritrovare una giovialità amicale.
Non basterà.

8
Altre Verità

Il matrimonio

I bambini erano contenti perché avremmo preso il metrò. Io sento il valore, più che il cerimoniale. Non l’ho pensata come questa grande cosa, mio cugino non è uno da giacca e cravatta, poi farà questo rinfresco in un parco semplice e nudo dalle nostre parti, sotto l’acqua prevista dai meteorologi. Lei è già la madre delle loro due figlie, vivono insieme da quanto? Ne parliamo lungo la banchina, Mathias si è infilato una camicia casual, io ho i jeans e gli stivali invernali, la giacca abbottonata

4
Altre Verità

La gente è un ottimo passatempo

Era ancora lei, tagliata in due da una cicatrice sullo sterno.
Simona.
Larghi occhiali, larga bocca, denti intonati allo studio dentistico dove lavora.
Ha un garbo posato, liscio quanto il suo ciuffo lucente sulla fronte, se spingi un po’ le scuci quella sua accento del sud. L’altra volta è stata i miei dieci minuti di attesa dopo l’intervento, mentre Mathias tornava a prendermi. Le persone sono una buona attesa. Una buona panchina mentre aspetti il verde.

22
Altre Verità

Un passo dentro, due fuori

In tutta la vita, in tutto il mondo, ogni giorno, siamo soggetti a regole, coordinate, compromessi. Cosa, e dove, si è follemente liberi?
Nelle passioni.
Investire in una passione significa addomesticarsi. Promuoversi, stringersi e poi allargarsi a un ritmo che non è più solo quello del tuo respiro, del respiro delle cose e delle parole. Investire in una passione vuol dire che quando fuori tira una brutta aria quel gancio salvifico che ti ancorava ai tuoi visceri è proprio ciò che adesso traballa nel vento

2
Maternità

Cosa regalare a una neomamma

Ti vengo a trovare, neomamma, ti porto i miei fiori preferiti se non conosco i tuoi. Ti porto anche il vaso, così tu non ti alzi.
E poi ti do un biglietto semplice, facile: ci scrivo TEMPO.
Tempo da sola col tuo piccolo, mi metterò alla porta, sarò la sentinella che manda via i visitatori quando vuoi riposare.
Tempo per non fare nulla: ti metto su una pasta, il tuo dvd preferito, ti accendo una candela. Tu pensi al piccolo, e io ti faccio un piccolo albergo.

2
Maternità

Mano nella mano

C’erano due donne per strada. Camminavano per mano.
Una era una signora di mezza età, l’altra, più anziana, probabilmente sua madre. Procedevano zitte di quei dialoghi silenziosi e inaccessibili agli estranei. Lentamente. Quella mano solcata dal tempo stava sicura custodita dalla più giovane.
Ho pensato a quando terrai la mia. Perché barcollo, sono cieca, vecchia, rimbambita.
Io, tra le due, tirata piano dal tuo vigore. Io, tra le due, quella che parla buffo, che biascica.
Saremo noi, soltanto un po’ al contrario.

6
Maternità

L’occasione

Ho maturato l’indecente capacità di pensare liberamente ai fatti miei, ad altro, mentre leggo storie ai miei figli a voce alta. Così giro le pagine e fra una e l’altra lampeggia una fioca consapevolezza: “Torna qui.”
Mi devo sforzare, concentrarmi. La stringo come l’ennesimo fastidio della giornata. Lei, mia figlia.
Perché quando tuo figlio ti reclama alla fine di una giornata di merda, tu pensi all’ennesimo conto da saldare.

10
Maternità

Mentre gli altri dormono

Tu e io.
Certe mattine ho sperato di entrare e non avere nessuno. Impadronirmi della cucina: io, e i miei sbadigli. Avere un piccolo tempo come un segreto, la conquista conseguita con le vostre notti finalmente lunghe.
E invece appena spunto nel corridoio, la casa ancora bevuta dal buio, guardo subito avanti, se la porta è aperta, se vedo una lingua di luce. Trovare tutto identico alla sera prima, la soglia intonsa, la stessa penombra, quasi mi delude.
Ma sei lì. Prima di me, il più dei sabati mattina. O appena dopo. Quando il caffè sporca il fondo della tazza rosa e sul mio piatto restano le spoglie di una banana. Siamo la stessa impazienza, il sonno leggero

3
I beffardi

Il dentista

Quando dopo decenni un dolore sospetto ti conduce a riaprire le danze, speri che molto o tutto sia cambiato. In effetti non vai più da Ventura, il dentista non si rigira le mani, e la puzza di fragola se n’è andata. Come anche la mano della mamma.
In compenso ritrovi: lo stesso controsoffitto che hanno tutti gli uffici o studi medici, la stessa pianta nella sala d’attesa, la stessa poltrona che la fanno a chaise longue e tu pensi che figata, è per mettermi a mio agio, come ai tempi arditi dei sedili reclinati in auto, o lo spasso di una sdraio su un’isola tropicale

11
Maternità

Il paradosso di crescere

Noi ammiriamo con indicibile incanto quella lentezza che hanno i nostri figli, la minuziosità nelle cose.
Eppure gli insegniamo la velocità.
Guardiamo la loro tenacia nell’insistere in un tappo da chiudere, una zip da incastrare,
ma li esortiamo “sbrigati!”, a fare in modo più efficace.
Godiamo di quella loro spontaneità disarmante, ma li istruiamo all’eleganza dei gesti e delle parole

2
Altre Verità

Nulla si distrugge

Spinge coi piedi in pantofole rosso sangue, uno via l’altro, come i tricicli senza pedali dei bebè.
Guardo quell’unico vezzo rosso, le giornate rimaste con la sola compagnia di una sconosciuta che qualche figlio paga. Il fine settimana riavere un pezzo del grande spettacolo.
Perché è stata anche lei, forse, un grande spettacolo. Prima di stingere.

4
Maternità

Le mamme finiscono in “ingo”

– SPINGO: ho spinto nel parto, per darti alla luce. Ti spingo sull’altalena, a giocare, a fare, scoprire. A sognare, desiderare. A essere: quello che sarai.
– DIPINGO: principesse e castelli sulla carta ma anche facce tristi o incacchiate nel purè. Felici non le chiedi, perché lo sei già tu.
– ATTINGO: a tutte le mie forze mentali e fisiche, per rispondere al tuo imprevisto infinito. E sono fortunata che mi hai aperto dentro un pozzo come una sorgente, e che quell’acqua non si esaurisce mai.

8
I beffardiMaternità

In caso di vacanza

Non so voi. Anzi: lo so. Se le scuole sono aperte voi siete a lavorare. Se le scuole sono chiuse voi siete a lavorare. E i bambini dai nonni. No?
Be’, qui funziona all’incirca così: scuole aperte, un solo figlio a casa. Scuole chiuse: 3 figli a casa. Io: comunque a casa.
Ecco come (soprav)vivo nei periodi delle loro vacanze:
Al mattino, intorno alle 11, li accolgo con un dolcissimo buongiorno, la torta appena sfornata emana il suo aroma inebriante. Tutti accorrono felici e impazienti. Poi li coinvolgo nello sparecchiare, loro aiutano con entusiasmo nel lavare i piatti, rifanno i letti mentre ancora glielo sto dicendo

14
I beffardi

Tutte le mammelle hanno una mamma…

… ma non tutte le mamme hanno mammelle.
La prima t-shirt della stagione è come la prima volta che levi il pareo in spiaggia.
Con la differenza che i chili in più potresti provare a toglierli, ma le tette in meno non puoi provare a metterle.
Perché l’inverno è una cosa. La giacca a vento, push-up o meno, scende giù come scende, non ha mai avuto grandi sbalzi, grosse curve di livello. Ci sta. Ma poi? Poi comincia la resa dei conti.

4
Altre Verità

Scarpe basse

E fu il Salone. Il grande fermento.
A ben pensarci fu una gran cazzata decidere di vedersi proprio allora. Uno di quegli appuntamenti che partono mesi prima, e poi scusa non posso, e dobbiamo rinviare, e avevo dimenticato un impegno. Mi sono ammalata ti richiamo.
– Vado al fuorisalone. Ci vediamo?
Perché non hai detto no, Daria? Che te ne fotte, a te, di quel design che comanda sorrisi a bacchetta, di tanti fricchettoni compiacenti, di tutti quei crapetti luccicanti di lusinghe?

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Maternità

Il farmaco n.1 nel mondo

Categoria farmaceutica
Movimentatore della vita domestica ed extradomestica, stimolatore dell’attività cardiaca.
Che cos’è e a cosa serve
Maternità è un farmaco indicato in tutti i casi di aumentato fabbisogno di amore e desiderio di significato.
Cosa sapere prima di assumerlo
Non prenda il farmaco se è allergico ai bambini o a uno qualsiasi dei loro componenti, non utilizzarlo come cura palliativa per amori finiti.

6
Altre Verità

Quando un (buon) libro finisce

Poche parole, mezza frase… punto. Il libro è finito.
Adesso stai lì, l’hai chiuso come pesasse, come fosse di sasso. Ciondola tra le dita, hai l’occhio fermo sul dorso, il suo titolo galleggia.
Ci sei dentro anche tu, ci sono le tue ore, le volte che hai lasciato squillare il telefono, le cene preparate in fretta, i bambini che chiamano. C’è dentro il tempo che gli hai dato e c’è il tempo che ti ha dato. C’è quello che è successo lì dentro e che è accaduto fuori. C’è che adesso vi somigliate un po’, perché un libro somiglia sempre a chi lo legge e chi legge finisce col somigliargli un po’, come due che si annusano, prima, e poi si amano.

6
Maternità

14 lettere

Guarda che non è così terribile. Vuol solo dire che ti sputo nel mondo un’altra volta, Isabelle. Come quando sei nata. Uscirai da una casa, dalle mie braccia, da queste stanze e da questi giorni noti. Così come sei uscita dal mio ventre tre anni fa. E non si torna indietro. Nemmeno questa volta. Comincerai il mondo.
A me è questo che scuote. A tua mamma le definitività fanno quell’effetto lì: si guarda i piedi anziché guardare avanti.
E invece l’asilo è una bella cosa. Un inizio coi sacri crismi. Fidati.

11
Maternità

Il prezzo del cinema

In caso di proiezioni per bambini dovrebbero evitare trailers e ridurre il volume. Ma tant’è. Lo spettacolo finalmente comincia quando la pazienza della petite finisce (e anche la mia).
Cantano. Nel film cantano e poi cantano e poi cantano, e comincio a sospettare che non solo i trailer ma anche il film stesso sia del tutto inadatto a una bambina di tre anni. E a sua madre, notoriamente allergica al Kitsch e ai musical (questo film è entrambe le cose).
Dopo mezzora di strenua resistenza porto la piccola fuori, con vistoso sollievo anche della sottoscritta: vederla saltellare euforica su quelle piastrelle gialle e grigie è il momento di maggior sollazzo per entrambe.

6
Maternità

Perché ti ho detto no

Ti ho detto no perché mia figlia mi ha detto vieni, e io sono andata. Non ho detto aspetta, non ho detto un attimo. Sono andata e basta. E ho conosciuto la soddisfazione di esserci, per una volta, subito. E la sua faccia bianca volava.
Ti ho detto di no perché alle cinque prendo gli altri miei due figli a scuola, e non voglio essere, nel folto della folla, la faccia corrucciata che un amico mi ha indovinato ieri. Quando chiedeva – Cos’hai? Sempre così – increspando la sua fronte a imitazione della mia.
Ti ho detto no perché viene la primavera, e compreremo piante e fiori nuovi al vivaio

4
Maternità

Tulipani e ranuncoli

Potrebbe piovere. Per questo alla fine ho infilato quel piccolo ombrello in borsa. Lei sorride, ha visto che la mia borsa è gonfia come una pancia gravida. Deve starci dentro tutto: i farmaci che prenderemo in farmacia, che però mamma io non voglio andare solo in farmacia, il mio portafogli sgangherato pieno di spiccioli per i carrelli, i panettieri delle merende improvvisate coi fratelli, le chiavi col papero.
“Fiori”, le ho sussurrato all’orecchio mentre gli altri chiudevano la porta uscendo sul giardino. Ci compriamo dei fiori, Sarah: io a te, tu a me.

10
I beffardi

Piccole ossessioni domestiche

Sono una da quadri dritti. Mi piacerebbe albergare nel caos creativo senza battere ciglio. Mi piacerebbe dire che sono una Picasso che spazia per casa e nella vita senza il fastidio di certi dettagli. Ma sono una da quadri dritti.
Qui una lista sicuramente incompiuta delle mie. (Sono gradite confessioni riguardanti le vostre.)
4. Raccogliere ogni capello dal pavimento: per questa squisita mania i miei omaggi alla mia genitrice la cui frase simbolo a riguardo fu per lunghissimi anni “ma dai, vai in bagno a buttarli.”
7. Spostare qualsivoglia oggetto riflettente dal campo visivo mentre guarda la tv (o, meglio ancora, farlo rimuovere).
12. Sistemare il fondo dei jeans che non s’infili o non s’appoggi sul bordo posteriore della scarpa, ma scenda dignitosamente.

4
Altre Verità

Siamo una buona spedizione, noi

Mi hai accompagnato a fare l’eco al cuore. Hai guidato, hai parcheggiato.
Nel tempo di un caffè ci somigliamo, ci somigliamo davanti all’infermiera che sbaglia ricetta: “Le urine le ha portate?”, per un semplice esame del sangue.
“Sì, le ho sempre con me”, ridi dalla terza sedia che cambi, mi segui col giornale che non si è mai aperto, da un punto all’altro dei miei pellegrinaggi medici.
Le tue battute hanno vita facile con me, sai che è una buona spedizione. Siamo una buona spedizione noi, papi, due mongoli che stentano a ritrovare l’uscita e poi si chiedono chi ha rubato, di due che erano, un ascensore.

6
Altre Verità

Abbaio in Fa Maggiore

Mio marito l’hai estratto a forza dalla sua consueta mansuetudine. Quella domenica, un anno fa: io stavo preparando i bambini per andare a comperare una torta in pasticceria. Eravamo allegri e ridenti come dei fessi. Che meraviglia, essere fessi… se lo sei di tuo. Invece tu volevi farci fessi a noi.
Ho messo fuori la faccia, ho provato a stare zitta, ma a certi padroni di cani se gli fai un appunto su quell’abbaio perenne la prendono sul personale. Gli basta che cominci la parola: – Scusa, volevo chiederti se per favore potevi educare il tuo c…
– Ma che cazzo vuoi? Maleducati semmai siete voi.

6
Maternità

Finte priorità

“Un attimo” è la risposta cult. Quell’attimo è così largo che la maternità ci entra tutta dentro. Tutta intera.
L’altro giorno Sarah era al cesso, mi chiama una volta, due. Lascio passare almeno due appelli, al terzo dico “un attimo”, al quarto “un momento”. Al quinto mi rispondeva sospesa con le sue gambe ancora corte sulla tazza: “Mamma, i tuoi attimi durano troppo.”
Certo, perché sono una bestia.

7
Maternità

La prima pace

Le mamme notano un sacco di cose, e le prime le segnano da qualche parte. Ma a volte non deve essere per forza quel grande evento, magari non è una gloria, è una sfida. Magari la prima increspatura. Io prendo anche quelle. Forse perché obbedisco alla forza, non al giudizio.
La prima sgridata.
La prima sgridata è la prima. E io sono abbastanza matta da pensare che ha il suo bello. Perché poi viene la prima pace.

8
I beffardi

Il ristorante della domenica

THE ANSWER MY FRIEND… IS BLOWING IN THE WIND

Mi ha sempre incuriosito la bizzarra sopravvivenza di quei ristoranti lungo la provinciale o in talune defilate vie della città o di frazioni limitrofe. Insegne rimaste a ventenni fa, granchi che nuotano al neon, verande dove s’indovinano famigliole coi mocassini della domenica. Li osservo passando e regolarmente mi chiedo come campino.

2
Intermezzi

La prima lucertola sul muro

Fuori è rimasto un ricordo invernale nei capitomboli delle foglie arricciate, nella fanghiglia o nella terra dove lasciano corse i bambini. Nelle teste glabre degli alberi leggi, se vuoi, l’inconsistenza, l’incertezza di una stagione, la nostra stessa contraddizione. Di pieni e di vuoti, le prime bevute alle fontane e poi un tè caldo nelle caffetterie, le prime maglie sudate e madri che implorano rivestiti! Le prime righe incandescenti dalle persiane, i primi sorsi di sole serale. Ma anche le luci per la via, durante pentole sul fuoco.

3
Altre Verità

Il limite

I limiti sono anche un contenimento, il parapetto di noi stessi, non sono mica solo stronzate, ombre dettate dalle nostre paure, dalla nostra zoppia. Bisogna vederlo, che avanzare a volte non fa “avanzare” nulla, che vai avanti ma cosa “rimane”? Di te, di quello che poi ti volti e capisci che hai lasciato indietro ciò che più conta.
Me ne accorgo una sera. Che mi aspettavo una barca di sorriso sui denti, ormeggiata e beata. E invece ho una cucitura stretta. I piedi allineati sull’ultima sigaretta del giorno. Quando vado di là, per salutare i miei figli che dormono, io vedo.

40
I beffardi

Small & cute

Mossa ad amorevole com-passione verso alcune colleghe di strade secondarie, e protagonista io stessa del festival Small & cute, stilo la carta dei vantaggi dei piccoli blogger:

1. Sono alta. Essere in basso, per una volta, ha il brivido della novità.
2. Intimità. Tanto i cazzilli miei restano in famiglia.
3. Un blog sempre piccino è un blog sempre agli inizi: niente di meglio per sentirmi fresca.
4. Quando c’è un commento mi prende un piccolo entusiasmo, che sopra i 40 anni è utile per l’assetto ormonale.

2
Maternità

Intimità

Sono giorni buoni. Filari di viti.
Di tre figli ce n’è sempre uno che scivola, sfugge. Qualcuno con un piccolo brivido di paura, un malcontento. Una piccola fatica. Come nelle gite in montagna, tirare il più lento, motivare, aspettare. E c’è sempre il più leggero, quello che salta le radici, ride ai fossati, schiamazza nei ruscelli, insegue i girini.
– Tu ci riesci a essere innamorato di tutti nello stesso momento?
Mathias ha il pc sulle gambe, seduto nella poltrona a righe.
– No.

17
Maternità

Il controviaggio della maternità

RITORNARE, POI, RIPROVARE LE DIVISE ACCANTONATE: È UN ALTRO VIAGGIO

Noi molliamo tutto per un viaggio.
Chiamato “figlio”.
Lo allattiamo, lo culliamo, lo interpretiamo. Accatastiamo, da un lato della stanza, le nostre vecchie divise.
Perché quando la giostra parte tu puoi fare due cose: ostinarti a salvaguardare un cencio della tua vita. A non farti corrodere.
Oppure: puoi salire e girare, nella meraviglia centrifuga della maternità.

4
Altre Verità

L’equivoco

Comincia a scrutare, se viene a piedi, col motorino, se ha quella giacchetta di pelle, oppure la felpa rossa che di solito lega storta in vita, così bassa da arrivargli a mezza coscia. Vorrebbe il coraggio di una sigaretta, mettere le mani da qualche parte, invece se le passa due volte, tre, sulla maglia, sgualcendola un po’.
Fa due passi verso le vetrine, le servono a controllare capelli e mise, quelle sue gambe scolorite che scappano dai jeans. Ogni minuto che passa la bellezza si sfianca, ero migliore appena uscita, fallo arrivare, dice a un dio che non ha.
E finalmente è lui.

6
I beffardi

Chi fa da sé fa per tre (ore)

MA: se io pulisco e i soldi risparmiati dalla colf li investo in cose a me utili?
Alla fine che vuoi che sia. Motivata dai 30 euro ipotetici del risparmio-guadagno mi metto all’opera. Quello che ne esce, a parte una casa splendente ma anche – guarda te – singolarmente aromatizzata alla m., è questo:
1. Se pulisci casa non è necessario andare in palestra.
2. Due ore è umano, tre richiedono già un discreto allenamento.
3. Calli come nemmeno quando giocavo a tennis regolarmente: ho capito a cosa servono i guanti.
4. “Tutto passa”: anche la voglia di pulizie obbedisce a questa incontrovertibile verità.
5. Isabelle il lunedì fa la cacca alle 12.

6
Maternità

Lovely mornings: la fase “facile” della maternità

Varianti distribuite random durante la mattina: la doccia nell’armadio, la copertina che fa d’asciugamano. L’amore per i panni, come una brava massaia, si estende quindi allo stendere e piegare. Riporre mutande nei cassetti della cucina è un’abitudine bizzarra che ti torna utile scoprire quando cucini nuda e cerchi un mestolo.
Un giro in macchina poi non si nega a nessuno: mamma questa è la cintura, questo è il guido, se la macchina si rompe la portiamo dal caccanico.
Siamo ufficialmente nella fase elastica della maternità

2
I beffardi

Esco, m’incazzo e torno

Oggi, a parità di iniziativa, m’infilo nel limbo, accanto a me un’altra mamma. Siamo sole. In due minuti e quaranta secondi ho modo di constatare quanto segue:
– A mio figlio scappa violentemente la pipì, visto che resta aggrappato incessantemente al suo “perno vitale”.
– Il suo maestro è meno coraggioso della maestra di danza, infatti dopo un minuto esce, chiude la porta, infilando giusto il mento proteso a segnalarci: “I genitori devono aspettare fuori. È la dirigente che vuole così. Non voglio essere ripreso.” E per “ripreso” è subito chiaro che non intendeva a livello video.

6
Maternità

Mamma: istruzioni per l’uso

1. Tua mamma ha due tette, non di più. Consumata una e l’altra, per favore, acquietati.
2. Esiste anche un papà: non te ne frega niente. Ma a lui frega più della sua stessa vita. Basteranno pochi minuti, e vi apparterrete. Non dimenticarlo. Nemmeno, anzi soprattutto, di notte.
9. Cammina sicuro nel tuo barcollare: puoi contare sulla sua mano i primi tempi e poi, comunque, sulla sua presenza. Però, se puoi, non contare sulla sua schiena.
10. Sostienila nei giorni di solitudine: falle la corte in quel modo che solo tu sai. Le irrigherai il cuore.

4
I beffardi

Abbandoni domestici

Quando la donna delle pulizie lascia finalmente l’abitazione l’umore della padrona, anziché alleggerito dalle incombenze, si produce in ripetuti:
– Bambini, levate le scarpe SUBITO.
– Cazzo oggi piove, devo leccare ogni sassolino dal passeggino ché la tipa ha appena pulito.
– No, oggi la merenda si fa con qualcosa che non sbricioli.
– Sarah ti è caduto un capello: raccoglilo.
– E comunque tre ore sono troppe.
Alla luce di questo ella comincia a riconsiderare l’ipotesi di fare da sé quando, battuta sul tempo, l’occasione le è cortesemente offerta dall’ultima colombiana

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Altre Verità

La verità sui blogger

Nella mia ingenuità credevo di scrivere per scrivere e perché qualcuno leggendomi trovasse qualcosa: di nuovo, o di antico, un barlume che ti fa dire “è vero”. Ma se non cominci a inseguire il corridoio alla ricerca del varco, e se non spintoni, fai come me. Fai come me e pochi altri che a sera raccattano quattro pollici su dai social dopo ore di lavoro, due commenti di gente affezionata e che prontamente ringrazi, e resti su: l’aeromobile vuoto.

11
Maternità

L’Incarico

Far digerire le regole ai figli è come nascondergli la verdura nel sugo della pasta. Lo capiscono subito che quel mettiti il pigiama, declinato poi in ti ho detto metti il pigiama, adesso metti il pigiama o non ti leggo la storia ha a che fare con qualcosa di ostico.
E allora perché non frullare le regole? Sì, come la verdura.
L’altra sera mi viene l’idea geniale.
– Sono le nove e venti. Alle nove e trentacinque dovete essere sotto le coperte. Lavate i denti, mettete il pigiama, guardate il cartone: gestitevi voi.

6
Altre Verità

L’ago della bilancia

Al portone c’erano un uomo e una donna, sull’uscio aperto era chiaro aspettassero di entrare oltre, nella corte del palazzo e poi dentro, nel centro analisi. Me ne frego, procedo, seguo la promessa delle luci accese, le file dei neon già corrono incandescenti oltre le finestre del laboratorio. Ho due frette che mi ballano nei piedi: quella di tornare a casa, quella di levarmi il pensiero.

14
Maternità

Io passo il tempo

Io passo il tempo a guardarti. Come si guarda un punto lontano, che non s’indispettisce. Come si guarda un punto così vicino, che ci affoghi dentro.
Io passo il tempo a guardarti quando siamo addossate, l’una all’altra. Magari nell’ultima coccola della giornata. Magari la prima del mattino. Di poche cose, con rare persone, si può avere questo vezzo, questo privilegio.
Io passo il tempo a ridere con te. Perché ti prendo in giro e tu sei ancora troppo bella per restarci male, e sei già molto saggia per capire l’ironia

4
Maternità

“Anticipo” comincia come “antipatico”

Dicono che nella vita ogni tanto bisogna cambiare il punto di vista. Come ne L’attimo fuggente. Il professore saliva in cattedra e da lì il panorama era tutto diverso. E allora siccome è sempre lui a portarli a scuola e poi va dritto in ufficio, questa mattina schiodo io. E capisco un sacco di cose.
Innanzitutto l’attimo è proprio fuggente: – Ma voi, quindi, volete dirmi che uscite ogni giorno con questo freddo?

6
I beffardiMaternità

Pacchetti d’intimità familiare

– Buongiorno, dica.
– Ehm, vorrei un chilo di buonumore, due etti di vacanze, un paio di… quelli cosa sono?
– Abbracci normali. Le consiglio però quelli extra, sono più grandi e ci si sta anche in tre.
– Ma tipo… qualcosa di originale, non ce l’ha?
– Ah, questi! Questi stanno andando tantissimo in questo periodo! Sono pacchetti di intimità familiare. Coadiuvano vita domestica, lentezza, letture e giochi di società. Funzionano così…

19
Maternità

La “saggezza educativa” dello sculaccione

“In realtà un figlio amato accetta tranquillamente uno scapaccione e dopo un istante torna a sorridere a fianco del genitore e a giocare”.
E cosa dovrebbe fare? Odiare per sempre?
Un bambino, caro don Andrea, è mille miglia più avanti di un genitore in quanto ad amore e gratuità. Più avanti degli adulti, e, di sicuro, più avanti di te: un bambino ama, sempre e comunque, i propri genitori, perché la natura l’ha fatto così.
Non direi “accetta tranquillamente”: direi, invece, “ama nonostante”.

14
Maternità

L’amore, innanzitutto

Ho visto palate di bene, in questi giorni. In quel disegno che poi porta, con la pasta molle per attaccarlo bene. Nei loro gesti piccoli e precisi la sera quando mi aiutano a preparare gli zaini per la scuola, i grembiuli, le merendine. Nei buonanotte che mio marito ci ha lasciato sui cuscini, baci di carta da labbra vermiglie. Nelle cure del personale ospedaliero, nei camici che spaventano e poi smettono di fare paura, perché hanno parole piene di premura, e sguazzano in larghi sorrisi.

14
Maternità

Codice giallo

Giro la chiave nella toppa del cancello: Patrick, Sarah, io. È notte.
Mio padre ha riavviato il motore, sono riuscita a non gocciolargli addosso. Va. Tutto sommato non è nulla ti dici, infili due bambini in casa eppure il nostro posto macchina è vuoto. Com’era vuoto l’ascensore in ospedale, quei bottoni sulla pulsantiera mi sembravano una faccia, pur di scalzare la solitudine con cui venivo via. La casa ha nuovi silenzi, papà è rimasto con la piccola, in quell’edificio alto

4
I beffardiMaternità

L’importanza di ammalarsi a turno

Al mio fianco, nella buona e nella cattiva sorte, Mathias decide per la seconda, e sfodera a sua volta il numero vincente della lotteria: 38. Mentre Patrick riprende quota e forze ti chiedi, gemente, a chi affidare tre figliuoli, che paiono improvvisamente scoppiare come quella birra che mio marito è solito dimenticare nel freezer.

10
Altre Verità

L’ultima serranda

Chiusero come aveva già chiuso altre piccole attività, piccole fini consumate nella cucina con mia madre, e che a noi, bambini, non arrivavano da una porta socchiusa. Perché mio padre lavorava di brutto, ma le brutture a casa non le portava mai. Se le scrollava fuori, come i cani da una pozza, passare dalla soglia era un gesto sufficiente al sorriso.

19
EventiI beffardi

Io e il mio compleanno

La prima volta che mi sono resa conto con media maturità della sconcertante coincidenza tra il mio compleanno e Natale avevo sì e no dieci anni.
Nel teatro della parrocchia il mio ultimo fratello prestava il suo corpo seminudo e minuscolo alla recita della nascita di Gesù. Indovinate in quale ruolo. Io assistevo orgogliosa e ben mescolata e anonima in mezzo alla platea, quando, a fine spettacolo, il conduttore pensò bene di vivacizzare l’audience sorgendo con la domanda imbarazzante: “Chi di voi, del pubblico, ha il compleanno più vicino a Natale?”

8
EventiMaternità

Sotto le antenne natalizie di un cerchietto rosso

Pensavo di non piangere. Sono venuta qui spuntando sulla lista: recita Patrick, fatto. Invece ti ci piglia dentro, sempre. La penombra, la musica, la solennità che è come essere in chiesa. Io sto piantata come una colonna, sembra quasi un funerale, sto seria perché sono tutta compressa, se vedi che non sorrido è solo perché mi tengo composta. Impegnata.

7
Altre Verità

Una casa

Poi, mi è capitato di passarci accanto. Ogni tanto un occhio osa sui balconi, li spio dal parco giochi della piazza poco lontana. Vedo se è cambiato qualcosa, se la macchina del condizionatore è ancora lì, se hanno messo fiori sulle balaustre. Di che colore le tende. Il tempo di un sussulto non è mai arrivato.
Mi arriva adesso, breve, dopo sei anni. Che io cammino e la nebbia respira con noi. E su quella vetrina senza valore, tra molti, mi trova: la mia casa di prima

4
I beffardiMaternità

La sfiga è la madre delle alternative

Il negozio è semivuoto, io lancio la mia domanda dopo tre doverosi minuti di autosbrinamento approfittando di quel climatizzatore che la pianta sullo scaffale sbanda ubriaca nel suo piccolo vaso. Fare domande in un negozio cinese, d’altronde, è sempre una temeraria scommessa: chissà se capiscono.
Un quarto d’ora. E sia.
La nostra donna è il formato cinese dell’Orso Yoghi. Sarah cominci tu?

9
I beffardiMaternità

Tu party? Io no

Passerai le cinque lavatrici successive a spennare calzini antiscivolo pieni di erba sintetica perché – va da sé – le feste fighe non si fanno più a casa della mamma o dei nonni, sul terrazzo in estate, in oratorio in inverno: si fanno nei megacentri di gonfiabili & co. Al limite ai Mc Donald’s, dove con gaudio nauseabondo ingurgiti il tuo Big Mac alle ore diciassette e dieci, e poi finisci pure le frites dei figli, rutti a suon di coca cola troppo gassata e, infine, logicamente metti su una pasta quando alle 7,30 pm rincasi e vorresti sbracarti sul divano in cerca di silenzio, la bolla al naso, la tv che gira a vuoto.
Poi ti arriva lui: l’invito alternativo.

7
Maternità

L’amico

Succede. Prima o poi arriva sempre, nella vita di ogni bambino, quel momento che l’amico non è più suo amico. Si fiutano, si scelgono con quella facilità che i grandi gli invidiano: – Vuoi essere mio amico? – Si giurano eterna fedeltà.
Con la stessa facilità si mollano.
Il punto è che non voleva giocare “alla scuola”, dice. Che è un gioco “da femmine”.

8
Maternità

L’ultima

Arrivare per ultima. Ultima. Ultima.
In qualche momento dell’ingranaggio, non so dove, ho sbagliato qualcosa.
Prendere tua sorella dal lettino, le calzine, i leggings col fiocchetto di brillantini, il berretto da bebè che le fa il viso tondo come l’oblò di una nave, legarglielo sotto al mento dicendo guarda in su. La giacca, scaraventarla nel passeggino, le scarpe, le sue, le mie.
Tutto come sempre. E invece era irrimediabilmente tardi.

6
Maternità

Compiti di scuola: a vostro figlio richiedono ore, io vi chiedo cinque minuti

Vorrei che i nostri figli, il sabato e la domenica, potessero essere bambini. Non alunni a tempo pieno. Che potessero guardare mamma e papà senza chiedersi: “Perché voi potete riposare e io devo studiare?”. Vorrei che la famiglia potesse organizzare di fare mille cose. Oppure nessuna. E che, in questa scelta, fosse libera, non condizionata da un estenuante “dobbiamo tornare a casa perché lui/lei deve studiare.”

4
Maternità

Quando un figlio cresce

Da otto anni porto con me i miei figli. Ogni volta che esco me li carico tutti e tre. Ogni volta che uno è malato chiamo qualcuno che vada a prendere gli altri a scuola. O qualcuno che resti con lui a casa.
Il giorno in cui cominci a ragionare per te, uscire chiedendo chi vuole venire. Quel giorno sembra quasi innaturale, è un’incredibile rivoluzione

Maternità

Il lampionaio

La sera è come accendere i lampioni. Passa un lampionaio negli occhi dei bambini. Tra le stoviglie da riporre, la tavola ancora in guerra coi resti delle pietanze, la scodella dove abbiamo risciacquato la frutta. A volte è un barlume veloce, una corsa a mettervi a letto, il capriccio dei denti da lavare. E poi le bocche che sanno di fragola.
A volte la fiaba più bella la raccontate voi. Il lampionaio vi ha messo addosso il suo mantello, gira seminudo e infreddolito per le vie degli altri. Vi ha lasciato uno stormo di stelle come minuscole magie, le mani piene di storie e di idee

5
Altre Verità

Non è vero che amo i bambini

Quando sono arrivati loro le avevo appena detto adesso andiamo. Ho pensato per fortuna. E per fortuna lei mi ha obbedito.
Raccolgo la bambola dalla panchina.
– Quella è mia.
– Non è assolutamente vero.
Sono ferma. Davanti a me una bambina con una bocca dura, dove i denti definitivi hanno già spodestato quelli da latte.
Dietro, un nugolo di altri ragazzini, nessun adulto. Rom. Figli della strada. Di quei panni, penso. Di quella borsa blu che però non vanno a toccare.

4
Altre Verità

Tuttavia

Vedi il fatto è che io una volta mi svaccavo sulle panchine, la musica pigiata nelle orecchie, la gente mi guardava, ma me lo potevo permettere. Abbandonata e stesa come un barbone, mi guardavo il cielo, ed era meglio che guardarsi dentro. Alla fine dentro ci vedevi meglio, capovolta così. Una volta potevo essere randagia, sovversiva, fare a pugni. Stravaccarmi. Adesso sono una signora di mezza età, mica basta un piercing al naso a darmi il beneficio della panchina. Adesso che faccio, quando la vita mi sputa addosso?

8
Maternità

Le madri piangono

Le madri piangono perché amano tanto da non sapere più altro. Perché dimenticare tutto è delizioso, perché dimenticare tutto fa paura.
Piangono accoccolate col loro neonato che null’altro è necessario. Piangono perché sono sole.
Piangono senza farsi vedere, senza dirlo a nessuno. Inventano luci e notizie, passano un dito sotto la palpebra, tamponano linee di matita che cola.

9
Maternità

Il suono delle stoviglie

Col tempo ho imparato la distrazione delle madri. Quel rovesciare le stoviglie nella lavapiatti che aveva mia mamma: sciacquava coi suoi guanti gialli oppure rosa che s’inseguivano a furia di dita ferite dai coltelli, poi si chinava a sinistra, allungava un braccio, i bicchieri di sopra le pentole di sotto. A mano quelle antiaderenti. I capelli obbedivano ai gesti: legati in quel codino col fermaglio in tartaruga oppure cadevano dietro alle azioni. Io la raggiungevo, mi appostavo al di qua di quel ponte levatoio d’acciaio carico di storie

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I beffardi

Autumn

Cerchiamo di essere oggettivi: quelli che vedono sempre e solo il fondo del bicchiere anche quando è mezzo pieno sono deprimenti. Ma anche quelli che vedono sempre tutto pieno un bicchiere con due dita d’acqua sporca fanno parecchio incazzare. Prendiamo le stagioni, per esempio. Aiutiamoci con una lista per ritrarre la stagione più poetica, suggestiva e romantica dell’anno.

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Maternità

Ti invidio

PERCHÉ TI BASTA LA VITA
Ti invidio.
Hai passato la mattina addosso a me come una molletta sul cavo dello stendibiancheria. Appesa. Tu, e le tue corde vocali ululanti, quel moaning mamma
Ti invidio perché puoi chiamarmi. E sai che ci sono. Io, se ti chiamo, rispondi solo quando vuoi. E questo mi succede con tutti, bada, non è tua la colpa. Perfino se mi chiamo da sola a volte non ho risposta: i grandi si perdono in cazzate, piccola mia. E poi si cercano nei posti sbagliati

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Altre Verità

Dove comincio io

FA UN GRANDE EFFETTO SBIRCIARSI DENTRO SENZA SCUSE, NEMMENO QUELLA DI SCRIVERE
Io.
Quando mi siedo faccio come faccio sempre: cerco. Qualcosa di familiare, una zattera. Trovo la maniglia della porta bianca, penso che è identica a quella del mio studio. Le tapparelle alle finestre, la casa dei miei, la camera dove sono cresciuta. Cerco le mie difese.
Ha qualcosa di sacro quella stanza. Senza dei.
Ha qualcosa di sacro lo spazio. Uno spazio che poi lei entra, entrano le altre, entra l’unico uomo, e quella parola torna e ritorna.

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Maternità

Incoscienze

E lo sapevo che non era nemmeno il momento adatto, così, il culo sul bordo della vasca, io. In piedi un po’ troppo in basso, lei. Domenica sera, che Patrick è già di là, che cosa ti metti a fare adesso? penso, non è il momento, Madda, non è proprio il momento. L’istinto, sì, ma dai, al volo, le forbici: le ho già in mano. “Allora, Isa?”
Ma sì.
Perché hai detto sì?

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Altre Verità

Milestones

SALENDO PENSAVO UNA SOLA COSA: GRAZIE

Conobbi San Bernardo un giorno che il cielo era incazzato. Il mare ruminava schiumando come la bocca d’un vecchio. C’era qualche surfista, tavole incerte su onde già piccole per loro, già grandi per me. Ero venuta a Bogliasco per quei tre giorni che a giugno mi dedicavo da ragazza: creme solari, costume e stuoia stavano ancora in valigia. Il cielo non ne voleva sapere

4
Altre Verità

Fertility day: perché non mi unisco alle polemiche

PERSONALMENTE C’È QUALCOSA CHE TROVO PIÙ FASTIDIOSO DELLA CAMPAGNA, ED È – APPUNTO – L’INDIGNAZIONE SPIETATA DELLE DONNE A TALE “INVITO”. Lo Stato deve creare i presupposti per fare figli, anziché fare una campagna cretina e offensiva. Nidi, scuole, lavoro, riconoscimento dei titoli di studio. Nessuno può darvi torto. Però diciamoci le cose come stanno, la natalità è diminuita anche per un’altra ragione imprevista: abbiamo meno voglia di figli. Non è che in passato ci fossero molte politiche per la famiglia, eppure fare figli era considerato normale. Ora, semplicemente, non lo è più.

Maternità

Le cose dei grandi

Non vedevi l’ora di metterlo, quel grembiule, lo sistemi camminando, sotto la cartella gigantesca. Goditelo, sarà la sola volta che è stirato, perché è nuovo.
Sai cosa t’invidio di più al mondo? La curiosità buona. Le novità per te sono magie. Hai abbassato il mento una sola volta, e nemmeno l’ho capito, lì fuori nel grande piazzale, se era per paura o per il sole.
Hai quella coda alta e fiera come te, un fuoco d’artificio, un entusiasmo di capelli.

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Maternità

State seduti!

IL GIORNO IN CUI ABBIAMO CREDUTO CHE LA CONOSCENZA FOSSE LA COSA PIÙ IMPORTANTE DI TUTTE, ABBIAMO COMMESSO UN ERRORE ENORME.

Arte, musica, esperienze coi materiali, natura, scoperte, lavoretti manuali, danza, espressione corporea: l’essere umano ha un disperato bisogno di queste cose. Perché a scuola se ne fanno così poche?
A scuola hanno un’ora di Educazione all’immagine, dove perfino una cosa bella come l’immagine deve portarsi addosso il fardello ingombrante della parola EDUCAZIONE. Dove anche la musica è “educazione”, dove tutto è “educazione”. Come se solo questo fosse il portale verso la crescita.

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Altre Verità

Un fratello

Ti sposi.
Mathias dice che è perché sei il mio fratello minore. Per questo fa effetto, un sorriso e poi giù, come un piccolo sbrego nella tasca. Come spingerci dentro il pugno della mano.
Perché sei il bambino che spingevo nel carrello, il sabato pomeriggio al Pam, la grande spesa del fine settimana, quella in macchina con papà. E, mentre spingevo nei miei piccoli nove anni, le mani salde su quel manico pubblicitario “PAM” con il suo logo rosso, aspettavo: che mi vedesse qualcuno. Convinta di quell’ingenuità portentosa e ineguagliabile che hanno i bambini, “penseranno che sono la mamma.”

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I beffardi

Tre chili di pesche, grazie

C’è questa donna che va al mercato. Le dicono che lì c’è la frutta buona. Non è che muoia dalla voglia, c’è caldo, c’è gente, le vecchie col carrellino e il gambaletto, i vecchi panzuti con la canotta, la sagra delle scomode verità estive, il meglio della città. I passeggini slalomano preferibilmente incastrandosi col suo, detesta declinare quando il signore del primo banco la invita “Anguria!”, no grazie non mi piace. Detesta declinare quando il secondo signore la esorta “Meloni, signore, meloni!”, no grazie non mi piace. Detesta i reggiseni formato cascina appesi ovunque, dove lei ci potrebbe entrare tutta intera in posizione fetale

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Altre Verità

La donna che non venne mai…

E adesso capovolgi i tuoi figli: fino a ieri ti sei ingoiata il malcontento per il loro stridente lamentio, gli hai pure detto “oggi merenda in salotto”, che tanto poi veniva tizio a pulire, eh? Chissà chi ci mandano. Tutto organizzato. Adesso li sbrani se cade una piuma dal divano, se in cucina c’è il segno di una crosta di pane.
Ti eri già vista, i carrelli della spesa, con calma, faccia prima la cucina che quando torniamo così mangiamo. Tutto pianificato.

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I beffardiMaternità

Evoluzione della vacanza coi figli

PER CHI ANCORA NON SA, PER CHI INVECE SA MA CERCA CONFERMA. E, PIÙ DI TUTTO, PER CHI HA PROLE MISTA.

Ogni età ha le sue sfighe sfide.
– ZERO – SEI MESI: Fase della libertà.
– SEI MESI – TRE ANNI: Fase dello Zecchino d’oro.
– QUATTRO ANNI E OLTRE (ma già a tre, se ha fratelli maggiori): Fase del “non ho voglia”.

4
Maternità

Dire Fare Riposare

Tanto per cominciare, figlioli, va spiegato che se facciamo mille cose per voi, percorso avventura, escursioni, pony, parco giochi, pedalò, e via dicendo, non è perché vi vogliamo un mucchio di bene, ma perché per fare le cose dei piccoli serve che ci siano i grandi, mentre – malauguratamente – non è vero il contrario: per fare le cose dei grandi (il parapendio, per dirne una) serve che non ci siano i piccoli.

2
Altre Verità

Novità e solitudini

Aspetto lo scatto, la fine della canzone. Corro giù per lo sterrato, e poi su, oltre il ponte con le sue acque agitate. La mulattiera delle lumache senza guscio, delle grandi cacate di cavallo. Saluto il cavallo nero che chissà “dov’è andata la sua mamma?” e finalmente sono di nuovo a casa. Sulla porta c’è un cuore di campanelle. Scodinzola come un cane quando arrivando la apri.

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Eventi

L’ospite

Mio padre è quello dei viaggi, delle sorprese. Delle fatiche che su di lui non sembrano fatiche.
Ritrovo mio padre oggi, nel giorno che suo nipote fa 8 anni. Si è alzato a Courmayeur, è salito in macchina, si è messo in coda verso il traforo. Voleva esserci. Quando vedo la sua chiamata sul cellulare che avevo ancora spento sono già passate le dieci. Dove sei? A Chamonix. Era già qui, al di qua del confine. Gli diamo qualche indicazione, “verso Saint Gervais…”, passo il telefono a Mathias che gli spiega la strada.

Altre Verità

À la française

I bambini li abbiamo caricati senza nemmeno accorgerci, hanno fatto il pieno di carburante, c’è tanto di tutto, le imposte che anziché fuori sono dentro, sono separé per nascondersi: Isabelle, siediti, mangia! Sbucano solo i piedi, il purè è rimasto nel piatto. Le scale si fanno col sedere, alla decima rampa un paio di brache è già bucato: adesso ci puoi fare il fantasma fucsia, ci metti la testa, l’elastico in fronte, poi guardi dai due grossi buchi. Si salta da un divano all’altro, si buttano peluche da sopra, dal soppalco, si gioca al camoscio a quattro zampe, si freme

Maternità

La topografia della Felicità

“Disegna una piantina diversa, dove le città sono cose belle e le vie sono strade che somigliano alla destinazione, che hanno qualcosa in comune.”
Ha messo Montagna, ci arrivi con la Via della Cabinovia. Albero, ci arrivi con la Via Disegnare. Metrò, Via Correre. Buona Avena, Via Mangiare. Raggiungi Papà con Via dell’Affetto. A Mamma arrivi con Via della Felicità.

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Altre Verità

SwimmingPOOR

Non me ne vogliano gli amanti dell’acqua: è vero, l’acqua è il nostro elemento primordiale, a livello di grembo materno. Ma se non cresciamo in una boccia di vetro, in un acquario o in una vasca, una ragione ci sarà.
Discendiamo dalle scimmie, non dai pesci, per cui meglio volare basso (non discendiamo nemmeno dagli uccelli).
Allora prendete una donna che di cognome fa Capra e i suoi tre figli che hanno visto il mare tre volte in tutto (l’ultima figlia: zero), portateli in piscina. E immaginate com’è andata.

7
Altre Verità

Il senso di piangere

Piangere è una buona cura.
Lo sanno i folli, i vecchi, i bambini. Le donne incinte che ballano negli ormoni in tempesta. Lo sa il neonato che la natura l’ha fatto così. Perché se sorride per chiamare sua madre e quella sta guardando fuori dalla finestra: se arriva il marito, se arriva l’amica, la sera. Se spiove. Chi si accorge di lui?
Piangere è una cosa seria.
Anche se sembra un’idiozia, un capriccio. O una reazione chimica, molecole d’acqua e sale.
Lo sa chi ti ha visto quella volta. Chi ha capito

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Altre Verità

Transizioni

Alle nove di sera siete a tavola, hai scongelato il pollo, nessun ristorante o autogrill, solo la vostra, banale, cucina. A letto i figli, ti butti sul divano. Alle undici e mezzo dormi e finalmente ti credi salva. Hai schivato l’addio.
Invece il mattino dopo suonano quelle campane della domenica, fai bolle di dormiveglia nell’alba, brevi ricordi, immagini di ieri mischiate ai bianchi e neri di oggi. Hai finito. E adesso ti arrivano addosso, tutti insieme, i titoli di coda

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Altre Verità

Abbiamo tutti i nostri vetri rotti da nascondere

Il pomeriggio che Mathias ha recuperato il pallone e si appresta a giocare una partita con Patrick, la bandiera è stesa al suolo. Nessuno ha notato che il vaso è scomparso. Ho guardato quello stendardo a terra, mi sono chiesta chi l’avesse adagiato con tanta precisione. Qualche ora più tardi le voci dei miei risuonano ferme, lì fuori. Intorno al tavolino che ha smesso di traballare anche lui, quasi: “Dovevi dirlo. È pericoloso. Dovevi dirlo.”

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Altre Verità

Grandi spazi e minuscole ferite

Ti siedi lì, e la solitudine si mette a ballare. Non se ne va: quasi si amplifica, diresti, sotto quelle vertigini. Invece ti si accoccola in grembo e, coi minuti, si ritira, ti si infila in tasca. E tutti quelli che hai intorno sono uomini ognuno con la sua piccola scorta di cuori e silenzi nelle tasche, nelle mani, nei piedi su quei grandi scalini. Sei parte di un tutto.
Avevo dimenticato le proporzioni degli spazi aperti, gli infiniti urbani.

4
Maternità

Ho già preso le tue cose

Dovrei saperlo. Dovrei sapere che quella sacchetta a quadrettini rosa col nome Sarah cucito da mia madre mi peserà un indomabile casino.
La districo dalle altre sacchette appese nel bagno, me la prendo per il suo lungo manico stringato. La sacchetta… adesso mi sembra la mano di un altro figlio. Sarah è già in classe, non ha la gravità dei finali. Guardo le maestre ancora un attimo, dico mi sbrigo, vado a piangere fuori.

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Maternità

Essere madre è roba per stomaci forti

E perché si chiami Madre Natura, che non ha mente, che non ha cuore, nessuno lo sa. Perché la fregatura è questa: che lei c’ha solo l’istinto.

Siamo noi le madri, quelle in bilico. Ci teniamo il neonato addosso per l’animale che è, i primi tempi. Poi la legge naturale non basta più. Sono di colpo persone, cervelli, relazioni. Il cucciolo è programmato per lasciare la madre, solo che a noi ci frega il cuore.

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I beffardi

Le verità nascoste

-Scusa, le ruote dove le compri?
Le piace il passeggino.
E così – perché no? – vedi che non mi fan nulla quei mille tatuaggi? Vedi che in fondo amo i quadrupedi? Vedi che ti scambio due parole come niente, che la mattina parte sempre un po’ in sordina, due vecchi al parco sotto il pergolato, un giro di briscola, una ragazza in età da università sull’altalena. Ma poi ti incontri una coi capelli bicolore e ci fai bar. Mi piacciono gli incontri fortuiti.

5
Altre Verità

La paura è un filo stretto

Non ho molto da insegnarti, a riguardo.
Rassicurarti senza deriderti. Senza minimizzare. Questo posso.
Dirti che ne avrai sempre. L’oratorio di oggi, la visita medica di domani. Un nuovo incontro, un vecchio pensiero. Che c’è quella positiva, della novità buona, delle sfide. E quella delle sciagure, dei tumulti. Quella di ciò che desideri e quella di ciò che rifiuti. Ma in fondo se non è eccitazione, sempre paura è, ragazzo mio. Il suo gusto acido ti farà comunque stringere i denti, strizzare gli occhi. Ingoiare a fatica

4
Altre Verità

Country roads

Ripenso a quelle sere dal collega di cui mi ero invaghita, a come tenevo la nota quelle volte. Come la mano di uno sposo, come la testa di un neonato. Ferma, alta. Non potevo lasciarla cadere.
Ale mi guarda. Siamo lui e io, che cantiamo. Dan suona, spazzola le corde, le pizzica, le rilascia.
“Canti bene.”
“Anche tu.”
Non devo pensare alla vergogna. Ai suoi cuscini allineati sul divano accanto al chitarrista. A quel finto guizzo creativo di due mattoni lasciati a vista. Ai miei figli di sotto, alla madre che sono. Che potrei essere pure la sua, di madre. Quasi

2
I beffardi

Ma quindi ti fermi a pranzo?

Lui arriva con un’ora e rotta di ritardo, il passo cadenzato dallo scazzo. Lo accolgo come è solito mio: “Ma non doveva essere qua un’ora fa, scusi?”
Permesso, venga, gli illustro il problema. Ha bisogno di uno straccio, di un secchio?
E allora lo riconosco.
È che l’altra volta erano in due, uno sfigato già dismesso dalla memoria per far posto a volti più esteticamente utili, e lui. Il naso un po’ lungo, i capelli corvini, gli occhi affilati: Verdi. Non posso scriverlo con la V minuscola.

2
Altre Verità

Il viaggio

È strano come nascono certe scelte, come maturano decisioni veloci. Come in un attimo sei in quella casa di legno e poco dopo hai già riempito la vettura di nuovo, e rifai tutto, tutto al contrario. Svuoti gli armadi che hai appena riempito, riempi il baule che hai vuotato otto ore prima. Percorri la strada, la stessa, a ritroso. E anche le bocche di tutti, si sono capovolte.

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Maternità

Se un giorno

Tornerai, qua e là. Verrai a Natale. Un compleanno, un anniversario. I tuoi figli con te, tua moglie. Oppure nessuno.
Sarai felice di vedere me e tuo padre. A volte, può darsi, ti costerà fatica.
Lo dico adesso, che sono forte e sicura. Lo dico ora, che sei facile argilla, ancora, e io spavalda: se un giorno, seduto con me, il tavolino basso in qualche salotto, una donna anziana al posto mio. Se un giorno dovessi sentirti a disagio con me… non risparmiarmi, figlio mio. Non mettermi in un canto delle tue ragioni

3
Altre Verità

L’uomo alla porta

– Carino – si porta il dito al naso, guarda il mio piercing. – … L’orecchino. Peccato che è al naso.
Taccio.
– Sono tornato.

Non dice salve, buongiorno, sono tizio. Forse si chiama “Tornato”.
Non l’ho mai visto. Dice di essere già stato qui, vorrei correggerlo, lascio stare. Mi allunga un foglietto, lui nei suoi quaranta centimetri quadrati oltre lo zerbino, io di qua, le ciabatte da massaia sul gradino della soglia

2
Maternità

Il Gruppo

Allora un’altra sera abbiamo il consenso a una foto: ogni famiglia fa un selfie per salutare il figlio, carica l’immagine, la butta nel mare del gruppo. Il cellulare si riempie di foto di sconosciuti, genitori che incroci di sfuggita, gente che per la maggior parte nemmeno saluti. Adesso li hai in ciabatte e pigiama dentro al telefonino. Adesso li hai tutti. Solo che qualcuno era perplesso: oddio, e se poi il mio piccolo si emoziona troppo? Forse meglio non mandarla, la foto.
Ho rischiato di non salutare Sarah (per quanto staticamente) perché M. non voleva emozionare T.

4
Maternità

Raccontarsi

PENSA COME SAREBBE SEMPLICE: NON VERGOGNARTI MAI DI QUELLO CHE SENTI

Le hanno fatto una corona. Non è il suo compleanno, non è il compleanno di nessuno. Una corona di cartone, con le facce sopra.
Sarah me lo dice sdraiate sul letto, lei ed io. Io e lei che in un attimo mangiamo chilometri di silenzi. Non credevo fosse così facile. Me l’avessero detto, keep calm and lay down, non mi sarei scaldata tanto, tante volte.
Allora siamo lì, tutte e due dalla stessa parte, però al contrario

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Maternità

Il cielo da una bocca di lupo

Ai miei tempi erano pochi gli sfigati che restavano a scuola fino alle 4 e mezzo, il famigerato doposcuola dei figli di madri lavoratrici. Però facevano i compiti. E uscivano in cortile. E quando tornavano a casa potevano giocare. Adesso no. Adesso siamo attenti a tutto. Tutto a misura di bambino. Però poi gli diamo un orario lavorativo (non certo a misura di bambino), i compiti la sera. E nessuno dice niente.
Gli togliamo il giardino, gli vietiamo di scatenarsi. Otto ore di scuola e il gioco libero è il giro dell’oca, seduti. La raccolta dei Cucciolotti.
Vogliamo i figli cavia, i criceti nella gabbietta.

16
Maternità

L’amore non basta a educare

Me ne frego, in fondo, se non saluti sempre con il sorriso, se non dici subito grazie alla panettiera che ti regala una focaccia. Me ne fotto del perbenismo da manichino. Ma non accetto che l’amore sia un pasto così magro. Che noi, tuo padre e io, incessantemente vi somministriamo anche sotto la forma di esempi, di buone azioni, di desiderio, di premura, di cura. Eppure lo digerite in fretta, avete fame, di nuovo. Sempre. E non ricambiate con eguale naturalezza.

6
I beffardiMaternità

Piccoli trucchi campestri

Vedi la madre che imbraccia il figlio stile baionetta, quella che lo raggira con squisite moine, quella che tenta la minaccia, il tiro alla fune, e, infine, l’intramontabile teoria dell’anatroccolo: la mamma papera si allontana senza figlio inscenando di andarsene, sicura che il piccolo, fedele anatroccolo, la seguirà subito. Poi torna a prenderlo da dietro il cespuglio dove quello si era piantato convinto d’essersi ben nascosto, e se ne va scadendo nella presa-a-baionetta.

6
Maternità

Il desiderio conta più della paura

E così parti. Sono andata alla riunione, mi sono confusa con decine di genitori, culi impacciati su sedie minuscole. Ero l’unica che non sorrideva. Tu non lo sai, tu eri a casa coi nonni.
C’era il fermento di un mercato, voci da una bancarella all’altra, tutti e nessuno parlava. Nessuno ascoltava.
“Tu cosa porti?”
La gara non competitiva per preparare gli zaini

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Ho paura dell’acqua

Tipo che al mare non ci andiamo mai, che se ci vado resto sulla spiaggia, e semmai scendo nella sostanza turchina che ho davanti solo fino alle anche. Tipo che mio figlio, il primogenito, ha visto il mare una sola volta, forse non l’ha nemmeno toccato, e un’altra ci siamo andati fuori stagione, che così avevamo tutti la nostra buona scusa per limitarci a lanciare sassi e slalomare tra resti dimenticati di bottiglie. E quella volta è stata la prima e ultima per Sarah, e un po’ – non lo nascondo – me ne vergogno. Isabelle non era ancora germogliata nemmeno in forma teorica e, quindi, avrete intuito, posso pubblicamente confessare che a 26 mesi ancora non sappia il mare cosa sia.

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Altre Verità

L’emporio

Mi fanno una certa desolata pena quei negozi che trovi vuoti nel bel mezzo della mattina.
In vetrina la signora ha sistemato tutto per bene, segue le festività, le ricorrenze con rigore scientifico e, intanto, fiabesco, ché confida nel piccolo miracolo aggrappato ora a un dormiente Gesù bambino, ora a una neve carnevalesca di coriandoli, ora a pulcini di pelo finto. E così addobba fedele le luci e le pareti, un sorriso gentile sulla pelle pallida.
Ogni tanto qualcuno si ferma, sbircia.
“Entrate, entrate pure!” li invita quella da dentro

8
Altre Verità

La prospettiva dei giorni

Quando l’ho vista arrivare l’ho riconosciuta subito. Ho una buona memoria fotografica, i visi non mi scappano mai. Perdo il nome, di solito, invece sta volta il ricordo non m’inganna, la imbrocco al primo colpo: “Ciao, V.”
Quella mi scruta da dietro gli occhiali scuri, tentenna.
“Sono la madre di Patrick.”
Allora sorride. Mi ha ritrovata nella memoria.
“Hai tagliato i capelli?”
Si comincia sempre da una cosa qualunque. Potevano essere gli occhiali da sole, la giacca nera, il caldo di oggi, com’è cresciuto tuo figlio. Invece ho scelto i capelli.

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4 brevi pensieri pasquali

“C’è solo da sperare che Patrick abbia un uovo commestibile” è il primo pensiero che mi viene in mente riempiendomi le braccia coi lavoretti pasquali di Sarah all’uscita della materna ore 16.21, dove campeggiano nell’ordine: un coniglio di pelo su carta, una girandola che lei sostiene con vigore non essere sua (“Sì perché io non avevo disegnato la farfalla qui” addita una delle braccia non girevoli del cartoncino sostenuto da un bastoncino dove, pare, hanno dunque apposto il nome Sarah prendendolo per suo), e un pulcino di plastica con un vasetto dove sono stati adagiati con cura non 3 ma ahimè 2 ovetti di cioccolato.
Porca vacca c’è un uovo ma non è di cioccolata: il secondo pensiero.

12
Maternità

Tra mucca e musica c’è di mezzo un SI

E allora è così bello che callo in verità è il gallo, se chiami chiape non cerchi il mio sedere ma la chiave. Dopo due volte che imprecavi caccio con una palla ho capito che gridavi calcio, o avevi avvistato uno scarafaggio sotto al tavolo della cucina (ne abbiamo fatti fuori a dozzine, ora si stanno finalmente estinguendo), e per fortuna il casco ora lo chiami cacco, che prima era caccio pure quello

6
Maternità

I tuoi figli ti amerebbero comunque

Forse Isabelle ti salterebbe addosso nello stesso modo, scrutare dalla finestra, non darti il tempo nemmeno di sbottonarti la giacca, arrivare come uno scroscio, un applauso, sempre: farti eroe.
Anche se tu arrivassi col viso chino, il nervoso, i toni duri dell’ufficio.
Ti chiamerebbe, da un capo all’altro della casa: “Papàààà!”, anche se tu non corressi subito, se restassi affogato, intontito, nel mac.
Patrick trascorrerebbe ore intere a scrivere le sue storie, riempirebbe quaderni grandi anche se fossi io e non tu, a comprarli

19
Maternità

Ti amerò

È così facile dire adesso che ti amerò per sempre. Darti un bacio e vedere come ti sta bene addosso: s’intona con ogni vestito, ogni maglietta che indossi. Ogni umore. Insegnarti le parole, sapere che hai un piccolo, enorme corpo intero tutto proteso verso le mie grandi verità. Che un broncio è un velo sottile, si scosta con un soffio. Come quello che fai quando provi a spegnere una candela e non ti riesce. È così facile amarti adesso, che quasi tutto mi riesce

Maternità

Soggezione

Deve averti fatto proprio paura se adesso te ne stai lì senza colpo ferire.
Allineata ai tuoi fratelli come giocatori che accettano in silenzio di restare in panchina. D’altronde siamo stati fortunati, amore mio: devi sapere che il supermercato non è un parco giochi.
Prima le evoluzioni acrobatiche sul carrello: io rido, la rapidità con cui passi dal vano grande al seggiolino, poi ti ergi in piedi affidandoti al tuo equilibrio precario, ti aggiusti di traverso, le gambe a penzoloni (per quel poco che possono spuntare fuori, diciamo a malapena le caviglie e le tue finte Clarks testa di moro)

8
I beffardi

Che la palma sia con voi. Amen

Finalmente potrete girare tra le corsie del supermercato senza ammanettare i figli che, guarda caso, allungano sempre le mani sulle merendine piene di questa sostanza letale. Finalmente potrete anche voi leccare di tanto in tanto un cucchiaino di nutella. Ma, ancor più “finalmente”, potete inneggiare alla liberazione dalle madri fanatiche.

3
Maternità

Di weekend, feste e addio al coniugato

Avendo ricevuto venerdì l’onorata visita della Fatina della Sfiga sto trascorrendo un intero weekend assillata da un amletico interrogativo: meglio ammalarsi durante la settimana o nel fine settimana?
La questione, che non ha evidente ragion d’essere dal momento che la Fatina arriva quando vuole lei e non quando dico io (tendenzialmente mai), ha il nobile intento di rovistare nel mio cervello alla ricerca dell’ottimismo perduto.
Durante la settimana: opzione decisamente favorevole alle madri lavoratrici o genitrici di prole debitamente collocata in strutture ausiliarie

9
Maternità

La mamma è brava con tutti

Avrei pensato che ce l’avesse con me, per questa e altre, numerose guerriglie. Non sai credere ci sia ragione valida per un dentifricio che è multigusto anziché fragola, o perché Patrick è arrivato per primo in camera, o l’ha sfiorata, o la Isa ha dato un bacio a lui e gli sale sul letto, gli salta in groppa e addosso, ed è vero, da lei nel letto non ci va mai. Ma non ci lasceresti l’anima.
Invece Sarah sì. Ha cinque anni e un cuore solo

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I beffardiMaternità

Questione di sopravvivenza

Mia mamma faceva la casalinga: avevo perfino i fazzoletti stirati. I letti al mattino erano già pronti per la notte, e la straordinarietà era vederla pattinare per i corridoi con le pezze sotto i piedi, spingendo la lucidatrice.
Io le pezze, amore mio, le ho da un’altra parte: certo non mi serve metterle sotto i piedi, ché qui di lucido non c’è più nemmeno il pensiero e l’evento eccezionale è l’aspirapolvere. Però, mi concederai, tua madre passa lunghissime, dico lunghissime ore a giocare con te

13
I beffardi

Fattene una ragione

Madda, fattene una ragione: stai diventando quella cosa lì.
Stai diventando quelle che incontravi e consideravi “signore”. Quella professoressa di cui, riferendo ai tuoi, dicevi “una di mezza età”. Sei la madre del tuo compagno di banco, la signora della parrocchia che ti pizzicava le guance. La segretaria di papà, la pediatra che avevi da bambina, e ogni altra persona che ti sembrava grande.

3
I beffardi

Io e Domenica

Leopardiana nell’indole, del tipo “Sabato del villaggio”, amo infinitamente quel trancio di tempo che va dalle suddette ore 18 del venerdì (anche se mio marito non rincasa prima delle 18.40), nella tiepida attesa del sollievo prossimo a venire, fino a diciamo la sera del sabato. Sabato bistrattato poi nel reale tra spesa e faccende di casa, ma comunque sia pregno di promesse e buone intenzioni.
Una prima, debole tendenza all’ammoscio inizia a palesarsi però già la domenica mattina. Nel dormiveglia confuso normalmente mi sorprendo a chiedermi con ansia crescente: “Oddio, che giorno è? No, non è lunedì, però neanche sabato”

4
Maternità

Mia madre mi portava il tè coi savoiardi

Mi sono messa su il caffè. Non è il massimo, ma mi andava.
C’è quella pubblicità nuova, in tv, una mamma dice alla figlioletta: “Mi spiace ma devo prendermi un giorno di ferie.”
Poi si prende il vicks (anziché le ferie) e tutto quadra.
Invece a me è venuta la febbre, bella alta, mi percuoteva come un’intera tribù africana. Mi scuoteva il corpo e mi faceva gemere che sembravo in travaglio. Anzi. Anzi i vicini, se sono un po’ ottimisti, potevano pensare a chissà che.

5
Maternità

Invece sta volta non si è voltata

Sono cresciuta in questi anni vedendole un desiderio grande che poi se la ingoiava come una paura. Sono abituata a vederle quel visino scendere verso il pavimento, zitta come una vergogna. Dover rincorrere il suo silenzio, provare a dire al posto suo: “Non vuoi più andarci, vero?”
Me la riprendevo senza una parola in più. Di nuovo dentro, chiudevo la porta.

6
Maternità

La buona azione

E mentre ragioni sui suoi flebili 5 anni che d’improvviso sembrano 13, la chiudi in camera tua, e quando la prelevi, ferma e cupa come l’avevi lasciata, sfoderi la punizione promessa: “Non andrai alla festa della tua amica.” Poi ti allontani perché le grida di ribellione che seguono già le avevi messe in conto, e più di così non puoi fare (ché, poverina, in castigo c’è appena stata).
Solo che poi, ripensando, ti accorgi che così penalizzi anche la sua amica. Però non puoi ritrattare. E allora ti viene l’idea geniale

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I beffardi

La primavera… prima viene, meno è vera

Indotta all’uscita da un sole promettente, chi poteva recarsi all’attiguo parco anzitempo?
In mezzo al silenzio secondo solo a quello di un monastero di clausura, abbandonati i sicuri marciapiedi dove le sole sfide si configurano in resti mal composti di bisogni canini, lasciate a casa le incombenze e la (troppo) facile routine di un Masha e Orso pre-sonnellino della petite… Chi poteva, se non io, essere così ingenua da canticchiare: “È primavera, svegliatevi bambine!”?

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I beffardiMaternità

Il sonno dei bambini è più misterioso dei calzini scompagnati in lavatrice

Gli errori si pagano, dicono. Be’: anche le vacanze.
Va messo in conto: anche se la casa delle vacanze è gentilmente offerta dai nonni, anche se non ci sbattiamo a portarvi sulle piste, anche se i costi si limitano a benzina, caselli e qualche pasto fuori, il vero conto lo presenta la piccola (sì, tu), in termini di improvvisa intolleranza alla posizione supina. Che quasi quasi un pensierino ce lo fai: meglio una vacanza in montagna senza più dormire, o dormire senza più partire?

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Maternità

I miei bambini vengono con noi

Sarah si è addormentata quasi subito. Crescere non ci cambia, restiamo quello che eravamo. Ci affanniamo tanto, e poi un’automobile trema sotto il culo e siamo di nuovo piccoli esseri umani in braccio alla corrente.
Mentre oltre il vetro scorre la fiaccolata delle auto, mi prende un pensiero: “I miei bambini vengono con noi!” Banale, assurdo.
Forse memoria emotiva di tutti quei viaggi in cui tornavo da sola. Di quelle volte che lasciare un posto era lasciare qualcuno

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Maternità

L’amica di Olaf

Dicevano alle 8.
Sono andata a dormire col cuore che lampeggiava come le luci di posizione. Ero più eccitata che a Natale: Domani nevica, domani nevica!
Quando mi sono svegliata filtrava un piccolo chiarore tra le imposte, bastava solo a dirmi che era mattino. Zompetto fuori, raggiungo la prima finestra rimasta nuda nella notte: a terra un mosaico di foglie secche, le betulle bianche e nere non dicono nulla, il prato è lo stesso di ieri, ingiallito come un vecchio libro aperto. Aspetta. E invece avevano ragione

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I beffardiMaternità

I 10 comandamenti formato junior

1. Non avrai altra madre all’infuori di me
Sappiate apprezzare che di mamma ce n’è una sola: vi risparmiate i rimproveri e le punizioni delle altre.
5. Non uccidere
… tua sorella quando giocate ai lanci: se la becchi col cuscino dalla parte della zip le causi un apparente trauma cranico. I dieci minuti di tregua che mi avete accordato dovrò scontarli con quindici di urla strazianti. Se proprio dovete ammazzarvi, fatelo in silenzio.
7. Non rubare
… se non sei esperto.

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Altre Verità

C’era una volta la neve

Sono abbastanza vecchia da ricordarmi la grande nevicata. Non abbastanza lucida da rammentare l’anno esatto. Ma le scuole chiuse sì. E anche quei muri alti come case, forse ero io ad essere piccola, ora fa così effetto poter dire “io c’ero”.
Ecco, non dico una neve così. Mi piacerebbe. Spauracchio di molti, mi fa ridere lo spavento della gente, l’intirizzirsi di corpi spaventapasseri che hanno paura di cosa, di acqua stellata? Una neve così lo capisco che è rara. Ma almeno un po’, quanto basta a distrarre il cemento. A tirarci su gli occhi, farci stare su una gamba mentre la guadiamo, gru che saltellano stordite dalla novità.

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EventiMaternità

Non sono le canzoni a commuovermi

Quando cominciano a uscire, uno a uno. Prendere posto dove sapevano. Uno a uno. Guardare davanti, senza distrazioni, solo un ammiccare svelto e fugace al genitore e poi via, concentrati, attenti. Con la dedizione che sfratta ogni altro pensiero, tutti versati dentro a questo spettacolo, alla sua riuscita: questo è il miracolo.

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Eventi

L’amore è anche aspettativa

Per un periodo, come molti – forse – forse nessuno, non ho avuto il Natale.
Mi caricavo dietro la borsa onerosa degli anni, il compleanno che per sorte o per sfiga da sempre mi tocca il 25: una bizzarra coincidenza astrale, agli occhi di mia madre credo benedetta. Per me era solo il caso sfortunato di una luminaria in più, in mezzo a vie già sapide di luci, colme d’ogni altrui attenzione.
Avevo smesso gli anni piccini, le pantofole della nonna

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Maternità

Inconsueta

Forse non è niente. Forse è solo un virus maledetto, ho visto il tuo piccolo viso contrarsi straziato e spaventato. Mi reclami più che mai, sei mogia, consumata, oppure nervosa, una serie audace di no senza fine. Ma ho smesso di arrabbiarmi.
Com’è denso l’amore di una madre intorno a un figlio malato: solidifica come cera di una candela, il lume attento della veglia. Osserva ogni cosa, ogni reazione

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I beffardiMaternità

È inutile: non mi somigli

Mancava solo una cosa: che un po’ mi somigliasse. Difficile rintracciare un segno qualunque che quel Cicciobello fosse stato immesso nel mondo a partire dal mio ventre. Non c’era nulla, niente, nessun dettaglio che potesse rendermi sospettabile come genitrice. Peccato.
E lì fu la seconda. Un po’ per la voglia di femmina (dai, sta volta è una bambina!), un po’ perché dovevo rifarmi: trovo che la natura sia ingrata nei confronti della donna, se un figlio, almeno un po’, non le somiglia.

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Maternità

Letting go: la verità è che non sono d’accordo

E poi, mentre pedalo sulla mia stupida cyclette, cominciano a riaffiorare i ricordi. Al di là delle emozioni di cui già ho detto, riemergono tutte le considerazioni che maturai quando Patrick era stato a Malcesine con l’asilo per cinque giorni e cinque notti.
“Piange ma poi gli passa, è un’esperienza che aiuta a crescere.”
Ma è davvero necessario?
“Ma poi si diverte.”

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Maternità

Letting go

Mi dicono che vanno ad Andora. Non si sa quando, cinque giorni con l’asilo. Cinque giorni, cinque notti, cinque anni.
Non è obbligatorio, è una proposta di quelle che chiamano Scuola-Natura. Mi lanciano la notiziola quattro giorni fa, così, sulla soglia della classe, poi viene ripresa nell’assemblea che ho mancato. E adesso mi arriva un foglio: devo decidere entro stasera se “aderisco”, se mando Sarah.
Speravo di non dover scegliere.

9
Maternità

Lasciate correre i bambini

Corri, piccolo, corri. È adesso il tuo momento.
Avrai tempo per fermarti, poi. Quando per mille luoghi correrai, cresciuto. Da mille scapperai. E la tua corsa avrà sempre una ragione.

Correrai per andare al lavoro, in ritardo, prendere al volo quel bus, e giù in metrò, divorando i gradini a due a due.
Correrai indietro, a inseguire chiavi dimenticate in una scodella smaltata all’ingresso di casa.

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Eventi

Lei non c’era

Sull’ultimo tocco di zapping, ieri sera, siamo caduti sulle notizie: la strage di Parigi.
“Mia madre era a Parigi oggi” mi dice Mathias. Non in quella parte della città, ma la città è forata da una lingua di odio che trivella e arriva dove non si sa. Da amici che non conosciamo, forse sono usciti a cena, a bere. Il Bataclan no, su quello siamo tranquilli. Noi. Mentre la vita si accascia. Noi sul nostro divano ancora a fiori, lui manda un sms, per sicurezza, così. Lei non risponde.

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I beffardiMaternità

L’ “Effetto Kinder”

Se esco, li prendo, li porto dritti a casa, li mollo a giocare da sé, normalmente va tutto liscio. Salvo eventuali sensi di colpa per non aver mostrato entusiasta plauso per il loro ritorno sotto forma di sorprese, attenzioni, gioco insieme.
Se però, solleticata da tali sensi di colpa, dalla responsabilità genitoriale nel plasmare le loro giovani menti e il ricordo affettivo che avranno di me e della loro infanzia, mi spingo oltre lo stretto necessario… se, insomma, decido di onorare il rientro in una qualche maniera, improvvisamente il gioco si fa duro.

Altre Verità

Sabato mattina

IL MONDO È ANCORA BUONO
Il sole addosso all’autunno, scova teste già fuori casa, ombre colano dai marciapiedi, il panettiere è già al secondo giro d’infornate, aromi si mescolano con l’odore del primo mattino.
Qualcuno dice “sai di essere madre quando andare dal droghiere da sola ti sembra vacanza.”
Invece ho chiuso il mio cappottino, stretto stretto, rasento il muro come una clandestina, inseguo la strada fin dove volta, poi un gomito di asfalto e infine la piazzetta: sto andando a fare gli esami del sangue. E non mi sembra affatto vacanza.

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I beffardiMaternità

La naturale evoluzione del local pub

C’era una volta l’oratorio: un campo asfaltato per giocare a pallone, qualche panca di pietra vicino alla cancellata d’ingresso, qualche suora e qualche prete. Una piccola zona di giochi per bambini nascosta in un cantuccio. Ma, soprattutto: chiacchiere. D’altronde si chiama “oratorio”.
Da cosa nasce cosa, e dopo i primi anni in cui quel cancello e quel campo asfaltato servono a passaggio obbligato verso la cappella, o verso le sale in cui è allestito il banchetto post Battesimo del figlio del cugino dell’amica di mamma, comincia a emergere il vero volto della location: l’aggregazione

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Maternità

Vorrei dire grazie come lo dici tu

Vorrei dire “grazie” come lo dici tu, come lo dicono i bambini piccoli. In quel modo impreciso nei fonemi, certo nelle intenzioni. Confuso nella logica, chiaro nei sentimenti. Sei nella fase della vita in cui dare e avere, per poco, ancora si mischiano. Tentennano un istante intorno a “io”, si perderanno nel prossimo “mio” ma per adesso – ancora – sono gemelli siamesi

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EventiMaternità

La sagra oltre la finestra

Sono passata tante volte accanto a quell’ospedale, guardo su, tra fronde di alberi che inseguono stagioni: ora abbreviate dai giardinieri, ora snudate dall’inverno, ora rigonfie di estate. Localizzo dov’era, finestra più finestra meno, la nostra. Ne scelgo una, mi dico è quella. E ti faccio nascere ancora. Perché mentre cresci e scorri come la vita che intuivo là sotto, ho bisogno di ritrovare quel grande vetro, il mentre che azzerava tutto.

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Maternità

Tre figli, un solo figlio

A. ha una sola figlia. Una bimba bellissima dagli occhi ridenti che, sfortunatamente, non ho mai visto dal vivo perché abitiamo lontane.
Ci siamo conosciute grazie al mio blog, ci veniamo a trovare affacciandoci a facebook.
“È una scelta precisa – mi scrive – quella di avere un solo figlio: voglio dedicare alla mia piccola tutto quello che posso, rispettare la sua unicità senza compromessi, seguire la sua crescita senza dividermi con altri bisogni, fasi diverse di vita e di evoluzione.”

Maternità

Ho bisogno di volerti bene

NON È VERO CHE SI AMA SUBITO. DA SUBITO, SEMMAI, SI DESIDERA AMARE.   Non è stato così facile. Ci volevano anche sei, sette ore per calmarla o addormentarla. I sonni erano brevi, dopo lunghe fatiche. Ai fratelli che chiedevano qualcosa, pazienti, rispondevo “adesso non posso”, e quella frase mi pizzicava come una maglia infeltrita. E non sapevo evitarlo. Mi …

Maternità

Vivente e non vivente

LA CONOSCENZA È UTILE, LA FANTASIA INDISPENSABILE
E sulla strada verso casa, evento raro, Patrick racconta: “Oggi a scuola abbiamo fatto la differenza tra vivente e non vivente.”
Indago: “Per esempio…le foglie?”
“Dipende. Se è per terra è non vivente, se è ancora sull’albero è vivente.”
“E la macchina?”
“Non vivente.”
“Sì, però mangia, fa benzina…”
“Allora non vivente se non guida nessuno.”

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Maternità

Confesso

Al nobile fine di sollevare tutte voi dai sensi di colpa e di sorridere liberamente della propria miseria, senza alcun proposito troppo impegnativo di rivedere le mie piccolezze, pubblicamente confesso:

-Che ho detto che mettevo in castigo Sarah e non l’ho fatto.
-Che mi ero ripromessa di non mettere in castigo Sarah e ce l’ho messa.
-Che in diverse occasioni ho usato parole poco congeniali alla giovane età dei miei figli.
-Che ho giocato a Lego e non ne avevo nessuna voglia.
-Che ho fatto finta di essere meravigliata e fiera per il disegno di Patrick.
-Che ho biascicato: “Ciao Isa, già sveglia?” mentre il sottotitolo recita: “Ma cazzo!”
-Che ognuno dei miei figli ha subito a suo tempo qualche giro in auto al solo scopo di addormentarlo…

Maternità

Chiamami ancora

Il primo passo è un gesto chiaro. Prima non c’era, barcolli avvinghiata alla mano di tua madre. Un dito stretto come una morsa straripante: di bene, di bisogno, di importanza. Poi succede: come accendere la luce, un clic netto. Un piede avanza, lascia indietro l’altro, senza attaccarti. Magari cadi subito dopo, ma l’hai fatto. Il primo passo è un atto inconfondibile.

Le parole, invece, nascono piano. Si formano come ombre nel vento, chiaroscuri balbettati, sillabe che dindinnano.
Un giorno credi di aver sentito una parola distinta, il giorno dopo la cerchi e non la trovi. Ma hanno una magia che il passo non possiede: sono una novità ogni volta. Le prime le annoti su un foglio. Poi ne arriva un’altra, un’altra ancora. E ognuna porta con sé un piccolo stupore…

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I beffardiMaternità

Il tempo vola? Le mattine: no

Trovo inverosimilmente bizzarro, per non dire oltraggioso, che quel tempo che sappiamo volar letteralmente via guardando crescere i nostri bambini, sia lo stesso, arguto signore, che si permette di restare incollato come resina tra i capelli in queste mattine con la petite.
Che perdere il sonnellino delle 10 sarebbe stata cosa cattiva e ingiusta (per parafrasare parole sante), già lo avevo immaginato. Che questo momento sarebbe poi giunto, con grande probabilità, allo scadere delle vacanze, l’avevo…

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Maternità

A Stairway to Heaven

Ci sono sere che lasciano indietro il giorno senza fatiche, senza rimpianti, senza fretta.
Non conta che hai dovuto passare già metà del weekend facendo le pulizie di casa. Che ti sei svegliata alle sette neanche fosse lunedì, perché i bambini non conoscono la differenza tra i giorni della settimana.
Ci sono sere che infili i pupi nella macchina, uno per seggiolino, ti volti, li guardi e pensi: “Stan proprio bene, così: 3. Riempiono la fila, la macchina è più bella.”
Ti gasi un po’ per questo orgoglio che, pure, ha ragion d’essere, poi in un guizzo di ritrovata energia, domandi: “Sarah, sei felice?”…

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Altre Verità

Un giorno senza (pc, iPad, smartphone)

SE OGNI TANTO NON FAI NULLA, NON AVRAI NULLA CHE I FIGLI POSSANO INTERROMPERE, FACENDOTI INCAZZARE.
Qualcuno perde il cellulare, altri restano orfani di un pc che ha tirato le cuoia, di un tablet che si è improvvisamente impigrito.
Io, senza arrivare a cotanto sgomento e disorientamento, già anni fa avevo inventato la giornata sabbatica: una giornata di dieta depurativa in cui fare a meno di questi orpelli. Certo, ai tempi ero incinta di Patrick: replicare adesso, con due su tre figli a casa non è propriamente “sabbatico” come allora. Ma ho voluto fare l’esperimento.
E, come in tutte le esperienze, ho imparato alcune, fortissime verità…

4
Altre Verità

Però intanto è settembre

Una volta c’era la Vestro, il Postalmarket: arrivava il catalogo autunno-inverno, e allora tornare e aspettare l’autunno aveva tutta una sua magica ritualità. C’era sempre la bionda capello sbarazzino cui volevo somigliare: io, castana, chioma lunga e sfigata. Il “pull” grigio melange, lavorato a coste, il collo morbido e i pantaloni a sigaretta o un kilt con calza coprente…

Altre Verità

Prospettive

Lui e il suo cagnetto senza arte né parte.
Una volta lo incontravo con la fidanzata: “Uscite per un aperitivo? Ah, bei tempi…”
“Ma che aperitivo, quello ormai è roba vecchia, non si fa più. Si esce per un calice di vino.”
Un calice di vino.
Poi dei tre sono rimasti due: lui e la cagnetta. Il mattino alle otto, la sera alla stessa ora. Esatta. Forse anche il vino è sparito, chissà…

Maternità

“Quando mi fai vedere le persone senza mani, mamma?”

GLI HO CONSEGNATO UN LEMBO DI REALTÀ DIVERSA, COSÌ, DAL MONDO DEI GRANDI, E LORO TIRANO LA VESTE, VOGLIONO VEDERE IL RESTO.
Ha scelto il libro dei dinosauri a scuola, uno dei più noiosi. Me lo sono caricata tra ombrello (aperto), bambini e pancione, poi sul divano giallo in camera mi sono messa a guardarlo con loro, un falso compiacimento negli occhi stanchi…

2
Maternità

La lista e io: miserabili tentativi di scorciatoia

Al vantaggio di ritrovare un po’ di tempo libero, con l’esodo dei figli, il varco chiede, al solito, un ingente pedaggio, che si formula fin da subito in una lista indigesta di materiale da acquistare.
Molti erano già preparati da giugno, tempo in cui l’allegro foglio di istruzioni venne consegnato: qualche genitore audace e apprensivo ha provveduto già allora.
Noi, per non venir meno alla tradizione di genitori “tranquilli”, non solo non abbiamo ancora comperato nulla, ma abbiamo logicamente perso la lista (peggio: non ricordavamo nemmeno di averla)…

Maternità

Il mondo a modo tuo

Davanti alla bocciofila ti ho messa giù, hai camminato un po’, trotterellavi con la camiciola lilla che svolazzando ti somigliava. Ti sei diretta verso un grosso albero, il grissino saldo nella mano, e l’hai abbracciato.
Ti guardo restando indietro quanto basta a non distrarti: lo sai che abbracciare un albero è abbracciare la vita? Sembravi una poesia in carne e ossa…

5
I beffardi

Francesitudini

Mentre le vacanze si allontanano come le buone intenzioni – ancor più rapidamente fugate da qualche spiacevole novità – ecco quello che ho imparato in due settimane in Alta Savoia.
• Si dice Bonjour anche alle sette di sera (forse vale per il giorno dopo?)
• Divieto d’accesso “sauf riverains” non vuol dire, come si sarebbe portati a pensare, “salvo riverenze” (tipo che lasci passare suore e sacerdoti o chi è particolarmente gentile), bensì “eccetto residenti”
• L’alimentazione è a base di formaggi, burro, creme, ma la francese tipica vanta gambe da gazzella e tette da baywatch (insopportabile)…

9
Altre Verità

Di due cose ho paura

Sono le nove meno un quarto: il tempo delle madri ha l’ora dei bambini. Le nove meno un quarto sono pigiami e spazzolini. Invece sta sera va diversa: qui in una sala d’ospedale, altra gente abbronzata, vecchi col naso e la schiena ingobbiti dagli anni, parenti che parlano, parlano troppo.
Mathias mi ha portata, tutti e 5 in macchina. Poi ha cercato una pizzeria per far cenare i bambini: mi arriva una foto su WhatsApp. Mi chiede se mi serva qualcosa: “Solo voi.”…

4
Maternità

Piccolo, dolce chissenefrega

ESSERE MADRE È TERRIBILMENTE FACILE.
Conto i nodi del legno. Come facevo da bambina. Traccio figure che vedo poco, sfocate: ho tolto gli occhiali.
Volevo fare il flan, mentre dormivi. Avevo altri programmi: tu avresti fatto il sonnellino, Mathias faceva un giro in paese scansando a fatica il malcontento per le nubi, a colpi di croissant. E io mi sarei messa a cucinare…

Maternità

Che shock il ripasso

…Sulla pagina 26 un esercizio invita a scrivere una parola che cominci con ogni lettera dell’alfabeto. Dando il LA con le prime tre: A come aquilone, B come balena, C come castagna. Così recita l’etichetta.
Dietro alla famigerata etichetta, però, s’intuisce in controluce o si legge chiaramente – per i più arditi che scollino il rattoppo – quanto segue:
A come accetta che ti voglio dare in testa…

1
Maternità

Il primo giorno (lei)

HAI PARTORITO, SEI TORNATA A CASA: TUO FIGLIO, SUO PADRE. I PRIMI GIORNI.
POI LUI TORNA AL LAVORO: PER LA PRIMA VOLTA SIETE GENITORI, MA IL GIORNO VI SEPARA. LUI LÀ, TU A CASA COL PICCOLO. UN MOMENTO CHE SEGNA UN GRANDE INIZIO.

Guardi l’orologio del forno: le diciotto.
Ti sei alzata con una scusa, un bicchier d’acqua, un pugno di noci. Ti sei sporta piano dalla finestra, come un segreto…

4

Cari figli: il prontuario per le vacanze

Cari figli, come promesso anche per noi il momento agognato è arrivato.
Siamo in montagna. Benvenuti. Piove.
Prima che il bel tempo ci porti alla deriva e prima di inciampare in inconsuete armonie familiari, desidero richiamare la vostra attenzione su alcune piccole regole – o dettagli di convivenza se preferite – che agevoleranno questa prima settimana coi nonni.
Postulato 1: Non chiedere a mamma quello che puoi chiedere a papà.
Postulato 2: Non chiedere a papà quello che puoi chiedere ai nonni…

13
Maternità

Il navigatore

…In caso di giri in auto, ti orienta tra le strade meglio di un navigatore, ricordando nome e cognome, esercizi commerciali ed, eventualmente, attività familiari che hanno caratterizzato la zona (tipo: Lì è dove c’era la festa di tizio, là è dove siamo andati a prendere il frigo, e così via).
D’altronde, a semplici proposte come “andiamo al ristorante”, Patrick domanda: “Dove?”
“Al Roadhouse.”
“Sì, ma in quale via?”…

6
Maternità

L’amore non c’entra

…Che poi: bravi sono anche bravi (a volte). È che io, in queste giornate senza pausa, li ho sempre davanti. Davanti quando giochiamo (o giocano), davanti quando mangiamo (o mangiano), davanti quando parliamo, leggiamo. Quando, semplicemente, “esistiamo”. Davanti anche se sono di schiena. Arrivo a sera che c’ho la SEEF (Sindrome da Eccessiva Esposizione ai Figli). Ormai anziché l’ice cream gli do l’I scream. Rincasa Mathias e glieli consegno. Ho bisogno di non vederli. Per un po’.
“L’amore non c’entra – rassicuro A. – è che è proprio fisiologico.”…

3
Maternità

Il primo giorno (lui)

HAI PARTORITO, SEI TORNATA A CASA: TUO FIGLIO, SUO PADRE. I PRIMI GIORNI.
POI LUI TORNA AL LAVORO: PER LA PRIMA VOLTA SIETE GENITORI, MA IL GIORNO VI SEPARA. LUI LÀ, TU A CASA COL PICCOLO. UN MOMENTO CHE SEGNA UN GRANDE INIZIO.

Hai spento il pc.
Ciao. Saluti tutti, sventoli il guanto come chi parte per un luogo lontano.
Sei passato in bagno, sta volta…

3
I beffardiMaternità

Prime parole: la cruda realtà

Mi chiedo chi è che ha inventato la fiaba.
“C’era una volta una bimba, gli occhi colore del cielo, le labbra a forma di cuore, succose come le fragole a giugno, due braccia operose con le fossette ai gomiti, due piccoli piedi che zampettano allagando tutto di immacolata allegria. E la sua mamma restava a guardarla a mollo dell’incanto più sublime che mai si potesse immaginare. Si narra che, tanta era la sua bellezza, la piccola la osservava anelando a quel suo sguardo innamorato, e volendo somigliarle il più possibile cominciò a produrre dolci sillabe: “MA-MA”…

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I beffardiMaternità

Il caldo al tempo dei bambini 2

…Mi sorge il dubbio che, dopo tutto, di estati davvero torride non ce ne siano state tante negli ultimi anni.
Ché qualche giorno di anticiclone africano lo reggo anche, basta che poi si rinfreschi almeno la sera.
Ma quando alle 23 leggi 30 gradi fuori e 29 dentro capisci che non puoi farcela. E, più di tutto, ti avvedi che anche una questione semplice come quella della calura, assume interessanti, nuove prospettive quando condivisa con la progenie…

1
I beffardiMaternità

Il caldo al tempo dei bambini 1

E dire che mi credevo abituata.
Nella lontana vita da single, o, più precisamente, in quella pre-figli e pre-nozze, vivevo in un monolocale. Da sola, prima. Tolta qualche visita del cavaliere di turno. Poi, con la dolce compagnia di un francese che veniva a trovarmi qualche weekend, fino a stabilircisi dopo mesi di voli easyjet. E…

8
Maternità

Venendo via

…E finalmente siamo lì, in quel punto troppo lontano: abbiamo finito.
Ci stringiamo la mano, ci salutiamo. Un sorriso per uno.
Saliamo in macchina. L’auto svolta, il gomito della strada: accostiamo la cappella dove pregavo senza saperlo. Dove passavo il tempo quando su, al secondo piano, c’era troppo via vai. Superiamo la fermata del nostro autobus. L’entrata centrale, le porte a vetri, la guardiola.
La gola stringe.
Fa uno strano effetto: la gioia e la liberazione s’inerpicano sulla nostalgia…

4
Maternità

L’ ottima ragione

…Una maestra? Un’animatrice dell’oratorio?
Ad ogni passo un altro saluto.
Inseguo rapida ogni ipotesi. Lei con quei suoi occhiali grandi e scuri, gli occhi chissà dove.
Forse mi scavalcano, guardano oltre. Mi volto, la strada è deserta. Mi spiace deluderla, mi appresto all’ennesima figura di m. Riassumo le rughe della perplessità nella prima frase di senso che trovo: “Ci conosciamo?”…

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Altre Verità

Ode alla sciacquetta

La sciacquetta parla piano, la voce flebile, scandisce parole soppesate, trattenute senza sforzo. Sa darsi il tempo di pensare prima di aprir bocca. Un tempo lungo che lascia agli altri di abitare liberamente. Non ha fretta.
Cammina con flemma anche quando è in ritardo, conosce il tempo e non ne ha paura.
Entra nella stanza con il viso chiaro, il trucco a posto, un bel vestito. È sempre in ordine. Il capo leggermente chino, avanza cauta ogni richiesta, anche…

Maternità

Tutto quello che mi serve

Ho inforcato la via per Cesano. La fretta falciava la strada. Nuvole come chiasso nel silenzio, la pioggia trattenuta come un respiro.
Camminavo con l’urgenza dietro, il passeggino davanti. Sono felice di spingerlo: mi appoggio, sembra un conforto.
Guardo Isabelle, la sua testa ingenua e chiara, sottile come i suoi capelli. Ignara: tu resta buona, rimani così. Una certezza vincolata al qui e ora…

4
Maternità

“Istruzione” non fa rima con “informazione”

La Signorina S. confabula al parco giochi. Qualche genitore, classi diverse da quella di suo figlio.
“Tu non hai letto la lettera di C. al fondo dei quaderni? Pare che se ne vada.”
Il giorno delle pagelle (che ormai si chiamano “schede”) siamo entrati uno a uno, o due a due – nel caso di genitori in coppia, come noi – : “Buonasera”, stretta di mano, le due maestre sorridono. Niente da dire, Patrick è bravo, file di 10 campeggiano ordinate come truppe, in mezzo si nasconde un solo 9 in educazione all’immagine, che non sia un Picasso l’avevamo intuito.
C. nel suo vestito salmone, le zeppe che la slanciano…

4
Maternità

Nato nel silenzio

…Perché dovrei condividere la mia stanza con una, due, tre donne mai viste? Avere visite a orari fissi, riposare a orari fissi, essere in mezzo al via vai di sconosciuti, ospiti delle altre, dividere le ore di sonno con figli non miei, che hanno le loro veglie, le loro madri, altri odori, altri tempi, e diritto, anch’essi, a un momento privato?
Fareste mai un viaggio di nozze condividendo la camera con una coppia mai vista? È il vostro miracolo, il vostro amore, la sua nascita. I primi giorni di vita sono la luna di miele della nuova famiglia…

I beffardi

Il silenzio delle polpette

…E allora oggi, in piacevole compagnia della petite, mentre alla cava accosto un paio di ragazzetti indubbiamente al bigio, osservo lei schermirsi tra seni troppo abbondanti (tutta invidia) e lui che, pennarello alla mano, insegue un tracciato immaginario sulla povera panchina già martoriata da altri innamorati, per dichiarare un amore apparentemente eterno. E, sentendomi testimone oculare dell’accadimento, soppeso le possibilità di intervento…

Maternità

Dammi un bacio

…Quando compro qualcosa pensandoti, quando cucino, leggo, rido con te. Quando ti ascolto. Quando ti aggiusto il lenzuolo con le macchine, le principesse a tua sorella, e poi torno, di nuovo, ancora, che già dormite: ogni sera, a sfiorarvi lontani con un bacio. Con quello e altri baci, con ogni tocco, tutte le dita, le parole, le braccia: mi prendo cura di voi. Mi prendo cura di me.
Nessuno lo sa, ma ho bisogno di voi, quanto voi ne avete di me. Semino amore per nutrirvi, crescervi, rendervi il meglio che posso. Ma semino amore anche perché mi amiate…

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Maternità

Che cos’è la violenza?

Se ti domandassi cosa pensi della violenza sui bambini. Se chiedessi a te che leggi, adesso, sul tuo smartphone mentre tuo figlio è a scuola, mentre è al tuo fianco e gioca. Mentre mangia, sorride, corre. Risponderesti che la violenza è inaccettabile. Un retaggio, quasi, di altre epoche: epoche in cui si bacchettava a scuola, in cui i padri erano burberi, le…

Maternità

Amore mammifero

Mischiatevi, mamme, col vostro cucciolo d’uomo. Mescolate i fiati, attaccatelo al seno, donategli quella linfa bianca che il vostro corpo perfetto produce come nettare degli dei. Perché è questo che siete: dee.
Tenetelo su di voi come una seconda pelle, il soffio lieve che cede al sonno, un gemito sfuggito ai primi sogni di chissà cosa. Tenete il vostro piccolo così vicino da non sapere, più, dove finite voi e incomincia lui. Non abbiate fretta di separarvi, come non ne avevate…

I beffardi

Alla ricerca del figo (e delle pesche) perduti

Andare al mercato è un po’ come prendere la metro: due attività di cui ho scarsissima esperienza da che sono diventata mamma.
Elementi fissi che ritrovo regolarmente, nonostante le assenze protratte: la vecchia col gambaletto a mezza gamba, la donna col velo e il bambino che dorme nel passeggino, la donna senza velo e il bambino che comunque dorme nel passeggino, l’uomo dei…

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EventiMaternità

La matematica della maternità

PER OGNI RIMORSO, OGNI RITARDO, OGNI RICORDO. OGNI PAROLA CHE COMINCIA IN RI: RI COME LO RIFARESTI. COME RINGRAZIO LA VITA.

Per quelle volte che hai pensato sono una madre di merda. Nonostante le sfumature di colore.
Per le volte che ti sei detta Non ce la faccio più.
Per quelle, ancora peggiori, che l’hai detto davanti ai figli, ai loro occhi puntati su come due ali sempre pronte per il decollo…

Maternità

Storia di pianti e di giacche a vento

Mi ricordo io, una volta che ho pianto a scuola. Solo che ero più grande.
Avevo preso troppo sole, vanità ingenua, nessuno mi aveva obbligata alle creme solari: a tremila metri il sole di Pasqua percuote come fosse arrabbiato. Ma a me piaceva: mi piaceva quella luce irresistibile, il bianco assoluto della neve e dei ghiacci. Mi piaceva la pelle che iniziava a tirare: “Fai così” dico a mio fratello spingendo il naso col dito…

Maternità

Tu abbraccerai

…Tu abbraccerai la tua prima amichetta, a scuola, bisbiglii all’orecchio, nascoste ai grandi. La stringerai crescendo, dicendole piano Io ci sono. Abbraccerai l’amico che parte, e quello che ritorna. Il ragazzino per il quale hai cambiato vestito e, forse, anche il modo di parlare. Schermaglie di ciglia tra le cartelle, diari pieni di parole e cuori trafitti.
Abbraccerai col sorriso, sospirando, con le lacrime agli occhi…

Maternità

6 cose che non sopporto

…Non sopporto i bambini che, correndo in preda alla generosità della loro energia infantile, non si preoccupano di tentare o almeno fingere di scansare me e, soprattutto, il passeggino con tanto di piccola indifesa. Come ieri, questa creatura col suo cappellino rosa: la vedo che divora la stradicciola, e non è colpa sua se questa fa tre spanne (delle sue) in larghezza, e se incrociarsi è un esercizio di galateo a chi cede il passo per primo…

Maternità

Esco a fare due passi (un titolo preso al Volo)

Non ti dirò che ero già uscita con l’idea di andare lontano. Molto lontano. Che mi sono portata i cracker, come sempre, più la bottiglietta dell’acqua anche se non sai bere a canna, sperando così che tu tenessi duro, legata nel passeggino come un salame, il pile esagerato, ma ti ho tenuta così perché temevo che, se mi fossi fermata …

Altre Verità

Siete voi, il senso di questo spazio

…Si può essere utili in tanti modi: fare informazione e dare consigli sono quelli più diffusi.
Io ho scelto un’altra strada: la narrazione. A volte emozionante, altre ironica. A volte letta da molti, altre da quattro gatti.
Quando ricevo i vostri apprezzamenti non è solo la scrittrice che si gloria: è la parte bella di me, che esulta per la gioia semplice di aver dato un piccolo contributo al mondo (…) Sapere che “sono arrivata” al lettore significa aver adoperato bene la scrittura, che è uno strumento pazzesco. Significa dire a me stessa: ho fatto la cosa giusta…

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Altre Verità

Fare niente, a volte, è fare molto

Poche cose mi sono rimaste di quando frequentavo Architettura.
Mi restano quegli sgabelli traballanti, la calca intorno a tavoli grossi interamente rivestiti di fogli A0 e di mani. I cappotti impilati sul trespolo più audace. Le attese in corridoio per le revisioni, i compagni di gruppo, le scale ricoperte di gomma. La biblioteca con gli ingegneri che venivano a rimorchiare, il…

I beffardi

“Sì, Signora”

Dunque c’è questa coppia che incrocio quotidianamente andando o tornando da scuola. Quattro stecche da biliardo per gambe (due di lei, due di lui), qualche passeggino, un numero variabile di infanti: loro, non loro, non è dato saperlo. Lei ha due biglie d’occhi di colore incerto, sporgenti e riversi sul mondo con un languore che le sgorga dal profondo. Lui un piercing alla lingua: lingua che non è difficile apprezzare dacché i due innamorati si scambiano una mole ingente di “convenevoli” mentre le dita intrecciano promesse, i jeans cascano, e le sigarette imperano…

Maternità

Non mentite ai bambini

…Alessandro è avvinghiato alla madre, onde di capelli neri, mossi e lucenti. Due finestre aperte sul cielo, al posto degli occhi. Si fa presto, ad assieparsi intorno a una nuova vita, dimenticare il resto, dimenticare gli altri. Allora si scosta, risponde con nome e cognome. Sorrido grata e il discorso torna sulla piccola.
“Adesso va al nido” commenta la mamma, “e io vado a lavorare.”…

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EventiMaternità

A padri come questo

Lui le è accanto. La esorta: “Dai, ce l’hai quasi fatta!”
Cerca parole, sbandiera frasi imparate nei mesi. Altre gli salgono alla gola da sé, figlie di un cuore proteso che dilaga nella stanza. Figlie del momento.
Ha paura, la donna. Ne hanno tutte.
Vorrebbe prenderle quel ventre gonfio, versarlo fuori come un secchio, levarle il dolore, la pena, la paura. Vorrebbe farlo lui…

La leggenda dell’oggetto transizionale

“Ma che carino! Davvero, grazie!”
Sospiri, sorridi, un occhio spiana il pupazzetto che hai appena scartato per tuo figlio, poi si posa su quelli del donatore e infine cerca, supplicante, la gioia del bebè.
Ebbene sì: ti hanno regalato il centoundicesimo peluche per il tuo bambino.
Forse sono informatissimi sulla (possibile)…

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EventiI beffardi

L’anti-donna

Se mi facessero il test anti-donna mi troverebbero senz’altro positiva.
Manifesto infatti:
-Avversione per il fiore giallo che è tradizione regalare l’otto marzo: è peloso, brutterello al limite dello sfigato, e puzza.
-Refrattarietà allo shopping: detesto la fiumara di gente, il passo lento, i musi che alonano sulle vetrine, la ressa per i saldi, la…

Maternità

Ti abbiamo messa a dormire in cucina

L’idea è stata di tuo padre. Lui, paziente. Premuroso. Dolce. In questi giorni ronzava per casa come una mosca già mezza spappolata da un colpo di giornale. In mezzo al volo confuso dei suoi gesti stanchi, frasi che è meglio non ripetere: non che io sia innocente, dico anche io parole poco garbate che, se non ti arrivano nel significato, ti raggiungono nell’intonazione. Ma io sono notoriamente la “stronza”, quella nervosa, uterina: da me ormai te lo aspetti. Questo, invece, è davvero un colpo basso. Se da grande ti sentirai insicura…

Maternità

L’amore a pennarello

Adesso immagino che dovrei giocare con loro.
Ho messo a letto la piccola con grandi fatiche, programmato una simpatica gita dalla pediatra che dichiarerà l’ennesima otite a tre sole settimane dalla precedente. Fatto un giro di chiamate per trovare chi mi tenesse Patrick e Sarah ed evitare di caricarmeli anche loro verso la terra dei batteri. Tracannato un caffè disturbato dalla…

EventiMaternità

Dieci febbraio

Ho dormito poco. Forse affatto. C’è una cullina, le pareti trasparenti, qui accanto. Vuota. Come un ventre che ha partorito. Ti ho presa così come ti hanno preparato, avvolta nella coperta metà rosa e metà azzurra, tracce di vernice caseosa, ancora. Ancora sai di me, sai di noi, di queste ore faticose, della mezzanotte in cui sei sbucata fuori.
Accanto, un letto più in là, metteranno un’altra donna, ma io ti…

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Quel che resta del parto

È vero: sono caduta da ragazza. Sugli sci (anzi al loro fianco, mentre quelli se la ridevano come fosse colpa mia), inforcata malamente da una compagna di oratorio che adesso non nomino per non provocarle sensi di colpa tardivi. E ci ho lasciato le chiappe.
Tuttora, a distanza di un numero di anni che mi guardo bene dal conteggiare e ancor meglio dal riportarvi, il mio osso sacro presenta ignote protuberanze, nemmeno simmetriche…

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Maternità

Il primo passo

…È il momento più bello: il breve spazio in cui osi senza avere ancora un ottimo equilibrio. Ti sbilanci, cadi con un tonfo sordo sul sedere imbottito. Te ne freghi, ti alzi, riparti. Oscilli trascinando una bambola troppo pesante, a volte recuperi, altre no. E in poche settimane già ti mangi metri di stanze, ti affacci dalle porte, sbuchi come una novità ridente. Hai già acquisito sicurezza, te la sei presa da sola, snobbi la mano che ti offro, la sfuggi quasi fosse un’offesa.
C’è tanto di voi, figli miei. C’è tanto di tutti, nel modo in cui camminate…

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Dapprima fu il lamento

Dapprima fu il lamento: un suono graffiante, monocorde, stridente come il gesso alla lavagna.
Noi diciamo: “Fa contatto!” con un ghigno che annaspa alla ricerca dell’ironia, perché la gentile vibrazione si produce puntualissima e prevedibile non appena deponi la piccola a terra.

Poi fu la dieta: di una scodella di pappa preparata con zelo e tantissimo amore la principessa…

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Altre Verità

E se oggi fosse una buona giornata?

Hai dormito poco. E male. Sarà per la tosse, sarà per l’odore di latte che emana dalle tue mammelle, sarà per abitudine, la consuetudine al contatto, questa irrompente forma d’amore: Isabelle ha fatto come al solito, forse un pochino peggio.
Alla fine alle sette e mezzo siete su: lei, tu, tuo marito.
I due più grandi dormono ancora: quando senti Patrick col passo da soldato, una marcia energica sul tappeto del corridoio, arrivare poco dopo, stropicci un ciao Patrick, cerchi di modularlo all’uscita, lì, quando è già in bilico sulle labbra stanche e ti rotola fuori che si capisce che in fondo la dolcezza è una farsa.
Cazzo ti sei già alzato a fare?…

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Non pronunciare il nome di “mamma” invano…

Mentre attendo con trepidazione che la piccola Isabelle pronunci per la prima volta il fatidico mamma, che sia un bisbiglio barcollante, una balbuzie in cui riconoscere a stento l’appello, o una voce argentina che chiama a squarciagola… singolarmente aspetto, anzi supplico, che gli altri due smettano di farlo…

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Eventi

Jacopo e altre meraviglie

Da parti lontane, di mondo e di cuori. Da angoli diversi di vite, prospettive e sentimenti, si genera piano il Natale, come dal ventre della terra. Riaffiora in forma di energia, sa di vecchio e di nuovo, di fine e di inizio.
È un aeroporto senza mio padre: un volo che arriva dalla Norvegia. Mia sorella e le tre bambine, volti che emergono dagli anni in cui le cullavo, mi arrivano addosso già piccole donne, con la storia del tempo.
È una strada del centro, il passo contromano mentre tra carte di regali e negozi affollati foro il buio, il freddo verso una via d’ospedale…

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EventiMaternità

Un mondo di bene

Orde di genitori ammassati all’ingresso. Poi dentro, a spingere per accaparrarsi un posto in prima fila. Ci siamo anche noi, la macchina fotografica, la videocamera, l’eccitazione che miagola impaziente.
Loro sono già pronti, seduti sul palco, le maglie rosse, i jeans e il berretto rosso di Natale in testa.
Le luci sono già basse, i genitori sono meno disciplinati dei figli, chiacchierano, si scompongono per lo scatto perfetto, i flash spezzano la penombra.
E in un sussurro della maestra che dirige il coro, il concerto comincia…

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EventiMaternità

Il primo Natale

… E adesso è qui: quel Natale con l’albero in un altro angolo del salotto perché il mio box non gli lascia spazio. Quel Natale che tutti corrono e non so perché. Quel Natale che si aspetta – dicono – il vecchio con la barba bianca e il cappello rosso, la slitta coi regali, la neve che non viene mai. E io osservo l’albero con lo stesso stupore con cui guardo il tuo sorriso. Le luci come le ombre. Le ghirlande come le tue collane, come un nastro qualsiasi. E quando quella festa verrà, sarà un giorno qualunque, perché niente è qualunque. Perché non so ancora la differenza tra dare e prendere, donare e ricevere…

Maternità

Una mattina

Grazie, che tamburelli sul cubo accanto alla tv.
Ti ho acceso un canale a caso, ho creduto di farti piacere. Prima è uscito il messaggio di errore, perché la tessera Premium ci mette un secolo a caricarsi, poi ho cliccato a caso, devi esserti trovata faccia a faccia con una televendita. Coltelli o materassi. Chissà.
Tu sbatti le mani come faceva tuo fratello alla stessa età. Sullo stesso cubotto di legno etnico. Dicono che ogni bambino è diverso. Io dico che sono tutti uguali…

Maternità

Trovami una tata punto com

…Vent’anni più tardi sono madre di tre bambini, e, questa volta, sono io a cercare una tata.
Mi accorgo che, vista dall’altra parte, la situazione appare drasticamente differente: chi non ha mai fatto la baby-sitter almeno una volta nella vita? È il classico lavoretto-non-lavoro per tirar su due soldi in nero. La sera ne prendi pure di più, e se c’hai culo i bambini dormono e tu ti svacchi davanti alla tv.
Ma se fare la mamma è il lavoro più difficile al mondo, com’è che fare la baby-sitter è la cosa più facile e scontata? Sempre bambini sono…

Maternità

Bianco e nero

Ho guardato quella vecchia su una lastra di vetro e alluminio: sembro io fra dieci anni.
I capelli senza forma, la ruga a sinistra della bocca che è un solco più vivace delle labbra stesse, sottili, schiuse in una smorfia.
Gli occhiali come oblò per due pesci d’occhi spolpati. Le palpebre casacche stanche, vuote.
Forse solo il naso ha retto agli attacchi delle notti insonni. Il suo piercing che mente spavalderia ed estro stava lì in mezzo, cattedrale nel deserto, sogghignava: “Sei tu”.
Sono io quel ritratto bellico. L’ho osservato e ti ho odiata…

Maternità

Farsi notare

Stupida madre intenta a scrivere. Scalcia i bambini con fare brusco, lo stesso suono che si produce quando si straccia la carta. Si butta via una storia.
Il sabato ha i rumori dei piccoli per la casa, vento di corse inarrestabili, cavallette ingoiate nelle bocche che schiamazzano. Patrick butta fuori tutta l’irruenza trattenuta a stento sui banchi di scuola. Sarah risale…

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Maternità

La guerra inutile di carta e sapone

…D’altro canto, perché vaccinarsi, disinfettare il bucato, inacidire i pavimenti di antibatterici, se poi si sparpagliano su giochi e cibo quelle ditine adorabili che hanno toccato ogni sorta di muco, terra, ogni parte del corpo e sua possibile produzione biologica?
Eppure, mi si riferisce, a scuola il sapone è non solo merce rara, ma va cercato, tipo i tartufi…

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Cosa (non) fare in un centro commerciale

Certo, mi rendo conto che, il sabato pomeriggio, molte altre famiglie si sollazzino con attività più consone allo stato anagrafico (dei genitori e dei figli), tipo li portino alle giostre, o a fare la spesa, o, ancora, a lavare la macchina. Certe di queste imprese con l’accattivante prospettiva “vedrai com’è bello”, oppure “ti compro una cosa che scegli”. O un …

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Cuori in autunno

Ho pensato che oggi poteva andare meglio. Ho tenuto Sarah a casa tutta la settimana, aveva la scarlattina. È un male brutto, è streptococco, quel batterio che si è preso gola e cuore, una valvola, anni fa, nel mio corpo di bambina.
Un po’ di febbre, brividi, lamenti: i bambini lo fanno vedere subito. Dapprima credi sia un capriccio, poi osservi meglio, ti viene il dubbio…

Maternità

Contraddizioni d’amore

C’è qualcosa di terribilmente angusto e difficile, nell’insegnare a un bebè a dormire da solo.
Forse quelli allattati artificialmente hanno strade diverse, diversi pensieri le madri: una bottiglia di latte, di camomilla, magari, una stretta in braccio, e poi giù, in culla.
Forse è l’età. I nonni sono notoriamente più inclini a viziare i piccoli che i genitori stessi: fa parte dell’invecchiamento. Eppure io – madre – dal primo figlio a questa, invecchiando, mentre imparo dimentico…

Maternità

Il tempo degli elogi

…Qual è il tempo di dire a tuo figlio: “Non è bello, prova a rifarlo”?
L’abbiamo corretto, quando sbagliava. Sgridato, educato, ripreso, punito, quando disobbediva a regole che riteniamo importanti. Però i suoi piccoli sforzi, i suoi lavoretti creativi, i tentativi di imitarci e fare da solo, lo slancio di apprendere, quelli li abbiamo elogiati, sempre, senza ritegno né attenuanti. Abbiamo visto un bicchiere mezzo pieno dove c’era una sola, timida goccia sul fondo. Uno scultore esperto in una palla sbilenca di plastilina…

I beffardi

Ordine!

Edgar (il maggiordomo), ha pensato bene di andare in vacanza per due settimane. Che sfiga. Proprio adesso, che la stagione impone un cambio abbigliamento, Isabelle esce dalla tappa dei sei mesi e naviga verso la successiva, dei nove, Patrick ha cominciato la scuola, e Sarah ha un armadio pieno di roba passata dalle cugine norvegesi senza alcuna supervisione materna che …

Maternità

Le tue mille, buone ragioni

Sei rimasta a metà, tra il palo dove ti ho costretta, e la sacca vuota del mio silenzio. “Adesso stai lì e ti calmi!” ti ho ordinato, la voce ferma, le mani che stringevano il passeggino con tua sorella, e il cuore che scalcia. Hai gridato mamma! con tutta la forza di cui eri capace, il tono isterico che mi trattiene dal tornare indietro.
Potrei pensare che ormai sei questo: un grido di dolore o rabbia, la rabbia di cosa, un capriccio che si impunta su sciocchezze da poco, così…

Maternità

Storia di una culla

L’abbiamo messa in salotto. Fa sorridere, sembra in attesa di qualche bambola. Di una storia raccontata alla maniera di Sarah, la testa che dondola, la voce fatta più piccola. L’abbiamo spolpata come un frutto, un pesce pescato in mari lontani, portato alla deriva, che ci ha condotti con sé, e ora ritorna. Si ferma sulla risacca. È rimasta solo la struttura della cullina che ha visto i neonati di questa madre, solo la lisca, una carcassa piena di piccole storie…

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Piccoli paradossi

Certo, ha dell’assurdo, ma il mio impegno di oggi sarà – piccola permettendo – come insegnarle ad accettare il ciuccio.
La vita è un paradosso: stiamo lottando perché Sarah smetta il succhiotto, e perché Isabelle lo prenda.
Quattro anni (quasi) vs sette mesi (e rotti), vs innumerevoli specie di questo gadget salva-genitori, che carosellano su mensole, mobili, letti e bauli, supplicanti.
Mi rendo conto di essere probabilmente impopolare, nei padiglioni auricolari già avverto il formicolare insistente di mille piccole voci: “Meglio, no? Così non farai fatica a toglierlo!”…

Maternità

Il primo giorno di scuola

La cartella è grande, i suoi spigoli gli sporgono dalle spalle come timide ali chiuse. Com’era grande l’ovetto, uscendo dalla clinica, lui che ci si perde dentro. Il lettino con le sbarre, le prime volte. Le mie braccia, perfino quelle, intorno a un corpo che ancora non conosce il mondo. Perché è così, che tutto il nuovo comincia: grande. Patrick …

Maternità

Vicine

Si è rifatta le sopracciglia. Le ha tatuate, a dire il vero. Spiccano sulla fronte ambrata come rondini nere. Non che mi riguardi, non siamo niente, Barbara e io. Due anime che hanno l’affaccio sullo stesso cortile. Che se una dice qualcosa all’altra, quella le grida addosso, le grandina parole dure neanche ci fosse davvero la confidenza per farlo. La confidenza non è necessaria, per mandarsi a quel paese.
Altre volte siamo più concilianti, ci si saluta con gentilezza, con il garbo di un tovagliolo ben ripiegato sul tavolo. Così, senza sporcarsi…

Maternità

L’acchiappa mostri

Un suono sordo di passi. Leggeri, timidi. È Sarah. Spunta dall’angolo del corridoio, nel mezzo della sua notte, la sera dei grandi distesa sul sofà, la tv accesa nella luce fioca: che fai?
“Mi scappa la pipì.”
Va in bagno, si lava, ritorna in salotto. China i suoi riccioli spenti dalla penombra e il corridoio se la inghiotte.
Chiama di nuovo…

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Come ti svezzo la bambina 2

Ormai ho cominciato. Per forza. Perché anche i più accaniti difensori del latte materno, prima o poi, cedono al divertimento di vedersi imbrattare il proprio cucciolo con un biscottino ciancicato come può dalle sue piccole gengive forti, e quelle mani paffute che ridisegnano il pianale del seggiolone con ignoti Kandinskij. E cedono pure – figli di buonsenso e informazione – …

Altre Verità

Il viaggio al contrario

Siamo di nuovo in macchina. La sorte ci ha stipati tutti dentro. Prima in una scatola come bestie, la cattiva notizia che tuona fuori, come le auto su questo pavé oltre il cortile. Rimbomba all’interno, orecchi fragili vibrano senza posa. Due buchi per respirare. Un telefono che d’improvviso ha mille significati, un sussulto di parole, immagini, in quel suo suono …

Altre Verità

Ritornare

Seduta, di spalle.
Loro giocano con la pasta da modellare. Patrick mi ha battuto quattro volte di fila al memory. Fosse un memory mentale, una gara di ricordi disattesi, vincerei. Sarà che ho dormito poco, al solito. La casa di Milano puzzava di muffa, di chiuso. Il legno secco, le travi, i nodi, li abbiamo lasciati da poche ore. In macchina, tutti e cinque, i visi incollati ai finestrini. Ciao. I nonni…

EventiMaternità

Il compleanno

…Il corpo lo sapeva, che stavi arrivando. Prima di me, della ragione, dei conteggi.
La città è rimasta spalancata e scura come una bocca aperta e senza voce. Siamo scesi giù in strada, in fretta: “Inizio a prendere la macchina. Andiamo, andiamo!” mi esorta tuo padre.
Su, accanto al divano dove ho avvertito, alcune ore fa, quell’onda di dolore sordo che ha avviato il concerto della tua venuta, sono rimaste le ciabatte, le riviste sul tavolino rotondo. Il foglio bianco sulla scrivania recita numeri che parlano di travaglio…

I beffardiMaternità

Come ti svezzo la bambina

…No, non è strabica. Torace ok. Cuore ok. Orecchie ok. La fontanella boh, non gliel’ho vista toccare.
Intanto, infilandosi nel mio silenzio sulla questione sonno, come una biscia nella crepa su un muro, parte per la guerra dello svezzamento: “A cinque mesi e mezzo si comincia.”
“Sì, Si-ora (Signora). Si fa a cinque mesi e mezzo.”
Ribatto con la schiettezza che mi rende difficile la permanenza in questo mondo (e in questo studio): “Io la svezzo a sei.”
“Si-ora… Si fa a cinque mesi e mezzo, perché l’età giusta è questa.”
“Ma l’OMS…”…

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Maternità

L’amore bambino

…Mi chiederete qualcosa di quando nacque Isabelle, oppure sarò io, aggrappata col ricordo alla carrozzina di un passante, o alle scaramucce di gelosia tra due fratelli sconosciuti, che prenderò a raccontare. E perderò un mucchio prezioso di particolari. Dirò che non eravate gelosi, che eravate amorevoli e dolci. Dirò poche cose salvate al tempo come un sapore.
Ma la cura che avete di lei è un mosaico minuzioso fatto di piccole meraviglie…

I beffardiMaternità

Non tutte le ciambelle riescono col buco

Lo chiamano “zero termico”: è l’altitudine sopra la quale la temperatura è inferiore allo zero. In altre parole: il luogo indefinitamente alto e sconfinato in cui fluttuo da giorni. A lanciarmi alle alte quote un week end non proprio riuscitissimo e la solita, solida complicità di una piccola insonne.
Perché non è mica detto che il fine settimana sia la pausa dalle fatiche, una vacanza in formato tascabile, una gioia piccola, …

Maternità

L’uscita esclusiva

…Una ragazza cinese dietro al banco. Tavoli in formica e sedie con le gambe in metallo. Quattro signori giocano a carte. Più in là due sbadigliano afa tra calici di vino. Sono tutti uomini, da fuori arriva un respiro caldo di fumo e tabacco. Un odore di domenica e partite di calcio. Il grande schermo alle nostre spalle. Noi due seduti, come vecchi amici. Abbiamo parlato di un sacco di cose, per strada, commentato i fiori, imparato cos’è una rima: “Come bambino e tombino, finiscono con le stesse lettere, capisci?”
“Sì – mi ha detto – come… scorpione e…”
E… ho ripiegato su “pallone”…

Maternità

E adesso a chi lo dico?

È vero, a volte farei volentieri a meno dei figli. A casa, o fuori. Per esempio quando dopo due passi Sarah commenta “mamma sono stancaaa”, o quando devi avere occhi per tutti nello slalom salva-scarpe tra le sporcizie di cani. O, ancora, quando hai voglia di camminare a una certa, consistente velocità, e lotti tra l’egoismo che ti allunga il …

Maternità

Posti meraviliosi

Un foglio di blocco a quadretti, girato, lì, dalla tua parte, mentre faccio merenda. L’hai lasciato aperto, su quella pagina in cui scribacchiavi assorto mentre io chiacchieravo con Monica, e tua sorella giocava con sua figlia nell’altra stanza. Stavi appartato, come è tipico tuo, traccia parallela di universi smisurati. La penna ben impugnata, chino come un alunno, su compiti che da solo ti assegni, se te li assegni, nel tuo rigore da adulto, nella rincorsa ai quadretti.
“Dov’è la Cicilia?” mi hai chiesto interrompendo…

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L’istinto e la ragione

L’ho capito quando ho visto quel tizio, un ragazzo schizzato dentro con foga inusuale: aveva i pantaloni leggeri inzuppati, la maglia, i capelli. Fuori era arrivato il temporale che avevano predetto. Qui dentro, tra i prodotti del supermercato, la musica e il jingle che pubblicizza il loro marchio, la tempesta ha potuto ben poco. Là al fondo, oltre questi scaffali …

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Limiti di una madre

Ha ragione Elena. Dondola sull’altalena, il sole delle due si arrampica tra i suoi riccioli nero corvino, va a cercarsi la testolina spelacchiata di Isabelle. Su e giù, in braccio a chi, la piccola non sa. Sua madre la guarda dalla panchina: “Chi la vuole?” ho domandato vedendola agitarsi nel marsupio, scalciare con scarsa eleganza sui miei fianchi. E allora …

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Tre anni intorno al mondo

Mi fanno aspettare. La commessa spinge il carrello delle pulizie come un deambulatore. Intorno non è rimasto nessuno. Anche i bambini del doposcuola, i genitori ritardatari, il resto del personale, le maestre sono scomparsi ingoiati dalla vita di fuori, di casa, dalla serata che si distende letargica tra nuvole indaffarate a cercare la pioggia.
È un gigante addormentato questo salone di linoleum senza giocatori né spettatori, gli armadietti già raccolti a bordo campo per le feste di fine anno contano i giorni che mancano, attendono il crepitio delle musiche…

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Il “tappetario”

Si potrebbe pensare che una plurimamma sia decisamente più esperta e accorta di una alle prime armi. Si potrebbe supporre, o si dà perfino per scontato, che ricordi ogni cosa necessaria all’accudimento di un bebè, che non abbia bisogno di rileggersi l’enciclopedia della puericultura, e che, in ogni caso, abbia sviluppato, con le maternità precedenti, un istinto acutissimo. Dicono anche …

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Scusa

Ho imparato a chiedere scusa. In basso, accovacciata sulle gambe, gli occhi dentro a quei momenti rapidi di pupille che se non le prendi al volo già scappano. Perché forse a loro basta che li guardi di nuovo e poi gli passa in fretta. Sarah mi rincorre, a volte, supplichevole: “Mamma, non essere arrabbiata…”, poi vola su due parole che le dico, tra i capelli della Barbie dimentica.
Potrei farmelo bastare, così rimango Grande. Invece penso che la forza di un genitore non sta nella sua marmorea irremovibilità

I beffardiMaternità

Tecniche di sopravvivenza

Com’è bello ricordare i vecchi tempi!
Oggi, complice una dose massiccia di cortisone inalato via aerosol da diversi giorni e soggetto, oso supporre, a fenomeni di accumulo del tipo “intossicazione”, hai dato il meglio di te, riportandomi allo strazio dei primi mesi.
La felice abitudine che avevi preso, di addormentarti pacificamente al seno davanti alla tv intorno alle 23.30, è stata abbattuta in favore di un incerto dormiveglia cui ti approssimi con generosa cautela intorno all’una di notte. Stamane alle 6 eri già sveglia, ti ho attaccata a più riprese ad ogni tetta possibile (scusa se sono solo 2), poi…

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Un simpatico passatempo

Chi era, John Lennon? Diceva: “Life’s what happens to you while you’re busy making other plans.” (La vita è ciò che ti capita mentre sei impegnato in altri progetti).
Verrebbe da dire: quanta vita, con un neonato!
È vero, Isabelle è migliorata così tanto da permettermi il lusso di portare a termine qualche azione ordinaria, tipo fare una lavatrice, stendere, telefonare. E perfino straordinaria, come occuparmi dei miei album di fotografie, selezionarne qualcuna per coinvolgere anche lei nell’arredo di casa, sui cui muri troneggiano solo i fratelli, o addirittura scrivere senza aspettare che mio marito faccia il tato la sera. Eppure…

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Guardarsi

È il vezzo degli amanti: guardarsi negli occhi, senza tempo, senza verbo. La distanza rappresa, i fiati che scavano dentro, ritagliano spazi immensi in pupille minuscole. Entrano, cercano. Trovano. Tornano ricchi. E cambiano l’intorno.
Ci vuole coraggio. Il coraggio sfacciato dei primi tempi, senza pudore, né scuse. Quello che poi s’ingabbia, latita, tentenna nei giorni a venire. Quando la vita scende, cola senza che quasi ce ne accorgiamo, nell’usura, la quotidianità lisa, le parole consumano il silenzio come uno stoppino che affonda nella cera.
Me lo insegna Isabelle, adesso…

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I beffardiMaternità

Io, lui, l’altra

È vero, e capita a tutti (o a molti): ci si sposa, si aspetta il primo figlio, e piovono i buoni propositi, della serie “usciremo a cena lo stesso, basta tirarsi il latte, lasciare pupo e biberon ai nonni”. Oppure un cinema, anche col neonato: c’è chi lo fa, il piccolo avvinghiato al seno, poi crolla nel suo cinema privato di sogni che pescano quello che possono, da una vita appena abbozzata, e i neogenitori si godono lo spettacolo. Ci siamo passati anche noi, non dal cinema e dall’appuntamento romantico: dalle buone intenzioni…

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Quando abbiamo imparato a ridere

Sarah mi porta il libro di Tonino sognatore, un cubotto con le pagine spesse di cartone, stretto e già piccolo nelle sue mani che crescono: legge con me – ha deciso –, balza sulla coperta blu del lettone, mi viene accanto in questo nostro appuntamento per la buona notte.
“Pimpa e il fungo sognatore”: il fungo sorride sulla copertina, la Pimpa l’osserva con la solita lingua fuori, i pois rossi, le orecchie lunghe…

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Un viaggio meraviglioso

La madonnina è ancora lì. Imperterrita, con la sua veste azzurra, nella cappelletta che dà il nome alla via. Mathias mi scatta una foto: io, con la piccola Isabelle in braccio.
Eccola, la porgo alla dottoressa, appena entro nel suo studio, questa creatura figlia un po’ anche sua, del suo lavoro, dei suoi appunti, di quell’ecografo che ora riposa: chiacchiero, la piccola scalcia, ha fame, aspetta…

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Dormi, ti prego…

È come scrivere sotto effetto di barbiturici: come sempre, da settimane, il tuo sonno obbedisce a leggi sconosciute e difficilmente condivisibili, più prossime alla veglia perpetua e disturbata, che al riposo. Per empatica condivisione, tuo padre e io seguiamo a ruota.
In questo momento avverto: tremore alle mani, testa che gira, sfinimento generalizzato, vista appannata (mi scuso fin d’ora per eventuali errori di battitura)…

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Prima di dormire

Ho la stanchezza che avevo dopo una gita in montagna. Gli occhi si perdono nel soffitto azzurrato dalla luce fioca, non s’arrestano su quel tetto scosceso, il legno che m’impegnava la fantasia in strane figure tracciate tra i suoi nodi. Se la portava a spasso, picchi, bestie, nuvole e costellazioni. In viaggi più densi e leggeri di quell’escursione che ancora fremeva nelle gambe…

La sfortuna si impara da piccoli

La vita offre sempre ottime occasioni per insegnare qualcosa ai figli. Noi, lo scorso fine settimana, gli abbiamo insegnato la sfortuna.

Tutto nasce da quello slargo davanti alla posta, in Via Gozzoli. Ci passo per caso, la piccola addosso, i suoi fratelli a scuola, venerdì. Strane creature hanno preso vita: strutture plastificate e rigonfie meglio note sotto il nome di “gonfiabili”. Le osservo figurandomi già l’eccitazione dei figli e intuisco, da subito, che quelle grandi masse variopinte sono destinate a diventare la nota di colore del nostro weekend…

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“Oggi vengo io, con Isabelle”

Sarah è seduta con gli altri: una cascata bionda di boccoli che cerca la luce, il volto incrinato. Lo vedo arrivando, da fuori, sulla soglia, la osservo. Lei ancora non mi scorge, sta chiusa a pugno, come una mano, capisco che mi ha attesa e il fremere si è già scomposto, ha fermato i gesti, ammutolito gli occhi, in quel timore velato che la mamma non venga.
Sono in ritardo, per i suoi tempi bambini: non sono tra le prime che arrivano al suono della campanella. Eppure, da stamane, le avevo promesso: “Oggi vengo a prendervi io, con Isabelle.”…

A ciascun giorno basta la sua pena

La vita è beffarda.
Mi preoccupavo tanto di non arrivare in tempo all’ospedale, di non fare l’epidurale, della gelosia dei figli.
Ho fatto dieci ore di travaglio, l’epidurale, e i figli sono bravissimi.
Buffo come le cose poi vadano diversamente da quanto previsto, atteso, temuto. Meglio, a volte. Peggio, altre.
In mente mi sovviene quella frase che per anni tenni stretta: “Non affannatevi troppo per domani, perché domani avrà già le sue inquietudini: a ciascun giorno basta la sua pena.”…

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EventiMaternità

Questa bambina è anche vostra

Entrano come folletti: zitti, ho sentito i nonni raccomandarsi con loro di non fare chiasso. Zampettano leggeri, passi di gattini quasi con circospezione. Hanno l’impazienza che scioglie gli occhi, li fa liquidi, mentre la cura e il timore quasi reverenziale trattengono i fiati e la foga.
È nuovo anche per me, questo letto sospeso chissà dove, tra ieri e domani. Sono passate poche ore. Stillavano come gocce da un rubinetto che perde. Riempivano a fatica un’aspettativa troppo grande.
Il parto è stato così strano…

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Maternità

Extreme makeover: newborn edition

Di fatto, volente o nolente, mi arriva la voglia di ritrovare le mie cose. La vita “normale”.
Sì: ma dov’è?
La poesia del neonato s’infrange sulla matematica della quotidianità:
10: scariche giallognole al giorno.
12: cambi pannolino (10 per i motivi di cui sopra, più altri 2 per pipì).
8: ore dedicate all’allattamento esclusivo (nel senso che esclude qualsiasi altra attività materna)

Maternità

Abituarsi alla luce

…Ci vuole pazienza, quella del neonato che ancora non vede, distingue appena le luci, le ombre. Quella del corpo che riprende la sua forma originaria. Quella del seno che fiorisce, trovare il latte, attaccare la piccola, cercarsi. Quella dei miei occhi, come i suoi, che piano piano iniziano a vedere. Ad abituarsi alla luce nuova: accecante nel suo fulgore, madre di ombre profonde, insieme…

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Maternità

L’ultima ecografia

Tra poco ci vedremo, alla nostra maniera, per l’ultima volta. Ti vedrò io, ti sbircerò forse senza che te ne accorga. Cercandoti con la fatica ignorante su quel monitor. Lo sforzo che mai vorrò dimenticare, che resta utile serbare, sempre: affacciarmi dal mio mondo al tuo, nel diverso.
Molte altre volte farò un’ecografia, la sonda comporrà cerchi come dita nell’acqua, sull’addome, sul corpo, per altre, svariate ragioni. Allora so che rimpiangerò quando quello strumento era un incontro con la vita. Quando la scienza si sbriciolava nel sentimento…

I beffardiMaternità

Lista dei sogni di poche pretese

La lista. La migliore amica del controllo. L’ombra fedele del timore. La gabbia in cui cercare d’infilare e rinchiudere i dubbi. La fuga.
Gennaio scema sotto finti fiocchi di neve, non mi ha dato la sola cosa per cui normalmente lo salverei. Tutti hanno redatto già molti giorni fa, il loro elenco delle buone intenzioni. A me le buone intenzioni fiaccano. Così, in preda a un cuore che saltella tra lo stordimento felice di una nascita che s’approssima, e la paura dettata dall’ignoranza del quando-dove-come inizierà il travaglio, con questo muscolo sentimentale legato e scalpitante come un cavallo a uno steccato, mi metto a redigere anch’io la mia paginetta dei buoni propositi, che però, per indole e desiderio, chiamerò “lista dei sogni di poche pretese”…

Maternità

La danza sotto le mani

…Mathias mi chiede com’è? Com’è sentire la piccola che si muove?
Ha le mani educate dai mesi e dai figli già nati: vorrebbe spingerle sotto, andare a pescare dove non può.
Ce lo porterei volentieri, e volentieri lo lascerei a metà, coi palmi aperti delle domande, l’attesa di quella monetina di risposta, parole che possano riempirli. Perché per poche cose vale la pena cercare. E per poche vale la pena non trovare…

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Maternità

Saremo ancora noi?

Io mi curo di rassicurare i miei figli.
A Patrick dico: “Tu sarai sempre il mio ometto.”
“Mi vorrai sempre bene?” domanda a giorni. Altri è sicuro, vola sui suoi numeri, digita sulla calcolatrice. “Mamma, tolgo il volume, va beme?” Si perde la “n” parlando in fretta, alla sua maniera aspirata. Viaggia nel suo mondo, dimentica l’intorno. Quando atterra mi trova, di nuovo: “Sempre” lo rassicuro. “Anzi, sempre di più.”…

I beffardi

La colf è eterna finché dura…

…parafrasi del film “L’amore è eterno finché dura”. Si potrebbe anche dire “Maledetto il giorno che ti ho incontrato”, per rimanere su Verdone. Maledetto forse no, ma di certo non la svolta salvifica che voleva sembrare: quel giorno sotto i portici, lo ricordo con amore bambino, innocente, le guance rosate. Raffaella mi parla di lei, la supercolf ucraina che non perde un colpo, tutti a bacchetta, arriva, si mette al lavoro, fa, strafa, non guarda in faccia a nessuno. E, di certo, non cazzeggia…

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L’appuntamento

C’è stato un tempo in cui Mathias e io stavamo lontani.
Conoscevo gli aeroporti. Conoscevo la sua casa a Parigi. Le sue cose, solitarie, negli armadi. Gli oggetti obbedienti al suo ordine (opinabile) da single. La sua voce al telefono, la sera, mentre stirava davanti alla tv.
C’era messenger, le mail. Ma, più di tutto, c’erano il pensiero e l’attesa: una canzone senza pause che mi seguiva ovunque, si accodava alle canzoni vere, le nostre, nate al Trocadéro davanti alla Tour Eiffel, nel suo salotto, per le strade…

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Piccole cose felici

Poi piovono piccole cose. Polvere come quella che l’albero ancora montato lascia sbriciolare da palline rimaste a festa. Che non guardavi. Nastri come ghirlande. Inezie. Note minuscole orchestrano spettacoli inattesi. Eco. E sei felice.
Patrick è scivolato, silenzioso come una promessa, dentro un sorriso: due sere fa, così, gli ho visto gli occhi vispi, i suoi, se li è rimessi addosso, li ha ritrovati, forse erano scomparsi nel cesto dei giochi, in fondo alla stanza. Mani piccole che a volte non sanno sbucare dalle maniche…

Maternità

Laggiù in città

…Le donnine si accrocchiano all’uscita, uno chignon ben riuscito di giacche a vento e gote rosate da fard misto alle temperature invernali. Caffè?
Una tazzina al volo con le comari (non me ne vogliano), e di corsa a casa: il palinsesto prevede, come prima giornata di rientro nella socialità, la solitudine di una gita all’Auxologico per un ECG…

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L’amore a 180 gradi (che poi vorrebbe dire a metà)

…Io impasto. Come nei libri, nei film, nelle case degli altri, forse. Come nella mia testa: la torta sarà bella e deliziosa, gli occhi salteranno per la cucina in attesa che sia cotta, ci azzufferemo per mangiarla tutta, le mani unte, le bocche mute. Sorrisi dilaganti di denti marci di cioccolata.
Inforno e aspetto. I bambini saranno curiosi, si affacceranno con cautela a quel vetro caldo, obbedienti alle mie raccomandazioni. E verseranno impazienza per la casa. Finché suonerà il forno: il campanello della nostra piccola festa…

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Il tempo della pecora

…Si arriva a un punto che è come quando sai che sta per suonare la sveglia: dormicchi, ci provi, ma non puoi abbandonarti al tepore rassicurante del letto. Qualcuno già tira le lenzuola, al fondo, solletica i piedi.
C’è sempre uno spartiacque, nella gestazione, un momento dopo il quale volgi verso il parto, il futuro, il bello ma anche l’ignoto.
Per me questa svolta è adesso, sono queste feste. Mi avvicino al fondale di Truman Show, navigo senza sosta né ritorno…

Maternità

L’eco costretta dei “no”

Forse è un effetto collaterale del Natale, o forse è questa pioggia insistente che chiassa un obbligo ostile a chiudersi in casa. Forse è che ci sono un mucchio di cambiamenti nel pugno chiuso di pochi giorni, di qualche ora schiacciata, stipata tra preparativi e feste. Pur belle, bellissime, ma comunque stipate.
O, ancora, un ostinato brucior di stomaco che mi ha anche guastato la sacrosanta mangiata natalizia…

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EventiMaternità

Un pacchetto per Isabelle

Capita che certe cose sembrano scelte e invece ti arrivano addosso così, una svolta, un’intuizione, una sciocchezza che ti prende in braccio. Un riso liquido, come di bambino. Come questa pioggia fine che credevo non bagnasse e invece c’è anche se quasi non la vedi, e poi arrivi dentro al solo ipermercato poco lontano e gli occhiali sono pieni di pois che rifrangono la luce in tutte le direzioni.
Capita così. Che è la domenica prima di Natale…

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Fa freddo fa caldo è troppo umido c’è un po’ di vento

C’è troppo sbalzo termico da un’ora con l’altra, c’è fango, c’è brina, c’è…
Se vado avanti con la lista ne esce quasi una filastrocca: chissà che così non si riesca a far ridere, oltre ai bambini, anche la sottoscritta, per questa prigionia forzata cui sono costretti i pargoli nelle scuole d’infanzia per un numero imprecisato di mesi che rasenta il 90 per cento dell’anno scolastico…

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Maternità

Il tempo delle madri

Sola.
L’orologio spezza la cucina col suo ticchettio croccante. Sembrano briciole di un tempo aperto come pane. È arrivato il sole, qui dentro. Passa dalle rose azzurre della tenda alle mie spalle, gira sul muro, sbieco, lo lava ancora più bianco, supera il pensile, poi si perde sullo stendino.
Maglie piccine, slip con la Barbie, boxer con Spongebob.
È una strana presenza, la tua: una sorta di pesce in un acquario, muta…

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EventiMaternità

Ma dove sono i regali?

…Io ho dei ricordi bellissimi, di giorni che mi hanno insegnato l’eccitazione, la curiosità, l’impazienza buona. La gioia di una neve di farina, di una cometa di plastica, una montagna di cartone, un risveglio all’alba. Io sono anche i Natali che ho vissuto. Quell’atmosfera appesa alla tavola, ai volti, alle palline dell’albero. Più dei regali, di ciò che scoprivo dietro alla carta decorata. Più degli oggetti che poi si faceva a gara a chi riusciva a usarne di più in un giorno solo. Io sono anche la festa che ho vissuto.
Che passa di genitore in figlio, che adesso rendo ai miei bambini…

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Maternità

Ricominciare

…Sul tappeto appare improvvisamente il vecchio carrycot rosso in cui stava Sarah. Piange, Mathias la prende in braccio e inventa nuove posizioni per calmarle le coliche, finché ne trova una buona.
“Devo riattaccarla?”
Su è giù dalla tetta, tetta-Mathias, Mathias-tetta. Dorme. No, si è svegliata. Prova a metterla giù. Il film è finito. Andiamo a letto? Aspetta, la riattacco, l’addormento al seno.
Osservo il megacuscino per l’allattamento che non se n’è mai andato (Patrick lo usa come montagna per le macchine, Sarah ci si sdraia quando ha mal di pancia, più o meno tutti i giorni).
Ascolto il silenzio. E la tv.
Conteggio velocemente la pace che resta: tre mesi. Scarsi.
“Ma lo sai che a ripensarci non ho nessuna voglia di ricominciare?”…

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Resta a guardare

A volte ragiono in termini binari, il tempo ha due facce, come le medaglie: c’è la parte insieme ai bambini, e quella da sola. La parte in cui gioco con loro, interagisco, mi relaziono, parlo, canto, ballo, scherzo con l’eco delle loro risa che sembrano davvero una pioggia di riso su un sagrato a festa. E la parte in cui si occupano da soli, o guardano la televisione: momenti in cui mi dedico alle mie cose, sbrigo faccende noiose, o mi diletto in spazi liberi e preziosi.
Eppure sui bordi, tra l’una e l’altra cosa, la soglia tra una stanza e l’altra, la mia e la loro, è un varco magico…

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Maternità

Ma la fatina come ha fatto a venire, che piove?

Certe cose arrivano senza preavvisi, né difficoltà, né lamenti, contrattazioni, storie. Arrivano e basta. Come la fatina.
Patrick è seduto a fare colazione, si tocca il labbro, indica qualcosa, dice che gli dà fastidio. Oddio, questo sta male di nuovo – penso. Grazie, abbiamo già dato nel weekend.
Invece intravedo un puntino rosso, lì vicino al suo dito piccolo in allerta per cose che sembrano enormi. Il dentino è storto, lo tocco, dondola un po’.
È anche così, che cominciano le favole. Non lo sapevo…

Maternità

La prima volta

…Ogni sera leggo una storia a Sarah, poi le canto una canzoncina francese, la tengo in braccio e infine sussurro: “Ti voglio bene”.
Da settimane, mesi, forse, leggo una storia a Sarah, le canto la canzone, la tengo in braccio e infine sussurro: “Ti voglio tanto…”
Lei respira il mio bisbiglio vicino, i nasi a sfiorarsi, e io le guardo la piccola bocca schiudersi dietro il ciuccio: “Bene”…

Maternità

Buon viaggio

Sono andati.
Settimane di attesa, pochi minuti per cacciare tutto in una sacca rossa: due spazzolini, qualche cambio di biancheria, una maglietta, la felpa. Una traversa per il letto, per questa notte chissà dove.
I due maschi di casa vanno a Parigi.
La casa se ne accorge, più passano i momenti che li avvicinano alla porta: si sente in quel cesto di macchinine, in quel letto sotto le stelline che gli avevo incollato…

Maternità

La multa non è fumo

Hanno beccato una che fumava nell’area giochi dei bambini, al parco, e le hanno dato 35 euro di multa.
Così pare. Chiara me lo racconta con distacco equosolidale, nel senso che si capacita della buona intenzione dell’ordinanza firmata Pisapia, ma fatica a non sorridere, dietro le sue boccate di fumo, per non essere lei, sta volta, quella colta in flagrante…

Maternità

Madri diverse

Sono rimasta incinta nel mese dei papaveri. Sono rimasta incinta quando ho deciso, quando volevo, come ho voluto.
Io, tanti amori e pochi progetti.
Io, eterna ragazzina senza convenzioni né convinzioni.
Io, i disturbi che per anni mi portavano dai medici, stanze linde, quadri alle pareti, salette gremite di donne con la pancia a forma di D maiuscola mentre ero piccola come un desiderio inespresso…

Maternità

L’amore si divide?

…Ora prendo i bambini sulle ginocchia, richiamo la loro attenzione, spiego loro: “Quando nascerà la sorellina, bisognerà che la mamma faccia le coccole anche a lei. Ma voi non dovete preoccuparvi, perché alle mamme succede una cosa speciale: ogni volta che arriva un bimbo nuovo, il cuore della mamma si allarga di un po’, diventa sempre più grande. Così c’è sempre abbastanza mamma per tutti.”…

I beffardi

La collaboratrice domestica

Lo Stato dovrebbe dotare le donne incinte di una donna delle pulizie. Almeno le pluripare. Lei si riposa, il marito bada ai figli già “in essere”, la casa resta incurata: l’equazione non torna. Basterebbe poco, un pacchetto ore pari al numero di figli: due ore a settimana per il secondo, tre per il terzo, e così via.
Noi le pulizie le abbiamo sempre fatte da soli…

Maternità

Io ho dimenticato

Forse c’è un posto, al di sopra delle testoline dei figli appese alle loro verità come palloncini a un filo. Un posto in alto, sopra i rami che seguono senza fiatare le loro stagioni. O giù, sotto l’erba dei giardini, i nastri d’asfalto delle strade, le radici delle piante. Nel ventre della terra. Un posto dove si raccolgono i momenti, come gocce di vapore. Perché qui, in questo corpo minuscolo di madre, la fila ordinata delle ore scorre, e chi arriva, ruba a chi c’era.
Io ho dimenticato il viso di Patrick appena nato.
Ho perso quello di Sarah…

Altre Verità

Gli imperscrutabili

Strana specie, i parenti. Coinquilini di cui conosci inutili abitudini e ignori grandi fatti esistenziali.
Gente con cui mai ti fermeresti a parlare, e cui sei costretta da un legame mai scelto. Persone di cui potresti innamorarti, ma che resistono al veto imposto dal sangue. Destinatari di domande infattibili, di silenzi imbarazzanti, di scambi che svelano intimità possibili. O valichi insuperabili.
Ne ho a bizzeffe, io. Li ritrovo, tutti insieme, di tanto in tanto…

Maternità

La famiglia perfetta

Un giorno, un sabato qualsiasi di settembre, hai promesso ai bambini che si andrà in pizzeria. La mamma è sotto le mani di un osteopata che rincorre il suo trigger sottoscapolare (nome in-trigg-ante per definire il “grilletto” muscolare che, attivo, fa impazzire la parte destra della mia testa). Finirà tardi, è in una zona centrale della città, considerata la quasi aperta campagna in cui pascolate di solito. E così, con la scusa di fare prima, papà e i piccoli passeranno a raccattarla, e si andrà al ristorante.
Lei arriva, rilassata, distesa…

Maternità

E tu diventi vera

A volte mi attraversa, in mezzo ai fatti del giorno, l’idea di te appena nata. Arriva, passa, come una stella cometa.
È presto, si sta nel secondo trimestre come in una conchiglia: è finito il tempo incerto, si è lontani, ancora, dal precipizio del parto, dalla realtà che arriva, addosso, l’idea che improvvisamente s’incarna.
Vengono lampi rapidi, ripescano dal serbatoio dei ricordi, ti portano su quel letto all’Ospedale San Carlo che fu di Sarah, ti inventano…