Maternità

Tutto il bello è possibile

Lei è una signora anziana, i capelli chiari, corti. Gli occhiali gentili, appena posati su un piccolo naso. Si avvicina con la sua figura esile, due soli pacchi nelle mani, al fragore della nostra famiglia, al carrello stracolmo al nostro fianco.
Patrick e Sarah stanno giocando a nascondino: il loro gioco preferito, nel supermercato. L’altro che amano è la gara di corsa, tra gli scaffali. Qualcuno li guarda con un sorriso compiaciuto, una festa nel mattino di spese, un dolce Sabato del villaggio. Qualcuno li schiva a fatica, altri, semplicemente, li ignorano. Isabelle è buona, affondata nel marsupio, dorme dispersa in qualche dove, nell’ignoto che ci lascia fuori dai suoi occhi minuscoli, virgole molli senza parola.
“Che bella!” sospira gioviale la donna: allunga lo sguardo oltre il berretto della piccina, domanda quanto tempo abbia. “E sono suoi anche questi?”
È un giorno di quelli che riescono, che i figli sono allegri e tutto il bello è possibile.
Ci osserva con ammirazione, fa un passo avanti, le faccio spazio: lei annusa la mia disponibilità, sente il buono, lo fiuta come un segugio e prende parola. Non serve coraggio, in fondo, nemmeno il profumo di buono, per dire qualcosa di bello: “Complimenti, è coraggiosa. Mia figlia ne ha fatto uno solo e già così la vedo sempre in ansia. Invece lei… la guardavo anche prima, così disinvolta, così serena. È proprio brava!”
Ripenso al tempo tra quelle corsie, prima delle sue parole: scavalcavo le dispute dei figli con giochi semplici. Li richiamavo con dolcezza, Patrick aveva un sorriso che galleggiava come una promessa: “Amore, sei felice stamattina?”
Mi aveva detto sì, e sembrava una vela spiegata all’orizzonte, il mare terso e ondulato.
Guardo il carrello così gonfio di cose buone, le loro mani che hanno posato con cura le confezioni. I sacchetti della frutta che a turno hanno pesato, la gioia dell’etichetta da incollarci come il più divertente degli adesivi.
È proprio una mattina di quelle che riescono, quando l’amore è davvero circolare, tu dai e loro rispondono, e il bene chiama il bene, e per un po’ pensi che non sei male come madre. Ti prendi addosso le parole di una sconosciuta e te le infili in tasca, insieme a questi momenti: ti serviranno mille altre volte, quando la voce cede, quando si rompe il gesto. Le parole cadono e vanno in pezzi. I pianti disegnano smorfie. Le lacrime si avvallano in pozzanghere. Ci sono anche quelle, ci sono appena state, fra un attimo, forse, ancora saranno.
Ma in bilico sul trono dell’istante, principessa che un’anziana ha fatto così bella, mi godo la festa, gli occhi e i complimenti. E senza aggiungere altro, null’altro che un sorriso, ringrazio.

Fonte: www.budapestguidata.hu

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