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I beffardiMaternità

Tre figli e un maggiordomo

NON DO CONSIGLI MA NE ACCETTO SENZA RISERVE

 

Si stanno creando strane costellazioni qui in casa, ultimamente.

A un estraneo potrebbe sembrare che io abbia un domestico: lava i piatti, sostituisce lampadine, spazza il terrazzo. Guida una vettura conducendo la famiglia nel luogo desiderato. E ancora: vuota la lavapiatti, stende il bucato, spesso cucina.

– Quanto le costa, signora, questo maggiordomo?
– Mah, guardi, in verità pure i soldi li porta lui.
– Ma scusi, lei è in vacanza?
– No, questo mai.

In condizioni normali ogni genitore è forte nel suo, è chiaro che portare in groppa sia appannaggio del padre, così come certe confidenze al femminile o fare i codini siano cose da mamma. È chiaro anche che in certi passati periodi solo io potevo fornire tetta e nanna alla petite, mentre solo lui sa parlare di scienza al maschio.

Malauguratamente da qualche settimana assistiamo a due fenomeni concomitanti di disallineamento planetario che stanno causando condizioni atmosferiche alquanto avverse: l’esasperante richiesta di mamma (comunemente detta Mammite), e il fermo rifiuto del papà (Anti-papite).

Di seguito gli elementi scatenanti e che difficilmente riesco a riassorbire:

  • Qualcuno ha messo in giro la voce che “il papà è cattivo”. Non importa da chi parta la miccia, gli altri seguono a ruota in questa fase pseudo-freudiana e in una ritrovata coalizione fraterna. La cosa è peraltro priva di alcun fondamento scientifico dacché la bastarda scimmia urlatrice, in famiglia, è da sempre la sottoscritta, debolmente capace di controllare gli istinti buoni, e altrettanto imbranata nel contenere quelli cattivi. Insomma una donna primordiale. A poco vale dimostrare quanto detto, evidentemente la voce bassa ha un potere destabilizzante senza pari.
  • Da che ha cominciato ad avere disturbi vari (ancora in via di studio e sfortunatamente non estinti nemmeno in vacanza) Sarah manifesta spiccata tendenza alla simbiosi che ci fu propria tipo sei anni fa. Quando, per l’appunto, il distinguo tra tetta e mamma era ancora sfocato. Incerta se collocare il tutto in un quadro psicosomatico e per timore che la mia trascuratezza possa aggravare la situazione, cerco di ottemperare alle sue richieste. Il che comporta un estenuante bisogno di giustificare azioni volte ai fratelli o alla mia persona o qualunque cosa che non la comprenda, e un continuo, sfibrante senso di colpa laddove mi esonero da tutto ciò.
  • Isabelle si adopera a sua volta per non perdere la potestà accodandosi con identiche rivendicazioni.
  • Patrick è il fanalino di coda: quello che tanto anche se non s’accende non se lo fila nessuno. Perché – pensateci – siamo naturalmente inclini a soccorrere chi chiama. Non chi tace. E poi di recente si è appassionato alla Bibbia: il solo libro in cui il padre vanta scarsissima preparazione.

In questo scenario generale (ndr: “scenario” da “scene, scenate e simili”) solo io posso calmare una lite, solo io posso fare una coccola, solo io faccio pisciare Isabelle, lavare mani, pulire piedi. A tavola c’è la lotta ai posti perché tutti vogliono stare accanto a me. Ieri ho fatto un quarto d’ora sotto il sole cocente per andare a piedi al supermercato con Sarah: tempo di qualità, dicono gli esperti. Lo sai che è una cagata pazzesca? Perché la qualità non elimina affatto la quantità.

Isabelle al ritorno se vuoi vieni tu a piedi con me le dico.
Confidi che in un’ora e passa di spesa, di spilucchi dal sacchetto del pane, e scivolate sul pavimento troppo liscio del Carrefour quella ormai penserà solo al pranzo. E invece in cassa si leva cristallina: “Mamma, al ritonno io vieno a piedi con te.”

Sarah storce il naso perché quel famoso tempo di qualità di cui sopra è la prima vittima di una forma precoce di Alzheimer, e io ricalco le mie orme al sole. Logicamente su due tragitti tagli fuori chi resta buono: Patrick.

Modificare un assetto che fa scontenti entrambi i genitori si produce in crisi feroci, strilli al limite del sopportabile, liti che comunque poi non si placano se non con… Mamma. Avete indovinato.

Il povero marito si adopera allora in ciò che può per contribuire alla gestione della famiglia: lavora come un mulo, aiuta nelle commissioni, fa lavatrici, stende. Perché la casa – così pare – è la sola senza preferenze di genere (e io taccio quell’asciugamano per mani visto utilizzare per culi, lo strofinaccio da cucina per asciugare i pavimenti, le cose davanti agli occhi che però “ma dov’è??” per non minare ulteriormente la sua autostima).

Per ritornare alla domanda inziale: no, non sono in vacanza. E no, non è gratuito: costa a entrambi un dispendio abnorme di risorse (e qualche asciugamano).

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: ogni domenica una vetrina dei posts della settimana!

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Commenti 6

  1. lanemina80

    Sai che sembra la descrizione di casa mia? Con la differenza che uno dei gemelli è ANCHE Papà-dipendente. La comodità proprio…

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      Maddalena Capra Lebout

      Dai? Però almeno il papà può fare anche il papà. Qui in questi giorni ci vuole un’enorme distrazione dei figli per sfuggire alla nuova “organizzazione” familiare e ritrovare un po’ di equilibri…

  2. katyonabc

    Ti penso ogni giorno ultimamente. Spero che le cose si sistemino al meglio. Poi ti leggo, vi immagino, e pian piano m’affeziono. No, non è il lacrimuccia time, però tu sei proprio brava a farci affezionare a te, a voi. Un abbraccione Madda 😊

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  3. Dindalon

    La mia è mamma-dipendente da sempre. Il papà è spesso assente per lavoro e di tempo con lei ne passa troppo poco per essere considerato a sufficienza. Per fortuna hanno modo di recuperare durante le vacanze o nei weekend lunghi: ho avuto modo di notarlo la scorsa settimana, io e mio marito siamo nuovamente diventati interscambiabili!

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