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Maternità

Io sono appena dietro

Mi manchi in questa casa in queste ore come manca chi è lontano nei gesti. Sarebbe diverso, vedere il tuo letto con le bambole che Isabelle ci ha messo, oppure trovarvi lei che ci si infila. Sarebbe diverso il tuo posto non più conteso a tavola, e anche i disegni che stremano il davanzale. I tuoi capelli sul pavimento, quelli rimasti annodati in elastici che intorno raccontano le tue traiettorie.
Se fossimo ancora perfettamente “noi”.

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Maternità

L’amore, innanzitutto

Ho visto palate di bene, in questi giorni. In quel disegno che poi porta, con la pasta molle per attaccarlo bene. Nei loro gesti piccoli e precisi la sera quando mi aiutano a preparare gli zaini per la scuola, i grembiuli, le merendine. Nei buonanotte che mio marito ci ha lasciato sui cuscini, baci di carta da labbra vermiglie. Nelle cure del personale ospedaliero, nei camici che spaventano e poi smettono di fare paura, perché hanno parole piene di premura, e sguazzano in larghi sorrisi.

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Maternità

Codice giallo

Giro la chiave nella toppa del cancello: Patrick, Sarah, io. È notte.
Mio padre ha riavviato il motore, sono riuscita a non gocciolargli addosso. Va. Tutto sommato non è nulla ti dici, infili due bambini in casa eppure il nostro posto macchina è vuoto. Com’era vuoto l’ascensore in ospedale, quei bottoni sulla pulsantiera mi sembravano una faccia, pur di scalzare la solitudine con cui venivo via. La casa ha nuovi silenzi, papà è rimasto con la piccola, in quell’edificio alto

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Altre Verità

Di due cose ho paura

Sono le nove meno un quarto: il tempo delle madri ha l’ora dei bambini. Le nove meno un quarto sono pigiami e spazzolini. Invece sta sera va diversa: qui in una sala d’ospedale, altra gente abbronzata, vecchi col naso e la schiena ingobbiti dagli anni, parenti che parlano, parlano troppo.
Mathias mi ha portata, tutti e 5 in macchina. Poi ha cercato una pizzeria per far cenare i bambini: mi arriva una foto su WhatsApp. Mi chiede se mi serva qualcosa: “Solo voi.”…