Maternità

Un filo nel vento

Imparare. Da capo. Non tutto, ti tieni quel tono che ti sfugge, troppa dolcezza ti sfigura. Ma devi smetterla di difenderti, prima, e di colpevolizzarti, poi. E imparare: la possibilità di quei piccoli sgorbi materni. Che poi tua figlia ci ha disegnato sopra. E poi ti cade una goccia di succo, non te ne sei accorta. Sembrano gli occhi di un corvo nella notte. A te non pare, e a lei fanno paura.

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Incoscienze

E lo sapevo che non era nemmeno il momento adatto, così, il culo sul bordo della vasca, io. In piedi un po’ troppo in basso, lei. Domenica sera, che Patrick è già di là, che cosa ti metti a fare adesso? penso, non è il momento, Madda, non è proprio il momento. L’istinto, sì, ma dai, al volo, le forbici: le ho già in mano. “Allora, Isa?”
Ma sì.
Perché hai detto sì?

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Scusa

Ho imparato a chiedere scusa. In basso, accovacciata sulle gambe, gli occhi dentro a quei momenti rapidi di pupille che se non le prendi al volo già scappano. Perché forse a loro basta che li guardi di nuovo e poi gli passa in fretta. Sarah mi rincorre, a volte, supplichevole: “Mamma, non essere arrabbiata…”, poi vola su due parole che le dico, tra i capelli della Barbie dimentica.
Potrei farmelo bastare, così rimango Grande. Invece penso che la forza di un genitore non sta nella sua marmorea irremovibilità