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Maternità

Finte priorità

“Un attimo” è la risposta cult. Quell’attimo è così largo che la maternità ci entra tutta dentro. Tutta intera.
L’altro giorno Sarah era al cesso, mi chiama una volta, due. Lascio passare almeno due appelli, al terzo dico “un attimo”, al quarto “un momento”. Al quinto mi rispondeva sospesa con le sue gambe ancora corte sulla tazza: “Mamma, i tuoi attimi durano troppo.”
Certo, perché sono una bestia.

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I beffardiMaternità

L’ “Effetto Kinder”

Se esco, li prendo, li porto dritti a casa, li mollo a giocare da sé, normalmente va tutto liscio. Salvo eventuali sensi di colpa per non aver mostrato entusiasta plauso per il loro ritorno sotto forma di sorprese, attenzioni, gioco insieme.
Se però, solleticata da tali sensi di colpa, dalla responsabilità genitoriale nel plasmare le loro giovani menti e il ricordo affettivo che avranno di me e della loro infanzia, mi spingo oltre lo stretto necessario… se, insomma, decido di onorare il rientro in una qualche maniera, improvvisamente il gioco si fa duro.

Maternità

L’amore a pennarello

Adesso immagino che dovrei giocare con loro.
Ho messo a letto la piccola con grandi fatiche, programmato una simpatica gita dalla pediatra che dichiarerà l’ennesima otite a tre sole settimane dalla precedente. Fatto un giro di chiamate per trovare chi mi tenesse Patrick e Sarah ed evitare di caricarmeli anche loro verso la terra dei batteri. Tracannato un caffè disturbato dalla…