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Maternità

A me bastava qualche ora

Improvvisamente il tempo allagava tutto.
Il tuo succo rimasto a metà sul tavolo della cucina, il passeggino che ormai non usiamo più, il davanzale provato da troppi fogli, da portapenne senza criterio né tappi, né punte alle matite.
Ci siamo guardati in faccia e di colpo ho capito: che io lo voglia o no, questo è il mio nuovo tempo. E mi è sembrato smisurato

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Fino a qui

Basteranno poche settimane, e sarà così ovvia la nuova vita, ripenserò a quando era altrettanto naturale averti in canottiera per casa e mi sembrerà impossibile.
Vuoi che ti dica che non importa, che quello che abbiamo vissuto ci ha costruite, che resta intessuto nei nostri cuori? Resta. Rimane. Il sapore vago, le energie che abbiamo accumulato, la spinta che ci ha nutrite. È grazie a quello, che siamo arrivate fino a qui. Tutto il resto, però, sfuma. Dimenticare è il prezzo dell’adattamento.

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14 lettere

Guarda che non è così terribile. Vuol solo dire che ti sputo nel mondo un’altra volta, Isabelle. Come quando sei nata. Uscirai da una casa, dalle mie braccia, da queste stanze e da questi giorni noti. Così come sei uscita dal mio ventre tre anni fa. E non si torna indietro. Nemmeno questa volta. Comincerai il mondo.
A me è questo che scuote. A tua mamma le definitività fanno quell’effetto lì: si guarda i piedi anziché guardare avanti.
E invece l’asilo è una bella cosa. Un inizio coi sacri crismi. Fidati.

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Il Gruppo

Allora un’altra sera abbiamo il consenso a una foto: ogni famiglia fa un selfie per salutare il figlio, carica l’immagine, la butta nel mare del gruppo. Il cellulare si riempie di foto di sconosciuti, genitori che incroci di sfuggita, gente che per la maggior parte nemmeno saluti. Adesso li hai in ciabatte e pigiama dentro al telefonino. Adesso li hai tutti. Solo che qualcuno era perplesso: oddio, e se poi il mio piccolo si emoziona troppo? Forse meglio non mandarla, la foto.
Ho rischiato di non salutare Sarah (per quanto staticamente) perché M. non voleva emozionare T.

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Il desiderio conta più della paura

E così parti. Sono andata alla riunione, mi sono confusa con decine di genitori, culi impacciati su sedie minuscole. Ero l’unica che non sorrideva. Tu non lo sai, tu eri a casa coi nonni.
C’era il fermento di un mercato, voci da una bancarella all’altra, tutti e nessuno parlava. Nessuno ascoltava.
“Tu cosa porti?”
La gara non competitiva per preparare gli zaini

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Letting go: la verità è che non sono d’accordo

E poi, mentre pedalo sulla mia stupida cyclette, cominciano a riaffiorare i ricordi. Al di là delle emozioni di cui già ho detto, riemergono tutte le considerazioni che maturai quando Patrick era stato a Malcesine con l’asilo per cinque giorni e cinque notti.
“Piange ma poi gli passa, è un’esperienza che aiuta a crescere.”
Ma è davvero necessario?
“Ma poi si diverte.”

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Letting go

Mi dicono che vanno ad Andora. Non si sa quando, cinque giorni con l’asilo. Cinque giorni, cinque notti, cinque anni.
Non è obbligatorio, è una proposta di quelle che chiamano Scuola-Natura. Mi lanciano la notiziola quattro giorni fa, così, sulla soglia della classe, poi viene ripresa nell’assemblea che ho mancato. E adesso mi arriva un foglio: devo decidere entro stasera se “aderisco”, se mando Sarah.
Speravo di non dover scegliere.

Maternità

Tre anni intorno al mondo

Mi fanno aspettare. La commessa spinge il carrello delle pulizie come un deambulatore. Intorno non è rimasto nessuno. Anche i bambini del doposcuola, i genitori ritardatari, il resto del personale, le maestre sono scomparsi ingoiati dalla vita di fuori, di casa, dalla serata che si distende letargica tra nuvole indaffarate a cercare la pioggia.
È un gigante addormentato questo salone di linoleum senza giocatori né spettatori, gli armadietti già raccolti a bordo campo per le feste di fine anno contano i giorni che mancano, attendono il crepitio delle musiche…

Maternità

Fa freddo fa caldo è troppo umido c’è un po’ di vento

C’è troppo sbalzo termico da un’ora con l’altra, c’è fango, c’è brina, c’è…
Se vado avanti con la lista ne esce quasi una filastrocca: chissà che così non si riesca a far ridere, oltre ai bambini, anche la sottoscritta, per questa prigionia forzata cui sono costretti i pargoli nelle scuole d’infanzia per un numero imprecisato di mesi che rasenta il 90 per cento dell’anno scolastico…