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Maternità

State seduti!

IL GIORNO IN CUI ABBIAMO CREDUTO CHE LA CONOSCENZA FOSSE LA COSA PIÙ IMPORTANTE DI TUTTE, ABBIAMO COMMESSO UN ERRORE ENORME.

 

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Mi è rimasta incollata come le maglie sudate di questi giorni, quella maestra, l’open day della primaria: “Ah, guardi, non sa che crescita fanno dai 5 ai 6 anni!”

Avevo chiesto a cosa servisse quel grande atrio in mezzo al primo piano. Uno spazio enorme, come il salone dell’asilo. Correre? Saltare? Giocare a Mago libero o a Ce l’hai?
Dimenticatevi la scuola materna, qui non si corre.
Incalzava, il viso sereno, ferma o forse fiera.

Non capivo come un bambino potesse smettere di colpo ciò che aveva caratterizzato le sue giornate fino a poche settimane prima. Il suo tempo, il suo modo di relazionarsi ai compagni, al mondo. Di toccarlo, percepirlo, farne esperienza. CREARLO e creare.
Quale estate “magica” può prendersi un bimbo e restituirti un alunno pronto a otto ore seduto, a un salone disabitato e spoglio?
Mi chiedevo anche: se ce l’hanno fatta gli altri, ce la farà anche il mio… Ma siamo sicuri che sia una conquista?

Poi si comincia. Ci si mette in coda, nelle cose della vita, nelle abitudini. Non lo sai com’è successo, ma non ti sei più fatta molte domande. Tuo figlio è bravo a scuola, bravissimo. Impara.

Eppure a intervalli regolari qualcosa torna a prudermi: quando scopro che non li portano mai in giardino, per esempio. Quando penso a lui seduto anche nelle due ore della pausa pranzo, mentre tutti i genitori del mondo lavorativo vanno al bar, escono, corrono al parco, si decomprimono. Lui, le sole due volte in due anni che l’hanno fatto uscire, si è messo in un canto a fare ciò che ama fare: scrivere e leggere. Perché quella fantasia che gli stanavano all’asilo, evidentemente si è già spenta. Perché le cose ovvie che facevo io, correre, schiamazzare, saltare all’elastico, tutti i pomeriggi, quando ero a casa da una scuola che finiva alle 12 e mezzo, loro evidentemente non le fanno.

Quando, dopo cinque giorni chiusi là dentro, arriva il weekend e lui gira come un sonnambulo per casa: stanco e annoiato. Perché non è più abituato alla risorsa incredibile di un tempo VUOTO.

Quando, dopo mesi serrati, c’è lo sbarco nel grande ventre dell’estate: allora i genitori impazzano, centri estivi, attività, vacanze coi nonni. Trovare una soluzione a figli che hanno bisogno di stimoli e collocazione.
Lo faccio anch’io: e trovo milioni di cose belle. Arte, musica, esperienze coi materiali, natura, scoperte, lavoretti manuali, danza, espressione corporea, e mille discipline che non mi piace chiamare discipline, ma linguaggi.

E, ancora, mi prende quell’insofferenza, quell’ansia: l’essere umano ha un disperato bisogno di queste cose. Perché a scuola se ne fanno così poche?

A scuola hanno un’ora di Educazione all’immagine, dove perfino una cosa bella come l’immagine deve portarsi addosso il fardello ingombrante della parola EDUCAZIONE. Dove anche la musica è “educazione”, dove tutto è “educazione”. Come se solo questo fosse il portale verso la crescita.

La misura in tutto, la scienza, la conoscenza, l’inglese, l’informatica, la storia. Imparano un sacco di cose, ma il fatto che siano obbligatorie non vuol dire che siano le più importanti.

Li riempiono come taniche prima di un lungo viaggio. A noi restano gli avanzi: spremere il tardo pomeriggio, dopo i compiti, dopo le cinque. Oppure il sabato, allora correre, portarli a fare ciò che la scuola non solo non dà, ma non dà il tempo di fare. Corsi sportivi, ricreativi, artistici.

Io lotto: lotto quando vedo mio figlio ossessionato a tracciare cartine o scrivere sempre cose simili, come una mosca che ronza senza posa. Lotto per il suo tempo e quello delle sue sorelle, lotto perché il loro ENORME talento rimanga indenne alla crescita: il talento di essere bambini, quelle cose stupende che li caratterizzano e che possiamo e dobbiamo coltivare e portare nell’età adulta.

La loro fantasia, il loro bisogno di creare, la loro capacità di sorpresa e di sorprenderti, l’intuito, l’entusiasmo, la libertà di pensiero, l’espressività, l’emozione.

Ben oltre una poesia imparata a memoria e di cui, quasi certamente, non capiranno il senso perché gliel’avete voluto spiegare. Anziché lasciare che lo gustassero come si gusta un succo, perché è quella, la poesia, la messa in prosa è la sua bara.
Ben oltre un’ora di Educazione all’immagine nella quale si è letta una storia e poi fatto un disegno che la rappresentasse. Ben oltre UNA, una sola ora di Educazione motoria (perché senza la parola educazione sembra che nessuna parola possa sopravvivere), oltre le due o tre uscite in giardino dove si muovono composti, perché è importante crescere composti. Ben piantati, sai, come quei filari di alberi tristi che trovi nei campi lungo le autostrade.

Cosa vogliamo? Una truppa di ometti che crederanno nell’ordine come nella maggiore forza e qualità dell’essere umano e del cosmo? Che faticheranno di fronte a un dolore, perché non avranno gli strumenti e l’abitudine a esprimerlo in un ritratto, una poesia, una musica? Che sorrideranno di un sorriso tenue come i colori pastello dinanzi a una gioia esplosiva, perché hanno disimparato a esplodere, a saltare. Hanno smesso l’euforia.

C’è qualcosa di più importante della logica, è l’immaginazione. (Alfred Hitchcock)

L’immaginazione è più importante della conoscenza. La conoscenza è limitata, l’immaginazione racchiude il mondo. (Albert Einstein)

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Commenti 7

  1. LaVitaFertile

    Hai proprio ragione, ed è così triste vedere tutte quelle immagini postate di questi giorni su Facebook, dove si vede una mamma esultante ed euforica, e i bambini tristi, sconsolati, con lo zaino in spalla pronti per entrare a scuola… Ma è proprio così che devono andare le cose? Dobbiamo esultare per il fatto di poter delegare il compito di controllare e gestire i nostri figli ad altri? Dobbiamo proprio preoccuparci di quando le scuole chiuderanno, per le prossime festività, e dovremo gestire quella noia o quella ritrovata esuberanza che i bambini si gestirebbero da soli, se solo potessimo dare loro tempo, spazio e pazienza?
    Ma, d’altronde, chi sono io per giudicare… Osservo e mi dispiaccio per le famiglie, per le mamme e i papà, che non hanno colpe, francamente, e per i bambini, che anche loro non hanno colpe… E mi chiedo quanta creatività, forza d’animo, coraggio, resilienza e intelligenza dei nostri figli stiamo distruggendo, perchè non hanno la consapevolezza emotiva per lasciare che quelle cose emergano. Nessun insieme di nozioni di per sè forma il bambino, giocare liberi invece sì, da un punto di vista neurologico e fisiologico. Un bambino non è un sacco da riempire, ma una fiammella da accendere, diceva qualcuno…

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      Maddalena Capra Lebout

      Non ci si rende conto della ricchezza che hanno i piccoli: hanno una forza e una spinta immaginativa che mai più avrà tale portata. Il mondo, il progresso, l’uomo: ha bisogno di conoscenza, ma anche di immaginazione, creatività, slancio. Abbiamo nei bambini una risorsa incredibile in tal senso, perché la si coltiva così poco e, anzi, si fa di tutto per contenere o perfino reprimere qualcosa che noi stessi gli invidiamo?

  2. Giovanna

    Cara, non potevi esprimerti meglio sull’argomento, di cui condivido totalmente i contenuti. C’è davvero del masochismo, nel soffocare quello che come giustamente dici, finiamo poi per rimpiangere tutta la vita! Come sai, qui in Germania, nelle scuole, ho trovato un approccio migliore alla vita del bambino e comunque un rispetto più profondo dell’essere tale.C’è aria, luce, tutti gli spazi sono pensati per favorire la curiosità del movimento (bisogna pure che un bimbo provi la necessità di farlo). Insomma, diciamo che tiro un sospiro di sollievo! Ciao

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      Maddalena Capra Lebout

      Sicuramente molte maestre (spero) faranno del loro meglio cercando di insegnare con passione e di coinvolgere i bambini in modo giocoso. Ma si ritiene ancora che il gioco sia una modalità, un mezzo. Il gioco, inteso nella sua accezione più ampia, di sperimentazione, arte, creazione, fantasia, movimento, non è solo un mezzo. Mi hai capito, Giò… Ecco, quando ti senti un po’ persa là, pensa alle cose buone che hai guadagnato (tu e i tuoi figli). Baci!

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