I beffardiMaternità

Un simpatico passatempo

Chi era, John Lennon? Diceva: “Life’s what happens to you while you’re busy making other plans.” (La vita è ciò che ti capita mentre sei impegnato in altri progetti).
Verrebbe da dire: quanta vita, con un neonato!
È vero, Isabelle è migliorata così tanto da permettermi il lusso di portare a termine qualche azione ordinaria, tipo fare una lavatrice, stendere, telefonare. E perfino straordinaria, come occuparmi dei miei album di fotografie, selezionarne qualcuna per coinvolgere anche lei nell’arredo di casa, sui cui muri troneggiano solo i fratelli, o addirittura scrivere senza aspettare che mio marito faccia il tato la sera. Eppure, su una base fissa di (apparentemente) irreparabili problemi di stipsi incomprensibili e a mio avviso incompatibili con la sua condizione di lattante, un piccolo varco per gli imprevisti in una vita familiare che va verso l’assestamento, c’è sempre.
Le visite pediatriche, per dirne una, sono felici combinazioni di imprevisto e routine: da febbraio ad adesso, tra lei e i fratelli, la lista della salute annovera: un’otite, un’infezione da streptococco, una varicella, una scarlattina, un febbrone protratto e di origine ignota, una quasi corsa al pronto soc-corso. Da sommarsi alle usuali terapie logopediche e varie per Patrick e alle sue allergie, alle visite-filtro di Isabelle, l’ECG per la prevenzione della SIDS, l’eco alle anche per familiarità (paterna, tra l’altro!).
Ora, come diversivo, da più di un mese la piccola soffre di tosse incessante, i cui attacchi minano il sonno che sta imparando, promettendo il risveglio notturno anche laddove la fame non la sfiorerebbe neanche di striscio. E allora eccoci nuovamente dalla dottoressa…
Aerosol di soluzione ipertonica? Ma come si fa con una neo…?
“Si fa, si fa: quattro volte al giorno per otto giorni.”
La pediatra sorride insieme ai suoi capelli rossicci, trucioli di mogano che scommettono contro la forza di gravità. Isabelle, tra un colpo di tosse e l’altro, sorride anche lei. Io sorrido meno.
“E i vaccini li ha fatti?”
Certo che no, mi appello alla scusa della tosse e all’asl che non risponde al telefono.
L’operazione aerosol diventa una simpatica costante delle giornate, il marchingegno è parcheggiato notte tempo sul bancone della cucina, dentro ci ho versato metà della dose prescritta, e anche per fare solo quella, ci metto una giornata. Non è che la piccola non sia brava, forse le piace anche, tira fuori la lingua e si lecca letteralmente i baffi: deve aver scoperto che il sapore salato che tanto si aborrisce in tenera età, in effetti non è affatto spiacevole, non fosse per l’odore plastico della mascherina che praticamente galleggia su un viso ancora troppo piccolo. È che, come in tutte le cose (tranne la tetta) la sua resistenza ha breve durata. Forse per questo, dopo sei giorni di battaglie, la tosse non si è affatto arresa. Che faccio, richiamo? La risposta mi arriva via topica, dermica o che dir si voglia, sotto forma di un mosaico roseo e variamente sparso di macchioline che infestano la pelle candida di Isabelle all’improvviso.
E rieccoci dalla dottoressa anti-gravità.
“E sì, ha fatto bene a venire: è proprio brutto brutto.”
E va bene, non c’è bisogno di dire brutto due volte di fila, con quella smorfia che mi dà ragione la sola volta che vorrei avere torto.
Le ficca con cura un metro di tampone in gola, alla ricerca dello streptococco.
Poi torniamo a sederci: tra noi e lei, il simpatico kit del cotton fioc versione watusso in attesa di reazione.
“Negativo. Si-ora – la “gn” non le riesce sempre – ha fatto qualcosa di diverso? Usato un detersivo nuovo, un prodotto per lavarla? Quando l’ha lavata l’ultima volta?”
“Ieri mattina” fingo con prontezza, prima che la titubanza la insospettisca sulle nostre abitudini igieniche.
“Lei ha mangiato qualcosa di insolito? Cioccolato?”
“Cioccolato sempre. E non è certo insolito.”
“E allora può darsi che…”
“Dottoressa, questa bambina col cioccolato ci è nata. È stata concepita, col cioccolato…”
“Eh… ma non vuol dire, magari adesso le dà fastidio… E poi la tosse: è proprio brutta. Ci vuole il cortisone. Anche per le macchie, se non passano le diamo il cortisone.”
E allora facciamole un bagno nel cortisone e non ci pensiamo più!
La piccola Pimpa in un braccio, la borsa del cambio e la ricetta nell’altro, vengo via piena di buoni propositi: quattro aerosol al dì, sta volta fatte per bene perché il farmaco va preso sul serio, niente ammorbidente, niente antibatterico in lavatrice, oppure lavare separatamente le sue cosine (o a mano, mi suggerisce lei: “Manco stiro, le pare che c’ho il tempo per il bucatino?”), niente bagnoschiuma, nemmeno quelli che di schiuma non ne fanno. E speriamo che ste macchie se ne vanno, se no ci tocca un altro farmaco.
Tanto ci risentiamo tra cinque o sei giorni, in ogni caso… E fortuna che, all’atto della prescrizione, non ha più citato il cioccolato…

Life’s what happens to you while you’re busy going to the doctor.

Qualcosa di nuovo?
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