Maternità

6 cose che non sopporto

Piccoli fastidi sociali della vita genitoriale

 

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Chi è senza peccato scagli la prima pietra: e chissà quante cazzate, parole, intonazioni, mi valgono giuste critiche e maledizioni. Ognuno ha le sue. Ma ognuno ha anche i suoi limiti, e quelle cosucce che proprio non sopporta, sabbiolina irritante che ti rimane in gola, che scende giusto nei giorni di pura spensieratezza, ubriacati da qualche deliziosa novità o da semplice, squisito buon umore (che, pure, esistono).

Queste sono le mie allergie:

1. Non sopporto i bambini che, correndo in preda alla generosità della loro energia infantile, non si preoccupano di tentare o almeno fingere di scansare me e, soprattutto, il passeggino con tanto di piccola indifesa. Come ieri, questa creatura col suo cappellino rosa: la vedo che divora la stradicciola, e non è colpa sua se questa fa tre spanne (delle sue) in larghezza, e se incrociarsi è un esercizio di galateo a chi cede il passo per primo. Mi faccio da parte, quello che posso, ma la donzella è più rapida di ogni mio riflesso: “Attenta!” è la cosa più svelta che riesco a produrre. Una, due, tre volte, con voce crescente. Manco una grinza: quella arriva, ed è collisione, le sue mani atterrano in frenata sulle ginocchia di Isabelle. Finalmente si è fermata.

2. Non sopporto i genitori che non si scusano per corse come questa: prima li lasciano fare, poi nemmeno si premurano di chiedere scusa. Procedo fino all’ingresso dell’asilo, senza più voltarmi. Sento una voce – sua madre suppongo: “Esaurita…” bofonchia. Be’, meglio tardi che mai: sta riprendendo la figlia, mi dico. E mentre varco la soglia un’eco roca mi raggiunge: “Attenta, attenta!” È lei, la gentile signora: da lontano, mentre ormai si dilegua, sfotte il mio monito alla sua bambina. Deduco che anche l’esaurita fosse un attributo riferito alla sottoscritta. Immagino si sia pure offesa.

3. L’urgenza nicotinica. E come chiamarla, altrimenti? Sì, perché, che siano le nove del mattino, le due del pomeriggio, le quattro, le cinque, c’è sempre quel genitore che non può aspettare di essere fuori dal cortile per accendersi una sigaretta. Portano il figlio, escono dall’edificio, e clic, la fiammella. E così ridiscendono il famigerato vialetto incrociando altri genitori e bambini con la loro mano pendula, illuminata dal piccolo cero del vizio. Oppure prelevano il pargolo, e via verso casa: figlio in una mano, sigaretta nell’altra. Perché aspettare di esser fuori dai cancelli sarebbe una mortificazione.

4. Se no… perché non accenderla al parco giochi? D’altronde i cartelli col divieto, che erano cosa buona e giusta, se li è ingurgitati qualche ragazzetto di quelli con mezzo culo fuori, che si diletta sulle altalene dei bambini ormai fuori taglia, sformandole fino all’irriconoscibilità, perché, pare, fa più figo sollazzarsi nelle aree destinate ai più piccoli, mentre cazzeggi coi tuoi compagni di branco o limoni con la fidanzatina (e qui si aprirebbe un altro “non sopporto” ma poi sarebbero 7). E allora il genitore che il cartello non l’ha mai visto, e se l’ha visto l’ha dimenticato, che colpa ne ha, se al parco giochi guardare il figlio salire e scendere da uno scivolo è mortalmente noioso? D’altronde possiamo mica aspettarci che il buonsenso sia più forte del fumo. Qualche mozzicone “cadrà” a terra, e un po’ di fumo viaggia intorno a tutti. Ma in fondo siamo all’aperto.

5. Normalmente trattasi degli stessi genitori che hanno per questo aspetto la stessa attenzione che riservano al comportamento del figlio il quale: salta la fila per lo scivolo, non cede l’altalena, ferisce per errore un coetaneo e non si scusa, si piazza in cima alla torretta dei giochi e non fa passare nessuno. Costringendo altri genitori a intercedere e mediare la situazione perché il genitore legittimo ha evidentemente confuso “parchetto” con “parcheggio”.

6. Infine non mi spiego la serie di passeggini parcheggiati anche in doppia fila fuori dalla scuola materna, neanche fosse un asilo nido. Bambini straripanti da piccoli telai pieghevoli, costretti all’immobilità assoluta, ammutoliti a forza di merende: “Così faccio prima”, il commento unanime dei piloti.
Eppure sono compagni di quelli che, a pari età, corrono investendo i passeggini.

Ecco, l’ho detto: non sarò mica la sola?

 

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