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Maternità

Saremo ancora noi?

Fonte: www.psicozoo.it

Io mi curo di rassicurare i miei figli.

A Patrick dico: “Tu sarai sempre il mio ometto.”
“Mi vorrai sempre bene?” domanda a giorni. Altri è sicuro, vola sui suoi numeri, digita sulla calcolatrice. “Mamma, tolgo il volume, va beme?” Si perde la “n” parlando in fretta, alla sua maniera aspirata. Viaggia nel suo mondo, dimentica l’intorno. Quando atterra mi trova, di nuovo: “Sempre” lo rassicuro. “Anzi, sempre di più.”

A Sarah bisbiglio: “Nascerà Isabelle. Faremo le coccole anche a lei. Ma tu sarai sempre la mia Sarah. Di Sarah ce n’è una sola.”
Si stringe a me, a mollo nelle parole. Le bastano, perché sono suoni senza contrasti. Fuori niente, ancora, cambia. Ci siamo abituati a questa pancia grande, al suo orizzonte affabile di onde.

“Voglio la mamma!” emerge in altri istanti dai suoi boccoli chiari, chiara la pelle: si leva esitante, a volte, si stropiccia la sua certezza di me, sente il tempo che scivola.
Lo sento anche io.

Quanto resta di noi? Noi, così come siamo? Col libro della biblioteca sulle ginocchia, seduti sul divano. Gli errori di lettura che apposta commetto per erompere in un riso. La canzone, il sonnellino. Il mio tè in salotto con loro, Shaun vita da pecora alla tv. Quel tempo rotondo e arrendevole, la bolla dei nostri pomeriggi. Versarsi nella sera, aspettare il papà. La delizia sublime dell’abitudine…
Io mi conosco. Conosco noi per quello che siamo, come siamo. Adesso.
È così facile quest’attesa, promette senza scompigliare.

aquilone_2Io mi curo di rassicurare i miei bambini. Ammucchiati, ieri, al risveglio, li saluto: “Un giorno poco lontano nascerà Isabelle. Magari sarete a scuola. Magari sarà notte. Non potrò dirvi ciao. Andrò in ospedale e non vi avrò salutato. Facciamo così: ora vi do un saluto grande, enorme. Vi dico un lungo ciaaao adesso. Voi lo tenete lì, così ce l’avrete per dopo.” Li inondo coi baci, potessi li riempirei come serbatoi.
Ma chi si cura di rassicurare me?

Sarò io, allora, quella che si allontana, astronauta persa nello spazio nuovo. Un mondo a parte, come loro quando si concentrano su un gioco: saprò portarli con me, nel mio volo? Oppure trovarli, a terra, al mio rientro?
Sarò un aquilone in cielo, che cerca ancora loro, all’altro capo del filo: saranno lì, ad aspettarmi, quando allungo la mano?

Tutti addosso alla novità della piccola creatura, io chiamata ad essere salda in un cambiamento che al loro pari m’ingoia, avranno spazio per vedermi, per un bacio dei nostri, nostro soltanto, saremo ancora noi, quelli del libro che leggo male, del pomeriggio rotondo, di Shaun alla tv?

Qualcosa di nuovo?
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Commenti 5

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      Maddalena Capra Lebout

      In questo viaggetto a puntate forse sì, il mio è un blog piccolino, mezzanello, al massimo 😉 Ma io sono molto felice di ritrovarti, ormai ti ho preso a cuore, spero che nel gruppo ci terrai aggiornati, e di non perdermi le tue, di puntate…

  1. Manuela

    Il tuo sarà un blog piccolino, ma così sentito e profondo..
    Impossibile non leggerti.
    Ti terrò aggiornata molto volentieri, se lo vorrai.
    E, sempre se lo vorrai, cercherò un confronto con te, che sei così sensibile e generosa

    1. Post
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      Maddalena Capra Lebout

      Ecco, il vantaggio di essere piccoli è che che conosco personalmente chi lascia un messaggio, quasi sempre… E si crea un rapporto, magari per un mese, auspicabilmente più a lungo: ma almeno siamo “persone”, non c’è l’anonimato tipico della rete 🙂 Grazie mille!!!

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