Maternità

Prima di dormire

Ho la stanchezza che avevo dopo una gita in montagna. Gli occhi si perdono nel soffitto azzurrato dalla luce fioca, non s’arrestano su quel tetto scosceso, il legno che m’impegnava la fantasia in strane figure tracciate tra i suoi nodi. Se la portava a spasso, picchi, bestie, nuvole e costellazioni. In viaggi più densi e leggeri di quell’escursione che ancora fremeva nelle gambe.
Nella prima penombra del sonno rivedermi salire, sentire il pizzicore dei calzettoni sui polpacci, annusare i mughi, l’odore metallico della corda fissa. Rocce e mani, gli anelli lasciati a casa per non rigarli. La corda, l’imbragatura. Il suono tintinnante dei moschettoni. L’umido del mattino, l’umido. Quello, forse, più di ogni altra cosa: ti prende dai vetri appannati della vettura e dalle gocce sul prato in quei fini agosto che è quasi brina. Ti segue, dentro, in auto, lungo i tornanti che si ubriacava il freddo con Morricone, nel k-way chiuso stretto stretto a inizio sentiero. Poi si stempera salendo, il sole che s’affaccia, il caldo che esala dai pini mischiato a vapori di resina. Eppure ti resta addosso, memoria solida, fino alle ore che finalmente riposi.
Ho quella stessa stanchezza, il corpo pesante di una giornata densa. Manca la gloria di una salita, una vetta. Manca.
Giornate spese a fondovalle, una figlia malata che lamenta dolori, l’altra che piange, lui che protesta qualcosa. La notte arriva coi pugni chiusi, vorrei abbandonarmi, non so cosa riservi.
Isabelle guarda la parete rossa, scura, quando si sveglia, la immagino ritrovare il mio grembo in queste tinte. Ora che dorme, che la casa finalmente tace, sono io, all’ombra del giorno, a voltarmi indietro, nei tempi lontani, godermi lo spazio immenso tra questo e altri amori, passioni di ragazza che non ho perduto, la strada infinita che dal fondovalle poi sale. Sta già salendo, riprendo le forze, è tutto qui, ciò che conta, adesso. Sotto questo soffitto, che, pure, ha giochi di luce anche senza la fantasia di nodi di quel legno che amavo. Senza gli zaini pronti, nella stanza accanto. La piantina col percorso tracciato, sicuro, previsto. È tutto qui, adesso, quello che conta.
Domani sarà un giorno più dolce.

Qualcosa di nuovo?
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