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I beffardi

Persa di vista

“BRUTTO INVECCHIARE, EH?”

 

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C’è un giorno peggiore di quello in cui scopri la prima ruga. Un giorno peggiore di quello in cui scovi il primo capello bianco. Ed è il giorno in cui acquisti il primo occhiale da lettura.

Scoprirlo è stato moderatamente indolore, da lontano vedo con gli occhiali da miope-astigmatica. O con le lenti a contatto. Da vicino non vedevo che un fibrillare molesto. Se avevo gli occhiali li usavo come le vecchie al contrario: li abbassavo per vedere vicino, e poi guardavo da sopra, il pezzo di mondo senza lente. Con quelle a contatto facevo uguale, mi chinavo per leggere le informazioni nutrizionali sui prodotti, per sorridere a Isabelle quando ce l’ho in braccio, per scrutare le sue punture di zanzara o il post-it sulla scrivania: operazione logicamente vana e infruttuosa.

– Ma vai da uno serio, fatti una visita vera, dai!

Assecondare mio marito mi costa 120 euro di oculista privata e nemmeno molto simpatica, di dieci o – perché no? – anche vent’anni più dei miei, che con fare falsamente affabile recita: “Le serve un paio di lenti riposanti, come queste. Ma guardi che li ho anche io, non c’è nulla di male, li appoggia così, un po’ in cima al naso, vede?”

Riposanti

Io ho bisogno di occhiali “riposanti”. La stessa cosa che, A GRATIS, mi aveva già detto il mio ottico.

E poi che fai? Se hai gli occhiali da miope basta toglierli per vedere da vicino, e metti e togli, e togli e metti. A tavola devo scegliere: o guardo il piatto o guardo i figli. Se c’hai le lenti e finalmente sei senza occhiali devi però inforcarti quelli “riposanti” per guardare vicino, e toglierli comunque per guardare lontano. E metti e togli, e togli e metti. A tavola devo scegliere: o guardo il piatto o guardo i figli. Se c’hai le lenti a contatto e gli occhiali da sole sei fottuta. E allora lascia stare, va là, che tanto sei scomoda comunque.

Poi un giorno di settembre, mese noto per le svolte e i buoni propositi, ti becco l’ennesimo totem al supermercato. Sono stati furbi, marketing da due soldi: gli occhialini stanno ben composti inforcati sul palo di plastica accanto allo scaffalino triste dei libri e dei tascabili. Allora: tra i libri campeggiano i Dieci minuti della Gamberale. “Mamma, è come il tuo”, l’appello di Sarah, acuta osservatrice. Dieci minuti al giorno di cose nuove, per darsi ‘na svegliata e uscire dagli schemi, predica l’autrice.

Adesso i miei dieci minuti sono lì, sono in realtà soltanto dieci secondi: il tempo di allungare la mano, e agguantare il mio primo, difficile occhiale da lettura. Un piccolo gesto eroico verso me stessa.

Li paghi alla cassa e, giusto per non passare indisturbata, devi andare a farti togliere il dispositivo antifurto al banco accoglienza. Scontrino alla mano.

Io, la mia gioventù nella forma di Isabelle che seggo sul bancone da un lato, la mia maturità in forma di occhiali riposanti dall’altro. Un equilibrio precario. Davanti a noi un uomo, un bell’uomo (perché non mi metti una sciura qualunque, una ragazzetta, un omone grasso e barbuto?): “Brutto invecchiare, eh?”

C’è qualcosa di peggio della prima ruga, del primo capello bianco, e… sì, anche dei primi occhiali da lettura: è che si capisce che sono per te.

Qualcosa di nuovo?
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Commenti 12

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      Maddalena Capra Lebout

      Ciao giovanisssssima, che… attutisci la mia vecchiaia dirompente coi complimenti? Va che fa davvero effetto avere un’infante di due anni accanto e impugnare gli occhialini sfigati dall’altro. Con questa sentenza di cassazione si chiude definitivamente ogni questione di possibile futura progenie. Sono ufficialmente entrata nella prossima fase della mia vita. Aiuto. ps: grazie :*

  1. mrsbean73

    🙂 gli uomini belli si incontrano evidentemente nei momenti sbagliati! Comunque sono certa che gli occhiali da lettura abbiano un loro perché su di noi, basta convincersene!

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      1. mrsbean73

        Sì ebbene sì e non parlo di uomini belli 😉 Ma proprio come te non riesco ad usarli, li ho quasi presi più per vezzo, ma poi mi dico che probabilmente non ne ho ancora bisogno perché mi fanno venire il mal di mare… di fatto però senza non ci vedo bene! che amarezza 🙂

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  2. Silvia

    Cara Maddalena,
    ma chettifrega degli occhiali?
    Usali con lenti colorate di rosa, per guardare i tuoi figli e vedere meglio la magia che li circonda!
    Ora non mi cazziare, ma io ho sempre voluto gli occhiali perché li trovo sexy e non me li vogliono dare. Giuro!
    Bacioni,
    S

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      Maddalena Capra Lebout

      Non ce la faccio: se li metto vedo solo vicino e non vedo loro… devo continuamente inforcarli e toglierli, mi scoppia la testa. In pratica per il momento tre difetti visivi sono tra loro irrisolvibili con una sola soluzione, quindi devo scegliere cosa non vedere. Che culo.

  3. Silvia

    Mannaggia, che nervi, Maddalena. Ma se tu li tieni sempre addosso, e li alzi e li abbassi sul naso all’occorrenza, non diventa un po’ un gesto di routine, dopo un po’? Ma ti fanno venire proprio mal di testa? Che casino.

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