I beffardi

Pensieri notturni

VICKS VAPORUB, CALENDARI, ALBERI E SORDITÀ

 

Sveglia alle 3 del mattino, per oltre un’ora, trafitta dalla tosse incessante, mi ammollo in pensieri che avrò modo di rinfrescare alle 5 e poi alle 6, mentre rincorro Morfeo (che ha divorziato dalla tosse molti secoli fa, direi – anzi – millenni) e la luce dalle tende che NON arriva, e poi, ancora, rinverdirò una volta rassegnata all’evidenza del giorno:

  1. L’aerosol che faccio da tre giorni è assolutamente inefficace, d’altro canto è piena di composti naturali. Diffido sempre dai medicinali che non hanno una buona porzione di rassicurante sintesi chimica.
  2. Il Seki non fa un cazzo. D’altronde anche la chimica può essere del tutto inutile. Vi prego fatemi un’anestesia alla gola. Non importa se perdo l’uso o il controllo temporaneo delle corde vocali.
  3. Dormire seduti è un sacrificio superfluo. Non nel senso che è super-fosforescente, ma proprio che finché non sei del tutto verticale la gola se ne frega dei contributi e delle moine con cui vorresti persuaderla a darti tregua.
  4. Il Vicks Vaporub è un dolcissimo ricordo d’infanzia. Il suo barattolo è lo stesso di trentacinque anni fa, il che produce un rincuorante senso di home e di mamma. Al di là di questo, vista l’altissima componente di canfora, serve solo a trasformarti in un untissimo antitarme. Forse a quel punto puoi unire il suo uso allo stazionamento verticale di cui sopra e finire la notte in piedi nell’armadio tra i maglioni di lana. Così eviti anche di disturbare il marito con tutto il tuo bombardante tossire.
  5. Il marito è sordo. Verità già sperimentata nelle più svariate situazioni e non indenne da conseguenti irritabilità della sottoscritta (“Ma cazzo, l’hanno sentito tutti, tu sei qui seduto con noi, ma dove stai?”), ora si rivela in tutta la sua gravità. “No, io ho dormito – dice. – Ma hai tossito solo stamattina, no?” Poi osserva gongolandosi l’utilità di questa sua presunta deficienza. Ma almeno sei salva dai sensi di colpa (e dall’armadio).
  6. Ho scoperto una posizione yoga: le gambe stese sul letto, stremata e ormai disperata allungo le braccia verso i piedi, piego la schiena in avanti. Gli adduttori tirano parecchio, il torace si comprime, ma per uno sconosciuto effetto miracolo la tosse cessa. Penso bene di prendermi il guanciale, piegarlo in due, metterlo sulle ginocchia e dormire così. Sono disposta anche a questo.
  7. Logicamente non dormo comunque.
  8. Quando al mattino desisto saluto Patrick, già sveglio e malaticcio anche lui. Ma dalla bocca non esce un suono. “E allora non parlare” mi dirà il consorte. Che è come dire all’acqua di non bagnare. (Allora tanto valeva l’anestesia anelata al punto 2).
  9. In casa ci vorrebbero almeno due divani grandi. Oppure un solo malato alla volta.
  10. Improvvisamente mi appare chiarissima l’utilità di una televisione in camera da letto. Fa tanto “albergo” o, peggio, ospedale. Però e che cazzo. Ma ovviamente non l’abbiamo.
  11. Una notte di tosse no-stop ti sconquassa più di una sessione hard in palestra.
  12. “Riposo e caldo sono essenziali per una pronta guarigione.” Sono sdraiata da martedì. Con golf e coperta. Non esco, non mi muovo, delego. E sto de merda uguale.
  13. Ripenso alle magliette per sordomuti che scherzando ipotizzavamo ieri: una tastiera stampata su, così chi deve comunicare “digita” le varie lettere e l’altro, osservando, legge il messaggio. Potrei brevettarle. Oggi, ad esempio, mi salverebbero.
  14. I calendari dell’Avvento potrebbero farli con una finestra ogni tre giorni, tanto gli altri due sei malato.
  15. Per lo stesso motivo mi pare d’intuire che dietro la fretta di alcuni di preparare albero e presepe non stia una folle eccitazione ma una modesta, realistica previdenza:
    fallo subito, sto albero, ché poi un weekend dopo l’altro cinque componenti della famiglia sani tutti insieme non ti capita più.

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: ogni domenica una vetrina dei posts della settimana!

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