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Maternità

I genitori degli sposi

I NOSTRI FIGLI RISCHIANO DI SPOSARSI CON QUELLE PRIME FILE VUOTE

 


Matrimoni a prima vista. Vuol dire che partecipi a una selezione, tre “esperti” che non verranno mai chiamati in altro modo (esperti di cosa?) studiano le tue risposte a metri quadri di test, poi trovano il partner da abbinarti, e lo chiamano proprio così: “abbinamento”. Come quando vai alla Rinascente e la commessa ti suggerisce quale bolerino abbinare al vestito da damigella per le nozze. Di un’altra. Che si è sposata con quelle fisse patologico tradizionali di amarsi.

I due non si conoscono, del futuro coniuge sanno solo la misura dell’anulare, per comprare le fedi.

Ma non è questo.

Alcuni genitori esprimono un dissenso franco, con la parvenza di un’opinione rivendicano il diritto a difendere il figlio da una scelta folle. Altri, però, li vedi che posano occhi curiosi, si tengono comodi su un divano, lasciano spazio al figlio, alla notizia. Chiedono solo: “E noi possiamo venire?”

Ecco, io vorrei diventare così. Talmente grande, come un ventre che cresce in una gravidanza, da fare posto a ogni misura di quelle con cui mio figlio deciderà di percorrere il mondo. Di traversare la vita. Con quelle mani che non si stuzzicano a vicenda nell’ansia, che restano duttili e forti: perché richiede forza restare intatti, coscienti che quell’uomo, quella donna che abbiamo salvato nelle viscere di notti insonni, da cadute impreviste o anche prevedibili, è una vita a parte. Vorrei quello stesso disincanto libero, che poi s’alzano, stringono il ragazzo e non è rimasto niente, da sanare, nulla da risolvere: abbiamo fatto la nostra parte, le nuove partite si giocano sulle basi che abbiamo già dato, non sugli scogli sui quali vorremmo ancora arroccare pretese.

Dev’essere una buona sensazione, poter vivere senza vivere le vite altrui.

Ma non è nemmeno questo.

È la fila di vecchi, seduti davanti, le scarpe lucide, gli abiti da cerimonia. Il pianto che alla fine versa anche se credevano di no. Perché un matrimonio ha quel potere di risalirti da sotto, dove non sapevi, e forse si riallaccia a sogni di bambina, vien su come un buon odore, e si porta un pezzo di cielo.

Quei vecchi, che stanno fermi e rapiti su sedie di raso: sono i genitori degli sposi.
E io non ci avevo pensato.

Non sono vecchi loro, non portano male gli anni, caspita sono tirati a lucido e sembrano usciti da una casa di cura. Siamo vecchi noi.

Faccio due conti e mi accorgo che fin lì non ero mai arrivata. Ho scherzato spesso su queste nonne giovani e queste madri sempre più mature, che al parco non sai più se sono mamme o nonne. Ho scherzato sulle rughe che i miei figli mi hanno procurato, sui capelli bianchi che ancora strappo con zelo. Ma quei vecchi sarò io.

Quando Sarah avrà trent’anni io ne avrò quasi settanta.

I nostri figli rischiano di sposarsi con quelle prime file vuote.

I loro figli rischiano di non sapere nemmeno cosa voglia dire “nonno”. Io sarò quella donna con le scarpe basse segnate da piedi storti, i capelli irrimediabilmente sfibrati, magari un bastone.

E mi è sembrata questa, la vera follia.

Non quella di sposare uno sconosciuto, e nemmeno quella di voler proteggere i nostri figli a oltranza. Neanche il dissenso di chi poi si chiama fuori, di chi condanna questo azzardo.

Il vero azzardo è fare i figli così tardi. Credendo che il solo problema sia chinarsi sui loro primi passi a quarantacinque anni, reggere le notti senza la giovinezza che sta dalla nostra, vederli adolescenti e non riuscire a fare gli amiconi perché c’è troppa differenza d’età.

Quello che i nostri genitori fanno coi nostri figli, giocare a calcio, saltare, portarseli in spalla, prenderli a scuola perché le madri lavorano, tenerli nei giorni di malattia, in quelli dei ponti festivi: noi non saremo in grado di farlo.

Per quanto lo meritiamo, per quanto lo meritino i nostri figli.

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Commenti 2

  1. Piccole Mamme Crescono

    Io non credo di riuscire a rimanere al mio posto. Pensando a “Matrimonio a prima vista”. Per me è fare le cose al contrario, come si fa?
    Per quanto riguarda l’età ci penso spesso. Mio marito quest’anno compie 55 anni e al di là di cosa vedrà o no delle sue figlie (chi può dirlo), si nota il suo arrancare a volte.
    Da noi c’è un detto “e figli s fann a gioventù” (i figli si fanno in gioventù) e, solitamente, i detti antichi non sbagliano mai.

    1. Post
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      Maddalena Capra Lebout

      Infatti credo sia molto difficile: ma come in tutte le cose di cui abbiamo opinione diversa, bisognerebbe cercare di non giudicare i figli. Comunque: di matrimoni al buio ce ne sono pochissimi, di genitori anziani molti. Ed è questo, che mi fa pensare. Il vostro detto è legge naturale, inutile dire che ormai facciamo i figli quando vogliamo: c’è rischio di malformazioni, c’è il gravare dell’età… Quando vedo mamme giovani, ma giovani sul serio, di vent’anni, venticinque, nutro grande stima, pur non potendo condannare chi, come me, ha procreato tardi per cause di forza maggiore. Non giudico nessuno, anche perché sappiamo come gira il mercato del lavoro, com’è difficile avere una stabilità economica… Mi limito a osservare che stiamo andando, comunque, contro natura.

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