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Maternità

A spasso con Kick

MI PIANTO DOVE SONO, LO BACIO. NON CAPIRÀ PERCHÉ. AMERÒ ANCHE QUESTO

 

Patrick, io, e una dose di avventura. Non quella necessaria al piccolo giro che faremo, ma a lasciare le due femmine a casa. Decido di prendermi quel turno che gli avevo promesso, riaccendere il fanalino di coda del figlio buono e rimasto indietro.

Lui e io. Una volta era consuetudine essere soli, noi due. Ci siamo fatti tante fermate dell’autobus, tante pensiline sotto il sole che ci schiacciava come mosche nei primi pomeriggi, quando andavamo alle sue terapie. Adesso è un ragazzetto, i pantaloni cui non sa ancora stringere bene la cinta viaggiano insicuri dietro al suo passo rapido, la testa sempre un po’ inclinata da un lato, come da un pensiero.

Nei primi isolati accenno qualcosa, cerco un contatto oltre quella sua mano che mi ha consegnato, le sue unghie che ho dimenticato di tagliare. Poi resta la mano. Di fare grandi discorsi non c’è bisogno: è già un maschio, i silenzi sono comodi, sicuri, senza incertezze. Penso che in fondo è anche un sollievo e mi sembra di capire quello stare degli uomini, a gambe larghe, in piedi, fermi: anche zitti.

Scegliamo un po’ per uno, a destra, a sinistra, entrando nel parco, poi mi torna bambino in quella fretta dismessa, accovacciato a raccogliere sassi da buttare nel primo lago. Che strana, affascinante spola, questi suoi otto anni. Le cave che conosce meglio di me, quell’orologio che prima dimentica e poi consulta a cadenze regolari: lascia stare, dai, non mi interessa l’ora. E invece lui ha i suoi punti cardinali, come quelle lucette accese nella stanza dei piccoli per fugare la notte.

Qualche figura sfida l’afa, corre: noi abbiamo un buon passo che a lui costa quell’inclinatura, e spalle un po’ rigide, sembra un garzone che va dritto nel retrobottega a recuperare quanto promesso al cliente. Rallento e vedo che mantiene quell’ossatura sporgente, evito di rimarcarlo per non incrinarci. Perché sulle critiche è già un adolescente, ti sputa gli aculei della difesa alla prima osservazione.

Non invidio nessuno, stasera. Guardo i ragazzi, ripenso a quando ero una tra la folla, l’affanno di trovarmi un uomo, una vita. Ho il mio ometto accanto, è una forma sublime di romanticismo, a suo modo, siamo una coppia senza misure né proporzioni, con la complicità di braccia che si toccano e cieli da guardare. Sembra fuoco, dice di quella luce che cola sui tronchi, nel bosco. Domanda delle nutrie, suda sotto capelli sempre impazienti di crescere.

Ho fatto questo parco milioni di volte e ognuna di esse ha la sua piccola corolla. Ho battezzato luoghi che poi nominiamo nel linguaggio privato che salda una famiglia: passiamo dai “Fidanzati”, gli dico, e gli racconto ancora di quel giorno che c’era la nonna francese e noi gliel’abbiamo detto, ci sposiamo.

Siamo di nuovo tra le vie, sul marciapiede verso casa, siamo in un posto qualunque sotto a lampioni ancora inutili.

– Mamma, ma quando tu sarai morta ti faranno una via dedicata a te…
– No, amore, perché?
– Perché sei una scrittrice.

Mi pianto dove sono, lo bacio. Non capirà perché. Amerò anche questo.

– Chissà come la chiameranno? Capra… Via Capra – mi dice ancora. La logica esclamativa dei bambini.

E poi andiamo. Riprendiamo il silenzio negli ultimi passi.
– Dai. Dammi l’altra mano. Che di qui non mi trovo.

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Commenti 10

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      1. katyonabc

        Qui belle giornate ultimamente. Oggi fa caldissimo. Domani però mi sa che tornano le nuvole. Vacanze? Diciamo che ne ho fatta una tra maggio e giugno. Siamo stati in Inghilterra a trovare la famiglia di “colui che mi sopporta amorevolmente da 4 anni”. Ma per il resto staremo qui. Poi Italy a fine agosto perché ho un matrimonio (non il mio) e perché i miei mi reclamano. Questo è quanto. C’è grossa crisi. Nelle mie tasche. Al momento. Ecco. 😆

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  1. Chiara

    No ma tu sei ancora viva? No perché io per una frase così mi sarei buttata nel lago dalla felicità. 😂 Cioè sto piangendo manco l’avessero detta a me. Che gioie, sono quei momenti che aspetti, aspetti… Quelli che veramente cancellano tutto il resto.

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  2. Mamma avvocato

    Oh mamma mia, come fai a commuovermi così tanto con storie della tua vita e della tua famiglia? E’ come se riuscissi a trasmettere sentimenti ed emozioni universali partendo dal tuo vissuto. E tuo figlio, meraviglioso! Comunque a me piace, quello stare in silenzio, maschile, solo insieme e tutto già implicito.

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      Maddalena Capra Lebout

      Ciao Giulia! Sono emozioni universali, solo che ognuna ha la forma dei propri figli, dei propri amori, e della storia che ci portiamo dentro. Mi fa piacere che a chi legge arrivino, altrimenti sarebbero solo storie noiose di affari miei 😉 Sullo stare in silenzio forse tu l’hai già sperimentato col ricciolino, io invece di rado sono con un figlio solo, una volta Patrick e io avevamo l’occasione fissa delle terapie, ma era piccolo, la relazione era diversa in un certo senso, come è ovvio che sia con un bimbo di pochi anni. Ti penso, riguardati e resisti!

  3. massimolegnani

    che bello per chi legge non conoscere i confini del reale e i contorni delle cose scritte. Assaporo tutto, la scrittura, la trama, i luoghi, la sostanza.
    ml

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