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Maternità

Il calendario

SONO I GESTI COMUNI, QUELLI CHE CI RACCONTANO

 

Fare il calendario in quel modo, con quelle foto che snidano giorni, facce rimaste buffe e poi altri volti seri. Mi sottometto a certi compiti senza il brivido del futuro, senza la smania che butta oltre le mani tese.

Poi finiscono nel collo angusto di uno sgabuzzino, tutti i calendari di infanzie meravigliose, meravigliose espressioni e steli di figli, dove la polvere non li distingue, da altri ammennicoli divenuti inutili.

Un vecchio carrycot, un tappeto per le macchine con strade di moquette acrilica, scarpe di tutte le misure. Dove si apre e si chiude la porta, prendere l’aspirapolvere per i pellegrinaggi settimanali, riporla e lasciare lo stanzino al suono sordo di un deumidificatore.

È così, che passano le stagioni, tutte affastellate una sull’altra nelle dozzine di quei mesi preparati con zelo, in quella cernita attenta che cerca di afferrare e trattenere, in quei sorrisi che si chiudono nella carta patinata.

Quest’anno le foto erano poche, ho dovuto più volte fermarmi, chiedermi. Cos’è che scelgo, di solito? Un primo piano azzeccato, la luce che taglia e staglia i nasi molli dei bambini? Una buffa movenza, un gioco particolare che mi va di serbare? O cos’altro, ancora? La famigliola felice, le foto in posa, i luoghi delle vacanze? Ho fatto fatica. Mi sono detta quelle vive, di vita normale.

Non ci si pensa mai, la macchina fotografica la prendi quando esci per le grandi spedizioni, per le vacanze e le escursioni, hai bisogno di posti speciali per foto speciali.

Poi te ne avvedi quando fai il calendario nuovo per questo muro di cucina dove passeranno milioni di pietanze e battibecchi, le scaramucce sulla cena che io questo non lo mangio, i compiti che non ho voglia, i buongiorno amore, i ciao delle mattine pronti per la scuola:

sono i gesti comuni, quelli che più s’intarsiano nei giorni. Quelli che raccontano il grande che siete,

e pure il piccolo, stoico afferrare un bicchiere, rovesciare l’acqua, lo spazzolino da denti e tutti e tre allineati come puffi accanto alla vasca da bagno. I pantaloni da infilare a rovescio, l’etichetta che ride davanti. E cuciture storte delle maglie, le scarpe al contrario. Quel cartone che sempre guardavano in tv, e quella canzone che lei canta al mestolo diventato microfono. Sono queste, le cose che ci somigliano. Quelle davvero importanti, sul calendario.

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: a caso, quando capita, una vetrina degli ultimi post!

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Commenti 7

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      Maddalena Capra Lebout

      Esatto, e fai bene. Io ricordo per esempio che mio padre faceva i filmini super8 (bobine) e amo riguardarli: riprendeva proprio anche cose comuni, noi a casa in corridoio già in pigiama per la notte, noi che ci laviamo i denti arrivando a malapena al lavandino perché eravamo piccoli… Sono ricordi adorabili.

  1. Mamma avvocato

    Concordo con te e, infatti, tendo a fare tanti scatti del quotidiano. Solo che, poiché nel quotidiano di tempo ce ne è se,pre poco, in genere non sono foto molto ben riuscite, le scatto come vengono e via.

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      Maddalena Capra Lebout

      Be’, coi bambini è difficile sempre, fare foto belle. Questa che ho messo di Isabelle è una delle migliori che io abbia mai fatto, c’era una luce straordinaria, mi piace la concentrazione di mia figlia, mentre l’orsetto lì accanto chiude gli occhi. Ma è frutto di una serie di casualità. Quando viene mia suocera mi accorgo che fa foto migliori di me, perché ha un altro occhio, per lei qualsiasi normalità è straordinaria, trovo scatti dei bambini che corrono in casa, che osservano qualcosa, che guardano la tv: chi mai farebbe una foto ai figli che guardano la tv? Eppure qualcosa racconta anche quella, per esempio mi ricorderà dei momenti ritagliati per me grazie ai cartoni animati!

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  3. Jeamy Amore

    Perfettamente ragione. Io sto sempre lì a farle foto ma sopratutto quando non se ne accorge…quando canta…quando ride…quando si divide il biscotto di nascosto con la nostra cagnetta diversamente giovane…quando ad esempio fa le smorfie strane di fronte lo specchio.. ad esempio sul seggiolone lei quando mi vede con il cellulare in mano per farle la foto piega la testa di lato e ride. .ne ho una uguale per ogni mese fino a quando ha compiuto un anno e solo una del secondo anno..la posa è sempre la stessa ma si vede la crescita in ogni foto… ha due anni e ne ho più di 8000 di foto.. ora la difficoltà è stamparle😂 ma ne ho scelto alcune e sono arrivata a 2000 speriamo bene😂😂😂 io adoro le foto spontanee…mio papà ci faceva sempre fare facce buffe smorfie e via dicendo quando ci faceva Le foto. Dicrva che chi non scherza e ride neanche in una foto non è serio… 😁 ho preso da lui la passione per la fotografia…acchiappare in un nano secondo l espressione spontanea appena nata sul viso delle persone è qualcosa di magnifico.

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      Maddalena Capra Lebout

      Che belle cose mi racconti! Mi sto immaginando la tua piccola, le foto fatte ogni mese… Queste noi avevamo cominciato a farle, al primo figlio. Poi abbiamo smesso non ricordo più quando. Sulla quantità di foto devo dirti che a me mette un po’ ansia, a volte mi chiedo se non sarebbe meglio farne meno, ma davvero poche, e vivere più libera. ps: tuo padre è un grande!

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