Maternità

Il buongiorno ride

ABBIAMO TUTTI UN’IRRIDUCIBILE FOLLIA, SOLO CHE SERVE IL PERMESSO DI SDOGANARLA

 

Quando porto Isabelle all’asilo noi ridiamo. Qualcuno passa nel giro di ronda col cane, ci guarda: sento o immagino di sentire che vedono, in quel nostro riso, un’unicità che ci fa estranee al mondo, che ci sigilla lasciando fuori tutti. Come gli innamorati.

Non l’ho mai fatto con nessuno. Nessun altro dei miei figli.

A lei basta così poco, oggi a colazione la pecora di pelo era seduta al suo fianco, la chiamava, le mandava baci con la sua zampa di pezza. La testa, se non la tenevo, cadeva indietro: “Ah, parrucchiere!”, lavavo quel capo ciondolante e arruffato e Isabelle rideva. “Guarda, cado!”, la lasciavo appesa per una zampa allo schienale della sedia, e Isabelle rideva. “Ah, sono stanca!”, la stravacco: “Ah, prendo il sole!”. Isabelle rideva. Si carica come quelle macchinine con la molla dentro. Ci fai due giri stretti, lasci, e quelle saettano verso il lato opposto della cucina, scavalcano i tappeti, sbattono sugli zoccoli.

Così è lei.

Per strada giochiamo a chi ha l’alito che puzza di più, alitiamo una sull’altra, esaliamo: “Puzzooooona!”

Facciamo i gattini, ci strusciamo le facce. Mi dà i baci e poi mi frega, non sai mai quando, ma lei prima o poi nel bacio ci ficca una pernacchia. Ci resti sempre di stucco.

“Miaooo!”,

miagolo come un’idiota, come gli idioti che possiamo essere con un bambino.

Per questo, loro ci salvano: perché possiamo tornare a essere il ventre di quello che siamo.

Abbiamo tutti un’irriducibile follia, solo che serve il permesso di sdoganarla. E poi il gatto ha fatto burp: “Il micio che rutta!” E lei rideva. E poi etciù, il micio che starnutisce, il micio che sbadiglia, il micio che dorme. Li ho fatti tutti. A ognuno me ne veniva in mente un altro. Qualsiasi sciocchezza, quando si ride insieme, diventa uno spettacolo.

Micio ce lo siamo portati fin dentro alla materna, la commessa di colore si è lasciata sorridere vedendoci, avrà pensato che andiamo sempre lì felici. Io direi felini, più che felici. Io direi che non è dove andiamo, è come ci arriviamo. Che

porto sempre Isa in braccio per metà del tragitto perché siamo in ritardo. Ma sono le sue risa, è lei: che tiene in braccio me.

Qualcosa di nuovo?
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