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Altre Verità

Nulla si distrugge

GUARDO QUELL’UNICO VEZZO ROSSO, LE GIORNATE RIMASTE CON LA SOLA COMPAGNIA DI UNA SCONOSCIUTA CHE QUALCHE FIGLIO PAGA. IL FINE SETTIMANA RIAVERE UN PEZZO DEL GRANDE SPETTACOLO…

 

– Signora…, Signora…

Mi giravo ogni volta che chiamava.

– Sono qui – risponde l’equadoregna, le mani salde sulle maniglie della sedia a rotelle, alle sue spalle. Allora la vecchia intonava la sua domanda, con un garbo che s’annacquava in occhi egualmente persi, stinti dal tempo come un vecchio manifesto.

– Posso chiederle un favore?
– Certo, dica.

Ma quella taceva. Sembrava restare a mezz’aria, insieme alle sue cataratte.

– Signora, signora…
– Sono qui, mi dica.

Adesso sorrideva un po’, la donna di colore. Pescava un morso dei miei sguardi. Tacevo.

– Mi porti un po’ più in là.

Ha visto mia figlia, sull’altalena di questo mondo rotondo rosso e grigio, ritagliato nel parco. E quell’altra bimba con tralci neri di capelli e il toast che il padre le ha promesso per pranzo, dai, andiamo.

Spinge coi piedi in pantofole rosso sangue, uno via l’altro, come i tricicli senza pedali dei bebè. Una si sfila, la donna la raccoglie. Il padre fa due parole alla piccola, hai visto? È una nonna. Isabelle traccia il suo pendolo in silenzio, le gambe lasciate molli.

Guardo quell’unico vezzo rosso, le giornate rimaste con la sola compagnia di una sconosciuta che qualche figlio paga. Il fine settimana riavere un pezzo del grande spettacolo.

Perché è stata anche lei, forse, un grande spettacolo. Prima di stingere.
Lei quella sull’altalena, lei a spingere gambe molli e promettere toast.
Adesso le resta questa bocca che non chiude. Sporgersi verso due bambine che si raggrumano.

Tra loro e lei il bidone dei rifiuti: “Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma.”

Qualcosa di nuovo?
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