Maternità

Le tue mille, buone ragioni

Sei rimasta a metà, tra il palo dove ti ho costretta, e la sacca vuota del mio silenzio. “Adesso stai lì e ti calmi!” ti ho ordinato, la voce ferma, le mani che stringevano il passeggino con tua sorella, e il cuore che scalcia. Hai gridato mamma! con tutta la forza di cui eri capace, il tono isterico che mi trattiene dal tornare indietro.
Potrei pensare che ormai sei questo: un grido di dolore o rabbia, la rabbia di cosa, un capriccio che si impunta su sciocchezze da poco, così, perché sei una bambina, così, perché è un uncinetto che s’attacca a tutto, guidato da una ferita che, sotto, ti prende.
Invece, mentre rimango dove sono, la gente del parco che fiuma ignara, che pensa – se pensa – che tua madre chissà cosa t’ha fatto, oppure che non sei educata, o che dovrei tornare a prenderti, abbracciarti e colmarti quel buco che ti divora… Mentre rimango in mezzo a tutto questo fracasso, penso che sei ancora lì, sei ancora tu, meravigliosa Sarah, con le tue piccole verità. Le tue mille, buone ragioni. Ancora tu, piena di boccoli come di risa, sotto una pioggia che ci fa estranee per un istante, scompone il quadro perfetto che un ideale mi ha appeso dentro.
Forse non sai come s’infrange su di me questo tuo urlo. La rabbia e la pena mi contendono. Faccio due passi verso di te, conto fino a tre, un inutile ultimatum, ti calmi un attimo, poi declini il grido, da rabbia a implorazione. Sembra facile ricordare che i bambini hanno armi efficaci per conquistarci, il capriccio è un capriccio, una piccola scheggia di follia su un volto bianco. Invece punge anche me.
Ti prendo di peso, la tua amichetta si è offesa, l’hai rifiutata, rifiuti di seguirci, verso casa. Corriamo, ti tiro per il braccio, ho fretta. Ho una riunione a scuola fra qualche minuto. Fra una frazione di tempo, piccola e grande per i tuoi conteggi, ripercorrerò questa stessa strada. Ti avrò lasciato a casa con tuo fratello, la tua amica, sua madre. Guarderò quel lampione, il palo dove disobbedivi, ti rivedrò lì sotto, stremata, e mi chiederò chi delle due sia più piccola. Io, forse, che dimentico la forza, quella vera, capace di vedere l’insieme, alzarsi e relativizzare. Io, che lascio all’attimo una grandezza che non merita.
E, pure, da un po’, qualcosa ti riempie gli occhi di amarezza, bambina mia. Mentre avverto il brusio insensato di venti genitori che parlano tutti insieme alla riunione, grossi culi su sedie piccine, ci siamo solo tu e io, in queste mani che tamburellano sulla borsa. Cercando risposte.

capriccio

Qualcosa di nuovo?
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