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Eventi

L’ospite

MIO PADRE È QUELLO DEI VIAGGI, DELLE SORPRESE. DELLE FATICHE CHE SU DI LUI NON SEMBRANO FATICHE

 

street-1281715_pe_smallMio padre si alzava di notte, quando mi svegliavo. Mi metteva seduta sotto la cappa in cucina, quella piccola luce opaca accesa, il sedere sul coperchio abbassato dei fornelli.

La domenica si andava in bicicletta al Parco Sempione, nelle prime foto, i primi filmini Super 8, pedalo svelta su un triciclo rosso, il cappottino anni settanta, i capelli fragili. Poi cominciai a guardare i pony. Non mi ricordo se mi ci ha mai portata, ricordo che il cavallo era il mio animale preferito, come ora lo è per Isabelle. È lì che nacque il sogno di un pony tutto mio: l’avrei cavalcato nel parco giochi condominiale. Avrebbe trotterellato tutto il giorno, dove dormiva o mangiava esulava dai miei disegni di bambina.

Per un certo periodo ci ha portati via nei weekend invernali o primaverili, giravamo alla ricerca della dimora per l’estate, un appartamento da affittare, mia madre non ama gli alberghi, sono cresciuta abituata all’indipendenza di un alloggio dove non sei servito, cucini, rifai i letti. Però hai gli orari che vuoi, esci, entri, ti basta un mazzo di chiavi, se non c’hai voglia cazzeggi, tiravamo su wurstel e patatine in quegli anni in Alto Adige, il baracchino di legno che per noi era un evento.
Lui si faceva avanti indietro, lo chiamavamo da una cabina vicino alla piscina: cominciavo a essere ragazzina, allora tenevo i calzoni corti, avevo quel paio a righe bianche e azzurre, la mia prima giacchetta di jeans. Sul terrazzo in cima alla scalinata di pietra ragazzi bevevano, mi lasciavo guardare, nascondevo nei capelli lunghi un piccolo pudore. E poi dentro tutti, volete salutare papà?, nella cabina. Era l’uscita serale per eccellenza. Saliva il venerdì notte, aspettarlo ancora svegli fu il privilegio di crescere.

Mio padre in macchina. Che guida, che viene e che va. Che fa chilometri per andare al negozio a Torino, poi torna a Milano e cena tardi, mia madre ha lasciato due cose da scaldare, se avevamo troppa fame ci lasciava finire tutto: “Al papà gli metto poi su qualcosa quando torna.”

Mio padre che quando s’incazza fa grandi discorsi: t’ingoiano. Però la voce grossa non gli riesce. La tiene in una mano, a saperlo, a ricordarlo che lui è così intimamente buono anche quando è all’attacco, potresti prenderli tutti, quei suoi sermoni, con il canestro per le farfalle. Invece stai lì impietrito, perché le sue ragioni hanno sempre una ragione valida.

Come la volta che tornai a Dublino. Mi ha fatto un mazzo così, non era d’accordo. Voleva proteggermi. Non lo capivo. Un paio di giorni dopo mi dice ti porto a Linate. Mi accompagnò. Anche se non era d’accordo. Perché non sa tenersi ancorato a quel canestro. E le farfalle, poi, le libera tutte. Tutte quante.

Mio padre è quello dei viaggi, delle sorprese. Delle fatiche che su di lui non sembrano fatiche.

Ritrovo mio padre oggi, nel giorno che suo nipote fa 8 anni. Si è alzato a Courmayeur, è salito in macchina, si è messo in coda verso il traforo. Voleva esserci. Quando vedo la sua chiamata sul cellulare che avevo ancora spento sono già passate le dieci. Dove sei? A Chamonix. Era già qui, al di qua del confine. Gli diamo qualche indicazione, “verso Saint Gervais…”, passo il telefono a Mathias che gli spiega la strada.

Eccolo. Patrick dirà che l’atlante nel pacchetto che gli ha portato è stato il regalo più bello. Però rideva con le fossette a metà, già sapendolo in arrivo…

Patrick e il nonno: coppia speciale, il primo nipote maschio dopo tre femminucce. Il piccolo per cui mio padre è venuto a Parigi otto anni fa, il bambino che ha portato spesso alle terapie, che si prende con sé, che porta in giro per la città nei giorni che diventano scoperte.

Buon compleanno Patrick, addosso hai ancora il bracciale di carta del parco di oggi: sembra quello che ti han messo in clinica otto anni fa. Soffi una candela che non si spegnerà mai, la sola che abbiamo trovato, che scintilla da cima a fondo. Grazie nonno, grazie alle tue scintille.

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Commenti 5

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  1. Giovanna

    non sono io l’anonimo! Maddalena auguri immensi a Patrick! è stato bello conoscere il tuo papà attraverso queste parole. Ti mando un bacio enorme!!!!!!!!!

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