Maternità

Le madri devono sapere

C’È SEMPRE UN GRANDE SPAZIO INCOGNITO, CHE LE FA SENTIRE UN PO’ DIVERSE. EPPURE È QUELLO SPAZIO IGNOTO, CHE CREA. LE MADRI CHE SARANNO

 

Le madri devono sapere che volere un figlio è un desiderio astratto.

Hanno visto bambini per strada, agli incroci e seduti nei carrelli della spesa. Hanno fatto boccacce per farli ridere e si sono sentite vincenti e pronte. Oppure i nipoti da una sorella già mamma, hanno preso dieci mila lire all’ora per un figlio di altri. Hanno immaginato davanti a vetrine e a passeggini futuristi, nei parchi zeppi delle domeniche altrui. E sognato di nascosto accanto a uomini incerti.

Ma un desiderio è un’idea. Solo che impregna i sensi, anziché la ragione.

Le madri devono sapere che la vita comincia a modo suo. Anche se l’hai voluta, anche se non l’hai voluta.

Che la gravidanza è faticosa. Ma anche sapersi sorprendere che mille volte si sentiranno fortunate.

Hanno studiato i siti web e partecipato a forum e gruppi. Magari, hanno letto libri. Ma quando tocca a loro c’è sempre un grande spazio incognito, che le fa sentire un po’ diverse. Eppure è quello spazio ignoto, che crea: le madri che saranno.

Devono sapere che al parto non si arriva mai pronte. Che la paura scacciata per mesi prima o poi arriva per tutte. Anche io mi gloriavo di una sicurezza apparente. Poi, sugli ultimi tornanti della salita, cominciai le notti insonni. Andavo a letto alle tre del mattino perché si dice che di notte è più facile che si avvii il travaglio: ebbene, era il mio sistema per rinviarlo.

Ma il parto arriva. E sarà come tutta quanta la maternità: essere sole e non esserlo, separarsi per vivere.

Avranno accanto donne capaci e il loro uomo. Nessuna potrà cavargli fuori quel figlio tanto atteso. Ma con loro ce la faranno. In un modo o nell’altro sarà.

Devono sapere che imparare mille cose, la respirazione, come si attacca un neonato, come cullarlo, cambiarlo, lavarlo, saranno nozioni furbe, inutili forse, capaci di svignarsela quando più le cercheranno: vi ritroverete ignoranti, impacciate.

Devono sapere che si impara solo quando si è già nelle cose. Non prima, magari dopo qualche tentativo. Che la prima notte sarà difficile dormire perché il cuore rivendicherà di guardare ogni minuto dentro la cullina che avete accanto. Perché l’inizio di un amore è sempre insonne. Ma che potrebbe anche non esserci, l’amore, non subito.

Le madri devono sapere che un figlio è un amore sconosciuto. Con tempi sconosciuti, e modi diversi dai modi con cui hanno vissuto finora.

Che allattare è indispensabile. E che non lo è. Che un bimbo va tenuto sempre in braccio, ma va anche addestrato a dormire. Che ognuno arriverà con un carico di saggezze non richieste, di consigli scomodi, ma che lo farà a fin di bene.

Le madri devono sapere. Che in certi momenti la gravidanza sarà una nostalgia. Ma non è un torto: è la vita che va veloce e le emozioni non tengono il passo. Che per questo si può crollare. Per questo si può anche soffrire. I primi giorni, i primi mesi, anche, somigliano più a uno tsunami che a una nuova stagione. Non dovete avere paura: non cadrete.

Le madri devono sapere che non sono diverse dalle altre, da quelle che vedevano fiaccate da notti impossibili, da figli che piangono troppo: adesso sono loro, che si pensavano immuni, e invece solcano la stanza avanti e indietro col piccolo al seno e a volte cedono. Ma non sono nemmeno diverse da quei sorrisi che vedevano in giro: hanno anche loro lo stesso miracolo in mille altri istanti, sono anche loro quelle madri di cui, guardandole, pensiamo com’è felice, quanto è fortunata.

Le madri devono sapere che possono piangere. Che piangere non ha nulla a che vedere con l’amore. Che un errore non le condannerà, che essere stanche è un diritto. Che possono dirlo. E chiedere aiuto.

Devono sapere che non può essere altrimenti:

le madri stanno in bilico dove la vita è tutta sé stessa. Inarrestabile, difficile, fresca, nuova, avvincente e testarda. Irripetibile.

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