Maternità

Le cose dei grandi

SEI CRESCIUTA TUTTA DENTRO A QUESTO GREMBIULE, E ADESSO FREMI

 

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Dormivi ancora. Tuo fratello s’è alzato presto, doveva fare pipì. Tu stavi sbracata, lo immagino, mezza a pancia in giù, solo gli slip rosa, e quella schiena sempre più lunga. Quando la guardo mi sembra il fusto di una betulla, bianchissimo e alto. Cresce coi suoi anelli e non lo sai, cresce da dentro. Fuori ritrovi solo più corte le gonne dell’estate scorsa. Le dita dei piedi ora sfiorano i pupazzi in fondo al letto.

Ti abbiamo svegliata e non lo dicevi, ma credo fossi elettrizzata. Parlavi meno del solito, stavi tutta nella scodella dei cereali al cacao, due sbavi di latte, e poi adesso sbrigati che si fa tardi. Il grembiule pronto sulla panca all’ingresso.

Non vedevi l’ora di metterlo, quel grembiule, lo sistemi camminando, sotto la cartella gigantesca. Goditelo, sarà la sola volta che è stirato, perché è nuovo.

Sai cosa t’invidio di più al mondo? La curiosità buona. Le novità per te sono magie. Hai abbassato il mento una sola volta, e nemmeno l’ho capito, lì fuori nel grande piazzale, se era per paura o per il sole.

Hai quella coda alta e fiera come te, un fuoco d’artificio, un entusiasmo di capelli.

È tempo, sei pronta: saresti fuori misura per l’asilo che hai lasciato. Hai tutta una testa che corre, mi tiri per il bavero delle mie inerzie, a volte voli altre scivoli nelle tue evidenze. Hai (quasi) sempre ragione. Anche adesso che onori il momento. Composta sotto il tuo firmamento biondo.

Chiamano il tuo amichetto. Chiamano il tuo nome, dopo di lui. Sono felice che siate insieme. L’hai visto già fuori, “guarda c’è R.”, siete inseparabili, vi rivedete dopo tre mesi di vacanza e fate come fanno i bambini, un saluto rigido, i baluardi. Poi vi ritrovo accanto, l’ultima fila di banchi.

Non fiatava un solo bambino. I bambini hanno il senso delle cose, anche quando noi frusciamo senza posa, dobbiamo dire le nostre impressioni al vicino, bisbiglio anch’io a tuo padre. Voi no, voi siete immacolati, attenti. Forse tenuti su dritti dall’emozione. Sembrate già più alti.

Quando torniamo a prenderti lanciano un palloncino-mongolfiera, un bigliettino per classe nel suo canestro. Come un voto. Però tu non la chiameresti “sorpresa” come han fatto loro. Dici che è una cosa da bambini, sei cresciuta tutta dentro a questo grembiule, e adesso fremi: “Oggi abbiamo fatto cose da bambini, un disegno. Domani anche, ma poi mercoledì cominciamo… cominciamo… eh… le cose dei grandi.”

La tua maestra ti saluta “ciao tesoro.” Mi dirai che è simpatica, vi ha regalato una matita a testa, coi brillantini. A me basta che non spenga i tuoi. Che non pensi che è solo fatica, che si colorano i fogli ma in fondo è una fregatura. Che tutto è libri e banchi. Che l’hai capito che è un dovere. A me basta che tu torni ogni giorno, come oggi, entrando dal cancello con un saltello e una piroetta.

E ogni tanto sbuchi dal formaggino che sbucci a merenda: “Oggi è stato bellissimo!” e ti ride anche la pelle.

Qualcosa di nuovo?
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