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EventiI beffardi

L’anti-donna

Se mi facessero il test anti-donna mi troverebbero senz’altro positiva.
Manifesto infatti:

Avversione per il fiore giallo che è tradizione regalare l’otto marzo: è peloso, brutterello al limite dello sfigato, e puzza.
Refrattarietà allo shopping: detesto la fiumara di gente, il passo lento, i musi che alonano sulle vetrine, la ressa per i saldi, la prova nei camerini. Il fatto stesso che sembri tanto chic chiamarlo shopping. Tornare a mani vuote, tornare a mani piene (di inutili accessori o abiti che non userò mai). Ammetto, al limite, quel margine magico in cui fluttua l’acquisto “capitato”, quando sono fuori per altre ragioni, incrocio qualcosa che mi piace, la provo, è perfetta, la prendo. Tutto in un’unica scivolata fluida che è come una discesa sulla neve fresca.
Le mie unghie hanno dimenticato lo smalto da almeno sei anni, le volte che ci riprovo mi dà fastidio l’odore, dura meno tempo di quanto ci ho messo a stenderlo, e ancora meno di quanto ci vuole a eliminarne le tracce (con l’acetone che puzza, se mai è possibile, ancor più dello smalto stesso).
Ho fatto la manicure due sole volte nella vita: per il mio matrimonio e per quello di mio fratello.
-La prima e unica depilazione professionale fu a tre giorni dalle mie nozze.
-Volendo eviterei anche il parrucchiere, cui mi sottometto con lo stesso entusiasmo vigoroso e la stessa sicurezza che mi accompagnano in uno studio dentistico.
-Non seguo i gossip.
-Non so cucinare.
-Da ragazza in parrocchia mi chiamavano maschiaccio perché in montagna arrivavo su tra i primi.
In università mi dicevano (parole testuali): “È bellissimo parlare con te, perché è come parlare con un maschio, solo che sei una donna.”
-Il rapporto verbale tra vocaboli e parolacce è di circa 10:3.
-Ho sempre pensato che come uomo sarei simpaticissimo, potendomi permettere quella ruvidità grossolana, l’umorismo “portuale” e l’egocentrismo che su una donna per bene mal si posano.

P1070383_wprDetto questo, nel giorno preposto a celebrare le donne, in un mondo dove si fa di tutto per ricordare che il “genere” è una realtà ormai superata e superflua, mi accodo ai festeggiamenti, e alle due donnine di casa auguro:

-Di avere i pantaloni, perché alla fine siamo (quasi) sempre noi a decidere o influenzare il nostro compagno.
-Di avere una gonna, anche se non la userete sempre, che vi ricordi di farvi guardare.
-La sensibilità e la fragilità che rende creative.
Un pizzico di paura perché qualcuno di speciale possa incoraggiarvi.
-Un numero ristretto di stronzi, per farvi le ossa.
-Uno specchio dove appiccicare una dozzina di post-it quando la vita si fa dura.
-Un vaso di Nutella per la sindrome premestruale.
Un uomo, almeno uno nella vita, che vi apra la portiera, vi sposti la sedia e vi offra la cena (quello che ho trovato io, l’unico che davvero abbia fatto tutto alla grande, ora è vostro padre) per ricordarvi che siete non il sesso “debole” ma il sesso da onorare, perché è nel ventre della donna che cresce la vita.
-Di avere, un giorno, una scintilla in quel ventre, che vi faccia dire: Vale la pena esser nata femmina anche solo per questo.
-Di sentirvi fiere e femmine anche se malauguratamente mi somigliaste, come mi sento io.
Un’automobile al volante della quale, in caso di dubbio, chiunque possa ritrovare – concentrati – i vostri geni femminili.

collage festa donna_wpr

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      Maddalena

      Brava! Complimenti… Io sono proprio ‘na sega, anche se in rarissime occasioni ho partorito piatti da lasciare interdetti e increduli, ma succede in media una volta all’anno, e preferibilmente, anzi solo, coi dolci.

  1. Silvia

    Una cosa super femminile ce l’hai e rassegnati: la grande sensibilità e finezza nella penna. Nella tastiera, via.
    Bellissimo questo post!

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