Maternità

L’acchiappa mostri

P1070568._wJPGUn suono sordo di passi. Leggeri, timidi. È Sarah. Spunta dall’angolo del corridoio, nel mezzo della sua notte, la sera dei grandi distesa sul sofà, la tv accesa nella luce fioca: che fai?
“Mi scappa la pipì.”
Va in bagno, si lava, ritorna in salotto. China i suoi riccioli spenti dalla penombra e il corridoio se la inghiotte.
Chiama di nuovo, più tardi, è Mathias che la sente. Lo vedo tornare a letto, stropicciare le lenzuola, cercare la posizione. Non si è scomposto, non mostra il colpo, il sonno viene e se lo prende.
Cos’hai, piccola, perché non dormi?
Forse le arriva adesso, l’ansia di una sorella intrusa. La gelosia ruvida che gratta senza farsi vedere. Forse è l’età, una fase, che cosa c’è? domando. “Non ho sonno.”
E chi lo sa se è vero, se lei lo sa, se inventa o mente, oppure vede perfettamente, cerca nell’aria una risposta convincente, sfoglia tra quelle che suggerisco: hai sete, hai male, hai paura di qualcosa?
E una mattina ci lasciamo convincere: lei, io, papà. È la paura dei mostri.
“Accidenti, allora è una cosa seria! Bisogna preparare un acchiappa mostri.”
Cosa mi viene in mente, e adesso che m’invento? La giornata evapora con velocità pazzesca, il giorno è luce che non porta inganno. La sera arriva e lei domanda. Accipicchia, lo spaventa mostri… non sono pronta, non ho preparato nulla.
“Sarah, domani cerchiamo su internet e stampiamo una foto dello spaventa mostri, ok? Ma intanto…” Intanto cosa, mamma? Fatti venire un’idea!
Lei è già sotto le sue lenzuola piene di cuori: sbuca una fetta bianca di visino, una lunetta di labbra rosate.
“Prendo una maglia di papà, e la sistemiamo al fondo del tuo letto. Serve per far capire ai mostri che qui c’è un uomo grande e forte, che se entrano li fa scappare subito. Così appena la vedono fuggono perché gli fa paura.”
P1070549Ho il tono fermo, non incespico un solo istante. Lei mi guarda perplessa, due pupille d’inchiostro nero immobili, la bocca schiusa tra lo stupore e l’incredulità. Drizzo la voce ulteriormente, parlo come chi l’ha già fatto mille volte e non ha dubbio alcuno. Chissà se basta, la maglia è lì, la piccola acconsente a dormire, si sveglia una sola volta. Il giorno dopo ci appiccichiamo su una stampa: la strega di Biancaneve. Così spaventosa che nessun mostro avrà il coraggio di entrare. Sembra più sicura, adesso, poi scruta intorno.
“Vuoi che controllo la finestra? È socchiusa, ma le persiane sono chiuse. E ci sono le zanzariere. Non può passare dalle zanzariere. Solo un mostro più piccolo delle zanzare può passarci. Non avrai paura di un mostro tanto piccolo? Sarà lui, ad avere paura di te.”
Le coccole si dilungano un po’. Ripenso a quando Patrick aveva paura: “I mostri sono tutti in Africa?” chiedeva, per assicurarsi che fossero molto lontani. Gli avevo anche detto che se piove non vengono. Pioveva spesso, era facile da capire. Però gli avevo anche spiegato che i mostri detestano i bambini buoni. Non dissi mai: “Se sei cattivo arrivano i mostri.” Dicevo solo l’opposto.
“Sarah, sei troppo buona. Oggi sei stata molto brava, nessun mostro verrà. E comunque, per sicurezza, vieni che ci abbracciamo ancora. Per far scappare i mostri bisogna volersi tanto bene.”
“Io voglio bene alla Isabelle, alla mamma, a papà…”
“E a Patrick.”
Annuisce. La stringo ancora: “Qui c’è troppo amore per i mostri.”
E questa notte dorme.

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