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Altre Verità

La verità sui blogger

AUTENTICITÀ O STRATEGIA?

BASTA CHIUDERE GLI OCCHI, INGOIARE MOSCERINI. PERÒ SI CORRE.

 

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Va ancora di moda l’autenticità?

L’onestà, dico. Quella per cui ciao vuol dire ciao, scusa vuol dire scusa. Amici vuol dire amici.

Scrivo su questo blog da qualche anno, ormai. Non sono migliore di altri, non sono peggiore. Alcune mi puntano come una grande autrice, restano lusingate da un mio commento di stima. Quasi io fossi di un’altra stirpe. Altre, molte altre, mi apprezzano abbastanza, oppure appena. Magari mi considerano già troppo elaborata per il web, per letture che si consumano sotto le pensiline del bus, in coda ai semafori, al parco sbirciando con occhi lisi un figlio che sfugge. Altre ancora, la maggior parte delle blogger, nemmeno mi conoscono. Come è normale che sia.

La verità è che chi legge un blog, nel 99 % dei casi, è un’altra blogger. E quella blogger che ti legge, di solito, è una che leggi anche tu.

La verità è che ci si scambia favori. Ci si piace su facebook, si diventa amici. È così che gira la ruota. Ti butti dentro, tu e gli altri criceti. E gira, e gira. Qualcuno esce con un pezzo vincente, la scuote più forte, tutto il mondo s’arresta, si ferma la corsa. E poi via, di nuovo, alla ricerca del post del secolo.

E poi ci si tiene d’occhio. Non come gli amici veri. Ci si tiene d’occhio come si tengono d’occhio i concorrenti di una gara autoimposta, si spintona come tutti quei viaggiatori sugli aerei appena la hostess annuncia l’arrivo, e si spegne la spia luminosa delle cinture.

Nella mia ingenuità credevo di scrivere per scrivere e perché qualcuno leggendomi trovasse qualcosa: di nuovo, o di antico, un barlume che ti fa dire “è vero”. Ma se non cominci a inseguire il corridoio alla ricerca del varco, e se non spintoni, fai come me. Fai come me e pochi altri che a sera raccattano quattro pollici su dai social dopo ore di lavoro, due commenti di gente affezionata e che prontamente ringrazi, e resti su: l’aeromobile vuoto.

Qualche buona compagna l’ho trovata: persone splendide. Così come simpatie a pelle, altre che sembrano arrivare per sempre e il giorno dopo non hanno lasciato nemmeno lo spazzolino. Ci sta: lo faccio anch’io. Nella rete è così facile, dai se vuoi dare, se non vuoi nessuno chiede il conto. Forse è una forma di libera sincerità. Più probabilmente, è libera contrattazione. I miei 90 amici di facebook, già di per sé non tutti amici veri, sono saliti a 180, con questi contatti. La sola volta che ho chiesto l’amicizia a una sconosciuta solo perché avevamo un’amica virtuale comune, non ho avuto risposta. E già mi sembrava di leccare. Eppure quando navigo in giro per blog, ritrovo sempre gli stessi nomi, ci arrivo sempre quando gli altri hanno già riempito lo scroll dei commenti. E ogni nome che conosco ha circa 500 amici, se non 1000, più di me. Come se li sono fatti? E, soprattutto, perché?

Perché la libera sincerità non c’entra nulla, perché è la legge sociale, la moltitudine dei contatti è la misura della dotazione sessuale, è lo strumento del potere.

Mi sono sempre vantata, con me stessa e il mondo intero, a partire dai miei genitori quando ancora ero ragazza, della mia schiettezza: io non so mentire.

E, allora, non intendo adesso accusare tutte queste colleghe dai portfolio pieni di amici fittizi, dai “like” disseminati qua e là, presi e restituiti senza la scorza d’una lettura, magari. La catena della solidarietà per cui io leggo te che leggi lui che legge l’altro e siamo tutti analfabeti, obbedienti al fischio di inizio partita che il più forte ha lanciato. Quello che mi chiedo, invece… quello che per la prima volta mi trovo a interrogare è proprio l’integrità. La mia, e quella di chi, come me, ha fatto sempre scelte oneste nella vita. Di quell’onestà rigida, che bastona le gambe, che non dà spazio né tregua. Perché forse, a un certo punto, bisognerebbe imparare ad abbassare la testa.

Forse, quelle altre che trovo dappertutto perché dappertutto vanno, hanno semplicemente slacciato una cintura che io mi ostino a riconoscere come parte irrinunciabile di me, mentre potrei correre. Basta chiudere gli occhi, ingoiare moscerini. Però si corre.

Forse, quella che io chiamo coerenza, rigorismo interiore, fedeltà a sé stessi, è l’ingenuità o perfino la scusa con cui smettiamo di affilare le armi, ma anche le forze. Con cui ci sottraiamo felini alla necessità di un compromesso. Perché è da folli credere che si possa vivere per sempre retti.

E, dunque, un giorno dovrò imparare l’arte dell’adattarsi, le strategie, le logiche bieche del mercato.

Ma quel giorno non è ancora oggi. Oggi, rimango folle.

 

Con questo post, nato di per sé, mi aggrego al brainstorming delle StorMoms – Tema di questo mese “Via la maschera”: nel mio caso, ecco i malcontenti che accompagnano la mia esistenza sul web – ‪#vialamaschera‬.

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: ogni domenica una vetrina dei posts della settimana!

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Commenti 70

  1. Giovanna

    Posso dirti una cosa? A me non importa se smetterai di essere folle, se finalmente o purtroppo saprai adattarti, se prima o poi ti piegherai alle bieche logiche di mercato. Davvero, non mi importa. Vorrei solo, da lettrice, che tutto quello che verrà lasci intatte le tue parole. Che tutto ciò che verrà, non tolga niente a me che ti leggo. Insomma, l’importante per me è che io possa ritrovarti sempre. Un abbraccio.

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      Maddalena Capra Lebout

      Nella teoria capisco il tuo augurio e ti ringrazio, ma nella pratica c’è un confine: di qua, io, una scrittura personale, la passione e il gusto. Di là, il web, quello che chiede, che vuole, che aspetta. Sia nelle relazioni, sia nei contenuti. Preservare una certa modalità di stile vendendo l’anima sotto altri frangenti non credo sia cosa pienamente fattibile. I conteggi sono acidi: alla fine corrodono, arrugginiscono.

  2. mariateresasteri

    Ho molto apprezzato la sincerità di queste tue riflessioni, e la sincerità in quest’ambito è cosa rara. Leggo anche una certa amarezza di fondo, che capisco bene. Io sono quasi otto anni che frequento il mondo dei blog e l’idea che mi sono fatta è che certe dinamiche esistono e ti fagocitano, che tu lo voglia o no, ma prima o poi ti rendi conto che il gioco non vale la candela. Io ero arrivata a frequentare centinaia di blog, solo per ricambiare le visite che i blogger facevano a me, per un puro discorso di “cortesia” da restituire. Come puoi immaginare, non mi restava tempo per nient’altro, ero soffocata da post da leggere, commenti da scrivere, per non parlare del mio di blog. A un certo punto ho deciso di tare un taglio a tutto questo. Ho cominciato a diradare le visite, a commentare sempre meno. Ora leggo e commento solo dove e quando mi va. Le persone con cui sono in contatto sono quelle con cui mi va di scambiare qualcosa, niente di formale, niente opportunismo o do ut des. Tutto questo ovviamente ha avuto un prezzo, ma ne ero consapevole. L’integrità di cui parli ha un costo, ma è l’unico modo per stare nel web in modo sano, secondo me.

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      Maddalena Capra Lebout

      Grazie, mi fa molto piacere trovarti qui e mi rincuorano le tue parole. Il tuo è un blog maturo, ricco, che ha un pubblico sicuramente diverso dal mio (parlo anche di numeri): io ho il problema opposto al tuo, non è questione di frequentare cento blog per ricambiare le loro visite, ma piuttosto di girovagare per elemosinare due letture qui. Trovo cose stupende, in giro, altre magari sono diverse dal taglio che prediligo, ma amo la persona che ci sta dietro. Ma, come dici tu, senza accorgerci ci troviamo ad allungarci a destra e sinistra, essere “fagocitati” è un’espressione tristemente azzeccata. A volte leggo cose perché tutti le leggono, poi mollo perché non sono capace di leccare. E’ un tempo necessario? E’ investimento? Tu dici di no, ma come ci sei arrivata, al punto in cui sei? Come si fa a far crescere un blog? Io resto piccola, forse anche per semplice incapacità. Ma ho tre figli, e quest’anno ho scelto di ricordare il valore delle cose. Grazie di nuovo 🙂

      1. mariateresasteri

        E’ giusto ricordare il valore delle cose, il tempo poi è una cosa preziosissima.
        Non ho avuto modo ancora di conoscere bene questo tuo blog, ma a me sembra che tu sia sulla strada giusta, perché si percepisce l’autenticità nelle cose che dici, le parole sono uno specchio di te molto limpido.
        Forse dirò una banalità ma credo che “essere se stessi” sia sempre la via migliore, anche nel web. Certo, forse andare in giro a farsi conoscere, ecc., ha dei vantaggi in termine di numeri e di visite, ma a lungo andare è meglio che venga a trovarti solo chi sta bene qui. Il vero investimento secondo me è coltivare i contatti con cui ci sentiamo a nostro agio. Per quanto mi riguarda forse sono stata fortunata all’inizio perché ho intercettato un certo tipo di lettori interessati alla scrittura, poi i miei interessi sono andati modificandosi e di conseguenza c’è stata anche una selezione. Ma va bene così 🙂

  3. Veroveromamma

    Credo come te nella sincerità e autenticità anche nelle blogger….. Il web chiede ma ognuno risponde a suo modo che poi è quello che ci contraddistingue…..
    Per quello che può contare io aspetto con ansia i tuoi post mi ci perdo e mi ci ritrovo…. Veicoli così Maddalena

    1. Post
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      Maddalena Capra Lebout

      Veronica, che tu sei vera e verace lo so, ormai, ed è motivo di grande stima nei tuoi confronti. Come dico sempre, il bello di restare piccini è che conosco praticamente tutti gli autori dei commenti e, di solito, quelli che restano hanno ormai capito che non so “vendere”. Hai ragione, ognuno risponde come vuole, mette la sua voce nel web, ma è una balla, Veronica, una balla che scriviamo solo per passione: scriviamo per essere letti. Altrimenti ho centinaia di quaderni, dove infatti rincaso puntualmente, e che affianco alla scrittura pubblica. C’è bisogno di riscontri, non per vanità, per gloria, ma per avere la semplice conferma di aver dato qualcosa: che quello che hai scritto ha avuto un senso, fuori dalle mura domestiche della tua testa. Ps: grazie per le tue bellissime parole!

  4. blogcambiopasso

    Maddalena, il mio compagno una sera che gli raccontavo del blog mi ha detto: “quindi, ve la cantate e ve la suonate tra blogger?” a me ha fatto sorridere, perchè in fondo un po’ è vero. Anche io all’inizio quando qualcuno leggeva un mio post mi sentivo in dovere di fare una visita al suo blog, ma io sono un po’ così anche nella vita: mi piace ricambiare le cortesie. Adesso lo faccio molto meno, anche per una questione di tempo. Devo dire in ogni caso che se un blog non mi piace non riesco proprio a seguirlo, non riesco neanche a portare a termine la lettura di un post scritto male. E’ più forte di me. Mentre al contrario mi appassiono ai blog scritti come si deve con contenuti interessanti. e non li mollo più anche se non sempre ho voglia di commentare. D’altro canto quella di commentare su altri post è una strategia SEO, ma non credo sia la più efficace per far crescere davvero un blog … però io di SEO so molto poco. Ecco solo un mio piccolo contributo al tuo coraggioso post. 🙂

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      Maddalena Capra Lebout

      Ok, anche tu vai a vedere e conoscere chi ti lascia un commento. Ma il contrario? Come ci arrivano, i lettori, a te? Io chi mi commenta vado sempre a conoscerlo, non ho difficoltà, è il privilegio dei piccoli numeri. Anzi, non ho nemmeno bisogno di andare a conoscerlo, perché sono “volti noti.” Il punto è un altro: di rado sono io che scopro nuovi ospiti, normalmente devo andare a navigare a destra e a manca e partecipare ai blog altrui, per farmi conoscere. E, appunto, è una logica che accetto solo in minima parte. Leggere blog di altri è un piacere e una ricchezza che vorrei svincolata dalla necessità di promuoversi.

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      Maddalena Capra Lebout

      Be’, hai detto che vai a vedere chi viene da te. Ma quelli che ti seguono come ti hanno scoperta? Come allarghi il tuo raggio d’azione? Forse bisogna entrare nei giri giusti, ho questa impressione.

  5. Gisella

    Ciao Madda, secondo me è opportuno fare una distinzione fra blog personali e blog aziendali o dai quali si può trarre un profitto. Ecco, è ovvio che un minimo di coerenza dovrebbe essere alla base di entrambi, però credo che se con un blog ci devi campare, forse tu sia più propenso a certi giochetti o compromessi.
    Personalmente mi capita di andare a vedere chi mi visita, ma se quello che vedo non.mi piace o non mi appassiona non.mi sento in dovere di seguirlo.
    I like e i commenti, certo, fanno piacere, così come vedere le statistiche che si impennano. Però, alla fine, credo che intimamente la domanda da porsi sia:”Ma io per quale motivo sto scrivendo? Per passione o per vanità? “.
    Il mio è un blog minuscolo e non fa testo però vedo che chi ci arriva ci si affeziona e questo mi basta. Poi, nella mia vita le statistiche non hanno mai contato tanto.
    Se dovessi commentare o seguire solo per ricevere un consenso, lo ammetto, mi sentirei piccola piccola.
    Diverso è il discorso social. Fb in particolare. La mia regola ferrea è sempre stata di non includere fra gli amici persone che non conoscevo nella vita. Nell’ultimo anno, però, tanti sconosciuti che mi leggono mi hanno chiesto l’amicizia (soprattutto mamme di gemelli non blogger). Allora ho messo una regola: se qualche sconosciuto mi chiede l’amicizia, prima di accettare chiedo come è arrivato a me e il più delle volte è attraverso il blog. Questa mi sembra una scelta onesta per selezionare coloro che, in realtà, sono interessati alla mia amicizia solo per far numero.
    Infine, credo fermamente che la rete sia lo specchio della vita: c’è il timido, lo sfacciato, quello che si venderebbe la mamma per un like in più, quelli che “se tu dai un like a me io ne do uno a te”. Chi è più coerente nella vita laikeo sarà anche sul web. Chi è più sfacciato idem.
    Buona giornata Madda…

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      Maddalena Capra Lebout

      Grazie, Gisella, in parte è vero, blog di professione hanno basi e target (e quindi modalità) differenti. Ma è chiaro che non mi riferivo a questi. Evidentemente, comunque, qualcosa mi sfugge. Evidentemente, anche chi blogga per passione, passa interminabili ore a collegarsi agli altri. Io ne investo già molte, troppe, ma, ribadisco, il problema di quali amicizie accettare e di andare a visitare chi è venuto da me, non si pone. Ripeto la domanda cui nessuno, qui, vuole rispondere. E, nuovamente, lascerò che chiunque sia libero di dire o tacere: come ci siete arrivate, ad avere gente nuova sul sito, ad avere richieste di amicizia a dozzine? Perché, per arrivare a potersi permettere il lusso di scegliere e filtrare, devi avere un pubblico, ospiti, potenziali amicizie. Che non arrivano dal nulla.

      1. Gisella

        Ah, se la domanda è questa io ti posso rispondere citandoti la mia esperienza. Come sai io, fra lavoro e famiglia, non riesco a dedicarmi ore e ore alle attività sui social.
        Allora, i miei lettori sono amici in carne e ossa, che non sono blogger (manco uno!) e che si sono iscritti al blog per ricevere la mail a ogni nuovo post. Sono pochissimi. Una ventina.
        Poi ci sono i follower che provengono dalla piattaforma WP con cui ho sviluppato il blog. Sono autori che già leggevo o che sono inciampati sul mio blog per caso o attraverso la pubblicità che, qualche volta, alcuni blogger mi hanno fatto. Ma non pensare a grandi numeri.
        Poi ci sono gli amici di Fb, amici e conoscenti in carne e ossa e amici virtuali. Dei virtuali la maggior parte sono mamme di gemelli di un gruppo di cui faccio parte e che non hanno un blog. Queste mi seguono perché quando pubblico un post a tema Gemelli lo posto anche nel gruppo. Infine, c’è il gruppo di AdottaunBlogger che anche tu conosci, in cui fare rete segnalando post e blog da non perdere è la filosofia di base.
        Questo per quanto mi riguarda.
        Se poi ti riferisci ai grandi numeri che collezionano alcuni blogger… Alcuni sono autentici e altri un po’ meno. Basti pensare alle sponsorizzazioni su Fb o anche alla possibilità di comprarsi i like. Cose da far accapponare la pelle e che, sicuramente non fanno per me.

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          Maddalena Capra Lebout

          Allora complimenti: io, con tanto perseverare, non riesco a crescere molto, appena abbasso un po’ la guardia sulla promozione e tutta la parte social che detesto (e che nulla ha a che vedere con la scrittura creativa), le visite crollano. E, in ogni caso, la parola che hai usato prima… com’era? “impennata”, ecco… a me s’impenna solo la scrittura, in certe giornate prolifiche. E già è tanto.

          1. Gisella

            I miei numeri sono piccoli. Però so che chi mi segue lo fa con passione. Ieri ho incontrato.una collega che in ascensore mi ha detto: Il tuo ultimo post mi ha fatto piangere (io imbarazzatissima, peraltro…). Questo per me vale più di mille like. Una cosa che mi fa rabbia? C’è un post che ho scritto un anno fa e che è proprio “cazzone” che è sempre quello più letto e con cui vedo che i lettori arrivano al mio blog…. Eppure è uno dei post più insulsi che io abbia scritto.

          2. Post
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            Maddalena Capra Lebout

            E che invece scrivi un pezzo che per te luccica, e lo leggono in due? Ti è capitato? Quanto ai blog… tanto per avere un’idea (perché secondo me più ne leggi e più lettori hai, almeno ai miei livelli), quanti ne segui?

          3. Gisella

            Sì, è vero.
            Io, per intenderci, seguo assiduamente circa una ventina di blog. I miei preferiti (c’è anche il tuo). Non sono solo di mamme o donne. Un po ‘ di tutto. Su Wp ne seguo un centinaio, ma da una veloce scorsa fatta adesso un buon 30% non sono aggiornati (forse chiusi o n stand by). Io, poi, sono.una che vommenta poco. Poi ci sono quei blogger che seguo e commento ma loro non mi si filano per niente… Ahimè quanti ce n’è. .. Io li adoro , ma loro niente! ☺☺☺

          4. Post
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            Maddalena Capra Lebout

            Un centinaio. Ecco. Certo, non assiduamente. Magari non commenti. Ma ci sei, e questo, forse, anzi senz’altro, è una delle cose che fanno la differenza sui numeri. La mole di iscritti al tuo blog, per es., è totalmente fuori dai miei numeri. Ma io, di blog, ne seguo una decina. Poi ci sono quelli che bazzico, che ciclicamente ritornano. Così arriverò a cinquanta.

  6. francescamozzi

    Il mio blog è piccolo piccolo e lo ammetto se crescesse un po’ non mi dispiacerebbe. Il tuo post e i commenti di chi mi ha preceduta hanno fatto nascere qualche riflessione. Vado per punti.
    Vanità o passione? Entrambi. Credo.
    Come sono arrivata qui? Per caso, da twitter una volta che “distribuivo” seguo a caso nella speranza di riceverne. Dopo l’outing una riflessione: clicco spinta dalla curiosità, leggo poi scelgo cosa seguire in base a due criteri. Per i blog personali vado a sentimento, a pelle ( se così si può dire nel web); completamente diverso il discorso per il blog che gestisco con una collega giornalista e che vorremmo far crescere: in quel caso i like e i segui sono “strategici”: scovare notizie, capire cosa fa notizia, seguire fonti e via dicendo.
    Ciao…a presto!

    1. Post
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      Maddalena Capra Lebout

      Cara Francesca grazie per la sincerità, soprattutto sul procacciarsi i primi seguaci. Quanto al senso del blog, anche lì sei onesta e ammirevole. Io, personalmente, la vanità la lascio un po’ da parte, sono solo una che, come tante, ama scrivere: il web mi serve per farmi conoscere, per misurare e allenare la mia scrittura. Dovrebbe essere un mezzo, non un fine, ma quando ti accorgi che a profusi impegni non corrisponde un risultato in proporzione, allora il blog diventa un fine, senza che te ne accorgi, il che, nel mio caso, produce sempre una fase di interrogativi e di controsterzata. D’altro canto, ripeto, m’interrogo su come farmi conoscere e diffondermi.

  7. erodaria

    Ciao Maddalena,

    per quel che mi riguarda ho smesso di chiedermi cosa funzioni, cosa no (cosa che in una certa fase di vita del blog facevo). Ho notato che se scrivo e posto su facebook mi si legge. Se non scrivo e non posto nulla non mi si viene a cercare. Ho fatto pace con questa che mi sembra una regola in fondo ragionevole. Quando ho ascoltato workshop di professionisti del settore che davano delle dritte a mamme blogger professioniste, ho capito che le strategie proposte non erano calzanti con me, con l’intento personale e di svago del mio blog. È vero: controllo le statistiche, lo faccio anche più spesso di quello che dovrei. Ma alla fine ho scoperto che preferisco una manciata di letture da persone che stimo, piuttosto che grossi numeri (che, per intenderci, non ho mai avuto 🙂 ). Vedila un po’ come la faccenda della volpe e l’uva, forse lo è. Ma secondo me la volpe poi qualcos’altro se l’è trovata lo stesso da mangiare!

    PS. io leggo solo chi mi piace e quando mi va, zero cortesie, richiedono tempo e dedizione che non ho.

  8. erodaria

    PPS. una cosa che ho fatto in effetti è allargare il numero di contatti facebook, includendo molte mamme blogger e gli utenti di adotta1blogger, che è una comunità che mi piace molto!

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      Maddalena Capra Lebout

      Grazie Chiara. Io le statistiche, invece, le guardo un paio di volte a settimana. C’è qualcosa che è divorante come l’assenza: l’avidità. Quella per la quale, quando vedo che ho due cristiani in più, o che qualcosa si muove, vorrei trattenerla. E’ un’altra forma di assenza, perché poi ne vieni risucchiato. Ma se avessi un po’ di crescita stabile, sarei meno avida. Grazie per la sincerità sui contatti.

    2. mamma avvocato

      @erodaria. Se posso permettemi, io ero una di quelle che ti seguivo e poi ho smesso di essere assidua perchè non riuscivo mai a commentare (o meglio, commento e i miei commenti spariscono). Purtroppo capita anche a me, che lo segnalino, e non so come risolvere il problema ma non è da sottovalutare. p.s. Adottiamo un tecnico in società?

      1. erodaria

        ciao GIulia (spero di non sbagliare 🙂 ), proprio nei giorni scorsi un’ amica mi ha segnalato il tuo stesso problema. Posso provare a scrivere al servizio tecnico di WordPress, magari a fronte di qualche indicazione specifica (tipo da che account e quando è stato fatto il tentativo di commento)…non vedendo i commenti mancanti, ero all’oscuro del problema!

        1. mamma avvocato

          quando non saprei dirti, ora, pero’ io uso l’account di Google + “Mamma Avvocato”. Purtroppo è un problema ricorrente con wordpress (non capita solo sul tuo blog)…una incompatibilità tra google e wordpress (magari dico una cavolata). A volte vado su facebook, cerco il link al post e commento da li’ ma piu’ spesso, quando mi capitano questi inconvenienti, rimando e poi dimentico di commentare…mi spiace!

  9. erodaria

    Una volta, all’inizio di questa faccenda, (dell’ossessione che ti può venire per la crescita delle lettura, patologia di cui in forma lieve ero afflitta in quel frangente) ne ho parlato con una persona con un discreto seguito sul web. Mi ha confermato che non bisogna pensare ai numeri, anche perché qualunque essi siano (alti o bassi) scatta sempre l’avidità di averne di più. A un certo punto mi sono detta, come mi sembra di capire abbia fatto abbondantemente anche tu, che se non accetto di adottare i mezzi per tentare di aumentare il traffico sul mio sito, allora era ora di accettare di non averne molto di traffico 🙂

  10. Romeo

    C’è molta verità in quello che dici, bisogna capire solo quale distanza corre tra l’ego e l’urgenza di comunicare e/o di ascoltare.

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      Maddalena Capra Lebout

      Non so se ho afferrato quello che dici: l’ego vuole il riscontro, l’urgenza chiede scrittura, o beve quella altrui… è questo, che dici? Si sta sul filo, Romeo. Forse questo filo riassume tutto il mio stare al mondo: vorrei essere e che questo bastasse a esistere nel mondo, a darmi una collocazione, senza comprare.

      1. Romeo

        L’ego che ntendo io non vede nessuno, vuole stare solo sul palcoscenico, convinto di essere l’unico ad avere qualcosa da dire. Quello che mette 400 like sperando poi di averne come ritorno 50. Non credo che senta l’urgenza della scrittura, sente solo il bisogno dell’applauso qualsiasi cosa dica. Poi la distanza che ci può essere tra lui e quelli che hanno qualcosa da dire e/o ascoltare dipende da questa distanza, che mi rendo conto è variabile e molto personale.

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  11. Davide Storti

    Prima volta che vengo qui. Ti ho trovata su facebook, e la primissima impressione è che questo blog, a un’impatto puramente visivo, è proprio bello. Complimenti.
    Comunque sia, andando al tema, ho riflettuto spesso anch’io su chi fossero i veri lettori di un blog. Scrivo da quasi 5 anni sul mio e inizialmente, dato che ero anonimo, ho dovuto per forza cercare lettori facendomi notare da altri blogger, ma è stato utile, perché ho scoperto persone fantastiche. Certo è che non può essere questa la via da percorrere sul lungo termine. Motivo per cui oggi sto cercando sempre più di coinvolgere persone che siano estranee a queste dinamiche e anche alla scrittura di un blog.
    Cerco lettori “puri” diciamo 😀

    CervelloBacato

    1. Post
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      Maddalena Capra Lebout

      Davide… il tuo nome (e cognome) non mi è nuovo, dove ci siamo incontrati?
      1- grazie per l’apprezzamento, il sito l’ho disegnato io, nel senso proprio di carta e matita. Ma il tecnico realizzatore è il marito.
      2- Per il resto, sottoscrivo quello che dici, all’inizio bisogna spingersi in rete, e poi cominci a farti domande. E come fai a coinvolgere i no-blogger? 😉 Io qualche settimana fa non potevo attraversare perché un coglione aveva parcheggiato esattamente sulle strisce e il resto del passaggio aveva le ringhiere, e io spingevo il passeggino. Allora per rivalsa gli ho ficcato un biglietto da visita di Pensieri rotondi sotto il tergicristallo. Convinta, così, di fargli un dispetto.

        1. Post
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          Maddalena Capra Lebout

          Non credo, ma il mio pensiero è stato: “Ok, hai fatto la cagata, adesso almeno vediamo se posso estrarci un lettore.” Ah, ma dimenticavo… no, rettifico: sicuramente non mi legge, perché sul retro avevo scritto “Grazie a te e al tuo parcheggio di merda io, mamma con passeggino sulle strisce, devo camminare in strada”

  12. mamma avvocato

    NOoo!! Avevo finito un commento chilometrico e anzichè inviarlo ho cancellato tutto!!! arghhhhhhh!

  13. mamma avvocato

    Ok riprovo cercando di sintetizzare: 1. Il tuo post capita a fagiolo perchè ciclicamente vorrei scrivere il mio pensiero in merito. Rinuncio perchè rischierei di sembrare invidiosa e acida e non ne ricaverei alcuna soddisfazione, però mi pongo sempre le stesse domande; 2. vorrei alzare il telefono e chiamarti per parlarne a voce, sono certa che ne avremmo per ore…quando, quando lo facciamo?; 3. non so dirti come arrivino nel mio blog nuovi lettori.Qualcuno mi ha detto tramite iniziative di blogger come “scintille di gioia”, “stormoms”, “top of the post”; altri da google + o dai sociali attirati da qualche titolo o commento, quasi nessuno per conoscenze reali, dato che sono pochi i miei amici e conoscenti a sapere della sua esistenza, per una scelta di “anonimato” forse stupida ed ingenua ma che mi da la sensazione di essere più libera di esprimermi (so che è solo una sensazione) e che probabilmente mi taglia le gambe per possibili collaborazioni, ma pazienza; 4. molti “nuovi contatti” sono in realtà altri blogger in cerca di “visite” a loro volta. Io li leggo una volta, se non mi piacciono, ora non faccio più alcuno sforzo. Ho troppo poco tempo e pazienza, meglio a quel punto un buon libro; …(segue)

  14. mamma avvocato

    5. a me piacciono solo i blog come il tuo, in cui si respira e legge sincerità e senza una linea editoriale rigida e argomenti fissi. Altrimenti mi sembra di leggere un manuale e che non ci sia alcun “scambio alla pari”. Ovviamente, sono sempre meno i blog così. Tutti puntano a guadagnare consensi, come se con quelli ci mangiassero, forse nell’illusione di essersi trovati una professione o alla ricerca di un riconoscimento sociale. E così facendo “si vendono” per un giocattolo o libro gratis. Che va benissimo una tantum, mica nessuno lo disprezza, sia chiaro, però un intero blog così o una prevalenza di post sponsorizzati..a me fa rabbrividire. Così come non mi piacciono i post didascalici scritti da altre mamme, senza una professionalità specifica, che ti dicono esattamente la stessa cosa che potrebbe firti qualunque rivista o sito internet a caso, senza metterci nulla della esperienza personale o delle emozioni; 6. la domanda di fondo credo sia sempre e solo una sola: “cosa vuoi ottenere con il blog?” Se è solo un hobby ed una gratificazione personale, bastano i lettori che hai per dartela?

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      Maddalena Capra Lebout

      Ho letto i tuoi commenti e mi è uscito, vigoroso: “Sei un mito!” Ho scritto questo pezzo qualche settimana fa, l’ho covato per un po’. A ondate mi arrivava la frustrazione di vedere grande seguito in blog che personalmente non stimo, ma anche in blog che stimo e che però mi chiedo come facciano. Non ho pensato all’invidia, perché, come ho espresso qui, ritengo che molti arrivino dove arrivano in modi che io per natura non so adottare. Non sono stata acida in questo post: però spietata forse sì. Devo dire che, al di là delle scelte personali, ho ricevuto importanti confronti e una grande apertura mentale. Nessuno si è premurato di barricarsi dietro alle difensive, e questo, almeno fino al prossimo giro di “down”, riabilita un po’ ai miei occhi il mondo dei blogger, o quantomeno mette in luce un po’ di altra verità, un po’ di bellezza. Sulla tua integrità, il poco tempo e pazienza, hai tutta la mia stima. Ti ringrazio con un sorriso sbrodolante per i tuoi complimenti, il massimo della tua verità è nella frase-inno: “Con questo lunghissimo commento ho esaurito il tempo da dedicare al “blogging” oggi, quindi niente post.” Siamo sulla stessa lunghezza d’onda.

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      Maddalena Capra Lebout

      Per rispondere al 6.non è un semplice hobby, sto cercando di investire nella scrittura, ma mantenendo la passione.
      E infine il 2.Appena veniamo in zona ci vediamo, intanto una mega chiacchiera al telefono si può sempre fare, cara!

  15. mamma avvocato

    Se no, fai bene a farti domande ma secondo me non vale la pena di scendere a compromessi. Sapresti che hai aumentato i numeri solo perchè sei ricorsa a strategie di marketing che prevedono che gli altri ricambino le tue visite ed i tuoi like anche se non ti apprezzano davvero e la gratificazione andrebbe in fumo. Se sì, puoi dormire serena. Se vuoi guadagnare, invece, o farne da trampolino di lancio per una attività, non ti resta che leggere manuali e frequentare raduni come “mammacheblog” e accettare di dover scendere a molti compromessi, indossando tutte le maschere che si richiedono ad un buon venditore. E francamente, io in questa veste non ti vedo!
    Difficile che un blog sincero e ben scritto arrivi al successo “naturalmente”, solo per i suoi ottimi contenuti. La gente non è così colta, intelligente e lungimirante, prova ne è che molti blog di successo sono solo spot pubblicitari di se stessi per persone in cerca di idoli da osannare / criticare/ invidiare, di cui celebreranno tutto, anche se scrivono peggio di un bambino di quinta elementare. E qui emerge il mio lato acido. Con questo lunghissimo commento ho esaurito il tempo da dedicare al “blogging” oggi, quindi niente post (ma ne valeva la pena).

  16. mamma avvocato

    ah…la mia riposta alla domanda di cui sopra, per ora è ancora quella di due anni fa (http://mammavvocato.blogspot.it/2015/01/hai-un-blog-e-perche-e-intanto-sono-due.html), anche se c’è stato un periodo recente in cui avevo pensato di rivoluzionare tutto e buttarmi in un’altra avventura on line…poi le necessità fisiche e “reali” di lavoro e di vita hanno ripreso il sopravvento.
    p.s. Non ho diviso il commento in pezzi perchè sono folle, ma perchè “la tua piattaforma” altrimenti non me lo prendeva!

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  17. blogcambiopasso

    per rispondere alla tua domanda, non so esattamente da dove arrivino i miei visitatori, senz’altro anche dalle mie visite su altri blog ma non solo, anche da FB, amici, gruppi a cui sono iscritta… Però Maddalena se a te interessa come fare numeri, ci sono un sacco di corsi SEO per blogger, anche on line. lì troverai altre tecniche per aumentare i visitatori oltre a quella di visitare altri blog. La cosa che conta è che siano nelle tue corde e che tu abbia tempo per attuarle. Io ho leggiucchiato qualcosa qua e là, e tutti dicono che la regola principale è la qualità dei contenuti, ma che non sempre da sola basta. Io per ora ho altre priorità, ma trovo che non ci sia nulla di male anche a tenere d’occhio questo aspetto.

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      Maddalena Capra Lebout

      Hai anche ragione… io purtroppo voglio crescere ma continuo a illudermi che la mia presunta qualità e un po’ di presenza sul web bastino. Ma per SEO e simili non ho tempo e forze, o, meglio, non ho ancora accettato l’eventuale indispensabilità.

  18. Delia Enigmamma

    Ciao! Giorni fa ti ho commentato un post mettendo un link ad un mio articolo….Poi mi sono accorta che all’epoca della pubblicazione di quel mio post proprio tu lo avevi commentato spontaneamente. Questo fatterello da nulla mi ha fatto riflettere tanto, su alcuni punti proprio negli stessi termini che hai usato tu. Si parlava di schiaffi educativi…ho pensato, in pratica “ce la cantiamo e ce la suoniamo tra noi”, pochissime, che hanno voglia di parlarne! Il discorso da intraprendere sarebbe lunghissimo (e per me anche molto interessante), ma, la faccio breve: il tuo blog ha un obiettivo? Oppure è un luogo dove coltivi i tuoi pensieri con un sottile desiderio di condividerli? Che lavoro fai? Sei nel mondo del marketing? Sei una giornalista?

    Il mio blog sta per compiere due anni, ho visto tante cose come le avrai viste anche tu. La leggenda di una persona che apre un blogghetto per noia e fa il botto di ascolti..semplicemente, è un equivoco. A pochi blogger è andata così davvero-davvero, forse perché erano pionieri o forse per fortuna. Tutti gli altri sono il risultato di un vero e proprio lavoro, fatto di investimenti, di agganci pregressi e di una situazione sociale e lavorativa già proiettata verso il “pubblico”. Insomma di certo, non fatta solo di abilità di scrittura e di sentimento, e se ci sono, non sono quelli gli elementi sufficienti. Sono necessari per un successo duraturo, ma non sufficienti.
    Pertanto, il blog va sostenuto con un progetto di marketing, anche con soldi, per diventare famoso. Oppure deve avere un obiettivo e una precisa finalità per il pubblico. O entrambi.
    Purtroppo di bravi scrittori ce ne sono a migliaia, ma sul mercato girano poco, cartacei o virtuali che siano. Girano quelli che sono già dentro un giro, magari anche per grandissimi meriti, ma non sono blogger improvvisati – nonostante spesso si ostinino a mostrarsi così

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      Maddalena Capra Lebout

      Strategia, quindi. La tua risposta alla mia domanda è strategia. Il mio non è un hobby: è una strada, una direzione, un mezzo per coltivare l’aspirazione di scrivere, il punto lontano della carta stampata, della narrativa. Mi serve per allenarmi e per misurarmi con la parola e col pubblico, e mi serve per farmi conoscere. E’ una palestra e un biglietto da visita, non è solo l’album dei ricordi che annaffierò di nostalgia o risate tra vent’anni. Ma, anche fosse un semplice hobby, cosa spiega la maggiore popolarità di blog nati da pochi mesi e aperti per puro diletto? Vuoi allora davvero dirmi che dietro ognuno di essi, sempre, c’è un grande investimento? Ma se non investo io, che ho un blog per ragioni e ambizioni semi-professionali, perché chi blogga per hobby investe così tanto? O,meglio, credevo di investire già parecchio, ma come mai blogger per puro divertimento investono ancora più tempo, più energie, più faccia, più strategie?

      1. Enig Mamma

        Ciao…bè, se parli di blog con molte molte lettrici o molti molti commenti, pur essendo , diciamo “semplici” blog di 4 chiacchiere e un caffè virtuale, devi anche considerare l’argomento che tratti e di cosa parli. Come ben sai gossip, parlare male della suocera e parlare di sè in chiave molto intima rivelando curiosità e vicissitudini varie, fanno tanto audience e il lettore si fidelizza più se racconti che tua suocera per natale di regala un mocio nuovo. Che se parli di argomenti più profondi.
        Quindi ricordati che la superficialità degli argomenti è un’altra forte calamita per la popolarità. Che non è un male…molte lettrici hanno proprio bisogno di leggerezza.
        Sì, io credo che ci voglia strategia, soprattutto devi sapere cosa vuoi dal blog. Per esempio anche dal punto di vista della fruibilità, il tuo blog accoglie ma non permette di girare tra i vari articoli…Oggi avevo voglia di leggerti e ho fatto fatica a ritornare a questo post.
        Piuttosto che pensare a chi ha molto successo con apparenti pochi meriti, io ti suggerirei di puntare al massimo il dito verso di te e il tuo blog: cosa puoi fare per renderlo più indimenticabile, più convincente, più appetitoso per il lettore? Purtroppo su quello che dici ci sono passata anch’io, ma continuo a ribadirti che ci sono anche molte blogger pronte a vendere vendersi e usare il blog come volantino. Ecomunque non riescono. Ma ciò che (secondo me) fa la differenza è quanti contatti hai al di fuori, cioè se vai a raduni, incontri, proprio per il blog o per altri motivi personali, che ti permettano di allargare la cerchia di conoscenze e di persone che si prendono la briga di leggerti, condividerti e contribuire al traffico del tuo blog.

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          Maddalena Capra Lebout

          Grazie Delia, io credo, anche alla luce di ciò che dici, che uno dei miei “problemi” sia di portare sul web una scrittura non da web, cioè un taglio narrativo, nello stile e nei contenuti, che evidentemente non può raccogliere i numeri ottenuti da blog “light” (non necessariamente di bassa qualità, ma di facile lettura). Tuttavia nel tempo ho avuto modo di scoprire felicemente che esistono altri blogger “a contenuto letterario”, che, pure, hanno invece ottenuto una buona risonanza. Mah. Quanto alla navigabilità la HP è concepita come la pagina di un libro, un solo post. Ma gli ultimi dieci sono comunque in slide sotto al post, oppure basta fare la ricerca o consultar l’archivio. In ogni caso tengo presenti le tue preziose osservazioni, tra l’altro sto per inserire delle categorie che aiutino nella navigazione.

  19. Dindalon

    Arrivo anche io, dopo moltissimi commenti. Quello dei blogger è davvero un mondo particolare, effettivamente. Queste strategie per farsi conoscere occupano tempo e spazi notevoli. Ma io non saprei come fare diversamente. Ho scritto due anni solo per me stessa, come fosse un diario. Però ora vorrei condividere i miei pensieri con qualcuno, come tutti quelli che scrivono in rete. E allora vai di social e fatti conoscere da questo e quell’altro. A me piace, così facendo ho conosciuto persone davvero interessanti o anche solo simpatiche, ma se non si è portati immagino la fatica che questo comporta.
    Tu però hai una missione più grande. Tu devi farti scoprire e fare il salto da blogger a scrittrice, non puoi scrivere solo per te stessa o per avere 4 like in più sulla pagina facebook, saresti sprecata! Quindi suppongo che sia necessario passare di lì, senza necessariamente snaturarti. É il tuo biglietto da visita, come dici tu stessa.

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      Maddalena Capra Lebout

      A me piace la socialità, sono una che nella vita parla e parla e parla, e sulla carta scrive e scrive e scrive: ma, ripeto, non so leccare. E, soprattutto, dopo un po’ non capisco più se sto intrattenendo relazioni con tizio e caio per vero piacere e interesse o per paura di perdere lettori. O, viceversa, ancora meno mi riesce andare a cercarli fingendo interesse. Ho parlato di “onestà che bastona le gambe” perché credo che l’integrità diventi anche inflessibilità, e non è sempre una qualità, in questi termini. Il salto che mi auguri lo farei volentieri, cara… ma anche di là, nell’editoria, c’è lotta dura. Lotto, per carità, spingo, ma per ora tutto tace! Grazie per le tue parole.

  20. LaVitaFertile

    Sarò dura: essere se stessi sul web non paga. Paga la strategia. Non solo, paga la strategia portata avanti con meticolosa attenzione e precisione da orologio svizzero, che se posti in orari sbagliati, non becchi il momento giusto, non becchi l’onda e sei bella che persa con la tua tavola da surf nel mare di internet, poche visite e nessun commento, come a me capita spesso.
    Detto questo, cosa faccio io? Faccio strategia? No, cerco di essere me stessa. Dunque faccio numeri bassissimi. Ho iniziato a scrivere perchè avevo bisogno di esternare qualcosa, di condividere. Non credo che farò mai grandi numeri, e va bene. Mi piace dimostrare che si può essere social senza perdere la propria identità. All’inizio speravo, per vanità e superficialità, che siccome dicevo cose diverse, o così mi pareva (vedi vanità e superficialità unite ad un pizzico di arroganza), che il magico mondo del web mi avrebbe scovata… Ah, l’ingenuità.
    Adesso ho superato queste paturnie, faccio quello che voglio, quando voglio, e incrocio le dita che chi mi segue capisca se non riesco a seguire tutti loro come vorrei e come meriterebbero. Spero che le persone che mi seguano siano mature abbastanza per capire che chi vive veramente, tempo per il web ne ha poco. Detto questo, prima o poi verrò a conoscerti! (abbi pazienza…) Lo desidero davvero, adoro leggerti, mi porti nel tuo mondo fatto di sfumature di affetti e difetti, di coraggio di andare nel profondo e riuscirne con mazzetti di fiori di loto strappati alla melma della vita. Bacio.

    P.S. Era da un pò che volevo rileggere i tuoi ultimi post, non sono qui perchè tu hai commentato i miei giusto poco fa! E’ solo un caso! Questo non è un do ut des! 😉

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      Maddalena Capra Lebout

      Esatto: ti ho visto e ho pensato “cavoli sono appena stata da lei”, ma è vero, capita anche a me… i blog che seguo sono tanti e salvati in un folder, ma alcuni sono proprio in testa, eppure a volte o è la newsletter oppure un commento al mio blog, che mi riporta dritta al blogger “trascurato”, e non per ricambiare ma perché è un po’ come rispondere quando squilla il telefono 🙂 Per quanto riguarda l’essere te stessa lo so, in verità la parte divertente di questo mio post è che sfidavo chiunque a dire chiaro: “Io mi vendo”, ovviamente tutte giurano sul proprio sacro blog di essere autentiche. Ma per alcune questa è davvero verità, tu tra queste. Grazie dei tuoi complimenti, mi hai fatto un bellissimo ritratto!

  21. LaVitaFertile

    Ecco, volevo scrivere un nuovo post sul blog…Mah, magari domani. Anche io ho finito il tempo per il web…E non ho nemmeno figli, immagina quando li avrò! 😉

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      1. LaVitaFertile

        Grazie, anche per me è un pensiero meraviglioso…e anche terrificante allo stesso tempo. Secondo me sarà la necessità di sopravvivere a dominare la mia quotidianità… Il virtuale tornerà ad essere, appunto, virtuale, ogni velleità di scrittura e di lettura rimandata a tempi migliori, alla riacquisizione di virtù superiori a quelle di base (mangiare, dormire, andare in bagno). 😀

  22. Daniele

    Ciao cara amica,
    di blog non so nulla, non ne ho uno, ma quello che scrivi è uguale alla mia esperienza su Flickr, un sito dove metti le tue foto e la gente può commentarle e mettere una stellina, l’equivalente del like di Facebook.
    Su Flickr se segui gli altri e metti stelline a caso e scrivi che sono bellissime foto che in realtà ti fanno schifo allora quelle stesse persone che hai visitato ti ricambiano il “favore” e diventi “famoso”.
    Se smetti di farlo, come ho fatto io, non sei più oggetto di visite e commenti, come se non esistessi più: è la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, che è tutta una farsa, un prendersi in giro, una gara autoimposta ma senza senso.
    Io queste gare non le sopporto, le trovo meschine.
    Ma si sa, io non sono un tipo “social”…

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      Maddalena Capra Lebout

      Sei più rigido di me, ma capisco le tue ragioni. In queste cose si sta per 3 motivi: 1- hobby, 2- professione, 3 -investimento.
      Chi lo fa per hobby può immergersi più o meno, secondo quello che gli suggerisce il suo senso di autenticità. Chi lo fa di professione studia, impara le strategie, e in questo senso non dico che ogni cosa è lecita, ma la prospettiva – suppongo – cambia. In fondo chiunque di noi, quando vuole vendersi, prova, tasta, mostra e nasconde. Anche nella vita, in amore. E poi, per lavoro, un po’ di rospi devi ingoiarli, temo. Poi ci sono gli sfigati del punto 3: io. Non mi interessa specializzarmi in web writing e in politiche SEO, perché il blog per me è un mezzo, non un fine. Quindi ci metto passione, ma anche un mazzo così, perché mi valga a vetrina per la mia scrittura. Non mi interessa competere con chi è blogger di professione, siamo due mondi diversi, ribadisco. Solo ci resto di merda quando scopro le stesse dinamiche in chi lo fa per hobby. Ecco, trovare che resto ‘indietro’ anche comparata a questi, solo perché non ho mai amato leccare deretani, questo mi snerva molto. Pensa che ciclicamente mi vien voglia di dirne quattro, sull’argomento. Poi mi fermo e mi dico: “Ah, già, l’ho già scritto, un post su questo.” Perché mi verrebbe da pubblicarlo almeno due volte al mese. (ps: a difesa di alcune persone meravigliose, e senza lusingare nessuno a doppio fine, mi preme comunque sempre specificare che ci sono poche, ottime eccezioni, e che, quando emergono dal gregge pulviscolare, riportano una certa luce.)

  23. khadibio

    Sono qui in piena notte e non ho ancora finito di leggere tutti i commenti ma provo una grande emozione: erano anni che non respiravo più quest’atmosfera da “veri” blogger, dai tempi di splinder, da prima che facebook si diffondesse così, dai tempi in cui anche io bloggavo “solo per passione”. Per me il blog era e rimane questo, un luogo in cui si riflette e ci si confronta faccia a faccia, senza urlare o correre come si fa su fb, senza dover per forza ‘ingoiare moscerini’ e si dice ciò che si pensa con rispetto ma anche con estrema sincerità sia nei post che nei commenti. Davvero grandioso!
    E’ un tipo di blogging che mi manca molto, quello appassionato, ma aspiro a fare in modo che prima o poi il mio blog diventi un lavoro e quindi bloggo come se lo fosse già.
    Il mio blog attuale è nato per sostenere un business e poi si è reinventato nel tempo, ma sempre in questa prospettiva.
    Email marketing, strategie Seo, titoli cattura click… insomma le tecniche ci stanno tutte e fanno parte del gioco: se hai un negozio in cui vendi parole, devi mettere le tue parole in vetrina e fare in modo che la vetrina si trovi nel corso principale e non in aperta campagna. (continua…)

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      Maddalena Capra Lebout

      Vero: “vendere parole” (gratis, perché non prendo un soldo, ma hai reso il concetto). In effetti anche grassetti, spaziature, titolo e sottotitolo sono sempre guidati da passione ma anche pilotati da quel che resta di un corso di copy writing e da quel poco che imparo per esperienza. Questo ci sta. Viene insieme alla scrittura stessa. Poi c’è la parte di tag, description, share etc. Questa mi è già più ostica, ma inghiotto e procedo. E’ fin dove spingersi, e quanto, che uno considera e sceglie rispetto alle proprie ambizioni ma anche alla propria natura. Io, per esempio (come si diceva su facebook ieri), non posso proprio fare post cazzuti che magari tirerebbero su un gran pubblico: anche perché… fai un post a furor di popolo, ok, e poi quei lettori che hai acciuffato, li perdi al post successivo, dove torni al tuo stile troppo ricercato o “difficile”, ai contenuti riflessivi. Quindi per me ha poco senso.

  24. khadibio

    Quello che non avevo nessuna voglia di fare è l’attività social fatta di visite, link building e relazioni online. In sostanza continuo a non farla come dovrei, la teoria la so tutta, ma la pratica mi scoccia e mi segno da sola tutti gli errori che faccio… Per esempio quando leggo gli articoli raramente commento e frequento un sacco di blog che non hanno nulla a che fare col mio e questo ovviamente in termini di traffico e di visibilità non ha senso: tu devi andare in giro a cercare gente potenzialmente interessata a ciò di cui parli, cosa vuoi che commenti un esperto di motori su un sito dedicato alla pittura? Perché dovrebbe seguirlo?
    Insomma questo dover essere per forza un po’ social un po’ mi piace perché leggendo ciò che scrivono altre blogger, anche in nicchie molto distanti dalla mia, apro la mia mente e vedo le cose sotto un’altra luce e un po’ mi scoccia, perché questo mi ruba un tempo che non ho e che potrei dedicare ad attività ch mi permetterebbero di passare al livello successivo nel mio (non ancora e forse mai) lavoro.
    Comunque sia anche per chi non scrive in ottica Seo e non aspira a scalare google le tecniche ci sono, come scrivere guest post e tu li scrivi, creare una newsletter e lavorare sul proprio brand, e tu potresti farlo benissimo, autopubblicandoti. Sembra che sul web chi ha scritto un libro venga guardato in modo completamente diverso rispetto a chi ha 24000 meravigliosi post, ma.. aih aih aih non ha ancora nessun libro nel curriculum.
    Spero di averti dato gi spunti che cercavi Mad! A presto!
    P.S. E’ sempre un grande piacere leggerti ma questa volta i commenti meravigliosi sono stati un grande valore aggiunto!

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      Maddalena Capra Lebout

      Anch’io leggo parecchi blog, e anch’io ho piacere a farlo, ma a volte mi chiedo quanti effettivamente ne leggerei, se non fosse che “è necessario per non uscire dal giro”. Ho scoperto persone che stimo profondamente, e oltre al livello umano, alcune letture mi aiutano proprio anche a livello di blogging, non tanto per le tecniche, quanto per temi o spunti che mi muovono a nuove scritture, mi danno ispirazione. La newsletter ce l’ho, ma non se la fila nessuno, ed è abbastanza uno spreco di tempo. La parte social invece è ciò che tiene vivo il blog, che lo porta a spasso: un pony express, diciamo (anche se spesso mi sembra di più una lumaca). Autopubblicazione… Ho un romanzo per il quale sto cercando ancora la pubblicazione tradizionale, anche se è durissima. Potrei anche autopubblicare una raccolta di post, inserendo degli inediti, ma credi davvero che qualcuno lo acquisterebbe? Mah… Grazie Khadi, bellissimo averti qui, onorata dei tuoi commenti. Ps: mai avuto tanti commenti, vedi, bastava lanciare la patata bollente sul blogging per avere traffico 😉

  25. katyonabc

    Ciao Maddalena, sono arrivata qui dal tuo post sul coraggio. Hai detto cose che condivido. Io propendo per l’essere se stessi. Conosco le strategie, ma non mi appartengono. E dato che per me il blog non è solo un hobby, ho l’impressione che sarà dura. Grazie per questa riflessione a cuore aperto. Mi è piaciuta.

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      Maddalena Capra Lebout

      Ciao Katyona (o solo Katy?), che bello sentirmi chiamata per nome così, subito 🙂 Anche per me il blog non è un hobby e quindi la vedo (la sento e la so) dura! Anche perché competiamo con blogger che, pur facendolo per passatempo, ci studiano ore e mesi e fanno corsi, SEO, varie ed eventuali. Qual è il tuo blog? Se sei ancora piccola ti consiglio anche http://www.pensierirotondi.com/small-cute/ dove stempero il malcontento riconoscendo il piacere dei piccoli blogger. Benvenuta, intanto… e grazie!

  26. katyonabc

    Mi puoi chiamare katy, Caterina, cate, come vuoi. 🙂 quel post che mi hai suggerito, lo conoscevo già, infatti è da lì che sono arrivata sul tuo blog. E solo ora, tra l’altro mi sono accorta, che mi avevi anche risposto (sono ancora molto goffa, come vedi). Ti ringrazio (l’altro giorno ho cambiato nome su wordpress, quindi ora sono katyeccetera, mentre prima ero semplicemente Caterina. Mi scuso per la confusione. Forse è il caso che rimetta quello che c’era prima). Il blog è lettureinviaggio.it 🙂 tornando al discorso del non hobby, per ora l’unica cosa che so è che scrivere mi fa stare bene e non desisterò. Quello che sarà sarà.

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      Maddalena Capra Lebout

      Ahhhhhhh, ma sei tu! Ma pensa: appena ho visto la tua immagine (si chiama gravatar, no?) mi sono scrollata i commenti perché ho avuto l’impressione che tu già c’eri stata qui… Mi hai fregato col cambio-nome! Certo che mi ricordo di te, come infatti si diceva tra i benefici del piccolo 😉 e ci siamo anche commentate sul tuo blog, il post delle camminate! A presto! 🙂

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