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Maternità

La guerra inutile di carta e sapone

Ai bambini non piace lavarsi le mani.
Non so dove, in qualche punto del loro sviluppo neurosensoriale, all’eccitazione di sbattere le mani nella pozza d’acqua transitoria che il flusso del rubinetto genera, si sostituisce una comune allergia alle molecole di H2O, e alla magia di piccole bolle di sapone o al semplice entusiasmo di premere il dispenser subentra una ragnatela di lamenti passibili di sfociare in rifiuti e coercizioni.

Ai miei tempi lavarsi le mani non procurava nessuna particolare reazione, la saponetta scivolava col suo aroma pungente di marsiglia senza tante storie e, semmai, la prima volta che vidi un dispenser a casa mia (Super Soap o simili… come si chiamava?) ebbi un fremito: davvero si può avere anche noi quella cosa del sapone che schiacci ed esce… come al ristorante?

Se anche supero incolume il parco rientrando da scuola, se pure vinco la battaglia dell’ “adesso basta si va a casa”, ho smesso di illudermi che portare i giovanotti a lavarsi o, ancor peggio, pretendere che lo facciano da sé, possa essere un atto fluido quanto il sapone stesso. Non importa se la prospettiva di un cartone in tv o della merenda mi sembri allettante: lavarsi le mani è una gran seccatura. E tale rimane.
Ciò nondimeno, così si dice, questo gesto è la cosa più semplice e basilare per evitare malanni e contagi. E da questione di salute diventa norma di buona educazione.

D’altro canto, perché vaccinarsi, disinfettare il bucato, inacidire i pavimenti di antibatterici, se poi si sparpagliano su giochi e cibo quelle ditine adorabili che hanno toccato ogni sorta di muco, terra, ogni parte del corpo e sua possibile produzione biologica?

Eppure, mi si riferisce, a scuola il sapone è non solo merce rara, ma va cercato, tipo i tartufi.
lista scuola_wQuaranta euro all’inizio dell’anno, “per spese varie”. Poi sulla lista delle cose da portare, tra quaderni formato maxi e ogni sorta di sussidio di cancelleria, troneggiano “sapone liquido” (evidentemente a cura del genitore) e “carta da cucina”. Ché, siccome alle cucine ci pensa Milano Ristorazione, mi chiedevo solleticata da irriducibile curiosità, a cosa servisse.

Così, dopo attente ricerche e un po’ di fatica per ricomporre il puzzle delle informazioni frammentarie, ho scoperto che: il bambino chiede di andare in bagno, la maestra gli dà due quadrati di carta (non di più se no giocano a intasare i gabinetti), in bagno il sapone non si può lasciare perché – pare – una volta qualcuno ha avuto la brillante idea di usarlo per fare soap-board (scivolare sul pavimento), il sapone va chiesto, a operazioni concluse, alla bidella (che è di dovere chiamare “commessa”). La quale ti dà il lusso di fare clac clac un paio di volte dal flacone esibito sul loro tavolo in corridoio come un trofeo (inutile, aggiungerei). A quel punto il pargolo rientra in classe gocciolante e la maestra gli offre un quadrato di carta cucina per asciugarsi le mani (ecco a cosa serviva…).
carta ig_w
Se per caso hai bisogno di più carta igienica, meglio prevederlo in anticipo: altrimenti sgolati pure dal cesso, mio bel bambino, e spera che le commesse siano poco lontane. La maestra, come è logico, dalla classe non può intercedere. Se ti vergogni spera in una buona dose di stitichezza oppure ravana nelle tasche: magari recuperi un fazzolettino per il naso. Va bene anche usato.

Da due mesi combatto in solitaria una lotta contro la carestia-da-bagni scolastici, Patrick che alza le spalle: “No, la commessa non c’era, quindi non ho potuto prendere il sapone.”

Inutili gli avvisi sul quaderno delle comunicazioni: “Per favore, offrite sempre al bambino il sapone.” Inutili le raccomandazioni. Inutili gli scambi con altri genitori: “Ma cosa vuoi che sia? Perché tu credi che non abbiano già passato gli altri anni a toccarsi e scambiarsi cose con le mani sporche di merda?”

Certo, per una ipocondriaca come me, frasi del genere determinano una frattura scomposta con il genitore che le pronuncia (invitami pure alla festa delle tue bambine, dimentica che io possa considerare l’eventualità di esserci). E gettano una nuova, inquietante ombra, sul sistema scolastico. Di natura igienico-sanitaria, è ovvio, ma anche morale, perché mi irrita alquanto constatare che tutte le fatiche fatte per insegnare l’educazione ai figli vadano a quel paese in men che non si dica. E mi sembra davvero disdicevole che per “risolvere” il rischio di intaso cessi & co. la soluzione sia l’evitamento: decisamente un ottimo sistema per responsabilizzare i bambini.

Mi chiedo se, crescendo i figli, i genitori rimangano la voce più autorevole o la scuola prenda via via il sopravvento, anche su queste cose.
Così, per rassicurarmi che mamma-batte-scuola uno a zero, ancora rincorro il mio ometto stamane, sulla soglia: “Patrick, mi raccomando, il sapone. Ieri l’hai preso?”
“Sì, ieri sì.”
Sospiro sollevata.
“Solo che è successa una cosa stupida: l’ho chiesto alla maestra, lei me l’ha dato, io sono andato in bagno, solo che dovevo fare pipì… e non sapevo dove metterlo. Allora prima mi sono lavato le mani. Poi ho fatto pipì.”

Qualcosa di nuovo?
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Commenti 2

  1. emy

    Wow! Sono rimasta molto stupita da questa tua storia della scuola. L’eterna lista d’inizio scuola me l’avevi fatta vedere e gia’ mi aveva alquanto sorpreso. Da noi essendo scuola dell’obbligo, come mi sembra sia anche da voi, forniscono libri e quaderni. L’unica cosa che ti devi comprare sono zaino e astuccio e ti chiedono di avere dietro anche forbici e temperino. Comunque in classe ci sono quelli cosi’ come una sfilza di fogli, matite colorate etc. (sembra di essere in una cartoleria). Per quanto riguarda ‘le visite al bagno’ direi che le scuole italiane sono messe proprio male: Hanno la mensa e gli danno pasti completi, ma carta e sapone no??? Da noi oltre a carta (igenica + mani) e sapone in bagno, Hanno anche il dispenser col disinfettante nelle classi e si puliscono cosi’ prima dell’intervallo con la merendina. Direi che e’ fondamentale insegnare ai bambini l’igiene e le sue norme basi, oltre al fatto con tutti i germi e virus che girano a quella eta’ magari limiterebbe almeno un po’ la diffusione di raffreddori e malattie.

    1. pensieri rotondi

      L’antibatterico in classe? fantascienza!
      No, qui li portano a lavarsi in effetti prima della ricreazione e anche del pranzo, ma a parte le uscite “comandate”, se hai bisogno di andare in bagno te la devi cavare con quello che (non) trovi! ps: però – singolarmente – non mi sembra che lassù le tue bambine si ammalino molto meno dei nostri…

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