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I beffardiMaternità

Io, lui, l’altra

È vero, e capita a tutti (o a molti): ci si sposa, si aspetta il primo figlio, e piovono i buoni propositi, della serie “usciremo a cena lo stesso, basta tirarsi il latte, lasciare pupo e biberon ai nonni”. Oppure un cinema, anche col neonato: c’è chi lo fa, il piccolo avvinghiato al seno, poi crolla nel suo cinema privato di sogni che pescano quello che possono, da una vita appena abbozzata, e i neogenitori si godono lo spettacolo. Ci siamo passati anche noi, non dal cinema e dall’appuntamento romantico: dalle buone intenzioni.
Finché, all’alba del terzo infante, mentre i due “grandi” hanno guadagnato una notte dai miei per felice diversivo, Mathias e io ci guardiamo negli occhi come due fuggitivi: stasera abbiamo solo un figlio, non si può mica non approfittarne! E via, piccola al seguito, in zona Marghera.
Superata la soglia dei famigerati quaranta (io) e prossimi ai 3 mesi della piccola (quella che chiamano la grande svolta che dovrebbe rendere mansueti i neonati come per magia), pare basti un lieve alleggerimento di prole per ritrovare, tutte d’un botto, le energie.
Ci scegliamo un ristorantino di pesce capace di renderci amabile e decisamente apprezzabile anche questo animale acquatico che nella nostra cucina guizza di rado. Ho preso una certa fiducia in Isabelle: i suoi occhi ultimamente ridacchiano, la bocca sdentata sorride, e sebbene il sonno sia sempre un optional difficilmente prevedibile e quasi mai abbondante, non si può negare che un certo grado di serenità (psicologica o intestinale che sia) la piccola l’abbia raggiunta.
Una famigliola alla nostra destra la guarda con incanto: mi sento fiera anch’io, quando “si comporta bene”, la siedo (si fa per dire) sul bordo del tavolino quadrato, lei sgrana quei suoi occhi stanchi che resistono a tutto, scruta i pesci appesi alle pareti, agita le mani in un nuoto d’aria che sfiora la bottiglia dell’olio. Poi torna obbediente nella carrozzina, quando impugniamo la forchetta dinanzi al companatico.
Non mi sento propriamente una diva: i jeans mi stringono, agito anch’io le gambe, ma sotto il tavolo, per fastidiosi problemi circolatori. La maglia è una delle dieci che ho (tutte uguali, tranne il colore), abbondantemente abbottonata davanti per permettere aggancio cucciola in caso di estrema necessità. Scarpe da tennis e calzini che affogano la caviglia gonfia. I capelli sono reduci di sonnellini diurni e nottate inframezzate da risvegli e sudore, a poco serve la mollettina che tenta il vezzo sulla ciocca a destra. Forse è per questo, che mi va pur bene se chi si volta non vede che la piccola.
Vorrei fare la sgamata che allatta senza pudore, ma prego in silenzio che Isabelle non parta con uno dei suoi attacchi placabili solo a suon di tetta. Invece caso vuole che, per una fatale coincidenza, due uomini si accomodino a un tavolino vicinissimo, uno dei quali decisamente figo. E la piccola, nel breve spazio di pochi secondi, inizi a ululare.
Mathias tenta coi suoi stratagemmi, io mi affretto sul pesce spada.
Prima che l’intero locale si volti su di noi e cerchi, di suo, una risposta nelle mie tette, precedo: prima la prendo, o prima mi slaccio? Prima tolgo la coppetta assorbilatte o prima slaccio del tutto?
Faccio due conti con quanto resta sul tavolo: due bottiglie sottili, che mai varranno a schermarmi dal figo a ore tredici, due piatti fondi, due tovaglioli di carta, il minuscolo cesto del pane. E alla fine, in ordine casuale, procedo, sistemando la testolina della piccola ripetutamente perché, se è vero che aveva fame (o sete, visto il clima tropicale del luogo), è comunque soggetta a slanci del capo in svariate direzioni, stacco dal seno, irrigidimento del corpo e simili, che mi lasciano bellamente col capezzolo al vento.
Finché il sonno se la prende e, con manovre altrettanto goffe e pudiche, la stacco definitivamente e l’adagio nella carrozzina.
Finalmente di nuovo soli, mio marito e io: gli prendo la mano e ripenso a quando il pudore era una cosa buona, tutta nostra, il bacio sopra il tavolino, le mani che scappano, un bottone slacciato, un’idea che scavalca la serata e vola sul poi… Ora che per sentirci romantici ci basta un’uscita a tre…

Fonte: www.comefare.com

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Commenti 2

  1. theswingingmom

    che tenerezza…potrei raccontare anche io una serata su questo copione, cose da mamme tris 😉

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