Maternità

Io ho dimenticato

Forse c’è un posto, al di sopra delle testoline dei figli appese alle loro verità come palloncini a un filo. Un posto in alto, sopra i rami che seguono senza fiatare le loro stagioni. O giù, sotto l’erba dei giardini, i nastri d’asfalto delle strade, le radici delle piante. Nel ventre della terra. Un posto dove si raccolgono i momenti, come gocce di vapore. Perché qui, in questo corpo minuscolo di madre, la fila ordinata delle ore scorre, e chi arriva, ruba a chi c’era.
Io ho dimenticato il viso di Patrick appena nato.
Ho perso quello di Sarah.
I loro primi sorrisi, i primi gorgheggi. I vestiti dei primi mesi. Il modo in cui mi guardavano, i gesti scoordinati, i movimenti goffi. Il gioco preferito. Come si addormentavano, le loro piccole ossessioni.
Quegli istanti eterni – così avrei giurato – che fermavano la vita: chiodi saldi cui tutto il resto s’appende. Navigare, di lì in poi – così pensavo – dietro a quelle bussole storiche, come quel gioco di quand’ero bambina, unire i punti sopra un foglio tracciando righe.
Si dimentica. Salvezza e condanna: si dimentica.
Sarah reclama un album stamattina, vuole vedere quando era piccola: salta fuori quel vestitino di Natale, la giacca a vento bianca, le prime scarpette. Più avanti la gonnellina coi volant, lei che, provando a gattonare, lascia strisce di bava sulla ceramica, piccola lumaca di mille scoperte.
C’è quel primo sabato fuori, il giro al parco tutti e quattro, due righe che dicono “la nostra nuova famiglia”. Lei è nel marsupio, Patrick sulle spalle di papà: ci siamo fermati a guardare un camion dei pompieri. Ci siamo fermati a fare una foto e abbiamo pensato che siamo felici.
Qualcosa si fa strada. Sfoglio con gli occhi lucidi, rivelazioni improvvise, i ricordi e loro, l’emotività della gravidanza, la mia solita vena nostalgica. Qualcosa emerge, esce da quelle foto, si aggancia a quei luoghi nascosti sopra il cielo o giù in fondo alla terra, recupera ricordi. Qualcosa nasce adesso, che io osservo le foto e scopro di non ricordare più.
Il cuore è un setaccio dalle maglie incomprensibili.

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: ogni domenica una vetrina dei posts della settimana!

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