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Maternità

Intimità

SIAMO AMORI ELASTICI, LA VICINANZA E LA DISTANZA. ANDARE E VENIRE.

 

Sono giorni buoni. Filari di viti.

Di tre figli ce n’è sempre uno che scivola, sfugge. Qualcuno con un piccolo brivido di paura, un malcontento. Una piccola fatica. Come nelle gite in montagna, tirare il più lento, motivare, aspettare. E c’è sempre il più leggero, quello che salta le radici, ride ai fossati, schiamazza nei ruscelli, insegue i girini.

Tu ci riesci a essere innamorato di tutti nello stesso momento?
Mathias ha il pc sulle gambe, seduto nella poltrona a righe.
– No.

Pensavo di sì. Lui. Mio marito è grande, è uno di quegli uomini con ampi spazi interiori, larghe mani, spalle forti. Un uomo stabile. Lo vedi anche quando se li prende in groppa, tutti e tre, tutti insieme, il giro del salotto facendo il cavallo o il mulo. Forse io faccio mille cose insieme e lui una alla volta, ma amare, caspita amare gli riesce senza scegliere. Lui è uno che l’amore gli viene spontaneo, senza zavorre. Anche quando s’ingobbisce per un torto, una contrarietà. Quando la vita disobbedisce alle aspettative, quando un figlio s’irrigidisce. Lui se li prende tutti insieme, credevo, nel cuore, come fa sulla schiena.

E invece no. Non lo sapevo. Ha anche lui i suoi semafori, i suoi attraversamenti. Le preferenze sui figli che assecondano il momento. L’intimità selettiva.

Ci sono i giorni che Patrick si perde, si serra in qualche cunicolo, lascia uscire un borbottio, poi si volta di nuovo, le sue spalle un po’ curve, le sue lontananze. Gli metto la crema sulle mani screpolate ed è il solo momento di un contatto vero. Mi prendo la vivace curiosità di Sarah, la sua schiuma. L’ironia buffa di Isabelle. Le sue gambe da massaggiare quando le vengono le formiche perché è stata troppo in ginocchio.
– Mamma mi fai scappare le formiche?
Poi mi apre la mano, vuole vedere le formiche che ho preso.

Ci sono i giorni che Sarah zoppica. Come quando lamenta le pieghe nelle calze, quando non le hai stretto abbastanza le scarpe, tira il loro velcro fino a strozzare i piedi. Stropiccia la fronte. Per una risposta tardiva, per una parola incompresa, un no, un’ingiustizia. Giorni che le lotte si inanellano. Poi la trovo che piange ancora e non lo sa più. Non lo sa nemmeno lei perché. È sparito l’entusiasmo, il suo sorriso non ride. Però Patrick si è disteso, si è fatto gentile e duttile, ha trovato quel gioco nel dvd di Biancaneve, apparecchia la tavola con le posate tutte a rovescio e si lascia riempire di un piccolo orgoglio da una lode.

E io basculo. Sento le forze dei venti. Come è normale che sia. Siamo amori elastici, la vicinanza e la distanza. Andare e venire.

Ma questi sono giorni buoni. Mentre già dormono, di là, nei loro letti, mi accorgo che non è rimasto indietro nessuno. Forse non mi era mai successo. Siamo tutti insieme, oggi, la stessa intimità, la stessa passione. Lo stesso passo. Tutti a ridere dei girini, schiamazzare nei ruscelli, intiepidirsi al sole.

Qualcosa di nuovo?
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Commenti 2

  1. Francesca

    Le tue parole mi rassicurano, io ne ho tre ma una è piuttosto piccola perciò le prime montagne da scalare le stiamo cominciando a vedere ora. E mi chiedo sempre come sarà domani.

    1. Post
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      Maddalena Capra Lebout

      Vedi, anche io a volte mi interrogo o perfino vergogno per una certa emotività instabile, ma mi è utile confrontarmi, con mio marito, e anche con chi ha il piacere di leggere le mie confidenze e la gentilezza di lasciare un commento: molte cose sono inevitabili e secondo me è sano ammetterlo… Quanto ha la tua piccola, che non ricordo?

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