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I beffardi

Insane abitudini

TUTTI I SEGRETI (O QUASI) DI UNA FAMIGLIA NORMALE

 

I vestiti, a casa nostra, vedono gli armadi di rado.

Normalmente, non stirando, passano dritti da cesto della roba sporca a lavatrice a stendino. Dove, al bisogno, si acciuffa ciò che è più idoneo a temperatura e attività del giorno (tuta se c’è ginnastica, calze pulite se le altre sono state messe a lavare e in camera non si può entrare perché al mattino sfiliamo i grandi in ossequioso silenzio mentre lasciamo dormire la piccola). Nel malaugurato caso in cui nessun capo d’abbigliamento risponda alle necessità del momento non è infrequente il sordido ripescaggio dal cesto.

In casa. Qualunque sia la temperatura, l’umidità, la ventilazione, siamo a Mutandopoli,

la città dove impera la mutanda. Nessuno dei miei figli gira mai per casa vestito sotto la cinta. Il perché di codesta strana attitudine francamente mi sfugge, peraltro conosco le conseguenze fotografiche che impediscono la pubblicazione sui social della maggior parte delle foto casalinghe.

Lavatrice: i panni non si lavano secondo il calendario ma secondo la statura.

Quando la pila sopra il cesto raggiunge l’interruttore della luce rischiando l’eclissi… è l’ora.

La verdura e la frutta seguono un iter ormai consolidato, meglio noto come processo di decomposizione:

dal sacco della spesa al cassetto del frigo o al cesto della frutta o davanzale. Normalmente, ciò che di fresco consumiamo, lascia una parte pronta per i giorni successivi dove, estinto il desiderio (“l’abbiamo appena mangiato”) segue inevitabilmente le sorti dei fratelli vegani del davanzale: “Lo butto adesso o aspetto che sia marcio?” (A tale proposito vi solleverà apprendere che siamo dal cuore tenero e aspettiamo sempre i primi sentori di muffa per procedere alla tumulazione).

I letti si rifanno la sera:

per questo c’è una spiegazione altamente valida, anzi direi valorosa. L’equazione letti rifatti + bimbi che saltano dà irreversibilmente un risultato: mamma che s’incazza. Dunque o togli il letto, o togli i figli, o togli la madre. Noi abbiamo deciso di non rifare i letti.

Il cambio armadio: notare che la desinenza di armadio è dio. Ecco quello che ci vuole.

Operazione cui si dedica (anzi si sottopone), da tempo immemore, unicamente il gentil sesso. Che, a operazione conclusa, di gentile non ha più né il sesso né il gergo.

I pasti: la naturale convergenza tra cucinare, ingurgitare e alzarsi.

Non so lui, ma io sono cresciuta con una madre che cucinava per noi ogni santo pasto con infinita dedizione, ma anche altissima concentrazione: di tempi. Normalmente qui all’ora che gli altri già impigiamano i figli si leva leggiadro il primo sentore di domanda: “Cosa mangiamo?” I menu sono soggetti alla legge del frigo. Che è semplicissima: apri, vedi quello che c’è, cucini. Un po’ più complesso il sabato, a spesa appena fatta. (Per gli amanti della buona nutrizione ricordo che un pasto vero viene già fornito da Milano Ristorazione e lautamente pagato dai sottoscritti i quali si vedono sottrarre, insieme a ingenti somme di denaro, ogni alternativa di pietanza, perché, come scrivevo su Facebook: Allora, con questa storia di Milano Ristorazione: la cotoletta l’han mangiata ieri, i ravioli oggi, la pizza due giorni fa, la pasta sempre, il riso ce l’hanno domani. E sti cazzi: cosa cucino???).

Il tempo a tavola è fugace e obbedisce alla legge del più svelto: il primo che finisce di solito agguanta foglio e penna e comincia a disegnare. Nel peggiore dei casi sale sul davanzale retrostante oppure afferra e sposta disordinatamente ogni oggetto ivi (mal)riposto per ingannare il tempo. Con questa inaugurazione gli altri seguono a ruota, non importa se il piatto sia ancora pieno. Da lì a versarsi del tutto fuori da tavola in giochi quadrupedi sul pavimento passano non più di due richiami (inutili). Dopodiché il pasto sarà tutto un “siediti, torna a tavola!”. Riassumendo: dieci minuti per essere tutti a tavola, due di convivio, trenta di anarchia.

Gifts: lo dico in inglese, perché l’inglese c’ha tutta una sua musica, una poetica, nella parola “regalo”, che di suo vuol dire anche “dono, talento”.

Perché i Lebout hanno un loro personale talento nella questione: solitamente acquistano i regali per uso interno (peggio ancora quelli per le festicciole degli amichetti) entro quindici ore dal consumo – neanche fossero beni deperibili – e li incartano entro due. Che, nel caso di Natale, vuol dire farsi una notte di merda. (Scusate sono di parte, ma sarebbe la mia notte, la veglia del mio compleanno, avrei mire più elevate o romantiche o anche semplicemente fancazziste).

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Commenti 6

  1. una mamma zen

    Vedi che non devo rifare i letti la mattina? E stirare già lo faccio una volta ogni 6 mesi quando capitano camicie… Dovrei proprio abolire tutto. quanto alle mutande, mi inizio a chiedere che temperatura interna abbiano i bambini, che in casa sembrano avere sempre caldo

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  2. Emanuela

    Simpatico questo, Madda. Mi hai fatto proprio ridere. Devo dire che stai messa peggio di me soprattutto sul fronte biancheria e cucina, nonostante io sia fuori casa dalle 8.30 alle 18 tutti i giorni. Mi ritrovo invece su frutta e verdura che sta per marcire: aspettiamo un altro po’ cosi’ siamo sicuri che e’ marcia e non ci sentiamo piu’ in colpa a buttarla; e sui letti: ora che il secondo piano e’ ormai diventato di dominio delle pulzelle ci sono giorni in cui non ci passo nemmeno. Non ti dico lo stato del bagno e dei letti (il pavimento del bagno ha ormai soppiantato l’armadio).

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      Maddalena Capra Lebout

      Eh… la frutta e la verdura ci muovono sempre a sentimenti di compassione. 🙂 Non voglio sapere com’è il vostro primo piano perché sospetto che somigli a quello che vivremo noi fra pochi anni, con l’aggravante che il nostro piano è unico.

  3. Miss Polette

    Io non ho figli, convivo col mio fidanzato da circa 5 anni e leggendo questo pezzo mi sono ritrovata in due cose: l’armadio e il letto. Il mio armadio è una specie di Armageddon, non riesco a tenerlo in ordine, detesto piegare la roba e ugualmente il mio compagno: di conseguenza appallottoliamo. Il cambio di stagione poi è veloce: con i vestiti da conservare formo una grande palla sul letto e la lancio nell’armadio delle cose perdute. Il letto, parliamone. Non ci sono bambini che fanno le capriole sopra ma mi sfugge l’urgenza di doverlo rifare ogni santa mattina. Al massimo tiro su il piumone ed è fatta. D’estate invece lo lascio allo stato brado. Se mai dovessi figliare chiederò aiuto, perché la vedo grigia, decisamente.

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      Maddalena Capra Lebout

      Ciao Francesca, benvenuta! Mi hai fatto ridere, e con la gola a pezzi che ho non è cosa semplice. 🙂 “mi sfugge l’urgenza di doverlo rifare ogni santa mattina”: bellissima! Sono appena venuta a conoscerti, cercami da te perché guarda caso…

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