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I beffardiMaternità

Il vocabolario internazionale delle mamme

Lo sapete, no, che in estate andiamo sempre in Francia?
Bene, nella mia ormai eccellente (?) conoscenza della lingua mi diletto a guardare film e documentari delle emittenti locali (anche perché non ho scelta) e un giorno ti cado su un film lento come nemmeno Antonioni, un ragazzetto, i genitori. E scopro una verità che solleverà ogni madre dai sensi di colpa:

tutte le madri del mondo dicono le stesse cose.

C’è una specie di codice genetico, di vocabolario ormonale, che supera qualsiasi barriera linguistica e culturale. Un fatto antropologico per cui, ovunque, sentirete madri che dicono ai figli:

“Vedremo”:

Espressione di amore sublime, è quella parola con la quale alleggeriamo il colpo di un NO, lo somministriamo in dosi omeopatiche sperando di non ferire il figlio e, soprattutto, tutelandoci da possibili rivolte.

“Fate un po’ per uno”:

Sono esenti le mono-mamme, ma per tutte le altre il fate un po’ per uno è il tentativo di accontentare tutti travestito da educazione alla solidarietà. Non si è mai visto che ai bambini piaccia avere un regalo, un dolce, un monopattino a turni, o a pezzi.

“Aspetta”:

Avete mai provato ad andare subito da un figlio che chiama? A meno che l’appello giunga con voce straziata, strozzata dal cavo della tv o da colpi di tosse e conati, le madri hanno un tempo di latenza per il quale ad ogni richiamo fanno imprescindibilmente seguire almeno cinque minuti di attesa e altrettanti “mammaaa!” del figlio. Il quale – inutile dirlo – non include il vocabolo “aspetta” nel suo bagaglio cromosomico e insisterà finché non vi stampate davanti a lui. Sappiate che far attendere è salvifico per le madri ed educativo per i pargoli. Nondimeno, la sola volta che sono realmente accorsa secondo il rarissimo modello di azione-reazione, mia figlia si è illuminata d’immenso.

“Un attimo”:

Piccola locuzione alternativa alla precedente, declinabile anche nel siamese “Arrivo”. Funziona per un po’ (“arrivo” è più rassicurante, poi capiscono che li stai prendendo per il c.). Finché un giorno la figlia seduta sulla tazza in attesa delle mie manovre igieniche ribatte: “Mamma, i tuoi attimi sono troppo lunghi.”

“Basta!”:

Il Vangelo. Provate a stare un giorno senza. Parola odiata dai figli, racchiude in sé tutta l’amorevolezza e l’ingenuità del genitore fiducioso che sedare liti o contese sia come prendere il Falqui: basta la parola.

“Non lo ripeto più”:

Come i tempi di contrattazione si allungano, così anche le frasi illusoriamente risolutive. E, logicamente: vane.

“Alla prossima ti metto in castigo”:

La minaccia. La pedagogia moderna insegna che le punizioni sono diseducative, i premi sono falsamente incentivanti, le minacce da aborrire. Ditemi voi come sopravvivere.

“Non voglio più sentirti”:

A questo punto avete ormai esaurito ogni risorsa, il genitore fortunato ha un bambino remissivo e minaccia-responsive che si riduce a un lamento monocorde. Il genitore sfortunato ha un bambino minaccia-immune che lo sfiderà. Voi, soddisfatte di aver ripreso il timone della situazione, oppure platealmente alle strette, vi consegnate alla frase finale del duello. Pronte – già lo sapete – a ripeterla un numero indefinito di volte.

Qualcosa di nuovo?
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Commenti 6

  1. mamma avvocato

    “cerca di avere un pò di pazienza!”…peccato che un bambuino non sappia nemmeno cos’è, la pazienza. E “basta, mi hai stufato”, che mi fa sentire terribilmente in colpa e madre di m…ma spesso mi sfugge a chiusura dei duelli mamma – figlio.
    Visto che il ricciolino cresce, ora ho adottato anche: “Prova a fare da solo!” A volte funziona e lui è tutto soddisfatto, a volte sfocia in un pianto di frustrazione e “Mammaaaaa, non ci riesco!!!!””

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