Maternità

Il tempo dei bambini

CONTANO SULLE DITA QUANTI GIORNI MANCANO ALLA DOMENICA, MA POI NON SANNO QUANTO DURA UN GIORNO.

 

Sono fortunati, i bambini. Che non conoscono il tempo.
Sarah ha dormito con me e Isabelle, un sonnellino da convalescenti virali. Le ho detto non russare. Risponde: “L’anno scorso non ho russato”.

Domande come Quand’è il mio compleanno?, quando partiamo?, quando arriviamo? si mescolano con Natali appena passati anche se è agosto, con pomeriggi brevissimi in giro, nel loro rivendicare: “Siamo stati solo cinque minuti!”, il presto e il tardi sono eventi che non li riguardano.
Hanno l’impazienza indomabile, nel loro tempo il tempo si dilegua.

Un attimo è un mondo, infilato dentro, come un filo nella cruna dell’ago, dentro tra idee e fantasia, oggetti rivoluzionati, mani che fanno magie. La stanza vola, sorda alla madre che chiama. Vorrei quella loro stessa, ingenua e assoluta capacità di riscattarsi dal reale, di staccarsi dalla forza gravitazionale del tempo, con quella concentrazione che li fa quasi pazzi, astronauti irraggiungibili. Io che, invece, gioco guardando le lancette lassù, sul muro, sopra la porta della cucina, e già conteggio le cose da fare. Con la mia presenza che va e viene, battigia distratta.

Sono fortunati, i bambini. Che non hanno nostalgia, non hanno rimpianti, non hanno paura del futuro, del passato. Fluttuano. Cuori ammollati nell’astrazione.

Contano sulle dita quanti giorni mancano alla domenica, ma poi non sanno quanto dura un giorno. Non sanno quando inizia l’anno, cosa sia un mese. Conoscono solo il presente: arrivano a stento a domani. Il tempo lo vedono solo quando gli è addosso.
E gli sta a meraviglia.

Qualcosa di nuovo?
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