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Maternità

Il privilegio

LA LUCE LA SPENGO COME ULTIMA COSA: SE SONO FORTUNATA LI VEDO ADDORMENTARE

 

La cosa bella di mettere i bambini a letto è la stanchezza.

Magari li storpia tra il salotto ormai saccheggiato e gli spazzolini che aspettano. Prima li ha affrettati all’ultimo boccone di cena, ma io cosa prendo di dolce? Abbiamo stabilito che due è il numero massimo di porcate consentite al giorno. Isabelle fino a due sa contare. Se ne frega: – Mamma ma questo è un dolce? – Lo chiede per ogni cosa che contenga zucchero.

Poi si sono ammucchiati in qualche debole ripresa. Se va male hanno rimediato una gomitata galoppando gli uni sugli altri. Una caduta che scoppia voci, una corsa al bacio ristoratore.

Ma poi.

L’hanno capito. A una certa età i ragazzini capiscono che il letto è una buona cosa. Una buona casa.
La sfida è farceli arrivare. Poi si acquattano.

Tu siedi a turno, sul letto dell’uno, dell’altro, a sere alterne che è consigliabile non sbagliare. Apri il libro delle filastrocche, l’unico possibile quando – sempre – sei in ritardo. Fingi di non ricordare qual è la preferita di Patrick, quella della bambina che sgozza le ciliegie e che gli piace perché ha una strana attitudine a un macabro ingentilito dall’innocenza. Azzoppi qualche sillaba, accenti un finale, sostituisci un verbo. E si rotola giù dal letto ridendo, come sassi al contrario, che volano.

La cosa bella di mettere i miei figli a letto è la stanchezza.
Che ci sbanda. Ci fa mansueti. Indifesi, anche. Incuranti degli spigoli, dei contorni razionali, bestie libere.

Allora canto le stesse canzoni che mi porto dietro da quando sono nati, da prima ancora, che li traversavano in grembo, la raccolta buona del tempo che passa. Ascolto braccia gracili tornare molli, cercarmi fuori dal lenzuolo che sistemo milioni di volte. Lascio venire qualche domanda intrusa, magari ne nascono grandi discorsi. I più grandi vengono sempre così, sbucano come talpe dalla terra. E ci vedi un po’ di quello che il giorno nasconde. Sono fiori notturni: aprono le corolle alla sera.

La luce la spengo come ultima cosa: se sono fortunata almeno uno di loro è già a metà. Tra qui e dove, nemmeno loro sanno. Abbasso la voce sulle ultime note, e la mano sugli ultimi attimi coscienti. Sarah ha ritrovato quella sua bocca a cuore, schiusa, di quando si abbandonava in braccio sei anni fa. Patrick succhia un altro sorso dalla bottiglietta che poi gli sequestro perché troppe volte ci ha allagato il letto. Il suo naso diventa rotondo nel gesto, e mi sembra di colpo quando lo allattavo.

Se sono fortunata li vedo addormentare. Il privilegio assoluto dell’intimità.

Qualcosa di nuovo?
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Commenti 4

  1. lorenzo

    Ciao Maddalena,
    la messa a letto é uno dei momenti più belli, un piccolo momento di tranquillitá e serenitá (dopo ovviamente la lotta per pigiama, lavare i denti e …fare pipì). Le mie bimbe adorano i libri e prima di andare a letto il rituale della lettura non puó essere saltato. Ognuna il suo libro e via con la lettura (anche se é un pó tardi una cosí bella abitudine non gliela nego e non me la nego). E poi. Ognuna a modo sua. La grande ti vuole sdraiato vicino a lei e cerca di allunagare il più possibile questo momento. La media ti vuole vicino, ma appena mette la testa sul cuscino si addormenta in un secondo. La piccina, vuole ancora solo la mamma. Quando le guardo dormire peró, al contrario di te che le ricordi quando le allattavi, mi accorgo di quanto stanno diventando grandi velocemente.

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      Maddalena Capra Lebout

      Ciao caro, la voce di un papà è sempre particolarmente gradita… Delicate osservazioni, le tue, sul modo personalissimo che ogni figlio ha di tenere il genitore con sé. In effetti la nostra seconda, Sarah, ama avere il padre allungato sul letto come la tua grande, per esempio. Quando le guardi dormire, Lorenzo, fai lo stesso mio pensiero: ricordo l’allattamento proprio perché nostalgica! :p

  2. mamma avvocato

    Con i miei due piccoli, il momento della messa a letto non è sereno quanto vorrei. O meglio, è sereno ed è uno dei momenti della giornata che preferisco, però vorrei godermelo ancora di più, prolungarlo all’infinito, senza dover sottostare all’orologio sapendo che altrimenti il mattino sarà amaro, per me ma soprattutto per il ricciolino, che patisce la mancanza di sonno. Vorrei coccolarmi di più tutti e tre..quando dormono, resto seduta a guardarli ancora un po’, cercando di immaginare i loro sogni e allontanare ogni possibile loro paura. E non mi capacito di quanto siano belli.
    Tutto questo per dire che si, è un privilegio e ti capisco.

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      Maddalena Capra Lebout

      Ad essere onesta non è sempre stato così: i primi tempi, quando non si addormentavano da soli, quando dovevo fare avanti indietro, spesso diventava un’agonia. Anche solo sapere che tanto, di lì a un paio d’ore, avrei dovuto ripetere il “privilegio”… Però ogni fase ha le sue virtù: addormentarli al seno, vederli abbandonarsi, era squisito.

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