Maternità

Il primo pianto dell’asilo

Sarah che piange, stamattina, è una fatina senza la bacchetta.
Abbassa il viso e tiene gli occhi arricciati in su, verso di me. Implorano. Le labbra piegate sugli angoli, in senso opposto al sorriso, la pelle bianchissima che sembra buia.
Poi le parte una smorfia contratta, contiene una frana che si sente arrivare: lo capisco, la stringo e poi la lascio. Se mi sbrigo scappo prima che pianga. Se mi affretto le passa, che senza mamma che consola a cosa serve piangere?
Invece lei fa prima. Prima dei miei ormoni che si arrampicano sulle emozioni, prima del mio dietro-front, allunga le mani, reclama, non molla, e da quella nuvoletta contratta di pelle e pensieri gocciola il primo pianto dell’asilo. Le sopracciglia dritte, oblique come le falde di un tetto.
Com’è pazzesca l’espressività dei piccoli! Io che, invece, me ne esco con il broncio in tasca, chiuso nelle mani: la pioggia che ci piscia dentro.

Qualcosa di nuovo?
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