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Maternità

Il primo passo

Lo sapevo, che avresti fatto presto.
E io stavo a metà: col desiderio di vederti muovere i primi passi, una curiosità impaziente che strattona come un cane. E l’inerzia egoista di voler diradare i progressi, godermi quel tuo sgattaiolare per casa a quattro zampe. Ma a sette mesi ti tiravi già su diritta in piedi. Le mani a paciugare i vetri della portafinestra, o a slegare i nastrini dei cuscini che ricoprono le sedie in cucina. Ti facevi viaggi interi di traverso, appoggiandoti ai mobili. E lunghe pause in piedi senza più attaccarti. Ti mancava solo un soffio, l’idea.
Allora ti prendo, un giorno che manca poco a Natale. Davanti a me, le mani nelle mie. Ti tiro dolcemente: è la prima volta che procedi in avanti. Bastava fartelo scoprire.
Tu sollevi il sopracciglio sinistro: “Ah, si può fare?” sussurri muta.
Un attimo dopo ti ho impegnato le dita: stringono una giraffa di plastica, la prima cosa che trovo.
Dai, fallo ancora! Falla ancora quella cosa di muovere i piedi in quel modo, e venire verso di me.
Fai perno su una gamba, poi sull’altra. Non sei morbida quanto le tue cosce piene lascerebbero immaginare. Sei un manichino. Però un manichino che cammina.
Delle due la più eccitata sono io: si può dire che cammini? Si può dire, per due passi in avanti? Oppure si poteva già dirlo quando ti attaccavi, o nelle mie mani… quando?
È adesso, figlia mia. Adesso. Il momento che s’intarsia nel ricordo. Il primo di quei giorni che si sta col muso per aria per vedere se arriva, annusando il vento. Il primo di quei giorni che la vita svolta, e tua madre è lì, a bordo strada, a guardarlo con te.
Per mille cose che quel vecchio con la barba – che non è Babbo Natale ma il Tempo – si porta via, i primi passi incerti sono squisitamente saldi, una bandiera ben issata che non molla.
Patrick stava tutto in una mano. Un piccolo uomo di pasta molle. Con i suoi orizzonti di macchinine e libri, la foschia di mille paure senza nome. Si muoveva bene, gli mancava di crederci.
Il giorno che ha scoperto di esserne capace eravamo qui fuori, a questi giardini che ancora non ci appartenevano: lo prendo dall’altalena, lo metto a terra, e, questa volta, non gli afferro le mani. Lo lascio lì, piantato come un palo. Lui si dimentica di cercare la presa, solleva un piede, l’altro lo segue. E finalmente cammina. Tenuto su dal filo della meraviglia. Con un sorriso che gli si schiude da una guancia all’altra, fiero. Come una vittoria.
A volte le grandi conquiste, le migliori scoperte, sono figlie di una distrazione.
Sarah fu veloce e indipendente: senza suggerimenti, né dita da afferrare. I primi passi non li ha fatti verso sua madre: li ha fatti verso una poltrona. Si era studiata ogni metro da lì al baule in salotto. Circumnavigava quei pezzi, instancabile. Poi un giorno si allunga da uno all’altro, le braccia troppo corte per raggiungere l’appoggio: tende la mano e fa un passetto. Invece di accovacciarsi e scendere carponi resta su, si arrangia così. Da sola. Tenace. A dieci mesi cammina.
IMG_1138_wE adesso tu. È il momento più bello: il breve spazio in cui osi senza avere ancora un ottimo equilibrio. Ti sbilanci, cadi con un tonfo sordo sul sedere imbottito. Te ne freghi, ti alzi, riparti. Oscilli trascinando una bambola troppo pesante, a volte recuperi, altre no. E in poche settimane già ti mangi metri di stanze, ti affacci dalle porte, sbuchi come una novità ridente. Hai già acquisito sicurezza, te la sei presa da sola, snobbi la mano che ti offro, la sfuggi quasi fosse un’offesa.
C’è tanto di voi, figli miei. C’è tanto di tutti, nel modo in cui camminate, nel modo in cui s’impara: l’insicurezza e dolcezza di Patrick, l’indipendenza allegra di Sarah. L’irrequietezza e l’intraprendenza di Isabelle.
Io cammino sempre in modo forte, energico, nervoso. Come mia madre. Papà più lento, morbido, leggero.
Ognuno è dentro un passo che parla di sé.

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Commenti 2

  1. emy

    Ah! cammina proprio adesso Isabelle? L’avevi detto che era questione di giorni. Che conquista! Geniali le foto dei primi passi dei tre pupi. Troppo teneri…

  2. pensieri rotondi

    Ormai va speditissima 🙂 Perfino quando giochiamo a rincorrerci si muove quasi esclusivamente a piedi. Anzi, sarebbe ora di comprarle le scarpe… ma siccome si esce poco causa malanni a rotazione, non c’è urgenza!

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