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Maternità

Il cielo da una bocca di lupo

OGGI STIAMO ATTENTI A TUTTO, TUTTO A MISURA DI BAMBINO. PERÒ LI CHIUDIAMO A SCUOLA PER 8 ORE, SENZA GIARDINO, SENZA SCATENARSI. ESCONO CHE AGITANO TUTTO IL CORPO. IL MIO SALTELLA SUL POSTO. MUOVE LE MANI, AFFERRA CHISSÀ COSA. LA LIBERTÀ, ECCO. QUELLA.

 

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Non m’iniziare su questi discorsi.

Lei è una madre che vedo spesso, una di quelle che ciao, una figlia per mano, un incrocio fugace. Ma oggi c’è poca gente al parco, ho preso Sarah presto, sono le due.

“È l’ultimo anno, lei, vero?”
Sta seduta al sole, grandi occhiali, grosse forme.

Un sì in una smorfia. No, non è per l’età, sì il tempo vola, ma è per la scuola. Cos’ha? No, è un’ottima scuola. Solo che non escono. Sai quei lavori, hanno tinteggiato due anni fa, due anni per quattro spennellate.

Ecco, aspetta che proseguo, la donna, le gambe accavallate. E io te lo dico: “Due anni senz’aver mai visto il sole, se mi lasci parlare non mi fermo più.”

Ieri hanno fatto la festa. C’erano pure i festoni, il gazebo con le bottigliette d’acqua, il dj. Ho guardato quei nastri colorati, un’emozione piccina, m’immaginavo il mio ometto, le danze che ha imparato. In un secondo sono già incazzata: vedi come hanno addobbato bene, vedi che si esce oggi, vedi che si può. I festoni fanno un po’ a pugni con quel nastro bianco e rosso, quello segnaletico, degli incidenti, dei crimini. Il segno del pericolo. Ma d’altro canto non si può dimenticare che da qualche parte remota del cortile è rimasto un frammento di calcinacci, un attrezzo, è il Comune, non se lo caga, non lo rimuove. Però oggi si esce lo stesso.

Le dico che anche a San Vittore prendono l’ora d’aria. Quella ride, poi capisce che ho ragione, capisce che non scherzo. Non è una battuta. Prendi i figli e ti rimbalzano fino a casa, non sai come tenerli. E invece devi placarli, sederli per i compiti, per la cena, per la tv. Nemmeno la tv la guarda dal sofà. Il mio saltella sul posto. Muove le mani, afferra chissà cosa. La libertà, ecco. Quella.

Ai miei tempi erano pochi gli sfigati che restavano a scuola fino alle 4 e mezzo, il famigerato doposcuola dei figli di madri lavoratrici. Però facevano i compiti. E uscivano in cortile. E quando tornavano a casa potevano giocare. Adesso no. Adesso siamo attenti a tutto. Tutto a misura di bambino: il seggiolino omologato, il passeggino combinabile, futurista. L’indumentino giusto, il cappellino traspirante, il pannolino all’aloe. Stiamo attenti a come parliamo, non alziamo le mani, se ci scappa un grido la vicina chiama i servizi sociali. Se la s sibila siamo già dal logopedista. L’inglese, lo schermo multimediale, internet. Però poi gli diamo un orario lavorativo (non certo a misura di bambino), i compiti la sera. E nessuno dice niente.

Gli togliamo il giardino, gli vietiamo di scatenarsi. Otto ore di scuola e il gioco libero è il giro dell’oca, seduti. La raccolta dei Cucciolotti.

Vogliamo i figli cavia, i criceti nella gabbietta.

Li teniamo chiusi al sicuro, in classe per sette ore, una di ginnastica a settimana, un’ora di mensa sotterranea, dove vedono il cielo da una bocca di lupo. E per quadri la sola affissione della mappa antincendio. Ah, i diritti dei bambini!

“Non si possono decorare le pareti?” chiedo il primo giorno.

No, “non è sicuro”. Il quadro dell’antincendio penzolava beffardo dal suo chiodino. Spiccava come una pernacchia sulla faccia di un prete.

Di chi è la colpa? Qualcuno prova a chiedere, fora l’omertà generale.
Il Comune? La Dirigente? Non ho capito.

Forse i genitori, quegli stessi che non vogliono il sapone nei bagni se no i bambini scivolano. Che sono fieri di quei gancetti pieghevoli lungo il corridoio.

“Ah, le cartelle le tengono appese alle sedie in classe? Ma davvero? E non si ribaltano?”

Sì, certo, ma sempre meno rischioso che averle fuori, su quei ganci, che i ragazzetti schiamazzando potrebbero urtare. Vedi che belli, adesso? Rosso vivo. Va’ che una volta uno si è fatto male, meglio così, gli zaini in classe, gli appendini flessibili.

E il salone? Il salone, allora, non possono sfogarsi un po’ qui? Anche noi l’avevamo, correvamo, giocavamo a Ce l’hai, a Mago Libero.

“Macché, Signora, ma scherza?”

Poi s’ammazzano a portarli alle attività sportive nel fine settimana. L’unico spazio rimasto indenne.

Qualcosa di nuovo?
Ti avviso io: ogni domenica una vetrina dei posts della settimana!

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Commenti 9

  1. giomamma

    da quando sono qui sono incazzata un pò meno….nelle scuole dei miei figli l’ uscita non era proprio contemplata, nonostante i giardini interni a disposizione e nessuna pennellata….c’ è un’ ansia intorno all’ incolumità del bambino che è diventata soffocante, limitante….capisco quando accenni alla libertà…e il fatto poi di riempirgli le giornate, ogni ora con ogni tipo di attività….io ci sono andata in sofferenza ma poi ti guardi intorno e pare che vorresti crescere degli alieni….qui alla materna la metà del tempo si sta fuori…i bimbi giocano liberi…LIBERI…le maestre li osservano partecipano solo se i loro piccoli le coinvolgono….all’ ingresso della scuola materna c’ è un grande tavolo da lavoro…basso, fruibile anche dai più piccoli, in una cesta giacciono arnesi di ogni tipo, seghe, martelli roba che avrebbe scatenato una sommossa nella scuola della mia vecchia città…anche la più grande, gode di due pause la mattina…almeno qui, pare che l’ esigenza di muoversi, tipica del bambino, venga condivisa sia dalla scuola che dai genitori…e per una volta mi pare meno una tortura…ciao Maddalena:*

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      Maddalena Capra Lebout

      Che invidia, immagino. Tu pensa che in Norvegia (dove vive mia sorella) stanno fuori anche con meno venti. Anzi, in una scuola dove lei per un po’ aveva insegnato, c’era una commessa o chi per lei – non so – incaricata durante la ricreazione di verificare (ripeto: VERIFICARE) che tutte le classi fossero in cortile a prender aria. Non aggiungo altro.

  2. giomamma

    e le pareti sono tappezzate di colori e lavori dei bambini e a nessuno frega niente che siano pericolosi,e il cielo lo vedono sempre di qualsiasi colore esso sia….

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      Maddalena Capra Lebout

      Mah, guarda, in classe i loro lavoretti sono esposti, è proprio in mensa che non lo fanno, ma essendo un seminterrato sembra un penitenziario. Le ragioni di sicurezza immagino arrivino da qualche stupida legge italiana subito contraddetta dall’affissione stessa della pianta antincendio, come dicevo. Ma a tanta stupidità si potrebbe comunque rimediare con l’ingegno, basterebbero murales, manate colorate, se la carta e/o le puntine sono così mostruosamente proibiti.

  3. italiaconibimbiLuisa

    Tutto tristemente vero, come sempre hai colpito nel segno e offri spunti di riflessione. Io voglio dire una cosa impopolare ma credo che chi può (escludo quindi chi ha un lavoro a tempo pieno) dovrebbe non seguire il flusso e cercare di tenere i bambini a scuola solo al mattino, portarli fuori e a contatto con la natura per quanto possibile nel pomeriggio. Se la scuola non lo fa dobbiamo farlo noi.
    La mia esperienza con la scuola primaria è questa: primo figlio sabato libero, 3 giorni uscita alle 12.50, due giorni uscita alle 16.20. Non restava tempo di fare nulla perché i compiti occupavano tutto il resto del tempo e quando usciva al pomeriggio era molto stanco e doveva anche fare i compiti dalla terza in poi. Secondo figlio orario compreso il sabato con uscita tutti i giorni alle 12.50. Penso sia meglio la seconda opzione per loro perché dopo i compiti resta tempo per uscire e fare altro mentre per noi è senza dubbio più comodo che stiano a scuola a pranzo e dopo. Dobbiamo scegliere cosa è più importante per noi…

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      Maddalena Capra Lebout

      Ciao Luisa, grazie del tuo contributo… ci sarebbero tantissime cose da dire: io lavoro da casa e potrei prendere mio figlio prima. All’atto d’iscrizione c’era l’opzione dell’uscita alle 14. Ma lo sai il colmo? Era fasulla. Cioè… la mettono, esiste, ma sai già che non te l’accetteranno, perché la maggioranza vince. E la maggioranza vuole il tempo pieno, per ragioni di lavoro. E va bene: non approvo che un diritto di molte diventi un dovere per tutte (!), ma allora a sto punto esigo che ciò che non posso dare io a mio figlio nelle ore che è tenuto a scuola, glielo dia la scuola, ossia aria aperta, sfogo, e compiti già fatti. Su questo sono irremovibile. Preferivo la scuola solo al mattino, anche se includeva il sabato: anzi, così i genitori avevano una mezza giornata tutta per loro due…

  4. Emanuela

    ah, ah, ah!!! Inutile dire che: a) mi hai fatto spisciare con questo articolo Madda; b) come gia’ commenti tu stessa, nelle scuole in Norvegia non e’ affatto cosi’, anzi ti danno la brutta nota se non esci per la ricreazione, quella lunga di mezz’ora, come gia’ sai. Comunque capisco benissimo quello che dici xk l’Italia la conosco bene…

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      Maddalena Capra Lebout

      Ciao bella… L’Italia è degli italiani… ma anche adesso che la promiscuità diventa normalità, mi pare che la piccolezza delle nostre menti e l’enormità delle nostre apprensioni ancora la facciano da padrone 🙁

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